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“Condividiamo l’appello lanciato da Le Siciliane. Non è più tempo di rimandare una necessita democratica, come chiesto da tempo a partire dalla Cgil e dalle organizzazioni femminili in Sicilia.

Anche per le elezioni regionali deve essere introdotto lo strumento della doppia preferenza di genere, come è avvenuto, con esiti positivi, per le elezioni amministrative ed europee. In questo senso abbiamo depositato un emendamento ai disegni di legge che saranno esaminati dall’ARS nei prossimi giorni e che fa seguito all’appello lanciato dalla società civile.
lo offriamo a tutte le forze parlamentari a cui chiediamo di aderire: il tema della rappresentanza di genere non ha etichetta di parte ed è una necessità non più rinviabile”.
Lo dichiara Claudio Fava, annunciando la presentazione di un emendamento che introduce la “preferenza di genere” per l’elezione del parlamento regionale.

E’ proseguito per tutta la notte e si è concluso solo all’alba di oggi l’interrogatorio di Pietro Morreale, il 19enne che ieri mattina, dopo essersi presentato ai Carabinieri di Caccamo, ha condotto al ritrovamento in un burrone del corpo parzialmente bruciato della fidanzata Roberta Siragusa, di 17 anni. Innanzi al sostituto procuratore della Repubblica di Termini Imerese Giacoma Barbara, che coordina l’inchiesta, l’indiziato avrebbe continuato a negare di essere il responsabile della morte della fidanzata. Ieri sera l’avvocato difensore di Morreale, Giuseppe Di Cesare, ha ribadito: “Il mio assistito non ha confessato nè al pubblico ministero nè ai carabinieri”.

Il corpo parzialmente bruciato e senza vita della 17enne Roberta Siragusa è stato trovato in un burrone nella zona di Monte San Calogero a Caccamo, in provincia di Palermo, zona impervia dove è molto difficile arrivare. Sul luogo sono intervenuti  i vigili del fuoco, il 118 e i carabinieri  che stanno conducengo le indagini, coordinati dalla procura di Termini Imerese e gli uomini della scientifica per i rilievi del caso, il Pm di turno e il medico legale.

Sarebbe stato il fidanzato della ragazza Pietro Morreale, di 19 anni anche lui di Caccamo a presentarsi in caserma con suo padre e un avvocato e a portare i militari sul luogo dove è stata trovato il corpo.  A quanto si apprende sarebbe stato il fidanzato che avrebbe confessato

 

È chiara e perentoria Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo sui danni della crisi e del Covid: “Dobbiamo tornare a lavorare. Continuando così, la istituzioni politiche faranno il gioco della criminalità, consegnando la Sicilia e i siciliani alla mafia che attraverso la diffusa pratica dell’usura avvicinerà la gente in difficoltà e grazie alla liquidità proveniente da attività illecite, proverà a estorcere le aziende commerciali ormai moribonde. L’emergenza sanitaria è stata gestita in modo grottesco sulla pelle delle aziende e delle famiglie, gli aiuti somigliano a una elemosina, si vuole impedire il sacrosanto e inalienabile diritto costituzionale alla libertà d’impresa e al lavoro. Chiediamo alle istituzioni che ci sbarrano le saracinesche: cosa farebbero al nostro posto, senza pane per sopravvivere?”

Poi aggiunge: “È sotto gli occhi di tutti la scarsa efficacia dei provvedimenti finora adottati. I politici prendono decisioni improvvisate sulla base di dati che, alla luce di quanto sta emergendo in Lombardia e come ammettono tanti addetti ai lavori, sono falsati da errori madornali, ingannevoli e inficiati da duplicazioni. Fa male sentire minacciare, ancora ora, un ulteriore prolungamento delle restrizioni da parte di chi – evidentemente avulso dalla quotidiana realtà – non ha compreso la gravità della situazione e continua a non programmare per tempo gli adeguati sostegni economici per quelle attività imprenditoriali che hanno visto crollare i propri fatturati senza alcuna colpa. Adesso basta: onesti sì, fessi no”.

E poi conclude: “Siamo solo noi, imprenditori e negozianti, circa il 30% di tutte le attività, a dover rimanere chiusi? Siamo stati noi, che ci siamo sempre adeguati alle rigorose regole sanitarie, a provocare la diffusione del contagio? O più semplicemente, come più volte denunciato per le vie ufficiali, non c’è stata la capacità organizzativa e di adozione di provvedimenti equi e razionali? Sarebbe più onesto ammettere i propri errori. Oltre a creare inique differenziazioni tra “codici Ateco”, adesso è sempre più netta la contrapposizione tra stipendiati pubblici e pensionati da una parte e imprenditori, professionisti e partite Iva dall’altro che sono enormemente più vulnerabili e stanno pagando più di altri”

Federconsumatori Sicilia, dopo la drammatica sorte toccata alla bambina di dieci anni di Palermo in seguito ad una “TikTok challenge“, esprime la propria vicinanza alla famiglia della vittima e plaude alla decisione del Garante della Privacy di impedire a TikTok, fino al 15 febbraio, il trattamento dei dati personali dei suoi utenti dall’età non verificata.

