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La situazione è ormai insostenibile.

A Lampedusa i cittadini sono stanchi, non ce la fanno più, la situazione attuale diventa sempre più drammatica ad ogni giorno che passa.

È accaduto poco fa: è stato dato fuoco a tutte le carcasse delle imbarcazioni dei clandestini che erano ammassate accanto allo stadio comunale, in pieno centro cittadino, dunque, oltre che presso la discarica. 

Il vento delle ultime ore ha facilitato l’aggravarsi delle fiamme, domate poi dai Vigili  del Fuoco.

E intanto continuano gli sbarchi, fino a tre al giorno e per ognuno si conta un centinaio di migranti.

 

 

 

“I sindaci non siano lasciati da soli”. E’ questo l’allarmante appello lanciato dal sindaco di Agrigento Lillo Firetto sulle nuove regole dettate dall’Istituto Superiore della Sanità per la fruizione delle spiagge che son complesse e sotto molti aspetti “inapplicabili”.

L’intervista di Lucrezia Esperia Cascio.

 

 

 

 

 

Anche stamattina la maestrina che si sente offesa (da che cosa?????) avvocatessa Daniela Principato ha inviato una mail al sottoscritto a seguito del mio articolo di ieri. Chiede la pubblicazione di una replica.

Per quanto mi riguarda, basta leggere l’oggetto della mail che si legge di seguito, basta e avanza per continuare a rifiutarmi CATEGORICAMENTE di pubblicare farneticazioni ossessive del genere.

Dispiace che l’avvocatessa Daniela Principato (e peppi stessu) non abbiano ancora capito che frasi del genere…”censure, pressioni, intimidazioni, autointimidazioni a cui sarebbe soggetta la stampa agrigentina, appartengono solo ad un linguaggio che ho solo sentito nei reportage televisivi quando parlano di Cosa Nostra.

E siccome il sottoscritto, così come tutta la stampa agrigentina, non appartiene e, comunque, respinge con energia violentissima questo linguaggio miserevole, campa cavallo che l’erba cresce…

Ecco l’oggetto della mail ricevuta questa mattina da parte della avvocatessa Principato Daniela:

“Aderendo alla richiesta del collega avvocato Arnone, trasmetto la nota del medesimo in replica all’odierno articolo di Lelio Castaldo, nonché, in primo luogo, indirizzata agli Ordini dei Giornalisti per segnalare l’enorme gravità della situazione agrigentina dell’informazione, soggetta a continue censure, pressioni, intimidazioni, autointimidazioni, per riprendere concetti da me condivisi e utilizzati dal collega Arnone nella nota di che trattasi”.

Caro Giuseppe “Peppe” Arnone, scrivendoti desidero, ed esaudisco il mio desiderio, di apostrofarti allo stesso modo usato da te quando, dal balcone “papale” del tuo ufficio innanzi al Palazzo di Giustizia di Agrigento, apostrofavi il Procuratore Aggiunto di Agrigento, ovvero “Fòooo”, e quindi, caro Pèeee, seguimi Pèeee e ascutami.

Pensate, gentili lettori, la nota di cui sopra è stata inviata anche al Tribunale di Sorveglianza di Palermo (sorvegliare chi, me o lui?). La Principato, per conto del suo assistito, ha dimenticato di inviarla anche alla Coldiretti nazionale, all’Ordine degli Agricoltori pugliesi, ai Vigili del Fuoco, all’Accademia della Crusca e al rispettabilissimo Circolo Operaio “Feace” di Agrigento, già presieduto con onore dalla buonanima di mio padre.

Unn’ha caputu nenti. Scrivi pure al capocondomino del tuo palazzo, io le tue farneticazioni NON LE PUBBLICO.

pepè, u capisti o no?

Detto questo, ribadisco per l’ennesima volta che sia tu che la tua avvocatessa (che vorrebbe dettare gli articoli ai giornalisti) dovreste rivolgervi al vostro superiore Ordine degli Avvocati e al suo Consiglio di Disciplina per capire come, la notte dormi in una cella con una camicia a righe verticali, numerata, e al mattino la togli per indossare una toga per rappresentare la Lex.

Pepè. vedi che ho cose più importanti da fare, dillo anche alla tua avvocatessa.

Non rompete….l’anima

Nella foto, il rispetto e l’onorabilità che pepè ha per quell’indumento che indossa. L’avvocatessa Principato nelle sue tante diffide cita e invoca più volte il rispetto della deontologia: probabilmente si tratta della stessa deontologia che traspare dalla foto di pepè, e dal suo gesto,  a corredo di questo articolo.

E i suoi superiori Ordini si girano dall’altra parte e fanno finta di nulla.

Attualmente sono ancora contagiate 872 persone (-7 rispetto a ieri), mentre i guariti, complessivamente, sono 2.300 (+8 rispetto a ieri). Degli attuali 872 positivi, 60 pazienti (-3) sono ricoverati – di cui 6 in terapia intensiva (0) – mentre 812 (-4) sono in isolamento domiciliare.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 160.639 (+2.771 rispetto a ieri), su 136.155 persone: di queste sono risultate positive 3.448 (+1 rispetto a ieri).

