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Matteo Messina Denaro è in buone condizioni di salute: ha superato i postumi della prima chemio di mantenimento e nelle prossime settimane si sottoporrà alla seconda. I medici che hanno in cura il boss, in carcere a L’Aquila al 41 bis lo avrebbero rassicurato che si stanno seguendo procedure all’avanguardia come da protocolli internazionali. E all’équipe guidata dal professor Luciano Mutti, primario oncologo dell’ospedale aquilano, il capomafia si sarebbe raccomandato così: “Ho letto centinaia libri sul mio tumore, curatemi bene”. Aggiungendo la richiesta di farmaci speciali utilizzati in Israele.

Messina Denaro avrebbe avuto solo qualche problema gastrointestinale, a seguito della prima chemio sostenuta nell’ambulatorio ad hoc allestito accanto alla sua cella. E da quanto si è appreso gli oncologi prevedono di fare la seconda seduta entro le prossime settimane.

“Non ho ricevuto un’educazione culturale ma ho letto centinaia di libri, sono quindi informato sulle cure, vi prego di poter essere trattato con farmaci e terapie migliori”. Avrebbe ripetuto più volte, con toni pacati e cordiali, questo suo pensiero il boss Messina Denaro, rinchiuso da dieci giorni nel carcere di massima sicurezza dell’Aquila.

A medici e personale penitenziario, le uniche persone con cui gli è permesso di parlare visto il regime del 41 bis confessa” che le sue preoccupazioni sono legate alla cura del tumore al colon”.

Desidero iniziare questa vergognosa storia di precarietà, con una frase di Rita Levi Montalcini: “Nella vita non bisogna mai arrendersi,arrendersi alla mediocrità,bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva,bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi” Nel settembre 2019, incontro l’on. Lucia Azzolina, fresca di nomina a sottosegretario al Ministero dell’ Istruzione – allora non c’era il Merito – la quale mi racconta l’idea di mettere su una squadra di collaboratori scolastici, maestri, professori e personale amministrativo in più per riuscire a gestire più classi, scaglionamenti e altro ancora. L’idea di un gruppo che aiutasse il mondo della scuola a barcamenarsi dal Covid che la faceva da padrone.

Un giro di telefonate con i Presidi, i quali non avevano mai nascosto le difficoltà dal punto di vista carenza di personale. Nasce così “l’organico Covid” La Commissione Cultura di allora plaude all’iniziativa. Poi,come ogni cosa della vita,cambia il Governo e cambia anche il Ministro. Il nuovo ministro Patrizio Bianchi conferma (non poteva farne a meno) questa squadra di coraggiosi, ma fissa il termine dei contratti alla fine dell’anno. Tutti esultano,e tutti si apprestano a dichiarare:“questa notizia incide positivamente sulle necessità effettive delle scuole”. Ed ancora: “i dirigenti scolastici contano in modo particolare sull’organico Covid per garantire servizi indispensabili.

Ed ancora : “Un provvedimento che restituisce serenità alle scuole e ai lavoratori” Per non parlare dei sindacati (…..) Oggi, il “giovane” (di esperienza) ministro Giuseppe Valditara,dice di no ai coraggiosi guerrieri “Covid”. (…..) Ci sono le armi da inviare in Ucraina, ci sono le bollette del gas e luce, ci sono le accise, c’è da sistemare le feste illegali ( anti rave) ci sono le intercettazioni, il contante minimo, il reddito di cittadinanza, ecc. Ci chiediamo dove è finita l’euforia dei dirigenti scolastici,i quali ricordo hanno un “potere” decisionale su tanti versanti. Facciano la loro parte,lasciando da parte per un’ora le incombenze burocratiche,dedicandosi ai gravi problemi che “uccidono” quotidianamente la nostra scuola. Dobbiamo uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine conclude Aldo Mucci del direttivo nazionale SGB Scuola.

Lo rivela una indagine del portale Vamonos-vacanze.it condotta sui trend del turismo inbound, ammettendo risposte multiple ed intervistando un campione di 4 mila viaggiatori internazionali di età compresa tra i 18 ed i 65 anni.

“Nonostante l`aumento dei prezzi legato alla crisi energetica ed al conflitto in Ucraina, sono tanti i turisti che sceglieranno o continueranno a scegliere l`Italia per le loro vacanze”, osserva Emma Lenoci, fondatrice di Vamonos-Vacanze.it.

