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“Comprendo le fibrillazioni della Campagna elettorale, ma le considerazioni  del Dr. Franco Miccichè  sul servizio  di raccolta dei rifiuti mi sembrano alquanto ingenerose, parziali  e superficiali. Infatti, premesso che  la strutturazione dell’attuale appalto, con la riduzione al lumicino degli operatori ecologici,  è stata adottata quando nella gestione amministrativa del Comune c’era  lo stesso Micciche nella qualità di componente della Giunta Firetto  e che in tale circostanza lo stesso non ha sollevato alcun dissenso per la riduzione del personale dello spazzamento che ha determinato  le difficoltà di pulizia delle strade cittadine. Premesso che non risulta a verità che le bollette Tari sono aumentate in quanto dal 2018, dopo 14 anni di aumenti costanti , per la prima volta c’è stato una   diminuzione della TARI  che nel 2019 si è trasformata in una riduzione della bolletta del 16%  per le utenze non domestiche e nel 2020 del 10%  per le utenze domestiche   secondo le proiezioni  di utilizzo dei risparmi realizzati.  Premesso che, attualmente, seppure con grandi difficoltà  ed a costo zero, sono state costituite 5  squadre di scerbatori che da circa  un mese  lavorano nelle periferie e presto arriveranno in tutte le parti della città, premesso che  il Comune di Agrigento ha raggiunto il 72% di raccolta differenziata, primo tra i capoluoghi siciliani e ai primi posti nella graduatoria nazionale tra i Comuni medio grandi davanti a Bologna, Firenze, Padova, Milano  etc., premesso che in questi tre anni si sono realizzati risparmi per milioni di euro senza i quali  le bollette sarebbero arrivate alle stelle per  la quadruplicazione dei costi delle discariche. Premesso tutto questo, si chiede al Candidato Sindaco Miccichè di illustrare la sua ricetta per pulire la Città ed abbassare le bollette  fuori dagli slogan e dalle promesse elettorali e con riferimenti tecnici ed amministrativi”.

Solo chiacchiere, tante chiacchiere, e zero riforme. Peccato che la Sicilia si governi con i fatti e non con le parole. Musumeci deve andarsene, per il bene dei siciliani”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, che assieme agli altri 14  deputati 5 stelle ha messo nero su bianco la mozione di sfiducia al presidente della Regione,  già annunciata qualche giorno fa in aula e che oggi sarà  presentata agli uffici dell’Ars.

Dalla catastrofica gestione della cassa integrazione in deroga,  al disastro del settore rifiuti; dalla mancata redazione dei piani di rientro del disavanzo, alla scriteriata gestione dei fondi europei, a quella, altrettanto fallimentare, delle partecipate; dalle nomine sbagliate, alla totale assenza delle tanto strombazzate riforme: l’azione dell’esecutivo Musumeci, secondo i parlamentari 5 stelle,  è stata un rosario di fallimenti, una litania ininterrotta di tracolli, messi nero su bianco dal Movimento in otto pagine A4, ai sensi dell’articolo 10 dello statuto della Regione Siciliana.

“In Aula – afferma Pasqua – Musumeci, la scorsa settimana, ha fatto una sorta di autocelebrazione del nulla, peccato che la Sicilia che ha tratteggiato non esista nella realtà, e basta soltanto guardarsi attorno per potersene rendere conto”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso ricolmo delle intollerabili inefficienze del governo Musumeci è stata la consegna, fatta dal presidente della Regione, dell’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana alla Lega, “un partito – affermano i deputati 5 stelle –  che da sempre mortifica ed oltraggia il popolo siciliano. L’operazione è stata realizzata  in base a mere convenienze politiche e a interessi che poco hanno a che vedere con l’interesse per il nostro patrimonio monumentale e artistico, e nonostante le reiterate e numerose  proteste sollevate  da tanti siciliani, etichettati da Musumeci come un gruppetto di poveretti con problemi personali e familiari”.

“Tutto questo – dice Pasqua  – a brevissima distanza dallo scandalo che ha travolto, con numerosi arresti,  la sanità siciliana, evidenziando altre nomine sbagliatissime operate dall’esecutivo Musumeci, quelle di Candela e Damiani, colpevolmente collocati in posti chiave della sanità dell’isola, quando all’interno dello stesso esecutivo le perplessità su questi nomi non dovevano essere poche, visto che il primo era stato escluso dal novero dei manager della sanità e il secondo non doveva aver brillato ai vertici di quella Centrale unica di committenza che lo stesso governo giudicava fallimentare, tanto da volerla delocalizzare”.

