Sicilia, registrati due casi di “femminicidio” in 24 ore. Tratti in arresto gli uomini

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Quotidianamente gli avvenimenti di cronaca ci portano al “femminicidio”. I dati ISTAT chiariscono che almeno 49 mila donne si sono rivolte ai centri antiviolenza. Ma questi dati sono ancora parziali. Le proiezioni sono in crescente aumento, e il dato è allarmante.
Per la maggiore, questi casi hanno origine in ambito familiare, ma questa casualità non è la regola!
Nelle ultime ore due avvenimenti sono stati registrati in Sicilia, uno a Catania e l’altro a Palermo.
A Catania una ragazzina di appena 15 anni, veniva picchiata giornalmente dal suo compagno, di nove anni più grande.
La ragazza scoprendo di aspettare un figlio dal suo aguzzino, e con il timore delle continue vessazioni, che in futuro potevano essere dirette anche al nascituro, ha deciso di interrompere volontariamente la gravidanza e di rivolgersi alle forze dell’ordine. Il 24enne è stato arrestato.

A Palermo, ieri, una furibonda lite familiare, ha fatto riportare a una 44enne tagli e ferite alla mandibola, al braccio e un dente rotto al termine di una colluttazione con il marito 49enne.
Provvidenziale è stata la chiamata al 112, da parte dei vicini, che hanno sedato la lite e arrestato l’uomo con l’accusa di maltrattamenti e lesioni gravi.

Il “femminicidio” non indica solo l’”omicidio” della donna, ma in se porta un significato più ampio e articolato. Il “femminicidio” è “qualsiasi forma di violenza posta in maniera continuata sulle donne, al fine di sovrastarle”, e la sua reiterazione porta alla morte.
Per combattere la violenza sulle donne, non basta l’intervento delle forze dell’ordine o le compagne di sensibilizzazione. Per combattere la violenza bisogna ri-partire da “0”, dalle scuole, insegnando ai futuri uomini di domani le opportunità concrete di parità sociale.

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