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“Siamo rattristati e indignati per quando accaduto a Grisì, piccola frazione del Comune di Monreale, dove un cane è stato investito e abbandonato in una proprietà privata. Una situazione tragica che si trascina ormai da oltre 4 giorni, con l’animale in gravi condizioni e senza che il Comune abbia trovato una struttura di ricovero in grado di curarlo e accudirlo. In primis, ci auguriamo che dalle autorità competenti venga rintracciato l’automobilista incivile e spietato che lo ha investito e lasciato agonizzante in un terreno della zona. In secundis, ma non meno importante, ci chiediamo come sia possibile che una città grande come Monreale non abbia ancora un canile: si tratta di un’inadempienza rispetto alle disposizioni sulla lotta al randagismo ma anche una grande mancanza strutturale per gestire le emergenze. Sappiamo bene che costruire e gestire un canile ha bisogno di investimenti seri e mirati ma reputiamo altresì inammissibile che il Comune non abbia ancora trovato, tramite apposita ricognizione degli immobili municipali, dei locali da mettere a disposizione dei volontari per gestire emergenze come quelle del povero cagnolino di Grisì. Il sindaco si metta una mano sulla coscienza e affronti questa annosa questione”.

Così, in una nota, il segretario nazionale di Rivoluzione AnimalistaGabriella Caramanica.

Rivoluzione Animalista dichiara guerra a tutti i comuni della Sicilia. Il motivo è costituito dalla mancata applicazione delle disposizioni di legge in materia di tutela degli animali d’affezione e prevenzione al randagismo su tutto il territorio regionale. “Siamo oggetto di continue segnalazioni di cittadini che denunciano la quantità enorme di cani e gatti randagi vaganti nel territorio e le condizioni precarie in cui sono costretti a vivere – spiega Gabriella Caramanica Segretario Nazionale del Partito. Sono sconcertanti le quantità di segnalazioni di maltrattamenti e crudeltà registrati a loro danno: aumenta il numero dei randagi ed aumentano gli atti di intolleranza; non c’è tutela nè controllo e finiscono alla mercé di criminali anche molto giovani.E questo – aggiunge la Caramanica – solo perché la Legge Quadro del 1991 n. 281, nonostante prevista su scala nazionale, in realtà è stata applicata solo nelle regioni del Nord ma disattesa dalle regioni del Sud Italia, Sicilia inclusa, comportando che, in numerosi territori del meridione i volontari si “arrabattano” per mandare cani in adozione al nord al fine di toglierli dalla strada e svuotare i canili”. “Come è noto – sottolinea anche il vicesegretario di Rivoluzione Animalista, Claudio Marrone – quello di prevenzione e controllo del randagismo è un servizio igienico-sanitario pubblico obbligatorio per i Comuni e questo ai sensi della legge 281/91, della legge regionale 15/2000 e del Regolamento di Polizia Veterinaria 320/1954. Provvedimenti normativi che attribuiscono al sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria locale e di pubblica sicurezza, la responsabilità di intervenire al fine di garantire il benessere degli animali presenti sul territorio”. Nello specifico, secondo quanto previsto dalla legge n. 281 del 1991, poi attuata in Sicilia con la legge regionale 15/2000, i Comuni e le ASP competenti per territorio infatti dovrebbero, tra le altre cose, e in sinergia con le associazioni di volontariato, attuare una campagna di sterilizzazione per la prevenzione al randagismo, gestire canili e occuparsi della manutenzione, ma anche munirsi di accalappiacani, di personale adeguatamente formato”. Alla luce di tutto questo, Rivoluzione Animalista si chiede quante e quali delle suddette disposizioni hanno trovato effettiva attuazione nei Comuni della Sicilia: “Non ci risulta – continua Marrone – che i sindaci abbiano disposto ordinanze organiche attuative in materia né altro provvedimento, se non sporadico e frammentario, finalizzato ad attuare gli obblighi in capo ai Comuni così come previsti dalla legge Quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”. Per avere risposte chiare e dati certi sulla realtà dei fatti, il partito ha inviato pec specifiche ai sindaci di tutti i Comuni delle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta ed Enna: una comunicazione che presto continuerà anche nelle altre province siciliane. Nel frattempo, la segretaria nazionale Caramanica promette battaglia: “Siamo determinati a segnalare alle autorità competenti “l’omissione” così come prevista ex art. 328 c.p., tra l’altro già riconosciuta dal Tribunale di Sciacca”.

