Maddalusa senz’acqua per mesi: ma l’abusivismo vale davvero per tutti? Il caso Crosta fa esplodere il dubbio

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C’è qualcosa che non torna. E più si mette in fila quello che sta accadendo ad Agrigento, più la domanda diventa inevitabile.

A Maddalusa ci sono famiglie che da mesi vivono senz’acqua. Il problema riguarda immobili considerati abusivi e insanabili, ricadenti in una zona sottoposta a vincoli particolarmente stringenti. Il risultato, però, è drammaticamente semplice: rubinetti a secco, autobotti che non possono rappresentare una soluzione ordinaria e cittadini costretti a fare i conti con una condizione che ormai non può più essere definita una semplice emergenza.

Sono ben quattro mesi che a Maddalusa non esiste una normale fornitura idrica. E qui arriva il primo interrogativo: se la motivazione è che l’immobile è abusivo e quindi non può usufruire del servizio idrico, la regola deve valere per tutti. Non per alcuni. Perché non sarebbe accettabile che davanti alla stessa situazione urbanistica esistessero cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Ma Maddalusa non è l’unico caso che fa sorgere interrogativi. A Villaggio Mosè anche la chiesa del quartiere, ritenuta abusiva, sarebbe rimasta senz’acqua dal 12 giugno. E allora il principio sembrerebbe chiarissimo: abusivo significa niente acqua. Punto. Ed è proprio qui che la vicenda diventa politicamente esplosiva.

Ieri il quotidiano Report Sicilia ha pubblicato una notizia che, se confermata nei suoi elementi, meriterebbe una risposta pubblica molto precisa. Secondo quanto riportato dalla testata, il vicesindaco Giovanni Crosta sarebbe proprietario di un immobile interessato da una situazione di abusivismo, all’interno del quale risiederebbe un suo congiunto molto stretto. Il tutto a Zingarello.

Attenzione: non stiamo affermando che vi sia stata alcuna irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Non lo sappiamo. E proprio per questo poniamo una domanda. Una sola. Quella che probabilmente si stanno ponendo anche gli abitanti di Maddalusa. Quell’immobile riceve l’acqua oppure no? Se la risposta è sì, perché? Se la risposta è no, allora la questione è chiusa e la regola è stata applicata indistintamente.

Ma se invece l’acqua arriva, mentre ad altri cittadini che abitano in immobili ritenuti abusivi viene negata, allora qualcuno dovrà spiegare perché. Non è una questione personale. È una questione di principio. È una questione di uguaglianza davanti alle regole. La politica, soprattutto quando governa, non può limitarsi a citare le norme quando fanno comodo e dimenticarle quando diventano scomode. Se l’abusivismo impedisce l’erogazione dell’acqua, allora deve impedirla a tutti.

Un altro particolare che non è secondo alla questione: il vicesindaco Giovanni Crosta è l’assessore alla Polizia Urbana, cioè quell’organo aministrativo che dovrebbe controllare l’abusivismo ad Agrigento.

Siamo davanti a un problema di credibilità delle istituzioni.

E quello, forse, è persino più grave della sete.

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