“Anche volendoci sforzare – dicono i deputati del M5S  sottoscrittori della mozione – al giro di boa della legislatura non troviamo veramente nulla di buono  tra le cose realizzate, né c’è traccia delle riforme tanto  strombazzate da Musumeci in campagna elettorale. In compenso sono tantissime le enormi criticità evidenziate dall’azione e dall’inazione del governo, delle quali, per praticità, abbiamo elencato solo le più importanti ed evidenti”.

Queste le principali motivazioni alla base della sfiducia.

Assessorato ai Beni culturali e all’identità siciliana alla Lega. 

L’avere regalato ad un partito che ha sempre snobbato e dileggiato i siciliani l’assessorato che più di ogni altro rappresenta le radici della cultura isolana è inaccettabile per il M5S, come per tantissimi siciliani, che hanno protestato a gran voce ed avviato anche diverse petizioni on line per chiedere le dimissioni di Musumeci. “Il governatore- dicono i deputati -non solo ha fatto orecchie di mercante, ma anche avuto parole offensive per coloro che hanno manifestato il proprio legittimo disappunto”. Le recenti dichiarazioni di Salvini, secondo cui la Lega avrà il compito di gestire le Sovrintendenze del mare e quelle provinciali, secondo il M5S, dimostrano inoltre come il Carroccio stia puntando ad uno degli snodi chiave del potere della Regione.

Nomine Candela e Damiani, due clamorosi scivoloni.

Non c’è dubbio, secondo il M5S, che le nomine di Candela e Damiani, due tra le principali figure  travolte dal recente scandalo che ha investito la sanità siciliana, siano un clamoroso scivolone del governo Musumeci. E questo nonostante all’interno dell’esecutivo non  dovrebbero essere mancate le motivazioni a cassare queste figure. Infatti non si spiegherebbe altrimenti l’esclusione di Candela dal giro di nomine dei direttori generali, mentre Damiani, prima di approdare al timone dell’Asp di Trapani, non deve aver brillato ai vertici della Cuc, struttura della quale il governo Musumeci meditava la delocalizzazione per inefficienza.

Disastro della cassa integrazione in deroga e mancato avvio concorsi per potenziamento centri per l’impiego.

I clamorosi ritardi della cassa integrazione in deroga hanno rappresentato un vero e proprio calvario per i siciliani, che hanno dovuto aspettare molto di più dei lavoratori delle altre regioni per riscuotere quanto loro dovuto. Basti pensare che la Sicilia è stata la diciottesima regione italiana ad inviare all’Inps i flussi e che la lavorazione delle pratiche ha viaggiato sempre a ritmi lentissimi e, pertanto, inaccettabili. A velocizzare la lavorazione delle pratiche, secondo il M5S, avrebbe potuto contribuire  il personale previsto per il potenziamento dei centri per l’impiego, se solo i concorsi relativi (che avrebbero potuto determinare ben 1135 assunzioni in una terra affamata di lavoro) fossero stati portati a compimento, come avvenuto in altre Regioni.

Piano rifiuti inadeguato e ricco di criticità.

Una delle principali criticità del  piano rifiuti presentato da Musumeci nel 2018 è quella di essere legato a quanto previsto in un ddl mai approvato dall’Ars e non, come dovrebbe essere,  a precise normative vigenti. Il piano, inoltre, non contiene alcuna determinazione in tema di prevenzione e riduzione dei rifiuti, di gestione di rifiuti speciali e di bonifiche e si caratterizza per l’assenza di una vera pianificazione impiantistica, E’ vago, inoltre, sugli inceneritori, la cui realizzazione non viene esclusa. A ciò va aggiunta l’assenza di un piano regionale di gestione dei rifiuti urbani aggiornato.

Spalmatura disavanzo certificato da Corte dei conti non credibile.

Il governo Musumeci non si è mai mostrato credibile agli occhi del governo centrale sul versante della spalmatura del disavanzo certificato dalla Corte dei Conti (1 miliardo e 26 milioni circa) per l’esercizio finanziario 2018 e definito dalla magistratura contabile  il più alto della serie storica in contabilità armonizzata.  Per tale disavanzo, lo Stato, con decreto legislativo n.158 del dicembre 2019, ha concesso alla Regione Siciliana , evitandone il default,   la spalmatura in 10 anni, a condizione che venissero sottoscritti impegni precisi per il rientro. Tale periodo  poteva essere ridotto a tre anni, qualora Stato e Regione avessero sottoscritto un accordo contenente specifici impegni di rientro. Nonostante tale prescrizione il governo Musumeci non ha mai varato un piano di riforme tale da far intendere al governo nazionale la reale volontà di sanare il bilancio.

