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Definito dalla critica specializzata come “il primo studio in Europa su un genere di cinema sovversivo”, costato due anni di lavoro tra ricerche d’archivio e fonti straniere, Il fiore e il serpente – quarto capitolo di un’eccentrica storia del cinema giapponese che attende l’uscita di un ultimo volume – è un viaggio nel cinema di genere Roman Porno, linea di film prodotti dalla Nikkatsu a partire dal 1971 e diretti
da celebri registi che si distinguono per gli indiscutibili meriti artistici e il carattere sperimentale.

All’inizio degli anni Settanta il cinema subisce una profonda crisi per la concorrenza delle grandi case di produzione, e la Nikkatsu – la più antica casa cinematografica giapponese – cambia radicalmente i suoi piani inaugurando la linea Roman Porno con il successo clamoroso di un film di Shōgorō Nishimura. Al tempo scoppia subito lo scandalo, perché non è considerato accettabile che una major si abbassi a produrre un tipo di pellicola da sempre associato a produzioni marginali e a basso costo.

Il Roman Porno declina alla violenza, e, con una produzione di due film ogni quindici giorni, i cineasti della Nikkatsu reagiscono per mezzo di un erotismo delirante e allucinato al sentimentalismo dei classici melodrammi giapponesi, conquistando l’interesse della critica. Alcuni film non tardano a sollevare polemiche, come nel caso di Seiichirō Yamaguchi, arrestato per oscenità e messo sotto processo,
o, ancora, di Masaru Konuma, per cui il sadomasochismo irrompe nel Roman Porno aprendo la strada a ulteriori raffigurazioni estetiche che, grazie all’elevata qualità delle produzioni, possono venir fuori dall’isolamento del cinema indipendente.

Con questo suo ultimo libro, Beniamino Biondi – fra i massimi studiosi a livello europeo del cinema giapponese – prosegue la sua approfondita analisi delle nouvelle vagues e delle tensioni autoriali del cinema di genere.

Sono ormai anni che Mareamico segnala il rischio di crollo che può riguardare l’ex caserma della Guardia di Finanza di Punta bianca. Ora il Demanio, proprietario dell’edificio, avverte che c’è un imminente pericolo e chiede al Comune di Agrigento di impedire l’accesso nell’area, mediante efficaci sistemi di interdizione per avvertire la collettività del pericolo e di mettere in sicurezza l’ex caserma. A parere nostro il Comune invece dovrebbe immediatamente acquisire questo importante immobile storico, che rappresenta il punto di riferimento dell’istituenda riserva naturale di Punta Bianca. Quindi effettuare i lavori di restauro conservativo dell’ex caserma, al fine di adibirla a museo etno-antropologico e centro di educazione ambientale. I costi dell’intervento potranno essere reperiti tra i fondi previsti per gli edifici storici, programmati dall’Istituzione Europea, Nazionale e Regionale, nei programmi di recupero e valorizzazione del territorio.

A Palermo è stata celebrata, nei Giardini di Palazzo Orléans, sede della Presidenza della Regione, la Festa dell’Autonomia regionale in occasione del 76esimo anniversario della Statuto siciliano, ovvero un accordo in cui sono stati riconosciuti alla Sicilia i princìpi di autonomia richiesti dalla Consulta regionale, in cui sono state rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola. Lo Statuto speciale, che è antecedente anche alla Costituzione della Repubblica che lo ha recepito con una legge, rappresenta la carta fondamentale della Regione e, quale fonte di rango costituzionale, disciplina l’organizzazione e le funzioni regionali.

La Fortitudo Agrigento parte benissimo in Gara 1 nei quarti di finale dei playoff contro Imola. Una partita a due volti, una Fortitudo che spreca parecchie occasioni e perde diversi palloni nella prima parte del match e, nonostante tutto, tiene botta ad una squadra che mette grinta e molta fisicità, recupera una situazione di svantaggio e nel quarto parziale controlla il gioco. L’intensità è stata molto alta sin dall’inizio, le due squadre giocano punto a punto e nel primo parziale il vantaggio è di 26-21. Punti di svantaggio che Imola recupera nel secondo parziale e pareggia il match portandosi sul 40-40. Al rientro dagli spogliatoi Catalani suona la carica e Agrigento di porta avanti di due punti. Il match termina 72-67 con una grandissima prova dei senatori Albano Chiarastella e Nico Morici ed un’ottima partita di Lorenzo Ambrosin, sempre più alla ricerca di entrare nei meccanismi di squadra. Il top scorer del match è proprio il capitano con 16 punti con Morici che segue a 14, Ambrosin e Peterson a 9. Ancora in cerca della condizione migliore Alessandro Grande, rientrato a pieno ritmo dopo l’infortunio. Martedì alle 20:30 arriva Gara 2 e sarà subito battaglia al Palamoncada. Un coach Catalani soddisfatto ma concentrato: “Sono partite dove può succedere di tutto e l’abbiamo visto, sono soddisfatto di come abbiamo difeso nella seconda parte del match, domani rivedremo tutto e analizzeremo gli errori in vista di martedì”.

Missione compiuta. L’Akragas stacca il pass per le semifinali nazionali play off per la promozione in serie D. I biancazzurri hanno battuto 1-0 il Misilmeri, allo stadio Esseneto di Agrigento nella finale regionale play off. L’Akragas tatticamente perfetta ha meritato il successo contro l’ostico Misilmeri. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, la partita si decide nella ripresa grazie alla rete di Ivan Lavardera. Il centrocampista akragantino, originario proprio di Misilmeri, ha trafitto il portiere Zummo al settimo minuto. Trovato il gol la squadra biancazzurra si è difesa con ordine ed ha concesso due sole occasioni agli ospiti con Giuliano e Pellegrini. Al triplice fischio finale esplode la festa dei tantissimi tifosi akragantini che hanno riempito lo stadio Esseneto.