I dati sono contenuti nell’ultimo bollettino settimanale a cura del dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana. In base a quanto riportato nel documento, le nuove ospedalizzazioni sono in lieve diminuzione, sebbene la diffusione dei contagi pregressi si rifletta ancora su una prevalenza di soggetti ospedalizzati con positività concomitante da Covid-19. Nella stessa settimana, più della metà dei pazienti positivi in ospedale è risultata non vaccinata. L’epidemia rimane in una fase delicata con un livello ancora significativo di diffusione virale ma con una ricaduta sulle nuove ospedalizzazioni più contenuta rispetto ai periodi precedenti.

Per quanto riguarda la campagna vaccinale in Sicilia, i dati sono aggiornati al 24 gennaio. Nel target 5-11 anni, i vaccinati con almeno una dose si attestano al 23,89% del target regionale. Sono 63.295 i bambini, pari al 20,12%, che risultano con ciclo primario completato. Nel target over 12, i vaccinati con almeno una dose si attestano al 90,95% del target regionale, mentre l’89,58% ha completato il ciclo primario. Sono ancora 1.057.725 i cittadini che, pur avendone diritto, non hanno effettuato la terza dose. I vaccinati con dose aggiuntiva/booster sono 2.772.898 pari al 72,39% degli aventi diritto. Complessivamente in Sicilia sono state effettuate 236.313 somministrazioni di quarta dose di cui 208.284 a soggetti over 60. Le quinte dosi sono state 8.267.

Il sostituto procuratore della Repubblica, Paola Vetro, ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di ventisei persone coinvolte in un’inchiesta che ipotizza un traffico di sostanze stupefacenti e di armi con base a Favara ma con diramazioni anche ad Agrigento e Canicattì. Le contestazioni mosse risalgono al 2018 e proseguono fino al 2020. I difensori degli indagati avranno adesso venti giorni di tempo per poter presentare memorie o chiedere interrogatorio al pubblico ministero per evitare il rinvio a giudizio.

Sette mesi fa era scattata l’operazione della Squadra mobile, guidata dal vicequestore aggiunto Giovanni Minardi, che aveva portato a tre arresti e un obbligo di dimora. L’inchiesta, che rappresenta una costola della ben più nota operazione “Mosaico” che ha fatto luce sulla faida Favara-Liegi, vede coinvolte persone già note alle forze dell’ordine. Tra loro i favaresi Gerlando Russotto, già condannato a sei anni proprio per la vicenda della faida, e Ignazio Sicilia, arrestato nell’ultima operazione antimafia Condor; Alessandro Puntorno, già indagato in varie operazioni antidroga e arrestato nel 2011 al porto di Genova con 1kg di cocaina, e anche Filippo Russotto e Vincenzo Lattuca, rispettivamente ex fidanzato e fratello di Gessica, ragazza scomparsa misteriosamente da Favara nell’estate 2018.

L’attività degli agenti della squadra mobile ha portato alla luce un altro segmento investigativo grazie a pedinamenti e intercettazioni disposte proprio nell’ambito dell’operazione Mosaico. L’inchiesta ipotizza l’esistenza di una illecita attività nel campo degli stupefacenti del tipo cocaina e marijuana al fine della successiva commercializzazione nel territorio di Agrigento e Favara. Ad alcuni degli indagati viene anche contesta la detenzione e porto di armi, comuni e clandestine

Gli indagati: Gerlando Russotto, 33 anni di Favara; Calogero Greco Gambino, 30 anni di Favara; Salvatore Sicilia, 40 anni di Favara; Ignazio Sicilia, 48 anni di Favara; Ignazio Agrò, 64 anni di Racalmuto; Gioacchino Domenico Lo Giudice, 36 anni di Canicattì; Salvatore Alba, 39 anni di Favara; Nicola Chiarelli, 28 anni di Canicattì; Salvatore Chiarelli, 56 anni di Canicattì; Alessandro Puntorno, 54 anni di Agrigento; Salvatore Fortunato, 24 anni di Agrigento; Salvatore Butticè, 35 anni di Favara; Emilio Nobile, 28 anni di Favara; Salvatore Greco, 27 anni di Favara; Vincenzo Lattuca, 43 anni di Favara; Salvatore Matina, 35 anni di Favara; Antonino Sortino, 30 anni di Favara; Sharon Sortino, 30 anni di Favara; Giusy Mendolia Calella, 28 anni di Favara; Calogero Cusumano, 35 anni di Favara; Michele Amato, 49 anni di Canicattì; Antonella Farabino, 52 anni di Favara; Stefano Di Maria, 30 anni di Favara; Giovanni Sortino, 56 anni di Favara; Luigi Deriu, 38 anni di Favara.

