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La società Fuelpower s.r.l. aveva impugnato innanzi al T.A.R. Sicilia – Palermo gli atti con cui il Comune di Palermo aveva assentito la realizzazione di un impianto di distribuzione carburanti in favore della società GP s.r.l. lungo Viale Regione Siciliana a Palermo.
In particolare, con il ricorso proposto la società Fuelpower s.r.l. lamentava l’illegittimità del permesso rilasciato dal Comune di Palermo, in quanto, avendo stipulato un patto di opzione per l’acquisto di appezzamenti di terreno per la realizzazione di un impianto di distribuzione di carburanti nella medesima viale Regione Siciliana, si sarebbe verificata una sovrapposizione di impianti nella medesima area commerciale.
Il T.A.R. Sicilia – Palermo, con sentenza del 18 maggio 2020 dichiarava inammissibile il ricorso proposto dalla società Fuelpower s.r.l., la quale proponeva appello avverso la suddetta sentenza innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.
La G.P. s.r.l., si costituiva in giudizio con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, chiedendo il rigetto dell’appello proposto e la conferma della sentenza di primo grado che, come detto, aveva confermato la legittimità degli atti adottati dal Comune di Palermo.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, all’esito del giudizio che ha visto contrapporsi le due società, con sentenza del 7 novembre 2022 ha respinto l’appello proposto dalla F. s.r.l. poiché è stato ritenuto infondato, condannando anche al pagamento delle spese giudiziali.
In particolare, il C.G.A., condividendo le tesi difensive degli avv.ti Rubino ed Alfieri ha avuto modo di affermare che il criterio della vicinitas, che abilita l’imprenditore commerciale concorrente all’impugnazione di titoli edilizi e autorizzativi con riferimento alla nozione di unicità o identità del bacino d’utenza, postula la rigorosa dimostrazione di un reale pregiudizio che venga a derivare dalla realizzazione dell’intervento assentito, specificando con riferimento alla situazione concreta e fattuale come, perché, ed in quale misura il provvedimento autorizzatorio incida la posizione sostanziale dedotta in causa, determinandone una lesione concreta, immediata e di carattere attuale.
Tali circostanze non sono state riscontrate dai Giudici amministrativi, i quali, di contro, hanno evidenziato che  l’impianto che la società Fuelpower s.r.l. avrebbe voluto realizzare non solo non è attivo, ma per di più la relativa richiesta di realizzazione è stata oggetto di diniego da parte del Comune di Palermo, con la conseguenza che non sussiste alcuna attuale vicinanza tra gli impianti delle due società, tale da poter individuare un medesimo bacino di utenza; per altro il C.G.A. ha rilevato che gli impianti della società G.P. s.r.l. afferiscono ad un’area territoriale talmente vasta da escludere in nuce la presenza delle condizioni soggettive che avrebbero potuto legittimare l’azione promossa dalla società Fuelpower s.r.l..
Pertanto, per effetto della sentenza resa dal Consiglio di Giustizia Amministrativa la società G.P. s.r.l. potrà continuare ad esercitare l’attività svolta presso l’impianto di distribuzione in viale Regione Siciliana, mentre la società Fuelpower s.r.l. dovrà corrispondere le spese di giudizio.

Vasta operazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) è in corso a Roma e provincia, nel Lazio, e anche in Sicilia, in provincia di Agrigento. Coinvolta anche la provincia di Cosenza, in Calabria.

La Dia è al lavoro per dare esecuzione a misure cautelari nei confronti di 26 persone indiziate di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso capace di costituire una cosiddetta «locale» (una cellula) di ’ndrangheta, radicata sul territorio della Capitale, finalizzata ad acquisire la gestione o il controllo di attività economiche in diversi settori facendo ricorso poi a intestazioni fittizie per schermare la reale titolarità delle attività.

