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E’ caos a pochi giorni dalla zona rossa dichiarata in città fino al prossimo 14 aprile.  Secondo il Comune, la Regione commetterebbe un primo errorcalcolando che i residenti a Palermo sono 647.422 ed invece sono 640.720.

Se si utilizzasse il dato corretto il rapporto fra popolazione e nuovi positivi salirebbe già a 243 nuovi casi settimanali per 100 mila abitanti. Ma sarebbe l’unica anomalia che rilevano al Palazzo di città.

Un aereo tedesco Junker Ju-88 è stato ritrovato dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, su segnalazione di un diving, a circa 1,5 miglia dalla costa nelle acque di Ognina-Siracusa.
Il velivolo, che si presenta molto frammentato, mostra diverse parti di alluminio sparse su un ampio areale, segno di un violento impatto o di un’esplosione in volo.

Tra gli elementi ritrovati un motore aeronautico Junker Jumo 211 ed un portello in alluminio con un oblò circolare d’ispezione in vetro del vano motore, caratteristica questa di un solo modello Junker. Questi elementi identificano con ragionevole certezza il relitto di un bimotore bombardiere multiruolo Junker Ju-88. Il relitto è stato individuato da Fabio Portella, titolare del Diving “Capo Murro” di Siracusa.

Questo ritrovamento – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – insieme a quello avvenuto tempo fa di un identico velivolo nelle acque antistanti capo S.Elia ad Augusta – assume un carattere particolarmente importante come testimonianza delle operazioni aeronavali dello sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky) che videro l’8a Armata Inglese e l’aviazione dell’Asse impegnate nell’area di Siracusa. Si tratta di testimonianze importanti, che contribuiscono a ricostruire gli scenari di cui la Sicilia fu protagonista durante la seconda guerra mondiale”.

Il rinvenimento dell’aereo militare – spiega Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare – mette in luce il profondo interesse della Regione per la ricerca sottomarina e al contempo evidenzia la grande collaborazione esistente con i diving, nella costante ricerca e tutela del nostro mare, che, in questo caso, ci offre un ulteriore tassello del mosaico della cultura, questa volta orientato a ricostruire gli scenari di una storia a noi più vicina”.

Lunga Riunione quella di ieri sera del Coordinamento Nazionale Infermieri (Fsi-Usae Cni) che aveva un nutrito programma di argomenti all’ordine del giorno. Ovviamente il tema caldo del giorno è stato rappresentato dai contenuti dell’art. 4 del Decreto Legge, n. 44 del 1 aprile 2021 “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici” con cui il legislatore ha introdotto l’obbligo di vaccinazione anti Covid-19 per “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie e parafarmacie e negli studi professionali”.

L’argomento è stato trattato sotto diversi punti di vista, da quello giuridico a quello sanitario, con una discussione che è stata assai articolata e a tratti accesa, in cui sono state individuate numerose lacune sia sul piano sanitario che su quello giuridico. Molti hanno sottolineato che un obbligo vaccinale dovrebbe estendere i propri effetti a tutti, cosa che invece il decreto non fa, e dovrebbe essere scritto in modo diverso. Il Governo, insomma, avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità fino in fondo anche per gli eventuali effetti dannosi del vaccino, abolendo l’obbligo del consenso, cosa che non ha alcuna intenzione di fare. Il Governo, invece, rendendosi conto di fare una forzatura, con la norma introdotta ha cercato di aggirare i vari problemi sia sotto il profilo giuridico che sanitario ed ha finito per scrivere una sorta di ricatto professionale per gli operatori sanitari. Insomma una brutta norma, giuridicamente e stilisticamente “sporca” che creerà un sacco di problemi e numerosi contenziosi. Un decreto che, in fase di conversione in legge, andrà modificato.

A tale proposito, la Federazione Fsi-Usae, che è tra quelle che hanno invitato i propri associati a vaccinarsi, ha già chiesto di essere ascoltata in sede parlamentare per chiedere una diversa formulazione dell’articolato. C’è stata una discreta discussione anche sulla delibera della Regione Veneto sulla formazione complementare degli Oss: le opinioni anche qui sono state articolate ma tutti hanno convenuto che i contenuti del provvedimento non sono una novità assoluta; infatti già nell’accordo tra Stato-Regioni del 2003 si attribuivano agli Oss alcuni compiti dell’infermiere senza che potesse paventarsi una sua sostituzione. “Ciò che dà fastidio e va stigmatizzato” – dichiara Calogero Coniglio Coordinatore Nazionale Cni “sono le intenzioni che emergono dalle premesse dell’atto e dalle dichiarazioni stampa che – al di là dei contenuti del provvedimento che non sono scandalosi – paventano una sostituzione degli infermieri con gli Oss nel settore sociosanitario privato. Sembrano un avvertimento velatamente minaccioso alla categoria che si potrebbe tradurre così: attenzione a non chiedere troppo perché altrimenti vi sostituiamo. Inaccettabile.” Gli fa eco Beatrice Mura, altra Coordinatrice Nazionale Cni: “il problema è che per colpa della classe medica – che ha fatto quadrato per garantirsi ampi spazi di manovra – è fallito ogni tentativo di applicare il comma 566 della vecchia legge di Stabilità 2015, che per i medici era una eresia. La norma infatti prevedeva che ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e Regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, fossero definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie per definire esattamente il perimetro delle attività sanitarie di ciascuna professione in rapporto a quelle riservate alle altre professioni sanitarie. Ancora una volta, quindi, il problema è la dignità professionale e l’autonomia operativa di ogni professionista ed i limiti e le responsabilità derivanti dalle proprie competenze professionali a fronte di organizzazioni aziendali che non vogliono tenere conto di tali norme, concedendosi ampie deroghe.”