Si tratta di un provvedimento sacrosanto – commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa – perché, se TikTok avesse verificato che la giovanissima vittima non aveva l’età minima di 13 anni per usare l’app, forse adesso non staremmo parlando di questa tragedia. L’età, quando si usa un social network o un’app per smartphone, è fondamentale: più si è giovani e meno difese si hanno nel mare magnum dei contenuti online potenzialmente pericolosi“.

Federconsumatori Sicilia, nell’approvare il provvedimento del Garante, auspica che esso venga esteso anche alle altre app per smartphone e, in particolar modo, ai videogiochi e ai social network sui quali i più piccoli spendono la maggior parte del tempo e, di conseguenza, sono più esposti ai pericoli.

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A 53 anni dal terremoto nel Belice, la giunta regionale ha appena deliberato la destinazione di 10 milioni di euro per contribuire a realizzare quelle infrastrutture che le comunità della Valle del Belice attendono da decenni. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, spiega: “Si tratta di uno stanziamento per le popolazioni del Belice che, spero, possa essere seguito da quelli più copiosi da parte del governo di Roma. Alcune comunità ancora oggi devono affrontare le conseguenze dell’evento sismico avvenuto nel 1968. Il nostro impegno per valorizzare quel territorio continuerà e contiamo di trovare, in futuro, ulteriori risorse per realizzare quelle infrastrutture pubbliche che le comunità attendono da molto, troppo tempo. Adesso occorre predisporre, nel dettaglio, il Piano di interventi di riqualificazione urbana in base ai progetti esecutivi disponibili da parte dei Comuni della Valle del Belice. L’obiettivo è realizzare opere che siano coerenti e corrispondenti alle necessità del territorio”.

Il governo regionale deve subito assegnare gli otto milioni di euro promessi alla Crias per ristorare oltre 700 imprese artigiane già in graduatoria nel Fondo Sicilia – Credito Esercizio 2.0. È la richiesta di CNA, Confartigianato, Casartigiani e Claai al governo Musumeci, sollecitando in particolar modo gli assessori regionali alle Attività Produttive, Girolamo Turano, e all’Economia, Gaetano Armao.

Otto milioni di euro infatti, sono stati stanziati con una delibera di giunta a fine novembre dello scorso anno, per consentire alla Crias di finanziare tutte le imprese inserite in graduatoria e risultate “agevolabili”. Una somma che si sarebbe dovuta aggiungere a una prima dotazione iniziale di altrettanti otto milioni subito erogati, ma che non erano bastati a finanziare tutte le domande. A novembre 2020 infatti, il commissario straordinario della Crias, Giovanni Perino, aveva sollecitato l’assessore Turano affinché venissero stanziate ulteriori somme per potere ristorare le 700 imprese aventi diritto ai fondi ma rimaste escluse per mancanza di liquidità. Numero di imprese che in questi mesi è intanto cresciuto.

“Il credito di esercizio 2.0 – affermano i vertici della Organizzazioni datoriali – si è rivelato un valido e snello strumento per ristorare le imprese artigiane. Non capiamo il perché, nonostante sia stato già deliberato un nuovo impegno finanziario, il trasferimento delle somme si debba arenare e centinaia di imprese non potere godere di somme che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, diventano di importanza vitale per la sopravvivenza dei nostri artigiani. Chiediamo a gran voce all’assessore Turano di impegnarsi affinché venga attuata questa delibera. E chiediamo anche l’intervento dell’assessore Armao perché storni il prima possibile questi fondi in favore della Crias. Le nostre imprese non possono aspettare i tempi della politica. Il governo regionale deve agire e deve farlo adesso”.

