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I Carabinieri sono intervenuti a rimedio di un caso di “Revenge Porn”, la vendetta porno, nell’Agrigentino, però al contrario, da parte di una donna a danno di un uomo. I Carabinieri della Compagnia di Cammarata hanno eseguito la misura cautelare del divieto di avvicinamento, emessa dal Tribunale di Sciacca su richiesta della locale Procura. La destinataria del provvedimento è una donna, residente nel territorio, indagata per il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ovvero il “Revenge Porn”, introdotto dalla recente legge sul “codice rosso”, con pena fino a 6 anni di reclusione. La donna raggiunta dal provvedimento cautelare dell’autorità giudiziaria, incapace di accettare la fine della relazione con l’ex compagno, avrebbe iniziato a perseguitarlo. L’escalation rapidissima di aggressività della donna, culminata con la pubblicazione di foto e filmati intimi della coppia, è stata immediatamente contenuta dai Carabinieri, tempestivamente intervenuti con il supporto della Procura di Sciacca.

Non si procede più per il reato di lesioni personali gravi bensì per omicidio preterintenzionale.

E’ questa la nuova accusa mossa dal sostituto procuratore della Repubblica Paola Vetro nei confronti di un 29enne di Canicattì – G. C. – su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio per la morte del suo compaesano G. C.,  46enne, deceduto subito dopo aver avuto una lite con il giovane. La vicenda risale all’estate 2015 quando il ragazzo, a margine di un incontro per risolvere una diatriba precedente avuta con il figlio del 46enne, colpì con alcuni pugni al volto l’uomo che morì immediatamente dopo.

In un primo momento gli inquirenti indagarono per l’ipotesi di reato di lesioni personali nella convinzione che non ci fosse una relazione tra la colluttazione avvenuta e la morte dell’uomo che, secondo la prima attività di indagine, sarebbe stata causata da sindrome coronarica acuta.

Una tesi che non ha convinto del tutto il Pm Paola Vetro che, una volta ereditato il fascicolo d’inchiesta, ha disposto nuove indagini al termine delle quali si è proceduto alla nuova contestazione di omicidio preterintenzionale.

Per la Procura di Agrigento, dunque, c’è una fatale connessione tra i pugni scagliati dal giovane e la morte del 46enne che sarebbe, secondo le nuove indagini, deceduto a causa dell’“increzione di ormoni catecolaminici che sviluppava una sindrome coronarica acuta”. 

Questa mattina si è celebrata la prima udienza preliminare davanti il Gup del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal Pm Vetro.

La difesa del 29enne, che ha chiesto di rendere inutilizzabili i nuovi atti di indagine, è rappresentata dagli avvocati Diego Guadagnino e Angela Porcello.

 