Così, in una nota, la Segretaria nazionale del partito Rivoluzione Animalista, Gabriella Caramanica.
“Nello Musumeci rifiuta di dialogare con Rivoluzione Animalista. A più di quattro mesi dalla nostra richiesta di incontro in merito alle nuove linee guida per il contrasto al randagismo, il presidente della Regione Sicilia ci liquida con una scarna comunicazione, decidendo di scappare dalle proprie responsabilità. Siamo di fronte a una grave mancanza di rispetto istituzionale, uno sgarbo politico che conferma l’inefficienza e la carenza di contenuti di Musumeci, incapace di ascoltare le istanze degli animalisti e dei cittadini.
Le linee guida sul contrasto al randagismo, elaborato dalla Regione senza la benchè minima condivisione col territorio, d’altronde sono un documento capestro, lacunoso, pernicioso, una vera e propria dichiarazione di guerra contro chi ama gli animali, visto e considerato che taglia fuori la ineludibile attività dei volontari. Non è certamente questo il modo – piuttosto medioevale – di governare la Sicilia e dovrà capirlo anche il feudatario Musumeci. Per questa ragione, abbiamo deciso di organizzare una sit-in di protesta sotto la sede della giunta regionale, a Palermo: saremo in tanti a far sentire la nostra voce contro l’inqualificabile comportamento del governatore della Sicilia”.

Durerà fino alla mezzanotte di oggi l’allerta meteo rossa nella Sicilia occidentale, flagellata da ieri da nubifragi e venti forti. Da domani, secondo la Protezione Civile, l’allarme dovrebbe abbassarsi ad arancione.

    Per tutta la giornata piogge violente si sono abbattute sul capoluogo e in particolare sull’agrigentino. A Sciacca sono esondati due torrenti, a Palma di Montechiaro diversi alberi si sono abbattuti sulla strada e i tetti di alcune case sono stati scoperchiati. Molti i danni alla viabilità. ”La Sicilia sta vivendo un grave stato di emergenza e dovrebbe sospendere l’attività venatoria. Gli animali selvatici sono allo stremo e vanno tutelati. Il loro habitat è stato gravemente danneggiato, con una perdita del 25% del patrimonio forestale. Bisogna dare la possibilità alla fauna di poter affrontare l’inverno. È un atto di responsabilità verso la vita”, dice Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani onlus.

   

La Procura della Repubblica di Catania ha formulato la richiesta di archiviazione nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nell’ambito dell’inchiesta sul caso della nave “Diciotti”. La Procura etnea, diretta da Carmelo Zuccaro, ha motivato la richiesta di archiviazione argomentando che il ritardo nello sbarco dei 192 migranti a bordo è stato giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale nel rispetto del principio della separazione dei poteri, di chiedere in sede Europea la distribuzione dei migranti in un caso in cui, secondo la convenzione Sar internazionale, sarebbe spettato a Malta indicare il porto sicuro. Adesso il Tribunale dei ministri ha 90 giorni di tempo per decidere se accogliere la richiesta di archiviazione.

Antonello Montante 

E’ Graziella Luparello il Gup che presiede l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Caltanissetta per il cosiddetto ‘metodo Montante’. Il presidente del Tribunale, Davide Marraffa, ha accolto la richiesta di ricusazione del Gup Davide Salvucci presentata dall’avvocato Marco Giunta, legale degli imprenditori Andrea e Salvatore Calì, perché “in sede di indagini ha autorizzato la proroga di un’intercettazione di uno degli imputati”. L’udienza è in corso con il vaglio di altre eccezioni. I termini di custodia cautelare per Montante scadono il 14 novembre: se entro quella data l’udienza non sarà conclusa l’ex presidente di Confindustria Sicilia, accusato di essere il capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, sarà scarcerato.(ANSA).
   

 

I LUOGHI IN SICILIA AI PRIMI POSTI DELLA CLASSIFICA PROVVISORIA

Il Fiume Oreto a Palermo scorre nell’omonima valle, con un bacino che si estende per 19 chilometri nei territori di Altofonte, Monreale e Palermo. La sorgente si trova a sud di Palermo, nella cosiddetta Conca d’Oro e sfocia nel Mar Tirreno. La storia del fiume è ricca di eventi, tra cui l’essere stato testimone dell’assalto cartaginese di Asdrubale. Corso d’acqua a carattere torrentizio, anche nei mesi più caldi l’Oreto conserva un deflusso sufficiente grazie alla presenza di molte risorgive e alla ricchezza della falda che lo alimenta. Per gran parte della sua lunghezza si estende un SIC (Sito di interesse comunitario) di grande valore naturalistico, che rappresenta, in un’area estremamente antropizzata, un rifugio e un corridoio ecologico per la fauna selvatica. Il fiume risulta particolarmente inquinato per la presenza di numerosi scarichi fognari abusivi e di alcune discariche, anch’esse abusive. Il comitato “Fiume Oreto”, attraverso il censimento de “I Luoghi del Cuore”, vuole attirare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sullo stato di abbandono e degrado del fiume, nel tentativo di promuoverne la rivalutazione come bene paesaggistico e culturale. 