Nel collegio difensivo gli avvocati Salvatore Cusumano, Giuseppe Barba, Michele Cardella, Anna Cacciatore, Domenico Minnella, Michele Mosca, Alessandro Patti, Riccardo Miccichè, Grazia Maria Minnella, Irene Militello, Salvatore Virgone.

La Guardia di Finanza di Milazzo ha scoperto e segnalato alla Procura e all’Inps un italiano che ha percepito il reddito di cittadinanza nonostante sia proprietario di una imbarcazione a vela. Per eludere il fisco, lui ha immatricolato l’imbarcazione in Belgio, omettendo di indicare il bene nella dichiarazione dei redditi fra gli investimenti patrimoniali e le attività finanziarie detenute all’estero, riuscendo ad intascare indebitamente il sussidio statale. L’uomo è stato segnalato alla Procura e all’Inps per l’interruzione dell’erogazione del sussidio e per l’avvio delle procedure per il recupero delle somme indebitamente percepite, stimate in oltre 15.000 euro in poco meno di due anni.

Rinvio a giudizio per il banconista, non luogo a procedere per il titolare del bar. Una tragica disattenzione che è costata la vita a un 74enne fa finire a processo per omicidio colposo il 37enne Emiliano Civiltà accusato di avere provocato la morte di un uomo di 74 anni – Calogero Capitano – al quale, per una disattenzione, il 23 aprile del 2018, era stato servito, insieme al caffè, un bicchiere con del solvente per il lavaggio delle stoviglie al posto dell’acqua. Prosciolto, invece, il 41enne Calogero Saieva, titolare del bar di famigli, al quale si contestava di non avere vigilato sul dipendente mentre materialmente Civiltà serviva il bicchiere d’acqua col solvente posizionandolo accanto alla tazzina del caffè.

L’uomo, che nell’immediatezza riportò gravissime ustioni del cavo orale e dell’esofago, col passare dei mesi si aggravò, perse oltre 20 chili e sviluppò diverse patologie che, otto mesi più tardi, il 3 febbraio dell’anno successivo, lo portarono alla morte. La Procura, che in un primo momento iscrisse il solo Sajeva nel registro degli indagati, dopo avere contestato l’accusa di lesioni personali colpose, ha svolto altri accertamenti che hanno fatto ipotizzare un nesso fra l’ingestione del solvente e la morte: da lì l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

A decidere il rinvio a giudizio è stato il gup Stefano Zammuto: il processo si celebrerà davanti al giudice monocratico Manfredi Coffari a partire dal prossimo 26 giugno.

Vi è anche Agrigento tra le 10 città finaliste che si contenderanno il titolo di “Capitale italiana della cultura 2025”. Oltre Agrigento gli altri 9 migliori progetti finalisti riguardano Aosta, Assisi, Asti, Bagnoregio (provincia di Viterbo), Monte Sant’Angelo (provincia di Foggia), Orvieto, Pescina (provincia de L’Aquila), Roccasecca (provincia di Frosinone) e Spoleto. Il prossimo ostacolo sarà un esame approfondito che si svolgerà il 20 e 21 marzo prossimi al Ministero della Cultura a Roma. Nel frattempo, al Consorzio universitario di Agrigento si è svolta una conferenza sul tema, in presenza, tra gli altri, del presidente del Consorzio, Antonino Mangiacavallo, e del sindaco, Franco Miccichè. Quest’ultimo ha commentato: ““Abbiamo la conferma che la candidatura del nostro territorio sia forte: un risultato importante che rende merito a tutta la città di Agrigento e a tutti i Comuni che hanno creduto in un progetto cosi ambizioso. Ora proseguiamo il lavoro in vista dell’audizione pubblica del 20 marzo a Roma. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo primo risultato e in particolare il Presidente dell’Ecua Nenè Mangiacavallo ed il Presidente dell’Associazione MeNO, Roberto Albergoni che ha redatto il dossier di candidatura “il sé, l’altro e la natura, relazioni e trasformazioni culturali”, che esprime la nostra visione per la costruzione di futuro per la nostra città”.

Il presidente dell’Ecua, Nenè mangiacavallo, si è così espresso: ““Accogliamo con grande soddisfazione la scelta del Mic, che rafforza la nostra convinzione di essere portatori di un dossier di grande valore sociale e culturale, capace di valorizzare le ricchezze materiali e immateriali di una terra meravigliosa”.

La notizia dell’inserimento di Agrigento tra le 10 finaliste che il prossimo marzo si contenderanno il titolo di Capitale della cultura 2025 mi riempie di soddisfazione.

