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848 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 7.527 tamponi processati in Sicilia. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 1.837. Il tasso di positività scende al’11,2%, ieri era all’11,8%. La Sicilia è al quinto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 95.181 con un decremento di 686 casi. I guariti sono 1.642 mentre le vittime sono 2 portano il totale dei decessi a 10.768. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 681, in terapia intensiva sono 37.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 284 casi, Catania 202, Messina 44, Siracusa 89, Trapani 70, Ragusa 76, Caltanissetta 68, Agrigento 105, Enna 20.

In Sicilia sbarca l’ennesimo nuovo ceppo del virus del covid, con una prima infezione da XQ, l’ultima nella già lunga serie di sottovarianti Omicron, individuata una decina di giorni addietro in Brasile e adesso emersa in Sicilia, unico caso in tutta Italia, dal report sulla diffusione delle varianti che l’Istituto superiore di Sanità elabora periodicamente. Si tratta di un lignaggio sul quale si conosce ancora ben poco, anche se le caratteristiche non sembrano lontane da quelle, ormai ben conosciute, della stessa ‘famiglia Omicron’, ovvero più contagiosità e meno aggressività.

Luigi Strangis vince l’edizione 2022 dell’ormai collaudato talent show “Amici” di Maria De Filippi, e vince con la sua austera gentilezza. Ieri sera durante la finale sembrava uscito da un libro di fiabe e con in dosso quell’abito che lo faceva tanto assomigliare al piccolo principe, ha sbaragliato gli altri finalisti, tutti molto bravi.

Questa edizione – così come facevano notare anche i critici della stampa presenti ieri in collegamento – è stata caratterizzata dall’educazione e dall’umiltà dei ragazzi, peculiarità che hanno accompagnato quel percorso di crescita significativa all’interno della scuola, e che li ha condotti non solo alla finale ma anche a vincere prestigiosi premi e borse di studio che li porteranno in giro per il mondo, permettendo loro di affinare potenzialità e talento. A Serena infatti viene consegnata una borsa di studio per volare a New York per studiare nella prestigiosa scuola di ballo Alley School. Anche lei, perennemente bombardata dalle critiche della maestra Celentano che l’ha sempre definita non adatta al ballo, né fisicamente né come preparazione, ha continuato il suo percorso a testa bassa, con umiltà, tenendosi stretta la voglia di crescere, di migliorare e di trovare il suo posto nel mondo della danza e questo riconoscimento, la riscatta in maniera inequivocabile.

In 6 giunti alla finale, dopo la prima uscita di Albe, a battersi per il titolo di vincitore, Sissi, Alex, Luigi, Serena e Michele, che arrivato all’ultima fase della finalissima, perde davanti alle innumerevoli peculiarità d Luigi, polistrumentista, che arriva alla vittoria, dimostrando una propria maturità, ed una capacità eccellente di scrittura; il tutto condito da quel suo essere schivo, educato, amabile.
Michele però vince 50 mila euro come vincitore della categoria ballo oltre alla possibilità di ballare insieme a Roberto Bolle, durante una serata dedicata alla danza.

Luigi, il cui nuovo singolo “Tienimi stanotte” è stato passato innumerevoli volte in questi mesi sui network radiofonici, gli consegna il traguardo di entrare di diritto a far parte del primo spettacolo della generazione Z, il Future Hits Live, grazie proprio alla preferenza espressa dagli ascoltatori di Radio Zeta. Non in ultimo a lui va il premio di 150 mila euro.

Archiviate le liti tra prof che come tutti gli anni hanno “colorato” il talent show, i sei finalisti si sono reciprocamente abbracciati nei momenti delle varie sfide. Si sono sempre voluti molto bene, al netto degli amori nati all’interno della casetta che li ha ospitati per nove lunghi mesi.

Dismesse quest’anno le tute e le divise classiche della trasmissione, i ragazzi sono stati liberi di esprimersi attraverso anche il loro look. Luigi Strangis quel look lo ha sempre mostrato con orgoglio senza mai ostentarlo; dagli occhiali bianchi – divenuti un must per le fan – alle unghie laccate di nero, e poi quegli abiti eccentrici ma mai inadeguati, con lustrini e paillette, e le scarpe con un po’ di tacco che tanto ricordano i Beatles.

