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I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati da Giovanni Minardi, hanno arrestato sei cittadini tunisini giunti a Lampedusa in violazione della vigente normativa in materia di immigrazione. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento, hanno consentito di accertare che due sono rientrati nel territorio nazionale prima dei previsti 3 anni dal rimpatrio. Addirittura uno dei due è stato rimpatriato ai primi di agosto, e dopo pochi giorni ha tentato il ritorno. E gli altri perché già destinatari o di decreto di espulsione o di provvedimento di respingimento.

La Polizia ha arrestato in carcere un immigrato dal Gambia, Alpha Yallow, 19 anni, presunto responsabile di violenza sessuale a danno di una donna e di tentata violenza sessuale nei confronti di una ragazza. Ai primi di agosto una donna italiana è stata violentata alla stazione di Sferracavallo, in provincia di Palermo. Il gambiano avrebbe approfittato che la vittima fosse rimasta sola ad aspettare il treno per violentarla. Gli agenti sono risaliti all’aggressore grazie alle telecamere di video-sorveglianza. Nel corso delle indagini è stato inoltre accertato che l’africano avrebbe tentato di violentare anche una donna straniera e importunato altre donne nei pressi della stazione di Sferracavallo. L’arrestato ha già diversi precedenti per danneggiamento, molestie ed atti osceni in luogo pubblico.

Come pubblicato ieri, ad Agrigento un operaio di 40 anni, impegnato nella conduzione della fibra ottica in via Caruso Lanza, ha subito delle ustioni a mani e braccia a seguito dello scoppio di una tubatura di metano. In proposito interviene l’Italgas che puntualizza: “In via Lanza ad Agrigento un’impresa estranea a Italgas, intenta a installare cavi di fibra ottica, ha danneggiato una condotta del gas. Il tempestivo intervento dei tecnici Italgas ha permesso di mettere rapidamente in sicurezza il tratto di condotta danneggiato e di contenere il disservizio a un unico condominio per il quale i tecnici si sono subito attivati per ripristinare la fornitura che infatti era già attiva alle ore 14”.

E’ in calendario il prossimo 4 dicembre innanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese, Claudio Bencivinni, l’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Voto Connection”. La Procura di Termini Imerese, diretta da Ambrogio Cartosio, ha indagato per l’ipotesi di reato di attentato ai diritti politici del cittadino e corruzione elettorale, e adesso, dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, procede al giudizio preliminari. Tra gli imputati vi sono l’assessore regionale Toto Cordaro, che è anche deputato degli Autonomisti e popolari, Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima, il deputato della Lega, Alessandro Pagano, l’ex coordinatore regionale della Lega Angelo Attaguile, Totò Cuffaro, il candidato non eletto nella lista Micari di centrosinistra alle Regionali, Giuseppe Ferrarello, ed il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta. L’inchiesta, il cui voto di scambio contestato comprende le Regionali del 2017 e le Amministrative a Termini Imerese, è scattata due anni addietro quando insorse il caso del “Caputo sbagliato”, ovvero la candidatura nella lista della Lega di Mario Caputo, fratello dell’ex deputato regionale ed ex sindaco di Monreale Salvino Caputo (e sono entrambi imputati), che non avrebbe potuto essere candidato a causa di una condanna per abuso d’ufficio. Al suo posto è stato candidato il fratello Mario ma in campagna elettorale sarebbe stato utilizzato un espediente: il nome di Mario Caputo è stato accompagnato dalla specificazione “inteso Salvino”, e ciò, secondo la Procura, avrebbe manipolato la volontà degli elettori. All’udienza del 4 dicembre potranno costituirsi parte civile i tre enti pubblici individuati come parte offesa: la Regione Siciliana, i Comuni di Termini Imerese e Gangi.

Il consigliere comunale del Movimento per le Autonomie di Porto Empedocle, Giuseppe Todaro, ha presentato un’interrogazione all’amministrazione comunale sul perché non siano ancora iniziati i lavori allo stadio Collura e al porticciolo turistico. Todaro afferma: “Tali lavori sono già stati appaltati da un po’ di tempo, ma i lavori non sono stati ancora avviati. Tenuto conto che il porticciolo turistico potrebbe essere un’opera fondamentale per la ripresa dell’economia del paese, e visto anche che si è in prossimità della nuova stagione agonistica e che la nostra squadra e tutte le altre associazioni sportive che usufruiscono dello stadio Collura sono costrette ad ‘emigrare’ in altri stadi della provincia, è giusto chiedere e sapere il perché del ritardo nella partenza dei lavori. Vorrei sapere anche se veramente vi è il rischio di perdere i finanziamenti stanziati per tali opere.”