Marco Vullo, Assessore ai servizi sociali del Comune di Agrigento , annuncia novità importanti per il mondo dei fragili e nella fattispecie dei caregivers che si prendono cura dei disabili gravi e gravissimi ai quali arriveranno delle risorse economiche attraverso il Fondo regionale per il sostegno del ruolo di cura e assistenza che svolgono queste figure all’interno del nucleo familiare.

“Posso comunicare ai cittadini agrigentini questa bella novità: il Bonus Caregiver che interesserà una platea ampia di persone che si dedicano quotidianamente alla cura dei familiari disabili, agli aventi diritto darà certamente un ristoro.

Infatti attraverso il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del Caregiver familiare è stato trasferito al Distretto socio-sanitario una somma pari a circa 162 mila euro come trasferimento monetario o Bonus per il caregiver, a titolo di riconoscimento alla persona che assiste e si prende cura dei disabili. Il fondo è destinato per il 65% ai disabili gravi e per il 35% ai gravissimi.

L’Assessore continua che già con un suo atto di indirizzo è stata approvata la delibera di giunta per dare seguito al bonus e si è dato mandato al Dirigente del settore II° di procedere agli atti propedeutici con Avviso Pubblico per la spendibilità delle somme attraverso la formazione di un apposito Albo/Elenco dei Caregiver.

A breve nell’Avviso Pubblico saranno presenti i requisiti di ammissione per accedere all’iscrizione nell’albo/elenco.

Questo dimostra, conclude l’Assessore, che le risorse regionali, nazionali ed europee assegnate al sociale per chi necessita assistenza e aiuti di qualsiasi natura sono uno strumento importante che le amministrazioni o le articolazioni (vedi i Distretti socio-sanitari) rappresentano sul territorio e non possono lasciarsi sfuggire.

Così com’è stato fatto adesso e in altre circostanze.

Sono una sponda essenziale per introitare risorse e destinarle ad azioni virtuose nei confronti di chi ha un corredo socio-assistenziale ed economico ancora da implementare per garantire un welfare sempre più largo e ampio. “

I bambini di Montaperto avranno il loro parco giochi inclusivo e privo di barriere architettoniche. La villetta, abbandonata ormai da anni, sarà infatti recuperata con l’istallazione di giochi per i bambini e la collocazione di un idoneo arredo urbano per renderla fruibile e vivibile, oltre che con una pavimentazione.

Nel gennaio 2021 l’amministrazione comunale, avvalendosi del fondo “Sviluppo e Coesione 2014-2020” per la realizzazione di investimenti in infrastrutture sociali, ha richiesto al dirigente, con un atto di indirizzo dell’assessore Principato, di avviare l’iter progettuale, per non perdere i finanziamenti a disposizione annualmente per le amministrazioni. Un iter che ha prodotto l’approvazione del progetto il 9 agosto con lavori da appaltare e fondi da utilizzare entro il dicembre 2022.

«Ancora una volta – spiega l’assessore comunale Gerlando Principato – partecipare ai bandi permette di avere i finanziamenti per poter programmare e realizzare opere di lunga durata che sicuramente sono essenziali per migliorare gli standard di vita di Agrigento e delle sue frazioni. Dalla rigenerazione del parco polivalente di Giardina Gallotti, inaugurato pochi mesi fa, alla rigenerazione di un’area verde nella frazione di Montaperto, con la creazione di un parco giochi inclusivo, privo di barriere architettoniche».

«Non poche le sollecitazioni degli abitanti – spiega il sindaco Franco Micciché – fin dai primi sopralluoghi effettuati dai tecnici del comune, dal Rup Ivano Agostara e dall’assessore Principato e dal consigliere comunale Settembrino, per dare immediato inizio ai lavori.

Ci auguriamo che, come per Giardina Gallotti, anche in questa frazione, si attivi un processo virtuoso di protagonismo civico, che rivitalizzi le frazioni che ho sempre definito “borghi” spesso dimenticati e poco valorizzati perché distanti dal centro città ma con una loro storia e una loro identità che sarà nostro impegno valorizzare il più possibile».