Palermo è a corto di infermieri. E senza una radicale inversione di marcia, la carenza rischia di incidere in maniera pesantissima sui servizi sanitari locali. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo, Nino Amato, che ha chiesto un incontro sul tema all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. “Per effetto dei pensionamenti con quota 100 e a causa del numero esiguo di laureati in Infermieristica  – ha aggiunto Amato – la disponibilità di questo personale è oggi estremamente esigua, come testimoniano i dati provinciali.  Oggi più che mai, in piena emergenza pandemica, va affrontato il tema del sostegno a una professione la cui indispensabilità è di palese evidenza”. Per il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo, da un lato vanno ampliati i posti all’interno dei corsi di laurea e dall’altro vanno garantite migliori condizioni professionali. “Purtroppo spesso un professionista lascia Palermo per lavorare in altre realtà italiane ed europee – aggiunge Amato – perché qui riceve proposte al ribasso. Gli infermieri sono operatori sanitari di altissima competenza e indiscutibile know – how e il loro lavoro va ricompensato nella misura corretta”. Nino Amato si rivolge al governo regionale “affinché si occupi di una categoria fondamentale come quella infermieristica”. A condividere le preoccupazioni del presidente Amato anche i colleghi degli altri Ordini provinciali siciliani. “Torniamo a chiedere un incontro all’assessore Ruggero Razza – commenta Amato – convinti come siamo che possiamo dare il nostro autorevole contributo nella gestione di una fase complessa come questa e ricordando quanto sia di vitale importanza il ruolo che gli infermieri stanno svolgendo”.

“Uno degli effetti collaterali della pandemia è rappresentato dai rifiuti speciali da Covid-19 e soprattutto dal servizio di raccolta che finora, con pessimi risultati, è stato assegnato alle Asp. E’ sotto gli occhi di tutti che il sistema non funziona, migliaia di siciliani in quarantena sono stati costretti a tenere a casa la propria immondizia anche per tre settimane inondando di richieste d’aiuto gli enti locali. Un vero e proprio cortocircuito istituzionale, visto che a volte le Asp non hanno nemmeno informato i Comuni dell’impossibilità di assicurare il servizio o non hanno trasmesso l’elenco di chi era in quarantena. Chiediamo un incontro al Governo perché inserisca gli operatori tra le priorità del piano vaccinale”. Lo dice Giuseppe Badagliacca del Csa-Cisal che ha inviato una nota al Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, all’assessore regionale all’Ambiente Toto Cordaro e al Dipartimento Rifiuti.

“In questi mesi tanti Comuni hanno denunciato il disservizio – continua Badagliacca – Parliamo di Termini Imerese, Trabia, Caccamo, Montemaggiore Belsito, Sciara, Cerda, Carini ma anche l’Anci regionale per voce del presidente Leoluca Orlando, mentre Trapani ha dovuto emanare un’ordinanza urgente e Messina ha chiesto l’affidamento del servizio visto che risulterebbe gestito da un privato. Un caos gestionale che provoca un’emergenza nell’emergenza: il mancato tracciamento dei positivi ha portato a mischiare rifiuti speciali a rifiuti normali, senza alcun controllo, e registriamo un aumento dei positivi anche fra gli operatori ecologici. Per questo chiediamo un incontro al presidente Musumeci e all’assessore Cordaro, a cui segnaleremo la necessità di assegnare una priorità nelle vaccinazioni proprio agli addetti di questo delicato servizio, così come è indispensabile destinare maggiori risorse per la fornitura dei dispositivi di protezione”.

Tutti sotto choc per il dramma di una bimba di Palermo, di 10 anni che era stata ricoverata in rianimazione all’ospedale “Di Cristina”, nel capoluogo siciliano. Alle 13.30 è stata dichiarata la “morte cerebrale”. I genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi, affinché la morte della loro bimba possa aiutare altri bambini.

La bambina è arrivata al pronto soccorso in arresto cardiocircolatorio dovuto a un’asfissia prolungata. I medici sono riusciti a far ripartire il battito, ma la piccola era in condizioni troppo critiche, e dopo tutti i tentativi possibili, la piccola non ce l’ha fatta.

La piccola avrebbe partecipato ad una sfida di tik tok, community frequentata da adolescenti e bambini, e si è legata la cintura di un accappatoio alla gola, finché non ha perso conoscenza. I genitori l’hanno trovata esanime a terra, senza sapere da quanto fosse priva di sensi.

TikTok non ha “riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato” alla ‘blackout challenge’. Così un portavoce del social network. “Siamo davanti a un evento tragico e rivolgiamo le nostre più sincere condoglianze e pensieri di vicinanza alla famiglia e agli amici di questa bambina”, dichiara. “La sicurezza della community TikTok è la nostra priorità assoluta, per questo motivo non consentiamo alcun contenuto che incoraggi, promuova o esalti comportamenti che possano risultare dannosi”, aggiunge. E chiarisce: “Utilizziamo diversi strumenti per identificare e rimuovere ogni contenuto che possa violare le nostre policy. Nonostante il nostro dipartimento dedicato alla sicurezza non abbia riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato un simile accadimento, continuiamo a monitorare attentamente la piattaforma come parte del nostro continuo impegno per mantenere la nostra community al sicuro. Siamo a disposizione delle autorità competenti per collaborare alle loro indagini”.