Dopo le indagini sul “sistema Montante”, la Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, dallo scorso maggio ha indagato su quanto accaduto in provincia di Messina la notte del 18 maggio del 2016 quando il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, fu bersaglio di un agguato: l’automobile blindata con a bordo Antoci, in viaggio al rientro da Cesarò, dove partecipò ad un evento, fu costretta allo stop a causa di alcuni massi in strada. E lo stop fu l’occasione per l’attentato: tre spari esplosi contro la portiera della blindata. Daniele Manganaro, vice questore di Messina, capo del commissariato di Sant’Agata di Militello, sopraggiunse dietro alla blindata con l’automobile di servizio e sparò contro gli assalitori, scongiurando il peggio. Tra le persone ascoltate dalla Commissione antimafia vi è stata Lorena Ricciardello, compagna di Tiziano Granata, uno dei poliziotti della scorta di Giuseppe Antoci, morto improvvisamente l’1 marzo del 2018. Il giorno successivo, il 2 marzo, morì anche Rino Todaro, capo della polizia giudiziaria di Sant’Agata di Militello. Granata e Todaro, tra i più fidati collaboratori del vice questore Manganaro, sono stati in servizio nel pool eco-mafie sui Nebrodi, ed entrambi sono morti ad un solo giorno di distanza, quasi due anni dopo l’attentato, per malattie improvvise: Granata per arresto cardiocircolatorio e Todaro per una leucemia fulminante, in circostanze poco trasparenti. A tutto ciò si aggiunge l’archiviazione delle indagini da parte della Magistratura sia per l’attentato che per le due morti. Adesso, dopo cinque mesi, la Commissione regionale antimafia ha concluso il proprio lavoro e la conclusione, votata all’unanimità dai componenti, è: “Delle tre ipotesi formulate (un attentato mafioso fallito, un atto puramente dimostrativo, una simulazione) la meno plausibile appare il fallito attentato mafioso con intenzioni stragiste. E sulla base di tale conclusione, secondo la Commissione Fava, bisogna riavviare le indagini, attualmente archiviate. Ecco perché il testo sarà a disposizione della Commissione nazionale antimafia e di tutte le Procure competenti. E nella relazione, tra l’altro, si legge: “Non è plausibile che l’auto blindata sia stata abbandonata, che Antoci sia stato esposto al rischio del fuoco nemico, che si sia fuggiti sull’automobile di servizio non blindata, e che si siano lasciati due poliziotti sul posto esposti alla reazione dei killer. Non è plausibile che gli attentatori, almeno tre, presumibilmente tutti armati, non aprano il fuoco sui due poliziotti sopraggiunti al momento dell’attentato sull’automobile di servizio. Non è plausibile che, sui 35 chilometri di statale a disposizione tra Cesarò e San Fratello, il presunto commando mafioso scelga di organizzare l’attentato proprio a due chilometri dal rifugio della Forestale, presidiato anche di notte da personale armato, né è plausibile che gli attentatori non fossero informati su tale circostanza. E’ censurabile che il dottor Manganaro abbia offerto su alcuni punti versioni diverse da quelle che aveva fornito ai Pubblici ministeri in sede di sommarie informazioni. E non si comprende la ragione per la quale alla Polizia scientifica sul posto dell’agguato non sia stato chiesto di valutare se la Thesis blindata di Antoci avrebbe potuto superare il blocco delle pietre sulla carreggiata, e quanto tempo e uomini occorressero per posizionare quelle pietre. L’auspicio è che su questa vicenda si torni ad indagare (con mezzi certamente ben diversi da quelli di cui dispone la Commissione regionale antimafia) per un debito di verità che va onorato. Qualunque sia la verità”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Domenica prossima, 6 ottobre, la Valle dei Templi ad Agrigento sarà tappa del raduno interregionale dell’Associazione Nazionale Bersaglieri in congedo. Sono attesi fanti piumati dalle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria e Sicilia.
Già al mattino di venerdì 4 ottobre si svolgerà la cerimonia dell’Alzabandiera nel Giardino Botanico in via Demetra, e poi esibizioni e sfilate nel centro cittadino, con la scopertura di un monumento al Bersagliere a Porta di Ponte.
Poi sabato mattina, 5 ottobre, un incontro con gli studenti dell’Istituto scolastico Foderà e l’intitolazione della sezione Bersaglieri di Agrigento alla Medaglia d’Argento al Valor Militare, tenente Gaetano Camizzi, originario di Cianciana, caduto durante la prima guerra mondiale. Sabato pomeriggio alle ore 15:45 a villa Bonfiglio l’omaggio ai Caduti. Poi una sfilata per il viale della Vittoria, piazzale Moro e via Atenea. Poi una messa nella con – cattedrale di San Domenico, la consegna del Medagliere nazionale al sindaco Firetto, poi l’esibizione delle fanfare e del coro, e la sfilata in senso inverso lungo la via Atenea verso Porta di Ponte.
Domenica 6 ottobre la manifestazione conclusiva nella Valle dei Templi.

L’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, ospite di Massimo Giletti a “Non è l’Arena”, è intervenuto sul disavanzo di bilancio accertato dalla Ragioneria Generale e ha puntato il dito contro l’attuale assessore regionale all’Economia, e vice presidente della Regione, Gaetano Armao: “Il disavanzo lo ha creato Gaetano Armao, hanno incrementato le spese e hanno prodotto quel buco” – sono state le parole di Crocetta. Piccata la replica di Armao in conferenza.

Piccata la replica di Armao in conferenza: l’intervista

 

E questo perché la stampa, certa stampa, ha il meraviglioso difetto di scrivere la verità, di scoprire altarini e far saltare accordi disdicevoli.

Si, disdicevoli perché in quella che sembrava una normale seduta del Civico consesso di Favara è stata tirata in ballo anche la segretaria comunale, “a conoscenza” di una presunta provocazione (roba da circo Togni) discussa in anticipo con il “Salvatore”, pardon, con Tonino Scalia.

Lo so, tutto è inverosimile; basta guardare sulla pagina fb del Comune di Favara.

Dopo un volgarissimo (e nessuno si è scandalizzato…) attacco alla stampa con spiccato riferimento al collega Giuseppe Moscato, reo di non avere le p… che noi chiamiamo regolarmente palle, ad un certo punto Tonino Scalia, sgamato proprio da Moscato sulla sua proposta di aumento del gettone di presenza, si rivolge alla ignara e incredula segretaria comunale e le dice: “Segretaria, lo sapevamo già io e lei del putiferio che sarebbe scoppiato appena usciva fuori la storia dell’aumento del gettone di presenza. Ma, segretaria, per favore, lo dica che le avevo anticipato che la mia voleva essere soltanto una provocazione!”

Perdonatemi, gentili lettori, ma stiamo cazzeggiando o si cerca di fare sul serio? Che vuol dire…era una provocazione?

Noi, più che credere ad una provocazione, ci aggrappiamo ragionevolmente ad un proverbio siciliano che recita testualmente: “si ti viu ti ioco, si un ti viu t’arrobbu”.