Dopo 30 anni l’ex mafioso autista di Riina e poi collaboratore della Giustizia, Gaspare Mutolo, mostra per la prima volta in pubblico il suo volto.

Gaspare Mutolo ha conosciuto Totò Riina in carcere, nel 1965, e gli ha insegnato a giocare a dama. Poi, quando Mutolo è stato scarcerato prima di Riina, lui, Riina, ha salutato Mutolo così… ti faccio un regalo, quando sarai fuori stai quieto che prima o poi tanti se ne andranno al camposanto… Il primo luglio del 1992 Gaspare Mutolo ha iniziato a vuotare il sacco, segretamente, con il giudice Paolo Borsellino, e si ritiene che anche tale collaborazione tra il giudice e l’ex mafioso abbia accelerato l’esecuzione della strage di via D’Amelio. Fu un interrogatorio segreto ma non del tutto: Paolo Borsellino, agitato tanto da fumarsi due sigarette insieme, raccontò a Mutolo: “Ho incontrato Bruno Contrada, mi ha detto: ‘So che è con Mutolo, me lo saluti”. Di Gaspare Mutolo si è sempre conosciuto il volto da mafioso, da una foto del suo arresto, in bianco e nero. Adesso, Gaspare Mutolo, “Asparinu”, autista di Riina poi collaboratore della giustizia tra i più preziosi, e adesso pittore, che a febbraio ha compiuto 82 anni di età, ha mostrato per la prima volta in pubblico il suo volto, a “Non è l’Arena”, di Massimo Giletti, su La7. Le sue parole: “Non credevo che arrivasse mai questo momento, ma è arrivato e ne sono contento. Vivo con una condanna a morte da 30 anni ma non ci faccio caso e sono contento e convinto di proseguire questa strada. Mi fa stare bene farmi vedere in tv. Ma sarei stato ancora più contento se accanto a me ci fosse stata anche mia moglie, che è morta sei anni fa. Lei avrebbe condiviso la mia scelta di farmi vedere in pubblico. Quando ci siamo sposati, quasi 60 anni fa, sapeva chi ero e condivideva tutte le scelte perché prima di me aveva scoperto che c’era in me qualcosa di buono”. Poi Gaspare Mutolo, passeggiando dopo tre decenni a Palermo, ha ricordato i primi 50 anni della sua vita, quando è stato “uomo del male”, prima che del bene. Mutolo si è soffermato anche sull’attuale e vivace dibattito sull’ergastolo ostativo. E ha affermato: “Se i mafiosi usciranno, torneranno a comandare. Gli stessi fratelli Graviano sperano nell’abolizione dell’ergastolo ostativo. E’ una cosa vergognosa quella che vogliono fare i politici. Come è vergognosa la cosa che vogliono eliminare il sistema dei collaboratori di giustizia. Tutto potevo pensare tranne che i collaboratori venissero maltrattati. Il vero pericolo sono gli avvocati che siedono in Parlamento, comandano più dei politici. Il terzo livello è quello che comanda e ha comandato sempre”. Poi l’intervista si è conclusa sui maggiori rischi di incolumità che adesso Mutolo e la sua famiglia dovranno affrontare: “Io non ho mai avuto paura e se un giorno capirò che mi staranno per uccidere dirò grazie”.

Angelo Roppolo (Teleacras)

Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Volanti hanno denunciato a piede libero alla Procura un pakistano di 40 anni. Lui, approfittando della confusione in una panineria in via Pirandello, ha rubato circa 3mila euro dalla borsa della moglie del titolare, che sarebbero serviti per pagare alcuni fornitori. Poi è scappato. Nello stesso locale, venerdì scorso, tre banditi a volto scoperto e armati di coltello, hanno minacciato il titolare dell’attività lavorativa, e hanno arraffato i soldi in cassa, appena 50 euro.