 

Chiesa e convento di San Bonaventura, Caltagirone (CT)

La Chiesa e convento di San Bonaventura a Caltagirone è un complesso monumentale risalente agli anni 1631-1650, ricostruito a seguito del terremoto del 1693. Rispetto all’austerità del prospetto, l’interno della chiesa risulta molto decorato con affreschi, maioliche, manufatti lignei. Il convento custodisce al suo interno un chiostro e alcuni affreschi di Pietro Paolo Vasta, considerato uno dei maggiori pittori siciliani del secolo XVIII. Trasformato in carcere nel 1890, venne chiuso alla fine del XX secolo e oggi risulta in forte stato di degrado. Le cripte furono chiuse nel 1843, subirono un restauro nel 1990 ma non vennero mai aperte al pubblico. Alcuni esponenti di diverse realtà associazionistiche di Caltagirone si sono riuniti in comitato con l’obiettivo di portare questo luogo all’attenzione delle istituzioni perché possa tornare alla pubblica fruizione e il convento venga salvato dal degrado.

 

Porta Garibaldi, Catania

Porta Garibaldi, il fortino, per i catanesi ‘U Futtinu, è un imponente arco trionfale costruito nel 1768 per commemorare le nozze di Ferdinando I delle Due Sicilie con Maria Carolina d’Asburgo Lorena. A questo si deve l’altro suo nome, Porta Ferdinandea. Segna l’ingresso d’onore dalla zona ovest della città di Catania. A indicare la forza di volontà della città, distrutta e ricostruita più volte, sull’arco svetta la frase melior de cinere surgo. Imponente nella sua struttura, si riconosce per la sua bicromia creata dal nero della pietra dell’Etna e dal bianco di quella altrettanto famosa di Lentini. Il gruppo di amici che ha formato un comitato a sostegno di Porta Garibaldi ne auspica un restauro della facciata e il ripristino del grande orologio che svetta sulla cima dell’arco trionfale.

 

Chiesa rupestre del Crocefisso, Lentini (SR)

E’ nuovamente attiva la raccolta firme per la Chiesa rupestre del Crocefisso grazie al comitato “Lentini nel cuore”, che costituitosi in occasione dell’8° censimento “I Luoghi del Cuore”, ha raggiunto i risultati idonei affinché la Parrocchia Santa Maria la Cava e Sant’Alfio presentasse e ottenesse un contributo di 15.000 euro alle linee guida nel 2017 per il recupero dell’affresco della “Teoria dei Santi”, da poco concluso. Situata in un contesto rurale di pregio, la grotta presenta un ciclo di notevoli affreschi che vanno dal XII al XVII secolo e si stratificano nelle epoche successive. Per la rarità e il valore dei dipinti il luogo custodisce il più complesso apparato iconografico della Sicilia rupestre. Tra le pitture più antiche e preziose, il Cristo Pantocratore, che occupa la nicchia dell’altare. L’affresco della “Teoria dei Santi” è stato scelto come intervento volano per il recupero dell’intero ciclo pittorico presente all’interno della Grotta del Crocifisso: il restauro realizzato vuole infatti rappresentare una forza propulsiva per la restituzione ai cittadini di questo bene prezioso e in questa direzione il comitato prosegue la sua opera di sensibilizzazione.

 

Cascata e canyon delle due rocche, Corleone (PA)

A Corleone, nel cuore dell’entroterra della provincia di Palermo, si trova la bellissima Cascata delle due rocche, formata dal salto del fiume San Leonardo, un affluente del fiume Belice, che scorre all’interno di una vera gola naturale formando un canyon, percorribile al suo interno, dove ci si trova circondati da pareti di roccia ocra, dai suggestivi tagli orizzontali, e da una natura fiorente che circonda un suggestivo laghetto naturale, circondato dai resti di un acquedotto probabilmente di fattura araba. Con la sua forza erosiva, il salto del fiume, di circa 4 metri, ha formato uno specchio d’acqua tra le rocce calcarenitiche. Ai lati dello specchio d’acqua spiccano le mura di un antico mulino ad acqua oggetto di un recente restauro. Il comitato attivo per la cascata e canyon delle due rocche auspica l’affidamento a un ente che possa promuoverne una manutenzione costante affinché il luogo possa essere fruito da un sempre maggior numero di visitatori.

