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Il sindacato Uil Vigili del fuoco di Agrigento, tramite il segretario provinciale, Antonio Di Malta, interviene a seguito dell’incendio delle carrette del mare a Lampedusa, e afferma: “I Vigili del Fuoco sono stati costretti al rifornimento idrico a mare perché l’acqua nelle vasche di riserva all’interno dell’aeroporto era stata esaurita. Ciò rilancia la necessità di realizzare un distaccamento terrestre all’esterno e autonomo dall’aeroporto. Il Dipartimento centrale dei Vigili del fuoco ha già chiesto al sindaco Martello un’area per la realizzazione di un distaccamento terrestre con fondi del Dipartimento, ma il sindaco finora non ha concesso alcuna area. Vorremmo sapere inoltre se esiste un piano di Protezione civile per l’isola e chiediamo al sindaco di farsene eventuale carico, come da competenza”.

Ad Agrigento semaforo verde ai mercati cittadini, nel rispetto delle misure previste con le linee guida emanate dal Governo nazionale e dalla Regione Siciliana. Il Sindaco Lillo Firetto ha firmato l’Ordinanza che autorizza il mercato al Villaggio Peruzzo, al Villaggio Mosè e il mercato settimanale in piazzale Ugo La Malfa.

La Commissione comunale per il commercio su aree pubbliche, in collaborazione con i rappresentanti delle principali categorie, ha raggiunto un apposito accordo per garantire sicurezza: gli ingressi ai mercati saranno contingentati, con senso unico di marcia in entrata e in uscita segnalato, e percorsi obbligati da seguire. Dunque già da lunedì prossimo 8 giugno inizierà il mercatino del Villaggio Mosè, poi martedì quello del Villaggio Peruzzo e venerdì il mercato in piazzale La Malfa. Per accedere ai mercati sarà necessario munirsi di mascherina.

Con invito a dedurre notificato, la Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana contesta al Sindaco Orlando, all’Ingegnere Munafo’, ex Commissario Straordinario della Città Metropolitana di Palermo, ed all’ex Segretario Generale della Città Metropolitana di Palermo, Salvatore Currao, un presunto danno erariale derivante da una serie di irregolarità connesse alla erogazione delle indennità di risultato in favore dello stesso Currao.
La Procura Regionale, in particolar modo, individua due voci di danno.
La prima (87.000,33), addebitata al solo Currao, concerne la presunta indebita percezione della indennità di risultato relativamente alle annualità 2010,2011,2012,2013.
In particolar modo, osserva la Procura, il Segretario Currao avrebbe omesso di denunciare il fatto produttivo del danno, ovverosia la presunta indebita percezione da parte del medesimo degli emolumenti in questione.
Secondo la Pubblica Accusa, l’Ex Segretario Generale era tenuto a segnalare all’Amministrazione di appartenenza l’illecita percezione di tali emolumenti per effetto della mancata attivazione del sistema di valutazione della performance.
La violazione dell’obbligo di denuncia, secondo la Procura Regionale, non consente al Currao di eccepire la prescrizione del danno erariale prevista nell’ipotesi di decorrenza di cinque anni dal fatto dannoso
La seconda voce di danno, relativa alle annualità 2014, 2015, 2016, 2017, viene invece imputata pro quota al Sindaco Orlando (euro 25.905,6), all’Ing. Munafo’ (19.091,33), ed allo stesso Dottore Currao (euro 29.998,19).
Più nel dettaglio, la Procura Regionale imputa al Sindaco Orlando ed all’Ing. Munafo di aver adottato una serie di provvedimenti con cui sarebbe stata riconosciuta al Dottore Currao l’indennità di risultato, senza aver previamente attivato il “c.d. sistema di valutazione della performance”, ovverosia lo specifico procedimento volto alla verifica dell’effettivo raggiungimento degli obbiettivi assegnati al dipendente della P.A..
La Procura Regionale contesta invece al Dottore Currao di non aver assunto alcuna iniziativa utile ad impedire l’indebita percezione del beneficio economico.
L’Ing. Munafo’ ha conferito mandato all’Avv. Girolamo Rubino al fine di dimostrare l’infondatezza delle tesi accusatorie della Procura e, per l’effetto, la piena liceità del proprio operato.

Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, interviene a seguito dell’incendio appiccato al “cimitero delle carrette del mare”, e commenta: “C’è un disegno preciso per alimentare un clima di tensione e soffiare sul fuoco di una situazione già difficile per la nostra isola. C’è una strategia precisa per destabilizzare Lampedusa. Si tratta di persone che non improvvisano ma che sanno come muoversi. Non so di chi si tratta, altrimenti li avrei già denunciati. Di sicuro dobbiamo mantenere alta la guardia. Lo Stato deve riaffermare la sua presenza sull’isola e lo deve fare anche attraverso azioni concrete”.