Nelle province:

Agrigento, 32 (0 ricoverati, 108 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 13 (2, 152, 11);

Catania, 402 (22, 570, 100);

Enna, 8 (0, 388, 29);

Messina, 126 (20, 382, 57);

Palermo, 262 (15, 281, 37);

Ragusa, 11 (0, 79, 7);

Siracusa, 2 (1, 220, 29);

Trapani, 16 (0, 120, 5).

«Voglio manifestare la piena collaborazione all’Arma dei Carabinieri e al neo prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa, nella lotta al caporalato e al lavoro “nero” in agricoltura». Lo dichiara Rosalba Cimino, deputata parlamentare del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Agricoltura, in occasione della cerimonia celebrativa per i 206 anni dalla fondazione dell’Arma dei carabinieri. «Oggi, nel resoconto annuale, è stato toccato un tema importante e spesso trascurato come quello del caporalato. Voglio ringraziare le forze dell’Ordine per l’impegno nella nostra provincia – dichiara Cimino-. Il caporalato è ancora vivo e presente nelle nostre terre, ma grazie alle forze dell’Arma, che negli ultimi anni ha eseguito importanti operazioni per fermare un vero e proprio schiavismo, si sono fatti enormi passi avanti. I numeri sul lavoro “nero” dimostrano come sia importante anche l’appoggio dei cittadini, affinché ogni sfruttamento venga denunciato. Noi, parlamentari della commissione Agricoltura, siamo sempre disposti a collaborare per far vincere la legalità». Il deputato conclude augurando buon lavoro al prefetto e alle forze dell’Arma.

Occorre ricomporre la frattura esistente tra chi amministra e chi ha una visione della società che non si piega alla mera logica del profitto e del consumo. La pandemia, nella sua drammaticità ha messo a nudo le profonde contraddizioni del nostro tempo e ci ha rivelato come ogni grande progetto ha senso se pone al centro l’essere umano con la sua coscienza e la bellezza. In un tempo di guerre non dichiarate quale quello che viviamo, la riflessione ci riconduce all’essenziale e ci invita ad essere visionari; a quella “lucida follia” di chi vuole intepretare l’esistente tentando di amministrare nel rispetto della memoria e tutelando ciò che è prezioso, caro e amato”.

Così l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonàintervenendo a Palermo alla conferenza stampa per l’assegnazione del premio internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “La cultura – ha sottolineato l’assessore Samnà – ha, oggi più che mai, il compito di rappresentare quel “vaccino” che rafforza e fortifica. E alla giornalista che gli ha chiesto se anche lui  come Guzel Jachina, la giovane scrittrice russa vincitrice del premio – ritiene che la cultura sia la stampella del sistema politico, Alberto Samonà ha risposto che essere stampella vuol dire riconoscere che il sistema è claudicante. E in effetti malato è un sistema che si lega alle logiche del consumo e perde di vista il senso dell’uomo, delle cose e della storia. Sarò un assessore visionario – ha affermato Alberto Samonà – ma cercherò di amministrare i Beni culturali della Sicilia percorrendo sentieri che conducano nella direzione di un autentico rinascimento”.

Al via la presentazione delle domande per il contributo previsto dall’iniziativa “Montevago per le Imprese” promossa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Margherita La Rocca Ruvolo.Montevago, al via presentazione domande per bonus da 1.000 euro alle attività danneggiate dal lockdown

Si tratta di un contributo a fondo perduto una tantum, pari a 1.000 euro, finalizzato a sostenere i titolari di attività economiche del territorio comunale o i cui titolari risiedano nel Comune di Montevago colpite dall’attuale crisi economico-finanziaria causata dall’emergenza Covid-19 e che sono stati costretti a sospendere o a ridurre le proprie attività nel periodo compreso tra l’11 marzo e il 17 maggio 2020.

“L’amministrazione comunale – spiega il sindaco – si riserva di poter ampliare l’elenco dei beneficiari in funzione della disponibilità di risorse destinate a tale scopo”.

Sarà possibile presentare domanda fino al 30 giugno 2020 salvo ulteriore proroga disposta dall’amministrazione comunale. E’ possibile scaricare l’avviso e il modulo per la presentazione delle domande sul sito istituzionale www.comune.montevago.ag.it.

È con l’ordinanza del 2 giugno che la Sicilia, prima regione in Italia, fa ripartire i congressi. La data fissata è quella dell’8 giugno, così come viene indicato nell’Articolo 9:

“Le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli, con la presenza di pubblico – ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico e fieristico – nonché ogni attività convegnistica o congressuale, in luogo pubblico o aperto al pubblico, sono autorizzate a partire dall’8 giugno 2020, fermo il monitoraggio delle attuali condizioni epidemiologiche dell’Isola” si legge nell’ordinanza.

Un passo molto importante che, come si legge anche in un tweet di Federcongressi&eventi, si spera possa fare da apripista, augurandosi che “al più presto tutte le altre Regioni seguano il suo esempio virtuoso e lungimirante”.

