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Trascorsa l’estate, in alcuni quartieri periferici di Agrigento, come Zingarello, il servizio di raccolta differenziata non è effettuato più porta a porta ma è stata ripristinata l’isola ecologica di prossimità, ovvero i 5 maxi cassonetti dove i residenti ripongono i rifiuti secondo il calendario vigente ad Agrigento. L’associazione ambientalista “MareAmico” coordinata da Claudio Lombardo nutre da tempo delle perplessità su tali isole di prossimità. E le perplessità di MareAmico sono oggettivamente più che fondate, perché, come più volte riscontrato, le isole sono trasformate presto in discarica da approfittatori non residenti e trasgressori della differenziata. Infatti, ecco nella foto come, dopo poche ore, versa l’isola di prossimità a Zingarello.

Il segretario provinciale della Uil Vigili del fuoco di Agrigento, Antonio Di Malta, rilancia la rivendicazione del segretario generale Uil Vigili del fuoco, Alessandro Lupo, per l’attuazione degli attesi provvedimenti di categoria. Di Malta afferma: “Mentre il governo con particolare solerzia approva due decreti legislativi correttivi del riordino delle carriere delle Forze di polizia, non c’è ancora nulla all’orizzonte per i Vigili del fuoco, che restano ancora senza risposte su temi importanti come il rinnovo del contratto sia normativo che economico, l’assicurazione obbligatoria per gli infortuni e le malattie professionali, e altro ancora soprattutto in materia previdenziale. I pensionamenti entro due anni metteranno a rischio il servizio antincendio aeroportuale e soccorso terrestre nelle isole, serve urgentemente una programmazione per un concorso ad hoc che permetta di assumere residenti nelle isole come Lampedusa e Linosa”.

Il coordinatore del movimento “Mani Libere” di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, sostiene che il servizio di refezione scolastica ad Agrigento non è stato ancora avviato, nonostante le rassicurazioni dell’assessore al ramo in occasione dell’inizio dell’anno scolastico. Pertanto Di Rosa rivolge delle domande all’amministrazione comunale. Il servizio di refezione scolastica è partito? In quali istituti scolastici? Con quale quota parte mensile per le famiglie ? Siamo pertanto in attesa delle risposte da parte dell’assessore comunale competente, Nino Amato, che saremo ben lieti di pubblicare tempestivamente.

Ad Agrigento, venerdì prossimo, 4 ottobre, al palazzo Filippini, in via Atenea, l’associazione Epea (Educazione adulti) di Agrigento, con il patrocinio del Comune di Agrigento, alle ore 16:30 ha organizzato un incontro storico e culturale sul tema: “L’architettura fascista in Sicilia e nella città di Agrigento”. Relazionerà l’ingegnere Rosario D’Ottavio. Coordina il professor Girolamo Carubia, presidente Epea. Intermezzi musicali al violino di Juan Pablo Orrega.

Si torna in aula nell’ambito del processo scaturito dall’operazione dei carabinieri di Palma di Montechiaro “Come Back Soon”, inchiesta che vede sul banco degli imputati ben venti dipendenti comunali dell’Ente, accusati di truffa per essersi assentati dal posto di lavoro. In aula questa mattina, davanti i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento – presieduta da Angela Wilma Mazzara – è comparso un maresciallo dei carabinieri all’epoca dei fatti (2014-2016) in servizio a Palma di Montechiaro.

Ripercorsa l’origine dell’indagine a base dell’odierno procedimento: “L’attività inizia in seguito le dichiarazioni di una fonte confidenziale e si divide in due filoni: il primo cominciato nel 2014, in cui abbiamo svolto solo pedinamenti, ed il secondo risalente al 2016, in cui ci siamo avvalsi di attività tecniche – ha raccontato in aula il carabiniere – istallando tre telecamere nei punti di ingresso/uscita del Comune di Palma di Montechiaro”. 

L’esame del teste è poi proseguito sulle modalità di riscontro dei dati acquisiti durante l’indagine: “Abbiamo incrociato i numeri provenienti dalle cartelle che i dipendenti dovevano timbrare con le immagini video delle telecamere nascoste e abbiamo poi chiesto al comune chi fra questi avesse chiesto permessi o licenze.” Tra i casi più curiosi di assenteismo, come riferito in aula dal maresciallo, sicuramente quello di una dipendente che si sarebbe allontanata dal lavoro per andare in gioielleria, chi – invece – usciva dal Comune per andare ad aprire il negozio della moglie e chi, ancora, partecipava a funerali durante le ore di lavoro.