Gestione fallimentare delle società partecipate.

L’operato del governo Musumeci in ordine alla gestione delle società partecipate è privo di coerenza sotto l’aspetto finanziario, economico e patrimoniale, ma, soprattutto, è inidoneo ad assicurare una efficiente programmazione strategica, sia nel breve che nel lungo periodo. La Regione continua, infatti, a rimanere vincolata ad inutili logiche di soccorso finanziario, sganciate da serie valutazioni sull’effettiva capacità delle società a rimanere nel mercato e a realizzare condizioni di equilibrio economico. Allo stesso tempo, come evidenziato dalla Corte dei Conti, non è stata mai compiuta un’analisi in ordine ai contributi erogati dalla Regione, non sempre in linea con il dettato normativo. Il giudice contabile ha, altresì, messo in luce, in più occasioni, come le società partecipate dalla Regione si siano dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica.

Fondi europei, macchina ferma.

Il governo Musumeci non ha saputo mettere in moto la macchina dei fondi europei, raggiungendo con enormi difficoltà i target di spesa minimi alla fine di ogni anno, e non riuscendo ad utilizzare pienamente l’unico volano di sviluppo della Sicilia. Ogni anno sono stati raggiunti, con enormi difficoltà e con sotterfugi tecnici, i target di spesa annuali minimi. Per il PO Fers la spesa certificata dalla Sicilia è stata di appena il 28,47% della dotazione, mentre  per il PO FSE di appena 23,35%. La spesa dei fondi europei è ferma al dicembre del 2019 e non si spiega il perché quella poca spesa certificata avviene sempre e solo a dicembre. Su 1.216.500.000 euro di finanziamento dell’asse relativo all’innovazione e alla ricerca, solo il 5% della dotazione prevista è stato speso. Per molte somme non spese non c’è nemmeno impegno di spesa, cioè non si è attuata nessuna procedura per utilizzarle. Un quadro per nulla positivo che sarebbe addirittura peggiore se  le percentuali di quanto speso fossero depurate dai progetti ‘retrospettivi’, che vengono utilizzati come un mero ‘artificio contabile.

Disco verde all’Ars per la norma che autorizza dopo 25 anni di attesa lo sblocco dei concorsi pubblici per esami del personale non dirigenziale a tempo indeterminato, equiparato nei gradi e nelle funzioni ai pari livello del Corpo Forestale Regionale.

“Sin dalle prime valutazioni in Commissione Affari Istituzionali è parso evidente che la carenza di organico in dotazione al Corpo Forestale arreca criticità, in particolar modo ai distaccamenti territoriali, in cui il personale non riesce a coprire il controllo del territorio. Ciò amplifica le problematiche per la gestione e il contrasto agli incendi boschivi. Per tale motivo, dopo tanti anni di stallo, finalmente sarà possibile tornare ad assumere anche in questo comparto regionale, dimostrando un’inversione di marcia rispetto al passato”. Lo afferma il Presidente della Commissione Affari Istituzionale all’Ars, on. Stefano Pellegrino, del gruppo parlamentare di Forza Italia, il quale ha seguito sin dall’inizio l’iter dei lavori, in sinergia con l’Assessore regionale al Territorio e Ambiente, on. Toto Cordaro.

“Ringrazio anche l’Assessore regionale alla Funzione Pubblica, on. Bernardette Grasso, la quale ha proposto una norma che consentirà il comando dei guardia parchi presso il Corpo Forestale. Ciò permetterà – conclude il Presidente Pellegrino – di utilizzare questi ultimi anche nella campagna Antincendio della Provincia di Messina oltre che una maggiore vigilanza in tutto il territorio del Parco dei Nebrodi”.

L’accesso al Corpo mediante concorso pubblico è subordinato al superamento di un corso di formazione professionale secondo i criteri definiti da apposito decreto dell’Assessorato Regionale del Territorio e Ambiente.

L’Associazione dei portatori di San Calogero, unitamente al direttivo ed ai numerosissimi  iscritti, rappresenta, da tantissimi anni, un valido  punto di riferimento sui  momenti principali della festa più amata dagli agrigentini.