La Procura della Repubblica di Palermo rilancia la richiesta di arresto per tutti i 18 indagati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Sorella Sanità”. Un apposito ricorso è stato motivato e presentato dai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini al Tribunale del Riesame di Palermo. Nell’inchiesta sono complessivamente 23 gli indagati, tra 18 persone fisiche e 5 persone giuridiche. La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Claudia Rosini, lo scorso 22 maggio non ha accolto integralmente le richieste della Procura, e ha disposto l’arresto in carcere di due indagati, ed ai domiciliari di altri otto. Sono tutti, a vario titolo, indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti. Il ricorso al Tribunale del Riesame, se accolto, non sarà immediatamente esecutivo. Gli indagati hanno infatti la facoltà di presentare appello in Cassazione contro l’arresto eventualmente disposto dal Riesame.

Nella giornata di ieri 5 giugno a Siculiana, una delegazione di Fratelli d’Italia, capeggiata dal Dirigente nazionale, Calogero Pisano,  ha partecipato alla manifestazione pubblica che si è svolta in via della Libertà, nei pressi del centro di accoglienza per migranti ex Villa Sikania.

Queste le parole di Pisano: “Siamo venuti alla manifestazione per testimoniare ai cittadini siculianesi la vicinanza e la solidarietà di Fratelli d’Italia.

Purtroppo non hanno fatto altrettanto i deputati agrigentini di maggioranza, oggi assenti ingiustificati, che evidentemente, per salvaguardare la loro comoda poltrona, preferiscono appoggiare le scelte assurde del Governo giallorosso, piuttosto che schierarsi a fianco dei cittadini di Siculiana.

Fratelli d’Italia è per la chiusura del centro di accoglienza e chiederà agli organi competenti un’ispezione per verificare se la struttura sia in regola sotto il profilo igienico sanitario”.

“La Fortitudo non è solo una squadra di pallacanestro, la Fortitudo è AGRIGENTO nel panorama sportivo italiano.  I suoi successi sul campo, i suoi uomini, il suo staff hanno portato alto il nome della nostra città fuori dai confini regionali, portandoci  alla ribalta nazionale. Questa bella e importante realtà sportiva è il sogno di tanti giovani del nostro territorio che desiderano diventare come i forti giocatori che hanno visto volare sul parquet del Palamoncada; e’ il ricordo di tanti miei coetanei che nel tempo hanno visto crescere questa società quasi fino a sfiorare il sogno della massima categoria.
La Fortitudo rappresenta la domenica pomeriggio in famiglia, il tifo padre/figlio, la pizza o il gelato post partita.
Il gruppo Moncada per tanti anni ci ha regalato emozioni ed adrenalina; i tempi difficili che stiamo vivendo hanno coinvolto tutti, anche un solido gruppo imprenditoriale che oggi da solo non può più far fronte agli alti costi di gestione di una campionato  di serie A2. Ma questo sogno non può e non deve fermarsi,  è tempo che AGRIGENTO faccia squadra e scenda in campo unita come non mai per salvare la categoria e portare avanti questo progetto, dimostrando che insieme si può!
Sui canali ufficiali della società sportiva sono state comunicate le modalità per partecipare all’azionariato popolare, che consentirà a tutti noi agrigentini di far parte di questa splendida realtà sportiva. Partecipare non vuol dire solo la possibilità di mantenere la categoria, ma di dimostrare che questa città non molla e che nei momenti più complessi riesce a tirare fuori le risorse migliori.
E come direbbero i miei amici della Fortitudo…ricordatevi che noi #WeAreAg …”.

Per i pubblici ministeri della Dda Francesca Dessì e Geri Ferrara i sei indagati dell’operazione “Passepartout” devono essere rinviati a giudizio. Si tratta dell’inchiesta che ha svelato un presunto intreccio fra la famiglia mafiosa di Sciacca e una parte della politica. L’udienza preliminare, davanti al gup di Palermo Fabio Pilato, è stata fissata per il prossimo 9 settembre. Fra i principali imputati figura Antonello Nicosia, 48 anni, di Agrigento, assistente parlamentare della deputata di Italia Viva, Giusi Occhionero, accusato di associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti Nicosia sarebbe stato il braccio destro del capomafia Accursio Di Mino, tornato libero dopo due condanne per mafia. Insieme avrebbero gestito affari e persino progettato un omicidio. A Nicosia si contesta di avere strumentalizzato la sua funzione di collaboratore parlamentare per accedere in alcune carceri siciliane, venire a contatto con boss e trasmettere all’esterno i messaggi che servivano alla gestione della famiglia mafiosa.