Cosa dice l’Ordinanza sulla ripresa dei convegni

L’articolo 9 dell’Ordinanza del 2 giugno della Regione Sicilia specifica anche che: “Sono, invece, autorizzate dalla data di entrata in vigore della presente Ordinanza le manifestazioni che possano svolgersi con il pubblico distanziato e “in forma statica”, così come espressamente disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 maggio 2020. In ogni caso, l’autorità di Pubblica sicurezza, ove necessaria la relativa autorizzazione, deve indicare il numero dei partecipanti autorizzati a intervenire alla pubblica manifestazione, in rapporto proporzionale con gli spazi dedicati, tenuto conto della distanza interpersonale non inferiore ad un metro tra ogni soggetto e dell’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale”.

Per quanto il testo parli chiaramente – se pur “in attuazione del decreto legge 16 maggio 2020, n. 33, che vieta gli assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico” – di attività convegnistica o congressuale, rimangono alcuni elementi non espressamente chiariti, come, tra altri, il numero massimo di partecipanti consentiti.

Abbiamo chiesto delucidazioni a Margherita Perricone, delegata regionale Sicilia per Federcongressi&eventi, che ci ha spiegato come “l’ordinanza rimanda alle schede tecniche allegate contenti le linee guida che, per quanto riguarda l’attività convegnistica possono essere assimilate alle misure descritte in riferimento alla formazione professionale (tra cui distanziamento sociale, mascherina e sanificazione degli ambienti, ndr)”. “Vero è che l’ordinanza stessa lascia spazio alla libera interpretazione per alcuni aspetti, compreso il numero dei partecipanti, che però, proprio in riferimento alle linee guida, possiamo considerare attorno ai 30-50, e comunque non più di 100” precisa Perricone. “Questo significa che dall’8 giugno in Sicilia possiamo riprendere a organizzare congressi di queste dimensioni, fermo restando che la formazione continua in medicina non è consentita su indicazioni governative ai medici fino al 31 luglio 2020 e che l’ordinanza, quindi, non potrebbe essere applicata ai corsi Ecm”.

Meeting e congressi

La mail della nostra redazione, così come quelle di tantissime altre testate giornalistiche, sono state invase da ieri pomeriggio da una serie innumerevole di comunicati stampa da parte dell’avvocatessa Daniela Principato, difensore in una quarantina di processi che riguardano il suo assistito, l’avvocato in stato di semilibertà Giuseppe Arnone.

Alcuni di questi (comunicati) sono a dir poco deliranti. In una frenetica comunicazione l’avvocatessa Principato diffida i giornalisti a pubblicare notizie che riguardano il suo assistito; in un’altra comunicazione “suggerisce” e propone ai giornalisti due articoli, uno dei quali, a nostra scelta (e la ringraziamo…), dovrà essere pubblicato. In un’altra comunicazione (e ci fermiamo) minaccia di segnalare gli “scolaretti cattivi” all’Ordine dei Giornalisti per eventuali calcetti nel sederino, giusti provvedimenti del caso in questione.

Ovviamente ci rifiutiamo categoricamente di commentare quanto di incommentabile è stato scritto dalla Principato (nutriamo seri dubbi che pensieri e parole siano farina del suo sacco perché li espone in perfetta armonia di “arnoniana” memoria). Però, c’è la sua firma, e noi ci crediamo; così è contenta lei e siamo contenti tutti noi. Trallalleru trallallà!

Vogliamo soffermarci, però, su un aspetto. Quando l’avvocatessa Principato minaccia i giornalisti di metterli in castigo presso il nostro superiore Ordine, farebbe meglio, a nostro modo di vedere, a riservare attenzioni particolari presso il suo superiore Ordine, che è quello degli Avvocati di Agrigento, di Palermo, della Sicilia e anche quello Nazionale; o comunque attenzionare al Consiglio di Disciplina degli Avvocati, regionale e nazionale, le stranissime e contraddittorie situazioni che accadono ad Agrigento. Ordini, questi, chiusi in un imbarazzante e disarmante silenzio per fatti che sto per elencarle.

Accade ad Agrigento, infatti, che una persona in stato di semilibertà, quale è il suo assistito, passi le notti in una cella del carcere Petrusa di Agrigento per scontare una pena, in quanto fuorilegge; il giorno seguente, quando comincia a sorgere il sole, il suo assistito, esce dal carcere, indossa una toga e va a rappresentare “la legge” presso le aule non solo del Tribunale di Agrigento, ma anche di altri Tribunali.

Per lei tutto ciò è normale? Siamo certi che ciò che accade con il suo assistito non la impressiona minimamente.

Non sono per nulla meravigliato se fatti del genere non la scalfiscono minimamente. Provo tristezza, però, su quell’assordante silenzio di cui le ho parlato sopra.

N.B. Principato, non si permetta MAI più, ripeto MAI più, di inviare nelle mail delle redazioni giornalistiche gli strali che è stata capace anche di pensare. O, almeno, nella mia redazione giornalistica. Vada a fare la maestrina con altri soggetti.

Il sottoscritto, nella qualità di Direttore Responsabile, non pubblicherà mai i sogni mostruosamente proibiti (eufemismo) del suo assistito.