Una antichissima festa che viene tramandata da generazione a generazione con fede e devozione alla quale gli agrigentini per la prima volta, causa covid 19, hanno dovuto rinunciare.

Ed infatti, uno dei rappresentanti dell’Associazione, ha partecipato, su delega,  all’incontro con il Comitato per l’ordine e la sicurezza,  presieduto dal Prefetto con la unanime decisione di sospendere tutte le celebrazioni e le manifestazione della festa di San Calogero.

In virtù di tali premesse,  questa Associazione, intende dissociarsi pubblicamente dai fatti accaduti domenica scorsa 5 luglio  allorchè alcuni tra i portatori responsabili (successivamente dimessi dalle rispettive cariche) hanno, autonomamente, preso parte al trasporto di una piccola statua del Santo, sulle spalle di alcuni bambini arrivata  in Santuario.

Tale comportamento, suscitato dalla fortissima attrazione verso la piccola statua,  non giustifica, in alcun modo l’atto che calpesta le indicazioni ricevute durante l’incontro in Prefettura.

Incontro e dialogo che l’Associazione intende mantenere con le massime istituzioni  per affrontare e pianificare nei dettagli le iniziative sulla festa di San Calogero.

L’ associazione informa, altresi,  che nessuno tra i portatori  iscritti e’ autorizzato ad indossare la casacca ufficiale per domenica prossima 12 luglio e/o partecipare a manifestazioni non autorizzate che violino l’inosservanza delle decisioni assunte.

 

Il Tribunale di Agrigento, Gup Stefano Zammuto ha condannato a due anni di reclusione un fornaio quarantunenne di Grotte riconosciuto colpevole di maltrattamenti e stalking ai danni dell’ex compagna. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe maltrattato sistematicamente la donna dal novembre del 2016 all’aprile del 2018. Le minacce, in diverse circostanze sarebbero state finalizzate a costringerla ad abortire. Il processo si è svolto con il rito abbreviato, nella propria requisitoria il pubblico ministero Gianluca Caputo aveva chiesto la condanna a 4 anni di carcere. Il commerciante, difeso dagli avvocati Nicolò Grillo e Vincenzo Vella, dovrà risarcire la vittima – costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Gianfranco Pilato – pagando anche una provvisionale, vale a dire un anticipo, di 2.000 euro.

Un grave lutto ha colpito la famiglia di Agrigento Oggi. All’età di 74 anni è venuta a mancare la signora Giuseppina Ruoppolo, madre del direttore e collega giornalista Domenico Vecchio. Donna, moglie, madre e nonna esemplare è stata sin dalla giovinezza un punto di riferimento per tanti giovani sia per la sua professione di insegnante che per il ruolo ricoperto negli anni a servizio della Chiesa al quale si è sempre dedicata con grande passione e spirito di carità. Condoglianze alla famiglia e a Domenico Vecchio esprimono lo staff e gli editori di www.sicilia24h.it. I funerali si svolgeranno domani mattina, giovedì, alle ore 11, nella chiesa del Santissimo Crocifisso, quartiere San Vito, Agrigento.

Il deputato regionale del Partito Democratico, Michele Catanzaro, interviene a seguito dell’ennesima fuga di migranti dal centro d’accoglienza “Villa Sikania” a Siculiana, e afferma: “Purtroppo il sistema di vigilanza attorno al centro di accoglienza ha mostrato di non riuscire a contenere i tentativi di fuga con grave preoccupazione per i cittadini che abitano le zone attorno alla struttura. Ho scritto al prefetto di Agrigento chiedendo di convocare con urgenza un tavolo di confronto con le autorità preposte alla gestione dell’accoglienza e le forze dell’ordine. E’ indispensabile lavorare per restituire serenità, non solo ai cittadini, ma anche a quei soggetti extracomunitari ospitati nel centro di Siculiana, ai quali far sapere che il nostro paese offre accoglienza, ma a condizione che le regole minime di comportamento loro imposte siamo rigorosamente rispettate” .

A Siculiana numerosi migranti hanno tentato la fuga dal centro d’accoglienza Villa Sikania. Nel corso delle inevitabili colluttazioni, un poliziotto di guardia ha subito delle ferite ed è stato soccorso in ospedale, al “San Giovanni di Dio”. La prognosi è di 6 giorni. Si tratta del terzo tentativo di fuga in pochi giorni. Altri poliziotti, nelle due occasioni precedenti, hanno subito delle escoriazioni nell’intento di contenere i fuggitivi. Un agente, in particolare, ha subito la frattura di una rotula ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico.