Insieme a Nicosia e Dimino è coinvolta nella vicenda anche la parlamentare Occhionero, accusata di falso con l’aggravante di avere agevolato l’associazione mafiosa.
La deputata, in particolare, avrebbe dichiarato falsamente, in diverse attestazioni indirizzate alle case circondariali di Agrigento, Sciacca e Palermo che, nel dicembre del 2018, Nicosia “prestava una collaborazione professionale diretta, stabile e continuativa”. Dinanzi al Gup sono anche i fratelli Paolo e Luigi Ciaccio, 33 anni e Massimiliano Mandracchia, 47 anni, accusati di favoreggiamento personale con l’aggravante dell’avere agevolato l’associazione mafiosa. I tre avrebbero messo a disposizione locali di propria proprietà e utenze telefoniche per aiutare Nicosia, Dimino e altri associati a eludere le investigazioni e trasmettere messaggi. Nicosia e Dimino si trovano in carcere dal 4 novembre, giorno in cui è scattata l’operazione.

“La Scala dei Turchi interdetta è solo quella della zona sotto sequestro, a ridosso del costone. Tutto il resto è perfettamente balneabile”. Il sindaco di Realmonte, Calogero Zicari e un gruppo di imprenditori locali che hanno investito nei dintorni del sito hanno organizzato questo pomeriggio una conferenza stampa per sgomberare il campo da notizie non corrette, sulla fruizione dell’area costiera. E l’incontro con i giornalisti si è tenuto prima sul belvedere lungo la strada provinciale, per poi spostarsi sulla spiaggia, fino alla zona off limits. “L’ordinanza che impone il divieto di balneazione non riguarda ovviamente tutta la costa, ma solo il tratto ai piedi della zona tra l’altro recintata e posta sotto sequestro. Quindi tutti al mare a Scala dei Turchi, da Punta Grande fino alla zona adiacente quella delimitata.

Rispettando le norme di sicurezza per il Covid-19 – sottolinea il sindaco Zicari – il nostro mare, la nostra spiaggia sono fruibili come sempre”.

Il depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. La Procura di Messina ritiene da archiviare le indagini a carico dei magistrati Palma e Petralia.


Secondo la Procura della Repubblica di Messina, l’inchiesta, sollecitata dalla Procura di Caltanissetta, a carico dei magistrati Carmelo Petralia e Annamaria Palma, è da archiviare. Quale inchiesta? Si tratta dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Petralia e Palma, all’epoca componenti del pool indagante diretto dal defunto Giovanni Tinebra, sono indagati per concorso in calunnia aggravato dall’avere favorito Cosa Nostra e dalla circostanza che dalle presunte calunnie sono derivate condanne superiori ai 20 anni di carcere.

Palma, Tinebra, Petralia

Per la stessa ipotesi di reato sono attualmente sotto processo a Caltanissetta tre poliziotti, il funzionario Mario Bo, ex capo del gruppo d’indagine “Falcone – Borsellino”, e gli ispettori in pensione Fabrizio Mattei e Michele Ribaldo, che si occuparono della tutela di tre falsi pentiti, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci. I tre poliziotti sono imputati di avere suggerito ai tre falsi collaboratori la versione da fornire agli inquirenti e i nomi da indicare quali responsabili della strage. La falsa verità, a cui tanti anni i giudici hanno creduto, è costata la condanna all’ergastolo a sette innocenti. Poi tale falsa verità è stata picconata e distrutta dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. L’ex killer di Brancaccio si è accusato della strage e ha ricostruito quanto accaduto realmente. I sette ingiustamente condannati sono stati scarcerati e adesso sono parte offesa dei reati contestati dalle Procure di Caltanissetta e di Messina. I loro nomi: Cosimo Vernengo, Gaetano La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto, Giuseppe Urso, Natale Gambino e il defunto Salvatore Profeta. Carmelo Petralia oggi è Procuratore aggiunto a Catania. Annamaria Palma è Avvocato generale a Palermo. Entrambi, ascoltati in dibattimento a Caltanissetta, hanno respinto le accuse di depistaggio, negando di avere “preparato” (tra virgolette) il pentito Scarantino, e hanno sottolineato che a coordinare le indagini sulla strage del 19 luglio 1992 sono stati altri magistrati. Perché la Procura di Messina, capitanata dal procuratore Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, invoca dal giudice per le indagini del Tribunale l’archiviazione delle indagini, in corso da meno di un anno, a carico di Petralia e Palma? Perché – ecco la risposta – anche se emergono alcune anomalie, non vi sono profili di rilevanza penale. Annamaria Palma, innanzi ai magistrati di Caltanissetta, tra l’altro e in lacrime si è difesa così: “Io a questo Stato ho regalato il 50% della mia salute, oltre all’affetto che mi ha fatto perdere di mio figlio, per avere poi che cosa? Per essere indagata ingiustamente. Mi scuso, ma questa cosa non la tollero, soprattutto perché mi trovo nelle condizioni di dovere essere attaccata dai familiari del giudice Borsellino che io ho adorato. Non la tollero perché profondamente ingiusta”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)