Teniamo a precisare che il “t’arrobbu” nulla c’entra con il senso metaforico del latrocinio, ma entra in perfetta sintonia con il significato di…meglio non essere sgamato, e se mi sgami… avevo parlato già con la segretaria. Se tutto passa inosservato ho vinto io!

Detto questo, Ci chiediamo cosa vuol dire e cosa significa per Tonino Scalia amministrare una città? Un consigliere che se ne frega delle buche stradali e dei veri problemi cittadini, che invece si sofferma su una frase biblica del tipo…salverò i favaresi, come lo inquadrate voi, gentili lettori? Li salverà dalla peste, da terremoti, da gravissime epidemie?

Ma dove vive questo signore? Favara negli ultimi anni ha sfoderato centinaia e centinaia di giovani con le palle (palle, Tonino, palle…) che da soli, senza alcun aiuto e senza nessuna cravatta addosso si sono fatti un mazzo così, trasformano la Città dell’Agnello Pasquale in un centro commerciale di elevatissimo spessore dove nel suo cuore tutte le notti sono illuminate. E tutto questo senza alcun apporto né di Scalia né dell’amministrazione comunale.

Che salvi, Scalia, cosa vuoi salvare?

Semmai, se proprio devi salvare qualcosa, salva il Comune dalla tua presenza.

Un’altra esigenza immediata che si ritrova oggi Favara  è quella di liberarsi immediatamente dal vice presidente del Consiglio comunale Giuseppe Nobile. Questo signore ha scambiato le aule consiliari per il soggiorno o la cucina di casa sua. Non ha gradito la presenza di Moscato, il quale ha dovuto cedere alle pesanti provocazioni portate avanti per un’ora contro stampa e giornalisti. Moscato, in quel momento, ha solo espresso tutto il disagio che attualmente provano i cittadini favaresi , e cioè quello di avere le palle rotte (palle, Scalia, palle…). Ha fatto solo il portavoce.

E che fa Nobile? Sentendosi in pantofole e sul divano di casa sua, invita i vigili urbani a cacciare via dall’aula il giornalista che stava annotando tutto.

Lo sappiamo bene che in quell’aula nessuno degli esterni possa profferire parola, ma non si può rimanere inermi dopo una bella oretta di insulti e improperi.

Loro hanno questo modo di essere “liberi” con la stampa, insultandola prima e cacciandola via dopo; altro che diritto all’informazione, altro che trasparenza, altro che confronto.

E libertà di stampa vuol dire anche scrivere come qualcuno vuole aumentare economicamente il proprio gettone di presenza.

Ah, scusateci, era soltanto una provocazione. E la segretaria potrà confermarlo…

Ecco il video dell'”eroico” Giuseppe Nobile

I Carabinieri hanno arrestato a Palermo i napoletani Michele Carrotta, 41 anni, Sara Miele, 39 anni, Jessica Taglialatela, 28 anni, e Nunzia Carrotta, 48 anni, indagati di di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e psicotrope. I militari della compagnia di Monreale hanno bloccato i quattro su due automobili in viale Regione Siciliana nei pressi del ponte Corleone. Nei pannelli delle portiere delle due auto sono stati scoperti 134 chili di hashish e 296 grammi di marijuana. Nel corso della perquisizione i Carabinieri hanno sequestrato oltre alla droga anche 2307 euro. I quattro sono stati trasferiti nel carcere Lorusso di Pagliarelli in attesa dell’udienza di convalida.

Domenica prossima, 6 ottobre, prima domenica del mese e quindi con ingresso gratuito nella Valle dei Templi, il Parco dei Templi, diretto da Roberto Sciarratta, ha organizzato una manifestazione musicale intitolata “I Giganti”. Alle ore 17:30 nella Sala Zeus del Museo Griffo, dopo un’introduzione dell’ archeologa Maria Serena Rizzo, seguirà un concerto con l’esibizione di Antonello Manco al pianoforte e il soprano Dalila Virga, che interpreteranno brani di Claude Debussy, Antonello Mano e Modest Mussargskij. La progettazione e direzione artistica è di Anna Maria Van Der Poel e Stefano Tesè. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha dotato il poliambulatorio di Palma di Montechiaro di un mammografo digitale di ultima generazione, in grado di offrire un servizio particolarmente efficace nella diagnosi precoce delle neoplasie mammarie. Lo strumento permette di eseguire indagini con risoluzione di eccellente qualità ed è stato recentemente acquistato dall’Azienda Sanitaria per fornire all’utenza di Palma e Licata la possibilità di accedere nel proprio comune di residenza alle indagini diagnostiche. La nuova dotazione permette inoltre di potenziare ulteriormente le azioni di screening per la diagnosi precoce dei tumori secondo le iniziative di sensibilizzazione attualmente svolte dall’Azienda. Nel dettaglio, lo screening mammografico è rivolto alle donne di età compresa tra i 50 ed i 69 anni che, con invito specifico da parte dell’Azienda sanitaria, potranno eseguire gratuitamente gli accertamenti anche nel poliambulatorio di Palma di Montechiaro.