Vince Luigi, anche grazie alla sua conoscenza approfondita del mondo musicale che ha fatto suo puntata dopo puntata, interpretando i brani scelti, con la schiettezza di chi ha voglia di farsi ricordare, ma senza forzare mai la mano.
Le prime parole subito dopo la vittoria sono per la sua famiglia, “è grazie a loro se sono qui“.

Molto significativo era stato infatti l’incontro tra Luigi e suo papà nei giorni scorsi, nelle giornate destinate alle prove, un incontro inatteso per il cantante, che ha mostrato tutto il supporto che la sua famiglia aveva dato a Luigi e l’attaccamento di Luigi alla sua famiglia e alla musica; i genitori nel corso degli anni lo hanno sostenuto, incoraggiato, sin da quando era bambino.

Anche altri premi consegnati ai ragazzi durante la serata finale di ieri sera:

PREMIO DELLA CRITICA TIM  da 50 mila euro a Sissi.

PREMIO TIM, dato da una giuria tecnica del valore di 30 mila euro in gettoni d’oro a Serena

PREMIO RADIO, una targa al pezzo ritenuto più radiofonico assegnato dai principali network a Luigi per il brano Tienimi Stanotte.

PREMIO OREO, dato da una giuria tecnica del valore di 20 mila euro in gettoni d’oro a Alex

PREMIO MARLÙ, del valore di 7 mila euro in gettoni d’oro assegnato a ciascun finalista.

E adesso attendiamo di vedere quanta strada faranno questi ragazzi, che quest’anno hanno dimostrato che c’è una nuova generazione che ha voglia di scrivere canzoni – cosa che manca molto alla musica italiana – e che l’attitudine allo studio è ancora un bene prezioso.

 

 

Ieri a Licata, la Polizia di Stato ha eseguito una ordinanza di misura cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Agrigento su tempestiva richiesta del PM della Procura della Repubblica di Agrigento, a carico di una trentenne licatese, già sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di dimora, indagata per maltrattamenti in famiglia, tentata estorsione aggravata e lesioni personali pluriaggravate.

In particolare, l’odierna misura cautelare, che ha disposto la sottoposizione della indagata agli arresti domiciliari presso una comunità, scaturisce dalle immediate attività investigative condotte dal locale Commissariato di P.S. a seguito degli interventi delle pattuglie nonché delle susseguenti denunce delle parti offese, che hanno evidenziato le plurime condotte aggressive e vessatorie della donna, commesse ai danni dei genitori e finanche del figlio minorenne, già affidato ai nonni con provvedimento giudiziario.

Pertanto, su tempestiva richiesta del P.M. della Procura della Repubblica di Agrigento, giungeva l’ordinanza di applicazione della predetta misura con la quale il GIP del Tribunale agrigentino, accogliendo pienamente le richieste del P.M. e l’attività svolta dalla P.G., disponeva la sottoposizione dell’indagata agli arresti domiciliari presso una comunità, al fine di infrenare le condotte violente ed evitare la reiterazione dei reati commessi e, soprattutto, di quelli più gravi dalla stessa prospettati.

Si aggiunge, infine, che, contestualmente alla predetta esecuzione, sempre per i medesimi fatti,  la donna è stata sottoposta al provvedimento di ammonimento emesso dal Questore della Provincia di Agrigento, finalizzato a scoraggiare le gravi condotte commesse dalla stessa e garantire alle parti offese una rapida tutela, con avvertimento di astenersi dal reiterare la commissione di ulteriori atti violenti o vessatori.

Pertanto, il personale del Commissariato licatese, ha dato immediata esecuzione ai citati provvedimenti ed ha sottoposto l’indagata, su disposizione della A.G., alla misura cautelare custodiale con conduzione della stessa presso una idonea comunità ove dovrà rimanere ristretta in regime degli arresti domiciliari.

Ha riscosso grande successo il Seminario su “Progettare il verde pensile, aggiornamento tecnico alla luce della nuova normativa UNI 11235/2015”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento, lo scorso 12 maggio.

Nell’ambito di una collaborazione con tutti gli Ordini di Italia, al fine di promuovere l’interscambio di iniziative e rafforzare il coinvolgimento della categoria nel campo della formazione e dell’aggiornamento professionale, l’Ordine di Agrigento, per l’occasione, si è gemellato con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo.