 

Nel giorno di Halloween la BBC ritrova la tradizione siciliana dei morti. Sul sito del network inglese andrà in onda domani il documentario “The beautiful dead”. E’ un viaggio pirandelliano attraverso le credenze siciliane legate al culto dei defunti, arricchito da interviste a antropologi, scienziati e scrittori. La produzione, realizzata dalla Pomona Pictures, fa parte di una serie presentata dalla giornalista scientifica Melissa Hogenboom e porta la firma del regista siculo-canadese Pierangelo Pirak.

    “E’ significativo che lo speciale della BBC vada in onda proprio nei giorni della commemorazione dei defunti – osserva l’antropologo Dario Piombino-Mascali, coordinatore del progetto Mummie siciliane, uno degli studiosi intervistati – che da noi è, ancora oggi, memoria, festa e celebrazione. Abbiamo potuto spiegare che il nostro culto dei morti esprime eloquentemente lo stretto legame, da sempre presente in Sicilia, tra questo e l’altro mondo”.

   

Approvato questo pomeriggio a Sala d’Ercole l’intero articolato della legge, che recepisce la riforma che è già in vigore da tempo in tutto il Paese. Inutili, perché dichiarati incostituzionali, i tentativi di dotarsi di una norma regionale

Sono stati necessari quattro anni e mezzo. Eppure, alla fine, si è tornati al punto di partenza, esattamente a quel 8 aprile 2014, data in cui è entrata in vigore la riforma in materia di «città metropolitane, province, unioni e fusioni di Comuni» targata Graziano Delrio. Quattro anni e mezzo passati dietro a lunghissimi dibattiti d’Aula e rimandi in commissione affinché la Sicilia mantenesse la propria autonomia e avesse una propria riforma delle province. 

 

Tre le norme approvate dal governo Crocetta e pubblicate in Gazzetta Ufficiale, quando già non esisteva più l’ombrello della revisione preventiva da parte del Commissario dello Stato, per poi essere irrimediabilmente impugnate – perché costantemente incostituzionali – dal governo guidato da Matteo Renzi. È cronaca dell’altro ieri, ma sembra una vita fa. Nel frattempo, un referendum costituzionale ha sancito chenulla cambiasse, affinché tutto potesse cambiare, parafrasando il capolavoro di Tomasi di Lampedusa, la fine della Seconda Repubblica e il burrascoso inizio della Terza, all’ombra della quale muoveva i suoi primi passi anche un nuovo governo dalle parti di Palazzo d’Orleans. 

 

E poi l’atteso ricorso alla Consulta. E la bocciatura, definita senza mezzi termini da Musumeci «un’offesa all’autonomia dei siciliani». È svanito così uno dei più ambiziosi disegni del governatore, quello a cui aveva puntato per l’intera campagna elettorale: il ritorno all’elezione diretta per il presidente della Provincia e il consiglio provinciale. Così ecco che, in sordina e a testa bassa, l’Assemblea Regionale Sicilia ha recepito questo pomeriggio la riforma Delrio. Con quattro anni e mezzo di ritardo e diversi tentativi di riforma ridotti puntualmente a carta straccia. 

 

Musumeci non demorde. Al contrario, lo scorso settembre il primo inquilino di Palazzo d’Orleans invitava i giovani amministratori locali siciliani a scrivere loro stessi il nuovo volto delle Province siciliane («per amor del cielo – aveva chiosato in quell’occasione – non chiamatele ex Province!»), sotto la supervisione del suo fedelissimo, Gino Ippolo. 

 

Intanto martedì prossimo, quando l’Ars darà il voto definitivo (ma l’articolato è stato ormai totalmente approvato, ad eccezione dell’articolo 1, appunto, che definisce il nome da dare alle ex Province, un punto – almeno quello – su cui Musumeci non molla) anche in Sicilia vigerà, finalmente, la riforma Delrio. Tutto il resto è ancora una sfida. Una delle più grandi che Musumeci vuole affrontare.

 

Fonte MeridioNews