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Mi accoglie con il sorriso e mi colpisce la sua calma, che contagia e rende perfetto il momento.
Ci offre qualcosa da bere, scegliamo la sagrestia per l’intervista.
Ha un carisma innegabile Don Ernesto Piraino, e standogli vicino non si fa fatica a capire quando grande è la gioia che vive mentre fa quello che ha scelto di fare.

La semplicità con cui racconta la sua storia e risponde alle mie domande, la sicurezza del suo essere mezzo della parola di Dio, la sua capacità di esprimersi in una maniera così garbata ed esaustiva, rende l’intervista una esperienza appagante.

Don Ernesto, classe 1979, dal 2017 è sacerdote, dopo aver trascorso un lungo periodo lavorativo in Polizia, dopo aver espletato quel ruolo nella maniera migliore possibile, dopo aver anche salvato un bambino.

Questa intervista non vuole sostituirsi al libro che Don Piraino ha scritto e che si intitola: “Dalla divisa alla tonaca – la storia di un poliziotto diventato prete“, ma mira a far conoscere il suo ruolo di pastore all’interno della sua comunità parrocchiale, e poi a comprendere come ogni cosa ha il suo tempo, e come alcune scelte sono indispensabili per il prosieguo del nostro cammino.

Guarda l’intervista

 

Lui, Franco Florio, ex enfant prodige del calcio che conta, è un globetrotter con la passione per l’arte. Lei, Adele Ceraudo, è un’esponente poliedrica e potente dell’arte contemporanea italiana.
Insieme realizzano un progetto che porta le iniziali di lei: AC. Una galleria d’arte speciale, dove sono esposte in modalità permanente, le opere dell’artista dai capelli green.
La sede è nel cuore della città di Cosenza. A due passi dal Palazzo comunale. Di fronte ad un antico parco verde, la “Villa Nuova”. È per entrambi un ritorno alle origini, alla città natale, per esaudire un desiderio che è cresciuto negli anni del loro girovagare per il mondo. Un regalo alla loro città.
Florio, da ex calciatore professionista atipico, è un collezionista d’arte. Infatti i suoi genitori, entrambi architetti, lo hanno educato fin da piccolo all’amore per l’arte, portandolo in giro per mostre e musei. Adele Ceraudo, ricorda bene la sua fascinazione infantile per la penna biro. Gli studi al liceo artistico cosentino, la crescita artistica a Firenze, attraverso l’utilizzo di tutte le tecniche pittoriche. L’influenza magica del cinema, nel suo periodo romano. La scelta, intorno ai trenta anni, di dedicarsi alle sue opere che partono dal segno di una bic. In un estenuante lavoro di ricerca, dove convivono stratificazioni culturali variegate: reminiscenze rinascimentali, l’amore per la fotografia, la ricerca di Dio, la Pop Art, il femminismo, lo studio dell’Anatomia umana, i colori della psichedelia.
I suoi lavori arrivano diretti e sfondano le difese dello spettatore. Sono carnali e contemporaneamente metafisici. Ceraudo rivivifica icone di sempre, rendendole straordinariamente contemporanee. La sua prima mostra è del 2007. Poi è un susseguirsi di esperienze e di esposizioni: Melbourne, Osaka, Barcellona, Roma, Milano, Napoli, Palermo, alla Biennale di Venezia, solo per ricordarne qualcuna. L’artista è un mix perfetto di stakanovismo e sregolatezza. L’arte è la sua vita. E questo lo ha capito bene Florio, che ha colto il momento giusto per aprire una splendida galleria in questa piccola città del Sud, ai margini delle rotte internazionali del settore. Una provocazione ben accolta dalla Ceraudo, che vive ormai da qualche anno a Milano, ma ama anche le sue origini, così come il noto soccer coach, Franco Florio.

Soave Maria Pansa

 

Guarda l’intervista a cura di Simona Stammelluti 

La troupe di Sicilia24h.it in trasferta con il direttore Lelio Castaldo e il suo vice Simona Stammelluti a Mazara del Vallo, a casa di Piera Maggio per gli ultimissimi aggiornamenti sulla vicenda di Denise Pipitone, incontra l’avvocato Giacomo Frazzitta

 

GUARDA L’INTERVISTA

 

 

 

 

 

In occasione del suo debutto in prima nazionale il 18 luglio alle 21 a Capodimonte, con il nuovo spettacolo “Cuore” al Teatro Napoli Festival, ho intervistato Fulvio Cauteruccio e mi sono fatta raccontare alcuni dettagli di questo nuovo lavoro e poi piacevolmente, abbiamo fatto una carrellata sulla sua straordinaria carriera di attore

Intervistare Paolo Di Giannantonio, storico giornalista Rai, ha cambiato il mio modo di guardare al ruolo del giornalismo ai tempi dei social network e delle fake news.

Una carriera straordinaria, la sua, come conduttore del Tg1 ma anche come giornalista d’inchiesta e inviato, che ha potuto raccontare alcune vicende che hanno cambiato il mondo, a cavallo di due secoli.