Circa 200 professionisti hanno seguito a distanza l’evento e molti altri hanno preso parte in presenza, presso la sede dell’Hotel Dioscuri a San Leone (AG). Il Seminario ha visto la partecipazione del Direttore dell’Harpo S.p.a., Dott. Maurizio Crasso, creatore e sviluppatore della linea verde pensile nella medesima azienda. Presenti anche, tra i relatori, il Prof. Giuseppe Trombino, Presidente INU Sicilia, ed il Prof. Salvatore La Bella, Ordinario di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali presso l’Università degli Studi di Palermo.

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento diventa pioniere nell’approfondimento dell’uso di nuove metodologie progettuali nel rispetto dell’ecosistema ed il decoro urbano ed estetico, trattato nell’ambito del Seminario in oggetto. L’evento ha conseguito l’obiettivo di sensibilizzare sia i colleghi che vogliono mettersi al passo con i tempi nell’ambito della progettazione urbanistica ed edilizia, e in generale delle opere civili,  sia il territorio e la collettività in ordine alla necessità cogente di avvalersi delle metodologie costruttive offerte dal verde pensile, non soltanto per problemi di tipo estetico ed ambientale, ma anche e soprattutto per l’adeguamento agli obblighi normativi collegati all’invarianza idraulica, a cui tutti i lavori devono adeguarsi.

L’evento del 12 maggio è stato il primo di una serie di incontri che l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento intende organizzare sul tema, al fine di fornire ulteriori strumenti di approfondimento a tutti professionisti.

L’Ordine ringrazia la Rete delle Professioni Tecniche della Provincia di Agrigento, che ha patrocinato l’iniziativa: Rino La Mendola, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Silvio Santangelo, Presidente del Collegio dei Geometri, Maria Giovanna Mangione, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali e Salvatore Talmi, Consigliere dell’Ordine Regionale dei Geologi, Francesco Ciaccio, Presidente dell’Ordine dei Periti Industriali.

Ha moderato i lavori il Consigliere Segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Agrigento, Jennifer D’Anna. Presente anche il Vice Presidente Vicario, Francesco Buscaglia, che ha portato i saluti del Consiglio e del Presidente, Achille Furioso, assente per cause di forza maggiore. L’assistenza tecnica informatica è stata gestita da Flavio Patti e Sergio Caramanno.

Non sono d’accordo con i toni di questo coretto perbenista, e a tratti stucchevole, che se la prende con i pregiudicati per mafia, rei – dopo aver scontato interamente e dignitosamente la loro pena – d’aver ancora voglia di parlar di politica. Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri non sono stati condannati all’esilio, alla gogna civile o all’obbligo perpetuo del silenzio ma alla galera. L’hanno scontata e – pena accessoria – non potranno più né votare né essere eletti. Ma conservano il pieno diritto (come osserva il professor Fiandaca) di dire quello che pensano.
Meno comodo è prendersela con chi è andato a cercarli, a richiederne benedizioni e raccomandazioni elettorali: ed infatti sui questuanti eccellenti tacciono tutti, compresi i columnist della nobile stampa antimafiosa.
Una decina di giorni fa c’è stato un incontro all’hotel delle Palme. Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci è andato in udienza da Marcello Dell’Utri, che lo ha benevolmente accolto; Musumeci ha chiesto un’intercessione con Berlusconi per la propria ricandidatura e il suddetto Dell’Utri gliel’ha concessa passandogli al telefono il Cavaliere. A causa di questo siparietto palermitano, la pubblica riprovazione s’è rovesciata solo su Dell’Utri mentre il Musumeci, furbo e muto, ha provato a farla franca.
Io la penso esattamente all’opposto, e pazienza per gli irriducibili del moralismo antimafioso che la prenderanno male: ovvero, per me Dell’Utri può parlare con chi vuole, è un suo diritto. Il Presidente della Regione Siciliana, lui no, non può parlare con chi vuole: soprattutto se il suo interlocutore è un condannato in via definitiva per mafia. Avergli chiesto un’intercessione, un favore, un’apertura di credito politico su Roma ne fa, subito, un presidente dimezzato, un candidato compromesso, un uomo di parte. E della parte sbagliata.
Sono d’accordo anche con il giudice Morvillo. Musumeci si tenga lontano, il 23 maggio e il 19 luglio, da chi ricorda i nostri morti. Se frequenti i condannati per mafia non hai titolo per frequentare il ricordo delle vittime di mafia. Provare a fare l’una e l’altra cosa è solo una bestemmia. Delle peggiori”.