Certamente un motivo di orgoglio per tutti noi agrigentini, ma anche la dimostrazione che la nostra amata città ha tutti i requisiti per raggiungere questo ambito traguardo.

Continuerò a lavorare, come fatto fin dal momento della candidatura di Agrigento a Capitale della cultura 2025, al fianco del Sindaco Francesco Miccichè, dell’Assessore comunale alla Cultura, Costantino Ciulla, e di tutte quelle persone che con spirito di squadra e grande determinazione hanno contribuito ad ottenere questo primo importante risultato, per il raggiungimento dell’obiettivo finale”.

“Noi come Cittadinanzattiva, siamo stati sempre attenti al benessere dei cittadini e’ come associazione di consumatori, è come tribunale del malato e quindi come sanità, tasto spesso dolente ma importantissimo per tutti.

Abbiamo sempre denunziato, tramite la stampa situazioni anomale o storture che potevano e che possono danneggiare in qualche modo lo svolgimento della vita normale di un cittadino.

Da tutto questo deriva la nostra imparzialità atavica, verso qualunque ente o amministrazione, che non ha gestito e non gestisce la cosa pubblica come dovrebbe essere governata, rendendo note le manchevolezze  tramite i mass media, migliorando così situazioni che magari si trascinano da molto tempo, di contro dobbiamo esaltare tutte le azioni di amministrazioni o enti che servono a migliorare ciò che si può migliorare dando anche merito a chi si fa promotore, anche perché può sicuramente servire da stimolo a fare ancora di più e meglio.

Riscontriamo, e ne diamo atto in questo ultimo scorso di una serie di interventi da parte del commissario dott. Zappia, per migliorare la sanità agrigentina, anche se c’è molto ancora da fare sicuramente.

Garantire l’efficienza dei servizi di primaria importanza è sicuramente, per la direzione dell’ASP di Agrigento, un fatto importante e irrinunciabile, proprio perché come ci dice il dott. Zappia, con le dotazioni in atto efficienti e potenziati con nuove tecnologie, diventa un obiettivo di questa amministrazione sanitaria.

Infatti è stato bandito un grosso appalto, per la sostituzione e manutenzione degli ascensori dell’ospedale di Sciacca e di quello di Agrigento, per rendere tali ospedali più agevole la percorrenza non solo orizzontale, ma soprattutto verticale che per coloro che vengono in questi nosocomi per visite, per controlli sanitari è condizione necessaria per portatori di patologie e di handicap che permettono di accedere ai vari piani e quindi ai vari reparti.

Inaugurata in ospedale ad Agrigento la nuova sala operatoria, dotata di apparecchiature di ultima generazione con un investimento di 700 mila euro, la sala e dotata di un innovativo sistema video, che permette il costante monitoraggio dei parametri vitali dei pazienti sottoposti ad interventi chirurgici e quindi di poter intervenire immediatamente per evitare situazioni pericolose e irreparabili.

E’ stato realizzato il pronto soccorso all’ospedale di Ribera, che sicuramente con i nuovi reparti sgraverà e completerà l’utenza dell’ospedale di Sciacca, un fatto certamente importante per tutto il comprensorio vastissimo di quella zona dell’entroterra.

Si sono banditi molti concorsi, di tutte le categorie ospedaliere e di tutte le relative specializzazioni, per potere dare ai vari reparti più professionisti oltre a dare più occupazione, serviranno soprattutto a dare più efficienza e più cure agli ammalati di tutta la nostra provincia, facendo capire a tutti gli utenti il valore prezioso della nostra sanità, evitando altresì cosi quel senso di abbandono che spesso viene denunziato da parte degli ammalati.

Non ultima la nomina del nuovo direttore dell’unità complessa di Medicina Generale dell’ospedale San Giovanni di Dio nella persona della dottoressa Mira, con incarico quinquennale, incarico molto importante per la struttura rimasto vacante per molto tempo.

Noi auguriamo ai vertici della nostra ASP e in particolare al dott. Zappia, fautore di questi importanti interventi che migliorano la qualità dei servizi erogati e di poter continuare con maggiore e rinnovato impegno il suo lavoro

Ci metteremo a disposizione, dell’amministrazione sanitaria per una più fattiva collaborazione, ma saremo altresì di pungolo e di suggerimento, su altri miglioramenti che potranno essere sicuramente apportati

Una buona sanità e l’immagine di un popolo civile”.

Lo scrive in un comunicato  il responsabile di Cittadinanzattiva Pippo Spataro.