Un grande privilegio intervistarlo, una lezione sul difficile mestiere del giornalista, i rischi, e poi l’intuito, quel pizzico di fortuna che a volte serve e la bravura di gestire le difficoltà.

Pezzi di vita, la passione per la sua città e quel suo essere poco mondano. L’uomo, il giornalista Paolo Di Giannantonio al Sicilia24ore

Questo e tanto altro nella video intervista 

 

Ci pensavo da tempo.
Pensavo che avrei voluto porle un po’ di domande, perché dopo l’ascolto del disco “Mister Puccini in jazz” di Cinzia Tedesco (qui la recensione) una serie di curiosità mi avevano fatto visita e allora ho atteso il momento propizio che è arrivato in questi giorni, e così malgrado la distanza, abbiamo chiacchierato e ne è nata una delle più belle interviste mai realizzate.

Lei, Cinzia Tedesco, eclettica, simpatica, prorompente, disarmante nel suo essere per niente diva, è fatta per il 100% di identità artistica.
Abbiamo parlato del suo disco, di come è nata l’idea, dei suoi straordinari compagni di viaggio, dei progetti futuri, dell’importanza dell’ascolto, della gavetta e del lavoro d’insieme.
Ha le idee chiare Cinzia Tedesco, è così lucida nella visione del mondo della musica.
Abbiamo disquisito sul perché si facciano tanti dischi, dell’Italia spiccatamente esterofila, di come si possa andare controcorrente quanto si ha un’idea e un progetto che tocca un repertorio “eterno”.

Come si conserva il segno distintivo di un artista?
Cos’è la bravura? Di cosa è fatta?

Questo e tanto altro ancora.
Grazie, Cinzia.

 

Buona Visione 

Simona Stammelluti 

Sembra un periodo pieno di soddisfazioni per Simona Stammelluti, giornalista del Sicilia24h e con orgoglio, anche per noi.
Reduce dal Premio Letterario “Amaro Silano 2017” dove ha vinto per la sezione narrativa con il suo ultimo romanzo “Il ricordo sconnesso”, e dalla Prima dello spettacolo omonimo portato in scena al teatro dell’Acquario di Cosenza dalla Compagnia di Balletto “Ruggiero Leoncavallo”, la Stammelluti vede riconosciuta la sua tempra e il suo talento, anche dalle pagine della prestigiosa rivista Infonight diretta da Armando Acri, che nella rubrica I Fantastici 4, la cita come eccellenza, insieme a Gianluca Gallo illustratore, Nuccio Ordine letterato e professore universitario, e Arturo De Rose fotografo.

Non ci meraviglia certo l’ennesimo riconoscimento alla Stammelluti, considerato che anche dalle pagine del Sicilia24h, regala ai suoi lettori articoli che raccontano la cultura, la musica, lo spettacolo e quel pezzo di realtà che spesso riesce a mettere a fuoco meglio di chiunque altro, invitando il lettore a riflessioni e incuriosendo anche chi, non sempre conosce gli argomenti trattati nei suoi articoli.
Simona Stammelluti donna del sud, pugliese di nascita, calabrese di adozione ma ormai anche un po’ siciliana, parte integrante del tessuto sociale e culturale agrigentino al quale ha spesso dedicato i suoi articoli e che ben ha descritto con la sua penna.
Ci si domanda come faccia a fare tutto e – a quanto pare – tutto bene, considerato che conserva anche il suo ruolo di inviato nazionale per la nostra testata e che spesso gira lo stivale per raccontare eventi degni di nota.
Tra l’altro proprio dalle pagine di Infonight abbiamo scoperto che in autunno uscirà il suo prossimo romanzo, intitolato “24 ore di notte”,
Ha anche condotto una sua trasmissione culturale dal titolo “Incontri Virali” che le ha permesso di vincere il premio “giornalista di settore“, proprio per come ha raccontato il mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria, intervistando personaggi che hanno lasciato il segno del proprio talento.
Non dimentichiamo che Simona Stammelluti è stata anche vincitrice del premio “Sipario D’oro” lo scorso agosto, a Joppolo Giancaxio, proprio per la sua scrittura dinamica ed efficace.
Ci aspettiamo di sentire ancora parlare di lei attraverso riconoscimenti meritatissimi, mentre ci pregiamo di avere la Stammelluti nella nostra scuderia, come un ottimo cavallo di razza, che tanto potrà dare ancora sia al mondo della letteratura che del giornalismo.