Ad Agrigento alcuni organi di stampa hanno diffuso la notizia secondo cui i lavoratori attualmente impegnati nei cantieri di servizio in città non fossero stati contrattualizzati dal Comune, non avessero quindi alcuna copertura di tipo assicurativo, e che, a fronte dell’ancora mancato pagamento dello stipendio, siano costretti, loro malgrado, a pagare le ritenute. Ebbene, il Comune di Agrigento, contattato dalla redazione di Teleacras, smentisce tale notizia e puntualizza che i lavoratori nei cantieri di servizio ricevono un sussidio sociale dalla Regione tramite il Comune, e che ciò accade in tutta Italia. In cambio di tale sussidio sociale, i beneficiari svolgono attività lavorative a favore del Comune. Non si tratta di un rapporto di lavoro, e, quindi, tale prestazione in cambio del sussidio non sottende l’obbligo di alcun contratto. All’ufficio Ragioneria del Comune gli impiegati hanno commesso un errore: hanno ritenuto la prestazione un rapporto di lavoro e pertanto hanno addebitato la ritenuta a carico del lavoratore sul sussidio pagato. L’errore è stato già corretto. Inoltre, i lavoratori attualmente impegnati hanno una copertura assicurativa e hanno seguito un apposito corso di prevenzione prima di iniziare le attività.

I Bersaglieri di Agrigento hanno festeggiato la nomina del generale agrigentino Luciano Portolano a comandante del Coi, il comando responsabile delle operazioni operative composto da Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, e che opera sia sul territorio nazionale che all’estero. Luciano Portolano, che è il bersagliere con il più alto incarico in Italia, al termine della serata si è complimentato con tutti i componenti della sezione agrigentina, e ha affermato: “E’ una sezione giovane, che in poco tempo ha avuto l’onore e l’onere di organizzare il raduno interregionale che si svolgerà dal 4 al 6 ottobre prossimo. E’ un evento molto atteso, e parteciperanno bersaglieri provenienti da tutta Italia. E’ occasione di vanto per la sezione di Agrigento e che gioverà a tutta la città che è molto ben considerata all’estero e in Italia, e che da occasioni simili acquisisce ancora più valore e visibilità. Per far sì che tutto vada per il meglio, occorrerà essere coesi e forti, caratteristiche tipiche dei bersaglieri. Un evento del genere richiede la possibilità di affrontare diversi rischi che con il nostro presidente Andrea De Castro, saranno affrontati al meglio” – ha concluso il generale Portolano.

I carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, su provvedimento dell’autorità giudiziaria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un 28enne che non avrebbe ottemperato il divieto di avvicinamento nei confronti della madre tornando a frequentare gli stessi luoghi.

Una storia familiare difficile caratterizzata da un burrascoso rapporto tra madre e figlio culminato con svariati provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Adesso l’aggravamento della misura con l’arresto del 28enne.

Era ricercato dalle autorità tedesche in seguito ad una condanna per falsificazione e introduzione di moneta e da quel momento si era reso irreperibile tornando evidentemente nel suo paese natale, Canicattì.

Ed è proprio nella Città dell’Uva che i poliziotti della sezione anticrimine del commissariato,guidato da Cesare Castelli, lo hanno scovato e arrestato.

L’uomo, dopo le formalità di rito, è stato trasferito nel carcere Petrusa di Agrigento .

I Carabinieri hanno arrestato in carcere un uomo di Favara, di 46 anni, che nel centro storico di Agrigento, in via Gallo, ha sorpreso un giovane di 19 anni, lo ha minacciato con un coltello e gli ha rapinato lo smartphone. Il derubato ha telefonato al 112, e ha descritto il rapinatore ai Carabinieri. I militari hanno subito organizzato un piano di controlli a tappeto, e a San Leone hanno rintracciato il malvivente, corrispondente alla descrizione. Dalle sue tasche sono saltati fuori il coltello e lo smartpohne.