Alla Riunione, che ha visto la partecipazione di oltre 90 Infermieri delegati dei Coordinamenti Territoriali, dove è stato trattato anche il documento Fnopi “Nuovi orizzonti del personale infermieristico criticità e proposte per la valorizzazione della professione” insieme con le proposte di politica sanitaria regionale e contrattuale per gli infermieri, è intervenuto anche il Segretario Generale della Federazione, Adamo Bonazzi che ha focalizzato il suo intervento sui nodi che ancora attanagliano le procedure per il rinnovo dei contratti delle pubbliche amministrazioni alla luce del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale soffermandosi sui problemi specifici della sanità che l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni sembra non voler sciogliere prima dell’apertura della stagione contrattuale P.A. 2019-2021. Nel piatto, infatti, c’è l’uscita dal comparto con il passaggio alla dirigenza (in una autonoma sezione della stessa area) delle professioni sanitarie, richiesta che il Segretario generale ha ribadito al tavolo interconfederale Aran, ma anche l’esiguità delle risorse per i comparti che sarebbero pari ad un 4,07% della massa delle retribuzioni con un aumento (del tutto teorico) che sarebbe corrispondente ai 107,00 euro medi mensili. Da questa somma però vanno sottratte alcune voci come l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento “perequativo” introdotto dal precedente contratto, i fondi per il trattamento accessorio delle Forze di polizia, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco, voci che si mangeranno il 25% degli aumenti (pari ad un 1,03% circa della massa stipendiale). Questo significa che per la sanità si tradurrà, al netto delle indennità previste dalla legge di bilancio, in una somma media di 72,00 euro lordi mensili.

“Da quanto tempo Palermo doveva essere zona rossa?  Probabilmente almeno da metà marzo,  il provvedimento più restrittivo per contrastare i contagi al galoppo però non arrivò e si optò per  una zona arancione che ha lasciato ugualmente pesanti  ferite sulla pelle dei commercianti, che ora si trovano a dover fronteggiare un lockdown  generalizzato che rischia di dargli la mazzata definitiva”.

Lo affermano il  capogruppo del M5S all’Ars, Giovanni Di Caro e i componenti della commissione Salute di Palazzo de Normanni, Francesco Cappello, Antonio De Luca, Salvatore Siragusa e Giorgio Pasqua,

“Se si fosse deciso allora per la zona rossa – concludono – probabilmente si sarebbe ora di fronte a ben altri numeri, con prospettive migliori davanti, e invece si torna al punto di partenza, con la differenza, però, che le imprese sono ormai alla canna del gas”.

Il comune di Palermo è stato dichiarato zona rossa con un’ordinanza del presidente della Regione siciliana Nello Musumeci dopo le richieste del sindaco e l’analisi degli ultimi dati sui positivi al covid. Secondo le cifre provvisorie, trasmesse dal commissario per l’emergenza a Palermo, il numero dei nuovi positivi nella settimana dal 30 marzo al 5 aprile è di 1763, cioè 275,2 per 100 mila abitanti.

 Ieri, con riferimento alla settimana dal 28 marzo al 3 aprile, era pari a 251,3.

Leoluca Orlando auspica che “tutti comprendano veramente e finalmente la gravità della ormai evidente incertezza e contraddittorietà di dati forniti in passato e di pressione sulla situazione e sulla tenuta ospedaliera che sta mettendo a rischio centinaia di vite” e ribadisce che “non è più rinviabile un tavolo di confronto urgentissimo perché il Governo nazionale e quello regionale valutino tutti i provvedimenti necessari a garantire il diritto alla salute ed aiuti veri alle famiglie e alle imprese”. Nell’ordinanza firmata da Musumeci “trovano applicazione nel comune di Palermo le disposizioni nazionali per le zone rosse”. Anche alle scuole si applicheranno le disposizioni nazionali quindi, l’ attività scolastica e didattica sarà in presenza solo fino alla prima media compresa. Per tutte le altre attività scolastiche è prevista la Dad.
Il governatore siciliano ha prorogato le misure per la “zona rossa” fino al 14 aprile anche nei comuni di Caltanissetta, Caltavuturo in provincia di Palermo, Palma di Montechiaro nell’Agrigentino e Scicli, in provincia di Ragusa.

(ANSA)

Sulla base dei dati provvisori trasmessi dal commissario per l’emergenza Covid-19, nel Comune di Palermo il numero dei nuovi positivi nella settimana dal 30 marzo al 5 aprile è pari a 1763, cioè a 275,2 per 100 mila abitanti. Ieri, con riferimento alla settimana dal 28 marzo al 3 aprile, era pari a 251,3.