“Non scioperiamo per protestare ma solo per essere ascoltati!”

Come noto, l’assemblea straordinaria della Associazione Nazionale Magistrati (ANM) tenutasi a Roma il 30/04/2022 ha deliberato una giornata di astensione dall’attività giudiziaria da parte di tutti gli associati, individuata dalla Giunta esecutiva centrale per il giorno 16 maggio 2022, ritualmente comunicata agli Organi Istituzionali ed alla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Anche i Magistrati degli Uffici Giudiziari di Agrigento aderiscono pienamente alla deliberazione dell’assemblea straordinaria dell’ANM  tenutasi a Roma lo scorso 30 aprile per una giornata di astensione dall’attività giudiziaria da parte di tutti gli associati

I Magistrati della ANM-Sottosezione di Agrigento vogliono oggi denunciare, insieme a tutti i colleghi Italiani, il grave pericolo che è insito nella riforma dell’Ordinamento Giudiziario attualmente in discussione che, si ricordi, non accorcia neppure di un solo giorno la lunghezza dei processi ed è improntata, invece, solo: al rispetto del cd. conformismo giudiziario, ossia il favore per l’adozione di decisioni conformi ai precedenti, scoraggiando nuove interpretazioni evolutive in grado di cogliere i cambiamenti nei contesti sociali e culturali in cui la giustizia opera (vigente questa riforma, verosimilmente, anche FALCONE e BORSELLINO sarebbero bocciati, non essendo più possibile alcuna innovazione giurisprudenziale); alla introduzione di nuove figure di illeciti disciplinari (addirittura per violazioni di mere direttive non meglio individuate così, peraltro, snaturandosi anche il principio costituzionale del Magistrato soggetto solo alla Legge); a periodiche valutazioni di professionalità basate su criteri meramente aziendalistici e quantitativi che sono del tutto estranei all’esercizio della Giurisdizione (si ricordi che ormai da tempo i Magistrati italiani sono gli unici funzionari pubblici già sottoposti a ben sette valutazioni  lungo il loro percorso professionale); alla introduzione, di fatto, della separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudice (in violazione, tra l’altro, di un preciso dettato costituzionale), separazione a cui con forza ci opponiamo atteso che noi, già solo come cittadini, vogliamo un Pubblico Ministero terzo, che sia ancora il primo baluardo della Giurisdizione e non soltanto il rappresentante dell’Accusa e che sia libero di non avere, quindi,  remore a chiedere l’assoluzione dell’imputato e a ricercare prove in suo favore, invece di dover temere e dolersi che la sua originaria ipotesi possa essere  disattesa e così, addirittura, pregiudicare la sua carriera (conseguenza in sostanza inevitabile alla luce di quanto previsto dalla riforma del sistema delle valutazioni).

La riforma, peraltro, non colpisce affatto ma anzi esaspera sia il correntismo che il carrierismo!

Per tutti questi motivi, l’ANM invita i cittadini a conoscere le ragioni del nostro sofferto sciopero -che non è affatto finalizzato a difese di eventuali insussistenti privilegi o di interessi di categoria ma solo a denunciare la possibile esasperazione di un sempre più serrato controllo verticistico della Magistratura non più soggetta, quindi, solo alla Legge- approfondendo le tematiche esposte nella delibera con cui lo stesso è stato indetto, reperibile sul sito internet della ANM: https://www.associazionemagistrati.it/

Anche oggi, a prescindere dall’adesione all’astensione, saranno ovviamente garantiti i servizi pubblici essenziali nel rispetto del codice di autoregolamentazione adottato dall’ANM e al ricorrere dei presupposti di urgenza previsti dalla L. n. 742/69, conclude la nota

Legalità e trasparenza: l’appello di Maria Falcone in occasione delle elezioni Amministrative a Palermo. Gli interventi a riscontro di Lagalla, Miceli e Barbera.