Gli imputati sono: Matteo Bordino, 60 anni, Salvatore Castellino, 55 anni, Maria Collura, 55 anni, Salvatore Di Vincenzo, 53 anni, Fabio Marino, 50 anni, Gioacchino Angelo Palermo, 58 anni, Anna Provenzani, 52 anni, Giuseppe Rumè, 61 anni,  Rosario Zarbo, 52 anni, Grazia Arcadipane, 52 anni, Silvana Cancialosi, 53 anni, Renato Castronovo, 64 anni, Calogero Mario Di Caro, 59 anni, Concetta Maria Di Vincenzo, 49 anni, Ignazio Falsone, 67 anni, Vittorio Inguanta, 64 anni, Francesco Lo Nobile, 67 anni, Giuseppe Calogero Petrucci, 56 anni, Rosario Salerno, 56 anni e Baldassare Zinnanti, 64 anni.

L’accusa è sostenuta in aula dal sostituto procuratore Alessandra Russo. Il collegio difensivo, tra gli altri, è formato dagli avvocati Santo Lucia, Francesco Scopelliti, Giuseppe Riso, Vincenzo Caponnetto, Liliana Azzarello. Si torna in aula il 26 novembre.

Nella mattina odierna personale della Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione distrettuale antimafia – diretta dal Procuratore  capo della Repubblica  Francesco Lo Voi, ha provveduto ad eseguire numerose misure cautelari emesse dal Gip presso il Tribunale di Palermo,  nell’ambito di un’articolata attività d’indagine denominata “Green finger”, coordinata dal Procuratore aggiunto Salvatore  De Luca, nei confronti di 23 persone, indagate  a vario titolo per reati in materia di stupefacenti.

Sono finiti n carcere Salvatore Drago Ferrante, 55 anni; Alessandro Longo, 36 anni; Alessandro Anello, 39 anni; Angelo Cacocciola, 41 anni; Tommaso Lo Verso, 41 anni; Giuseppe Faia, 33 anni; Francesco Antonino Fumuso, 52 anni; Giuseppe De Luca, 42 anni; Agostino Giuffrè, 55 anni; Giuseppe Bronte, 25 anni; Mohammed Essarrar, 63 anni; Tiziana Urso, 44 anni.
Sono finiti, invece, agli arresti domiciliari per Leonardo Alfano, 28 anni; Giuseppe Chiavello, 43 anni; Gaetano D’Amore, 38 anni; Gianfranco Di Benedetto, 29 anni; Vincenzo Di Maio, 33 anni; Pietro Lo Duca, 31 anni; Sebastiano Lorefice, 42 anni; Roberto Pasca, 41 anni; Calogero Rio, 57 anni; Johnny Salerno, 24 anni; Pasqualino Urso, 47 anni.

L’operazione costituisce epilogo e risultato di un’articolata attività di indagine avviata nel marzo 2015, convenzionalmente denominata “Green finger” che ha permesso di ricostruire l’esistenza di due distinte associazioni a delinquere, capaci, tramite diversi canali, di importare a Palermo ingenti quantitativi di stupefacente del tipo cocaina ed hashish.

La ricostruzione dei fatti accolta dal Giudice per le indagini preliminari è la seguente: il primo sodalizio criminale era promosso da Salvatore Drago Ferrante che, nonostante fosse sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, aveva creato un’associazione per delinquere finalizzata all’importazione di cocaina da Buenos Aires con l’invio in quella città di corrieri

Drago Ferrante veniva coadiuvato nelle molteplici attività organizzative da Giuseppe Faia e da Tommaso Lo Verso che eseguivano le direttive del promotore per le operazioni di importazione e trasporto della cocaina.

In tale contesto Lo Verso partecipava all’organizzazione del trasporto di 3,150 kg di cocaina, facendo da scorta al corriere, il quale prelevava lo stupefacente proveniente dall’Argentina in Francia e lo trasportava in auto, venendo per tali fatti arrestato nella località di Viry.

Ed ancora si è documentata un’altra trattativa per l’acquisto in Argentina di un’altra partita di cocaina per un valore complessivo di 29.000€ . Nell’occasione si recava in Argentina per l’acquisto Calogero Rio, ma nonostante il pagamento della somma di denaro la partita di stupefacente non veniva poi consegnata.

