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L’eccentricità come un vezzo, un segno distintivo di una personalità complessa, percepita però come stranezza, diversità.

Eppure Alma – la protagonista – non scivola mai via dalla sua natura, malgrado tutt’intorno ci sia un tessuto sociale che la vorrebbe “normale”, dentro un cliché che non contempla  certo l’eccentricità come una possibilità di essere unico, passionale, e a proprio agio dentro un qualche talento.

Sarah Biacchi porta “Le eccentricità di un usignolo”, testo di Tennessee Williams (Estate e fumo) del 1962, per la prima volta in assoluto a Palazzo Reale per la rassegna Napoli Teatro Festival, curandone la regia e tenendo per sé il ruolo di Alma.

La Biacchi è eccentrica al punto giusto, tiene su di sé l‘attenzione di tutti ed è talentuosa nel mettere a punto ogni gesto ed ogni intenzione della protagonista che spesso si domanda cosa ci sia di stonato rispetto alle aspettative  degli altri mentre lei si accorda perfettamente al suo istinto, alle sue passioni, al suo talento.

Canta molto bene Sarah Biacchi e la presenza scenica fa di lei un’artista geniale e capace di catalizzare l’attenzione del pubblico che con lei entra in empatia, mentre coloro che ruotano come satelliti intorno alla sua eccentricità, continuano a puntare il dito contro ogni sua stranezza.

Figlia di un pastore protestante, di una mamma che ha perso il senno e innamorata di un giovane medico, vittima delle attenzioni morbose di una madre esaltata, Alma continua a vedere arcobaleni nella luce che fa brillare la neve sulle ciglia e a domandarsi cosa sarebbe stato se al posto della sua ingombrante eccentricità, avesse avuto solo bellezza e grazia.

Efficace l’allestimento e l’idea di proiettare dettagli della storia in un video che diventa finestra, camino e luogo di incontri, che mostra gesti intimi e pieni di passione così come sono stati immaginati e tradotti, dal testo del drammaturgo statunitense che vuole Alma impacciata, innamorata e alla fine disillusa.

Sul palco insieme alla Biacchi , Riccardo Eggshell, Alessandra Frabetti, Paolo Perinelli, con la partecipazione di Paila Pavese, tutti corali e calati perfettamente nelle intenzioni della regista, intorno al ruolo della Biacchi che mostra tutto il pathos del personaggio che è colto e ricco di fascino.

Pieno di appeal il dialogo tra il giovane medico e l’eccentrico usignolo che mette a nudo la fragilità di Alma dentro quel sentimento non ricambiato, mentre aspira a trascorrere con quel suo giovane innamorato un’ora soltanto, a cavallo con il nuovo anno, per sentire che non tutto è perduto che si può anche fingere, solo per un’ora. “Dammi un’ora e ne farò una vita” – dice la ragazza che finirà per affidare il suo destino ad un viaggiatore incontrato per caso, a cui affiderà quel che resta della sua eccentricità e di tutti i suoi sogni infranti.

 

Simona Stammelluti