Allerta Verde, città sott’acqua: in Sicilia qualcuno dovrà spiegare cosa non ha funzionato

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Cose strane, anzi troppo strane, in questa terra di Sicilia.

Ieri Agrigento è stata travolta dall’acqua. Strade trasformate in fiumi, tombini saltati, fango, auto in difficoltà, viabilità paralizzata e persino una vettura sprofondata in una voragine apertasi in piazza Marconi. A San Leone e in altri quartieri l’acqua ha invaso le carreggiate, mentre i vigili del fuoco sono stati impegnati in decine di interventi.

E allora una domanda è inevitabile: come è stato possibile arrivare a una situazione del genere senza che il sistema di allerta riuscisse a fotografare con sufficiente anticipo la reale pericolosità dello scenario? Attenzione, però: qui bisogna essere precisi.

Non è corretto sostenere semplicemente che Agrigento fosse “verde per tutta la giornata”. Il bollettino della Protezione civile regionale emesso il 18 settembre collocava infatti la zona E, quella in cui ricade Agrigento, in allerta gialla per il 19 settembre, con previsione di rovesci e temporali. Poi è arrivato un secondo bollettino, emesso il 19 settembre e valido dalle ore 16 fino alla mezzanotte del 20 settembre, nel quale la zona E risultava verde. Ed è proprio qui che cominciano le domande.

Perché mentre la Sicilia si preparava a vivere una giornata meteorologicamente delicata, la classificazione cambiava? Quali dati erano arrivati ai previsori? Quali elementi avevano determinato quella riclassificazione? E soprattutto: il sistema di previsione e allertamento aveva realmente colto la possibilità che su Agrigento si potesse abbattere una precipitazione di quella violenza? Sono domande legittime. Non sono accuse. Perché quando una città viene messa in ginocchio in pochissimo tempo, il problema non può essere liquidato con la solita frase: “Sono eventi imprevedibili”.

Certo, i fenomeni estremi possono essere improvvisi. La stessa Protezione civile regionale ha recentemente sottolineato che il cambiamento climatico sta producendo eventi caratterizzati da forte intensità e imprevedibilità spaziale e temporale. Ma proprio per questo occorre interrogarsi sull’efficacia complessiva del sistema di prevenzione.

E c’è un altro aspetto che non può essere ignorato. La Protezione civile regionale aveva già lanciato, pochi giorni prima, un richiamo molto serio: in Sicilia sono stati individuati circa 100 mila punti critici e ai Comuni era stata chiesta una particolare attenzione alla manutenzione e alla preparazione in vista delle piogge autunnali.

Allora il problema è doppio. Da una parte c’è la previsione meteorologica, che deve cercare di intercettare per tempo la possibilità di fenomeni estremi. Dall’altra c’è la fragilità dei territori, che non può essere scoperta ogni volta che dal cielo arrivano poche decine di minuti di pioggia violenta. Perché se bastano un temporale e un’enorme quantità d’acqua concentrata in poco tempo per trasformare viali, piazze e strade in fiumi, allora non siamo soltanto davanti a un problema meteorologico.

Siamo davanti anche a un problema di prevenzione. E Agrigento lo conosce benissimo. Lo abbiamo già visto troppe volte: alla prima pioggia intensa, alcuni punti della città diventano impraticabili. Le caditoie non ricevono, i tombini saltano, l’acqua corre dove non dovrebbe correre e le strade diventano trappole. Poi, quando tutto finisce, arrivano le fotografie dei danni, i sopralluoghi, le transenne e le dichiarazioni.

Ma la Protezione civile deve servire soprattutto prima, non soltanto dopo. Ed è proprio questo il punto sul quale sarebbe opportuno pretendere chiarezza. Non servono processi sommari. Non servono capri espiatori. Servono documenti, orari, dati e spiegazioni. Quale previsione era disponibile nelle ore precedenti? Quale bollettino è stato preso come riferimento? Perché la zona di Agrigento è passata dal giallo al verde? Quali informazioni sono state trasmesse ai Comuni?

Ma soprattutto, il sistema ha funzionato come avrebbe dovuto funzionare davanti a un evento che ha provocato disagi così pesanti? Sono interrogativi ai quali qualcuno dovrà rispondere. Perché una cosa è certa: ieri Agrigento non ha avuto una semplice “pioggia”. Ha avuto un fenomeno capace di mettere in crisi, in pochi minuti, strade, viabilità e sicurezza. E davanti a immagini di una città piegata dall’acqua, continuare a discutere soltanto del colore di un’allerta sarebbe persino ridicolo.

Il punto non è se fosse verde o gialla. Il punto è capire se il sistema di prevenzione abbia visto arrivare ciò che stava per accadere e se, una volta visto, abbia fatto tutto quello che era necessario fare. Questa è la domanda vera.

E la Sicilia, questa volta, merita una risposta vera.

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