scatto tratto dallo spettacolo "il ricordo sconnesso" - foto di Roberto Sottile


L’idea è venuta alla coreografa Simona Altomare che dopo aver letto il libro della Stammelluti “Il ricordo sconnesso” (Falco Editore)  – già vincitore del premio letterario “Amaro Silano” – ha deciso di portarlo in scena.
La prima dello spettacolo realizzato dalla stessa Altomare con la collaborazione della coreografa Francesca Spataro è andato in scena lo scorso 13 maggio al teatro dell’Acquario di Cosenza e sembra essere destinato a far parlare di se.
In scena, i ballerini della Compagnia “Ruggiero Leoncavallo” – Serena Altomare, Anna Calderaro, Antonio Salituro, Rosy Prezio, Francesco Rodilosso e Carola Puglisi – hanno ballato scene toccanti tratte dal libro, raccontando in maniera emozionante e ricca di pathos i personaggi ideati dalla Stammelluti, parte delle loro storie, gli intrecci e i momenti di suspense.
Tematiche importanti quelle toccate nel libro della Stammelluti, rese vive agli occhi degli spettatori dai ballerini. La violenza subìta, l’abbandono, la voglia di farla finita, e poi ancora la forza dei legami forti, la voglia di riscatto e un amore mai convenzionale.
A tenere le fila dello spettacolo la voce narrante della scrittrice Simona Stammelluti, che ha introdotto le scene danzate. Il connubio tra il racconto e l’interpretazione dei ballerini, hanno coinvolto il pubblico.
Nessun effetto scenico particolare, una scenografia minimalista, un audio impeccabile. Protagonisti i ballerini e le coreografie che la Altomare e la Spataro hanno realizzato con una cura estrema, mirata a “raccontare” le storie, tanto quanto la Stammelluti ha fatto con il suo libro.
Un teatro pieno ha applaudito a scena aperta la performance, e le emozioni sono state sul finale stemperate dal blackout che ha fatto piombare il teatro nel buio più assoluto, prima che si accendessero i telefonini in sala.

Il corpo di ballo della compagnia "Ruggiero Leoncavallo" con la coreografa Simona Altomare e con la scrittrice Simona Stammelluti


La serata è stata condotta dalla giornalista Rita Russo, che in maniera impeccabile ha gestito le interviste a coloro che hanno scelto di realizzare questo progetto, che mira a valorizzare i talenti calabresi ma che adesso attende anche di uscire dai confini della Calabria e di approdare su altri palcoscenici, per cimentarsi con altro pubblico ed altre esigenze artistiche.
In sala critici d’arte, docenti, appassionati di arte e di cultura. A fine spettacolo, qualche commento a caldo ha confermato un grande apprezzamento per lo spettacolo e la curiosità di leggere il libro della Stammelluti, per chi ancora non l’avesse fatto.
Anche a riflettori spenti resta una riflessione:  quando l’arte non si arrende al mondo sterile del “mordi e fuggi”, quando l’impegno e la volontà di “fare bene” ciò che si sa fare supera la fatica, si assiste alla realizzazione di progetti di qualità che raccontano di una terra che può risorgere, se mette radici nella cultura e nella sinergie tra idee e talento.

Già vincitrice lo scorso agosto del prestigioso premio “Il sipario d’oro – 2017” per la competente capacità di scrivere di cultura e spettacolo, la nostra Simona Stammelluti con il suo secondo romanzo “Il ricordo sconnesso” edito da Falco Editore, ha vinto un altro prestigiosissimo premio: si tratta del premio letterario “Amaro Silano” che la Stammelluti ha vinto nella sezione Narrativa.
La motivazione:
Un romanzo, tre storie intense legate tra loro da un’unica e drammatica vicenda che man mano si svela mentre le pagine scorrono in una narrazione dinamica e avvolgente. A tessere la trama del libro è il tema del ricordo, a volte sconnesso, che costringe i personaggi a fare i conti senza alcuna indulgenza con il proprio passato, con verità sottaciute o rimosse.
I ricordi non vanno mai via, silenziosi trovano posto dove li archivi, poi però, bussano alla tua attenzione e ti costringono a ripercorrere ciò che è stato, crudi, veri, affilati. Solo così è possibile conoscere veramente se stessi e le proprie fragilità. Alla fine ad essere descritta nel libro è un’umanità ferita con le sue minute speranze e grandi delusioni che può trovare però, una via di salvezza allo smottamento di tante esistenze, nella condivisione e nella comprensione.
L’autrice, con un montaggio narrativo originale, intreccia sapientemente passato e presente e con una lingua fluida, viva e mai banale, coglie le più sottili sfumature dei sentimenti e delle emozioni catturando il lettore dentro la narrazione
Il premio Amaro Silano, nasce da un’idea di Luigi Speciale che nell’anno 2009 sottopone il progetto ai titolari dell’azienda Bosco Liquori srl che entusiasti, condividono l’idea divenendone partner. Da allora ogni anno si premiano i migliori scrittori per le categorie:
⁃ narrativa
⁃ Poesia dialettale
⁃ Saggistica
Orgogliosi che questo prestigioso premio quest’anno sia andato a Simona Stammelluti, siamo certi che il suo percorso come giornalista e come scrittrice raggiungerà sempre nuovi ed entusiasmanti traguardi.