La Procura di Caltanissetta chiude le indagini su un presunto sistema di affidamenti pilotati e pagamenti illeciti. Al centro dell’inchiesta i lavori pubblici, una presunta mazzetta da 45 mila euro e altre ipotesi di corruzione e concussione.
L’inchiesta sugli appalti pubblici a Sommatino si allarga e porta con sé nuovi sviluppi giudiziari che coinvolgono anche il territorio agrigentino. Sono 14 le persone raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Procura di Caltanissetta, nell’ambito dell’indagine che ipotizza un sistema di corruzione, affidamenti pilotati e presunte richieste di denaro a imprenditori.
Tra gli indagati figurano due imprenditori di Favara, Dino e Federica Caramazza, Laura Tartaglia, segretario comunale di Sommatino originaria di Agrigento, e Alessandro Ignazio Patti, di Canicattì, marito di Vincenza Valentina Calabrò, già candidata al consiglio comunale.
L’indagine aveva già portato, lo scorso luglio, agli arresti del sindaco di Sommatino, Salvatore Letizia, e dell’imprenditore favarese Dino Caramazza. Il provvedimento appena notificato segna un ulteriore passaggio dell’inchiesta e precede le possibili richieste di rinvio a giudizio.
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda i lavori di riqualificazione di Villa Garibaldi e il presunto accordo per successivi interventi al cimitero comunale.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli imprenditori coinvolti avrebbero versato complessivamente 45 mila euro a esponenti dell’amministrazione comunale per ottenere affidamenti e assicurarsi ulteriori commesse pubbliche. L’appalto iniziale per la villa ammontava a 94.449 euro, a cui si sarebbero aggiunti lavori per 61.208 euro e altri 30 mila euro attraverso una perizia di variante.
Per l’accusa, gli interventi sarebbero stati suddivisi nonostante, in base alla contestazione, dovessero essere ricondotti a un unico affidamento. Nell’intesa ipotizzata dalla Procura sarebbe rientrata anche la promessa di assegnare all’imprenditore lavori per la sistemazione dei loculi e dei servizi igienici del cimitero.
A fornire elementi investigativi determinanti sarebbero state le intercettazioni ambientali eseguite dalla Squadra mobile di Agrigento negli uffici della società riconducibile alla famiglia Caramazza.
In particolare, gli investigatori avrebbero ricostruito una presunta consegna di 15 mila euro al sindaco Letizia il 14 febbraio 2025, giornata di San Valentino, da cui deriva il riferimento alla cosiddetta “mazzetta di San Valentino”.
Le conversazioni intercettate e le immagini raccolte dagli investigatori avrebbero documentato la preparazione di una busta contenente denaro e il successivo spostamento dell’imprenditore verso Sommatino. Per gli inquirenti, gli elementi raccolti sarebbero compatibili con la consegna della somma al primo cittadino.
Il fascicolo giudiziario comprende ulteriori ipotesi di reato che riguardano amministratori e funzionari comunali.
Al sindaco Letizia, alla vicesindaca Mariangela Castellano e all’ex assessore al Turismo Jean Pierre Rumeo viene contestata la concussione in relazione alla presunta richiesta di 150 euro in contanti per ogni giornata di partecipazione degli operatori commerciali alla Sagra dell’Agricoltura.
Al dirigente comunale Roberto Alotta viene invece contestata, tra le altre ipotesi, l’induzione indebita a dare o promettere utilità. Secondo l’accusa, avrebbe chiesto 50 mila euro a un imprenditore in relazione all’affidamento dei lavori di consolidamento del costone roccioso di Sant’Anna. La richiesta non sarebbe andata a buon fine per il rifiuto dell’imprenditore.
Ad Alotta viene inoltre attribuita una presunta richiesta di 5 mila euro per l’affidamento dei lavori relativi a un asilo nido. Contestata anche la ricezione di beni, tra cui un telefono cellulare del valore di 1.800 euro e un computer, che sarebbero stati messi a disposizione da soggetti coinvolti nell’inchiesta.
Un’altra contestazione riguarda la presunta falsificazione degli atti relativi a una riunione di giunta del 25 ottobre 2024, nella quale sarebbe stata attestata la presenza della vicesindaca e di un assessore.
Infine, a Vincenza Valentina Calabrò, al marito Alessandro Ignazio Patti e a Domenico Danisi viene contestato il favoreggiamento. Secondo la Procura, avrebbero rivelato l’esistenza di indagini a carico della vicesindaca Castellano, con l’obiettivo di aiutarla a eludere le investigazioni.
L’origine dell’indagine risale alla notte del 9 maggio 2024, quando alcuni colpi di pistola vennero esplosi contro l’automobile del sindaco Salvatore Letizia.
Le indagini avviate dai carabinieri per individuare i responsabili dell’intimidazione non avrebbero consentito di chiarire quell’episodio, ma avrebbero fatto emergere elementi ritenuti meritevoli di ulteriori approfondimenti sui rapporti tra il primo cittadino, alcuni imprenditori e l’amministrazione comunale.
Gli investigatori avrebbero delineato un quadro caratterizzato, secondo l’ipotesi accusatoria, da contatti ripetuti e accordi potenzialmente finalizzati a piegare l’attività amministrativa a interessi privati.
Gli atti sono quindi confluiti nel procedimento della Procura di Caltanissetta, che ha ricostruito le presunte irregolarità negli affidamenti pubblici e le altre condotte contestate.