Ad Agrigento, al Centro commerciale Città dei Templi, il 17 luglio del 2018, il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, a pranzo con una collaboratrice, è stato sorpreso da un uomo che, accortosi della presenza del magistrato, avrebbe esclamato: “A chistu pubblico ministero l’ama fari saltari in aria col tritolo”. Il giudice Vella si è rivolto subito ai Carabinieri che hanno identificato e denunciato il minacciatore, Fabio Bellanca, 43 anni, di Joppolo Giancaxio, sotto processo innanzi ai giudici di Caltanissetta, competenti perché la parte offesa è un magistrato in servizio ad Agrigento. Ebbene, Fabio Bellanca in primo grado è stato condannato ad 1 anno di reclusione, accogliendo quanto proposto dalla Procura nissena. La sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello di Caltanissetta il 7 dicembre 2021. Adesso è stata confermata anche dalla Cassazione, e quindi resa definitiva.

Lunedì sera, ad Agrigento, lungo la strada statale 640, nei pressi del bivio per Maddalusa, si sono scontrate una Chevrolet Aygo con un uomo alla guida e una Fiat Punto con a bordo una coppia. Ebbene, il conducente della Chrevrolet, di 37 anni, di Realmonte, è stato denunciato a piede libero dalla Polizia stradale alla Procura di Agrigento per guida in stato di alterazione psico-fisica allorchè è risultato positivo ad alcol e droga. Nessuno dei tre incidentati ha subito gravi ferite.

Lo scorso 31 ottobre, in contrada Cipolla tra Palma di Montechiaro e Campobello di Licata sono riecheggiati colpi d’arma da fuoco. E’ stato ucciso Angelo Castronovo, 65 anni, bracciante agricolo, di Palma di Montechiaro. Lui è stato sorpreso dalla mano sul grilletto intento a lavorare in movimento terra a bordo di un camion. Ha tentato la fuga, verso la strada statale. Inutile: è stato bersaglio di più proiettili, da pistola e da fucile a pallettoni, almeno 5 di cui l’ultimo sparato alla tempia, appena a ridosso del guardrail. Ebbene, adesso l’esito, ancora non ufficiale, dell’autopsia, avrebbe confermato che per compiere il delitto sono state utilizzate due armi: una pistola calibro 9, e un fucile caricato a pallettoni. La vittima è stata raggiunta da 4 colpi, due esplosi con il fucile, al torace e all’avambraccio destro, e gli altri con la pistola, uno alla tempia, e l’altro in faccia, sparato da distanza ravvicinata. Nel frattempo sono attesi gli esiti dello stub effettuato su una decina di sospettabili a Palma di Montechiaro.

I poliziotti del Commissariato di Canicattì, diretti ad interim dal vice questore, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari un canicattinese di 26 anni, sorpreso, nel corso di una perquisizione domiciliare indotta da sospetti investigativi, in possesso di oltre 330 grammi di cocaina, una pistola, munizioni, e quasi 15 mila euro in contanti. Nel dettaglio: nascosto nella sua automobile è stato rinvenuto un involucro di plastica, contenente 107 grammi di cocaina, e poi in casa una busta plastificata con dentro altri 220 grammi di cocaina. Poi è stata sequestrata la somma in denaro di 14.800 euro, ritenuti verosimilmente provento dell’illecita attività di spaccio di droga. Poi, nascosta nella lavanderia, i poliziotti hanno trovato una pistola calibro 7,65, con matricola abrasa, con il colpo in canna, 78 cartucce dello stesso calibro, ed un tirapugni in metallo. E poi nella sua pizzeria-rosticceria nel centro cittadino, sono stati scoperti un bilancino di precisione, 2 confezioni del peso totale di 17 grammi circa di mannitolo (la sostanza utilizzata per “tagliare” la droga), ed altre 40 cartucce inesplose calibro 22. La pistola sarà sottoposta agli accertamenti balistici per verificare se sia stata utilizzata per commettere atti delittuosi.