Una busta con all’interno un foglio che riportava una frase di minacce, e un proiettile calibro 7,65, sono stati ritrovati, sul parabrezza della sua autovettura, da un collaboratore scolastico di 45 anni, di Favara. Un’intimidazione che, potrebbe essere un avvertimento, forse riconducibile a problemi, e dissidi di natura familiare.

E’ stato lo stesso quarantacinquenne, che è impiegato in una scuola fuori provincia, a presentarsi ai carabinieri della Tenenza di Favara, per formalizzare una denuncia a carico di ignoti. La busta con l’intero contenuto è stata posta sotto sequestro.
L’area dove era parcheggiata la macchina non è risultata essere coperta da telecamere di videosorveglianza. Con l’ultimo episodio si tratta dell’ennesima intimidazione che viene a registrarsi nell’Agrigentino, in danno di imprenditori, commercianti, politici, e impiegati.

La città di Corleone è stata teatro di un bruttissimo incidente stradale surante la notte che ha visto la morte di due giovanissimi ragazzi di 16 e 18 anni, e di altrettanti feriti. I quattro viaggiavano a bordo di una Fiat Punto e stavano facendo ritorno dopo aver trascorso una serata insieme ad altri amici. Ad uin certo punto la macchina sulla quale viaggiavano è uscita fuori strada ed è precipitata in un burrone causando la morte dei due giovani e il ferimento di altri due. L’auto stava percorrendo la strada statale 18 a Corleone, in provincia di Palermo, quando si è consumato il tragico sinistro.

A morire, purtroppo Rosario Leto di 16 anni e Giulia Sorrentino di 18. I feriti, di 17 e 19 anni, sono ricoverati incodice rosso presso l’ospedale Bianchi. Sono gravi ma non sarebbero in pericolo di vita.

Secondo una prima ricostruzione del sinistro, alla guida della vettura sarebbe stato Rosario Leto di 16 anni, il quale avrebbe preso l’auto di nascosto dal padre. Ovviamente il giovane era senza patente di guida.

Intanto il sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi, subito dopo avere appreso la tragica notizia ha così commentato: La nostra comunità è in lacrime per il tragico incidente stradale che ha strappato alla vita due giovani corleonesi nel fiore degli anni. L’amministrazione comunale esprime il proprio cordoglio e si stringe, in questo momento di grande dolore, alle famiglie dei due giovani”.

Nicolosi per il giorno dei funerali ha proclamato il lutto cittadino e l’esposizione delle bandiere a mezz’asta.

Lo dichiara il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi che interpretando il comune sentimento della cittadinanza, in segno di rispetto e di partecipazione al dolore delle famiglie, ha proclamato per il giorno dei funerali, il lutto cittadino e l’esposizione delle bandiere del Comune a mezz’asta. 

 

 

 

Altre otto persone in fuga dalla guerra sono arrivate oggi a Montevago nell’ambito dell’iniziativa umanitaria “Un cuore per l’Ucraina” promossa dal comune in collaborazione con “A Cuore Aperto” e altre associazioni del territorio. Si tratta di quattro donne e quattro bambini che saranno ospitati in due diverse abitazioni messe a disposizione gratuitamente da cittadini montevaghesi.

“Stiamo cercando di dare il massimo dell’ospitalità e soprattutto il nostro auspicio e che loro ritrovino serenità e sentano il calore dell’accoglienza della nostra comunità”, ha detto il sindaco Margherita La Rocca Ruvolo. Continua così il progetto “Un cuore per l’Ucraina” che lo scorso marzo ha già visto arrivare nel piccolo centro belicino 34 profughi.

 “Arrivo da Donetsk, sono scappata – racconta Eugenia – perché abbiamo una situazione molto pericolosa nella nostra città e molte persone sono state evacuate. Quando le nostre città saranno liberate torneremo a casa”.

“Quando è scoppiata la guerra – racconta Giulia – siamo stati a casa per un mese, poi la situazione è diventata molto spaventosa per i bambini, a Mariupol le donne vengono uccise per strada, la case sono distrutte, così siamo scappati in Polonia e ora siamo arrivati in Italia dove abbiamo ritrovato i nostri amici”.

Era sparito nel nulla da due giorni e a lanciare l’allarme era stato il fratello Giuseppe: ” Dal pomeriggio del 13 maggio non abbiamo più notizie di Amedeo La Rosa uscito di casa e non più tornato. Vi chiedo di darci comunicazione qualora qualcuno lo vedesse in città o altrove”.
Oggi a distanza di due giorni dall’appello di Giuseppe, Amedeo (46anni) è stato rinvenuto privo di di vita in una zona limitrofa alla via Dante Alighieri in Sciacca. La zona del ritrovamento è caratterizzata da una fitta vegetazione.

Sul posto del ritrovamento del cadavere sono sopraggiunti gli uomini delle forze dell’ordine e il  magistrato di turno.

Sono in corso gli accertamenti del caso, ma l’ipotesi piu’ accreditata dovrebbe essere quella del  suicidio.

 

1.837 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 15.524 tamponi processati in Sicilia, la Regione chiarisce che 284 e 564 fanno riferimento rispettivamente al 13 e 14 maggio scorso. Le vittime registrate sono 3 che portano il totale dei decessi sull’isola a 10.766.

Gli attuali positivi sono 95.867. I guariti sono 1.965 mentre che porta il totale da inizio dell’emergenza a 1.050.132. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 632,  in terapia intensiva sono 38.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 461, Catania 479, Messina 585, Siracusa 226, Ragusa 171, Trapani 185, Agrigento 161, Caltanissetta 111 e Enna 22.