Sfruttamento della prostituzione: il Tribunale di Agrigento ha condannato sette imputati nell’ambito dell’inchiesta “Saponara”. I dettagli.
A fronte di proposte di condanna anche fino a 10 anni di reclusione, la sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta dal giudice Agata Anna Genna, ha inflitto 2 anni e 2 mesi di carcere ciascuno ai 7 imputati nell’ambito dell’inchiesta contro lo sfruttamento della prostituzione cosiddetta “Saponara”, dal nome di una via nel centro storico di Agrigento dove sarebbe stato praticato il meretricio.
Si tratta di Marival Magaly Manrique Mendoza, 54 anni, peruviana, intesa “Camilla”, poi Jacqueline Yanina Manrique Mendoza, 43 anni, intesa “Jacki”, anche lei originaria del Perù, Cirilla Maria Manrique Hacache, 85 anni, madre delle due Mendoza, poi Maria del Pilar Manrique, 61 anni, peruviana, intesa “Pilar”, gli agrigentini Giuseppe Salamone, 36 anni, ed Eugenio D’Agostino, 58 anni, e Maria Valdirene Vieira De Oliveira, 61 anni, brasiliana. Nell’estate del 2014 delle escort (tradotto dall’inglese è: accompagnatrici) sarebbero state invitate e accolte ad Agrigento. I servizi erotici sono stati pubblicizzati sulla stampa e sul sito internet “Bakeka incontri Agrigento”. Anche a telefono è stato spiegato ai clienti il tipo della prestazione sessuale, poi le offerte sul prezzo, tra i 70 e gli 80 euro pagati in anticipo, e poi l’accordo su dove e quando. Sarebbero state le due sorelle Mendoza, Magaly e Yanina, a reperire due appartamenti tra via Saponara 10 e via Neve 54. Le due Mendoza poi hanno contattato escort ovunque in Italia, prospettando un impiego sicuro e ben pagato. E così sarebbe stato. Una quota degli incassi sarebbe stata versata alla madre delle Mendoza.
L’agrigentino Eugenio D’Agostino sarebbe stato il compagno di una delle sorelle Mendoza, e si sarebbe adoperato ad accompagnare le escort nei loro spostamenti, custodendo le chiavi degli appartamenti teatro delle scorribande sessuali. L’altro agrigentino, Giuseppe Salamone, inteso “Oliver”, si sarebbe invece reso utile nell’alloggiare le ragazze, spesso ospiti di altre escort già da tempo ad Agrigento. Le indagini della Squadra Mobile e della Procura di Agrigento, che il 20 giugno del 2014 sfociarono nel blitz “Saponara” e negli arresti, sono state avviate a seguito delle segnalazioni e delle lamentele dei residenti delle stesse via Neve e via Saponara, indispettiti dal via vai di clienti nei due appartamenti presunti a luci rosse.
Angelo Ruoppolo (Teleacras)