Peraltro, si appurava in corso di indagini, come Salvatore Drago Ferrante attivasse un nuovo canale di approvvigionamento di cocaina con un soggetto non identificato in Ecuador e che anche in questa circostanza, dopo il trasferimento di una somma di denaro necessaria per le prime spese, inviasse il Giuseppe Faia, per fargli condurre di persona le fasi della trattativa poi non conclusasi.

Del secondo sodalizio criminale era promotore Francesco Antonino Fumuso che, nonostante si trovasse costretto in regime di arresti domiciliari per altri reati, costituiva un’associazione per delinquere ben ramificata sul territorio nazionale, finalizzata all’importazione di ingenti quantitativi di hashish, attraverso contatti con soggetti stranieri operanti sul territorio nazionale tra cui Mohamed Essarrar marocchino, residente nelle Marche, responsabile dello smistamento in Italia di ingenti quantitativi di tale sostanza stupefacente, per conto di fornitori stazionanti in Marocco.

Facenti parte dell’associazione erano anche Giuseppe Bronte, Giuseppe De Luca, Agostino Giuffrè, all’epoca delle indagini latitante, che eseguivano le direttive impartite dal Fumuso per le operazioni di importazione e trasporto della sostanza e l’individuazione dei corrieri.

Ignoti malviventi in azione in via De Pasquali, a Licata, dove la scorsa notte è stato effettuato un raid ai danni di un’attività commerciale. Per entrare all’interno della struttura i ladri hanno forzato la saracinesca causando non pochi danni.

Una volta dentro hanno frugato alla ricerca di denaro riuscendo solamente in parte nell’intento dato che il danno economico relativo al furto è relativamente basso.

Cosa diversa, invece, per i danni riportati dalla struttura che sarebbero ingenti.

Una turista francese nella serata di oggi, probabilmente mentre stava attraversando la strada nei pressi del Tempio di Ercole alla Valle dei Templi è stata travolta da un auto, una Mercedes classe A.

La donna ha riportato delle ferite a causa dell’impatto ed è stata trasferita dagli operatori del 118 presso l’Ospedale di Agrigento, fortunatamente è fuori pericolo.

Sul posto hanno operato per ricostruire la dinamica dell’incidente gli agenti della sezione Volanti, la Polizia locale e una pattuglia dei Carabinieri.

Ai militari, è bastato compiere qualche giro nella zona con i finestrini della loro autovettura di servizio aperti, per individuare il punto dove l’odore dello stupefacente si faceva più intenso. Percorsi gli ultimi metri a piedi, i carabinieri sono riusciti a individuare un’abitazione all’apparenza abbandonata e di proprietà di un’anziana signora residente in nord Italia da anni. La porta non era chiusa a chiave.

È bastata, ai militari, una leggera spinta per aprirla e trovarsi davanti a una scena per certi versi surreale. Il salotto dell’abitazione era stato trasformato in un vero e proprio locale di stoccaggio per la marijuana, con zone adibite all’essiccazione delle piante. Canapa appesa ovunque, sul lampadario, alle pareti, al posto dei quadri, o adagiata sul divano, sul tavolo e su tutta la superficie del pavimento. Un totale di oltre 100 piante in fase di essiccazione. Sempre all’interno dell’abitazione è stata trovata marijuana già confezionata in grosse buste del peso di un chilogrammo e in formati più piccoli, per un totale di quasi dieci chilogrammi di sostanza stupefacente già pronta per essere venduta.

Oltre alla droga, i carabinieri, hanno rinvenuto, sempre all’interno dell’abitazione, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento dello stupefacente. La droga e il materiale rinvenuto sono stati sequestrati dai carabinieri per le successive operazioni di distruzione.

L’imprenditore trapanese Vito Nicastri, già “Re dell’Eolico”, è stato condannato, in abbreviato, a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Nicastri sarebbe stato tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Nicastri è inquisito nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Palermo sul pagamento di tangenti alla Regione legate agli investimenti nelle energie alternative insieme al suo ex socio, l’imprenditore genovese Francesco Paolo Arata. Nello stesso processo in abbreviato appena concluso sono stati condannati anche il fratello di Nicastri, Roberto Nicastri, a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, poi Leone Melchiorre a 9 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, e poi Girolamo Scandariato a 6 anni e 8 mesi per favoreggiamento ed estorsione. Assolti Giuseppe Belletti, imputato di associazione mafiosa, e i fratelli Tommaso, Virgilio e Antonio Asaro, imputati di favoreggiamento. Il processo è stato istruito dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dal pubblico ministero Gianluca De Leo.