L’elaborazione è dell’ufficio statistica del Comune di Palermo.

I dati – dice il Comune – sono definiti “provvisori” perché il report settimanale dell’ufficio del commissario viene stilato il giovedì.

A Palermo un netturbino ha trovato un boa constrictor nella zona industriale a Brancaccio, in via Pecoraino. Sono stati avvisati i Carabinieri Forestali che sono riusciti a catturare il serpente ed a trasportarlo in caserma in attesa di affidarlo ad un centro specializzato. Tutti i boa constrictor rientrano nella Cites, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora, nota anche come Convenzione di Washington.

Il pranzo di Pasqua con la famiglia è stato fatale a Giuseppe Calvaruso, ritenuto capo del mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli che da tempo si era trasferito in Brasile e che era tornato a Palermo per i giorni di festa per poi partire per l’America. I carabinieri del comando provinciale, nel corso dell’operazione Brevis, lo hanno fermato mentre era con la sua famiglia per festeggiare la Pasqua.

Con lui sono finiti in manette Giovanni Caruso, 50 anni, Silvestre Maniscalco, 41 anni, Francesco Paolo Bagnasco, 44 anni, Giovanni Spanò, 59 anni, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona, fittizia intestazione di beni, tutti reati aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.

Per i carabinieri, Calvaruso sarebbe diventato il reggente del “mandamento” mafioso di Pagliarelli dopo l’arresto del boss Settimo Mineo, finito in cella due anni fa. Calvaruso da qualche tempo si era trasferito in Brasile delegando ai suoi fedelissimi la gestione gli affari delle “famiglie” a lui subordinate. Il suo diretto referente, durante la permanenza in Brasile, sarebbe stato Giovanni Caruso.

Prima di lasciare l’Italia, il capomafia avrebbe mantenuto, attraverso riunioni e incontri anche in luoghi riservati, un costante collegamento con i vertici dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova, Noce, Villabate, Belmonte Mezzagno per la trattazione di affari. Nel ruolo di capo avrebbe risolto le controversie fra gli “affiliati”, assicurato “l’ordine pubblico” sul territorio, ad esempio prendendo parte a un violento pestaggio agli autori di alcune rapine non autorizzate da Cosa nostra. Come emerso in un dialogo intercettato con Caruso, Calvaruso avrebbe assicurato il mantenimento in carcere dei detenuti appartenenti alle famiglie mafiose del mandamento e gestito, grazie a prestanomi, il controllo di attività economiche dentro e fuori il territorio di sua competenza.

Commercianti e imprenditori si rivolgevano a Cosa nostra per ottenere autorizzazioni per l’apertura di attività commerciali o per risolvere liti e controversie: l’organizzazione mafiosa, secondo gli investigatori, avrebbe assunto, secondo una consolidata tradizione, una patologica funzione supplente rispetto alle istituzioni dello Stato. Emerge dall’inchiesta della dda di Palermo che oggi ha portato al fermo di boss e gregari della famiglia mafiosa di Pagliarelli. Al clan sarebbe stato chiesto di individuare e punire gli autori di rapine commesse senza il benestare del clan, trovare e restituire ai proprietari un’auto rubata, autorizzare l’apertura di nuovi esercizi commerciali.

Calvaruso avrebbe accumulato ingenti capitali che avrebbe reinvestito nel settore edile e della ristorazione. Per evitare il sequestro dei beni avrebbe creato una fitta rete di prestanomi a lui fedeli per cercare di tutelare il suo patrimonio. I militari parlano di “notevole abitudine imprenditoriale del capo mandamento” che andava a caccia di flussi di capitali provenienti da investitori esteri. In particolare Calvaruso avrebbe fatto affari con un cittadino di Singapore interessato a investire grossi capitali nel settore edile e turistico-alberghiero in Sicilia. L’inchiesta ha svelato anche una serie di estorsioni finalizzate a costringere i proprietari di immobili in ristrutturazione a rivolgersi per i lavori alle ditte edili di fatto di proprietà di Calvaruso.

(ANSA)

“Norme bocciate della finanziaria? Ci sono ascari nella maggioranza”. Così il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, prendendo la parola nel Parlamento siciliano, prendendo atto della decisione del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, che ha deciso di stralciare dalla finanziaria gli ultimi dieci articoli dopo che stamani alcune norme sono state bocciato col voto segreto, col governo battuto più volte

“Quest’aula non risponde più al governo, parlo della maggioranza. Non siamo più in condizione di votare, è saltato il banco.

Qualsiasi norma che metto al voto viene bocciata. Ne dobbiamo prendere atto e dovremo interrogarci sul perché siamo arrivati a questo punto: se dipende dalla classe dirigente, dagli errori fatti. Sono il primo che si deve interrogare”!- Così il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, rivolgendosi alla maggioranza in aula, durante l’esame della finanziaria con la maggioranza a pezzi dopo la bocciatura di una serie di norme.