Dopo Luigi Patronaggio, ex Procuratore di Agrigento e Procuratore generale a Cagliari, poi Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Giovanni Falcone, poi il Centro Pio La Torre, adesso è Maria Falcone, sorella del giudice vittima della strage di Capaci e presidente della Fondazione Giovanni Falcone, a lanciare un accorato appello contro il rischio di infiltrazioni mafiose alle elezioni Amministrative. Lei è intervenuta così: “E’ inaccettabile che in una città che per anni è stata teatro della guerra che la mafia ha dichiarato allo Stato, e che ha contato centinaia di morti, sia ancora necessario ribadire che chi si candida a ricoprire una carica importante come quella di sindaco e qualsiasi altra carica elettiva debba esplicitamente prendere le distanze da personaggi condannati per collusioni mafiose, e di dire parole chiare contro i mafiosi e chi li ha aiutati, di ripudiarne appoggi e sostegno. In tema di mafia i grigi non sono ammessi”.

Le repliche, Roberto Lagalla, candidato a sindaco del centrodestra: “Comprendo e apprezzo lo spirito che anima la dichiarazione della professoressa Maria Falcone. Sono immune da qualsivoglia ingerenza o influenza estranea alla legalità. Con me i mafiosi e i loro complici rimarranno fuori dal governo della città. Difenderò sempre il percorso etico e morale di redenzione e riscatto che Palermo ha attraversato negli 30 anni. Ma più che le parole e le abiure, vale la mia storia personale e il progetto per il futuro di Palermo. L’impegno antimafia è un presupposto non eludibile, e non è qualcosa in più da dover rivendicare, sfoggiandolo alla bisogna o a richiesta. Il sistema politico prodotto dal professionismo dell’antimafia, come quello del governo Crocetta, è attualmente alla sbarra. Ci ispiriamo alle parole pronunciate da Fiammetta Borsellino, quando ha avuto modo di affermare che ‘l’antimafia non può non essere disinteressata, non può mirare al potere e non può diventare essa stessa potere’. Sfidiamoci su questi contenuti, allora, per spiegare ai cittadini chi tra noi candidati ha la ricetta migliore. Io sono pronto”.

E poi, Franco Miceli, candidato sindaco del centrosinistra: “Io rifiuto il voto e gli appoggi di chi ha o ha avuto a che fare con la mafia. Su questo non possono esserci zone grigie: o si è contro o si è complici. Chi sottovaluta o minimizza insofferente questa questione lo fa o perché impreparato o perché non vuole rinunciare a qualche manciata di voti”. E poi Rita Barbera, ex direttrice del carcere Ucciardone e candidata a sindaco: “Il mio percorso e il mio passato dimostrano la distanza non solo dalla mafia ma anche da ogni forma di corruzione e clientelismo. Questo vale non solo per la mia figura di candidata a sindaca ma anche per tutti i candidati delle mie due liste civiche, che non contengono né indagati né ‘chiacchierati’, e che hanno visto nella mia candidatura la trasparenza, l’onestà e la determinazione necessaria per potere amministrare Palermo con la garanzia che nessuno ‘verrà a presentare il conto’ di favori, intercessioni e connivenze’. Mi auguro che tutti i cittadini abbiano finalmente compreso che è questa l’unica strada che porta Palermo a porre le basi per fare parte, a pieno titolo, di un contesto internazionale”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Antonino Salerno, 65 anni, è morto al cimitero dei Rotoli a Palermo. L’uomo si è recato nel camposanto per la tumulazione della sorella. Poco dopo, diretto a visitare la tomba del padre e della madre, è stato preda di un malore e si è accasciato a terra. Operai del cimitero e altri visitatori hanno telefonato ai soccorsi. I sanitari del 118, subito sul posto, dopo alcuni tentativi di rianimarlo hanno constatato la morte. Il medico legale dopo l’ispezione ha confermato le cause naturali del decesso. La salma è stata restituita ai familiari.

Ad Aragona i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato un pensionato di 62 anni alla Procura della Repubblica di Agrigento per minacce aggravate. Un altro pensionato di 68 anni lo ha denunciato perché lo scorso 30 aprile, al culmine di un diverbio insorto per futili motivi, il 62enne lo avrebbe minacciato di morte brandendo un coltello a serramanico contro. Al presunto minacciante sono state sequestrate delle armi detenute legalmente a fine precauzionale.