E’ il terzo poliziotto a finire in ospedale; il tutto dopo le polemiche sorte nei giorni scorsi dopo un video che ha fatto indignare anche il Console tunisino, arrivato ad Agrrigento.

Adesso, dopo che ieri l’ennesimo poliziotto è finito in ospedale, per tentare la fuga di un connazionale del Console, si spera che appena si arrivi a dieci feriti il diplomatico tunisino possa fare un omaggio o un cadeau alla Questura di Agrigento.

Prima udienza del processo di secondo grado a carico di Antonello Montante e altri imputati già condannati in abbreviato. I dettagli sulle istanze della difesa.

Lo scorso 14 febbraio 2020, giorno di San Valentino, è stato scarcerato Antonello Montante, l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia condannato a 14 anni di reclusione dal Tribunale di Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Montante è stato ristretto agli arresti domiciliari nel suo paese d’origine, a Serradifalco, nel Nisseno. La Corte d’Appello di Caltanissetta ha disposto a carico di Montante l’obbligo di dimora ad Asti, in Piemonte. Il difensore, l’avvocato Carlo Taormina, in occasione della scarcerazione ha commentato: “La scarcerazione di Antonello Montante segna il vero inizio del processo. Finalmente l’ex presidente di Confindustria Sicilia può difendersi e ristabilire la verità sul suo operato e sui suoi propositi nella stagione antimafia da lui inaugurata e condotta”. Adesso un dietrofront. Si perché in occasione della prima udienza del processo d’Appello, i difensori di Montante, gli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto, hanno eccepito, nei motivi d’appello, che lui, Antonello Montante, non è capace di partecipare coscientemente in giudizio. E se i giudici dovessero riconoscere che ciò è la verità, allora sarebbe annullato anche il processo di primo grado, che si è concluso con la severa sentenza di condanna. Montante, rispondendo presente all’appello della prima udienza del processo di secondo grado, ha affermato: “Non rilascio dichiarazioni per rispetto delle istituzioni. Ho fiducia nella giustizia”.
Secondo quanto sostenuto dalle diverse perizie depositate, Antonello Montante sarebbe affetto da uno stato depressivo, ed è apparso visibilmente provato. Inoltre, nel corso dell’udienza è stata sollevata dagli avvocati della difesa l’incompatibilità territoriale ed è stata chiesta l’esclusione della costituzione di alcune parti civili. La Corte, presieduta da Andreina Occhipinti, a latere Giovanbattista Tona e Alessandra Giunta, si è riservata di decidere. La prossima udienza è in calendario il 14 luglio, anniversario della Rivoluzione Francese. Imputati del processo insieme a Montante sono anche l’ex comandante della Guardia di Finanza ed ex capocentro della Dia Gianfranco Ardizzone, il sostituto commissario di polizia Marco De Angelis, il responsabile della sicurezza di Confindustria Diego Di Simone e il questore Andrea Grassi, tutti condannati dalla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Caltanissetta, l’agrigentina Graziella Luparello. A proposito dell’incompatibilità territoriale del giudice, ovvero il trasferimento del giudizio ad altro giudice che non sia Caltanissetta, i giudici giudicanti si sono già espressi durante il processo di primo grado. In riferimento all’incompatibilità, l’avvocato Carlo Taormina ha spiegato: “La richiesta è basata sulla impraticabilità di un giudizio imparziale dei magistrati di Caltanissetta allorchè hanno operato per 12 anni con Montante nella lotta all’imprenditoria mafiosa, mettendo a disposizione i potenti strumenti giudiziari ed avvalendosi nelle investigazioni dei supporti tecnici e tecnologici. Non è possibile che i magistrati, che avrebbero vissuto in simbiosi con il dottor Montante, possano essere gli stessi che oggi abbiano la possibilità di giudicarlo nella consapevolezza che sarebbero stati essi stessi concorrenti nel reato mafioso che gli viene contestato. Il processo non si può celebrare a Caltanissetta, perché c’è un pregiudizio dei magistrati nisseni con cui l’ex leader di Confindustria ha condiviso per 12 anni il compimento di proficue attività antimafia e rapporti personali, fino alla familiarità, e ciò non permette serenità di giudizio”. Di tutt’altro avviso sono stati i giudici giudicanti ad eccezione della già Procuratore Generale di Caltanissetta, Lia Sava, che ha dichiarato la propria astensione. Lei si è avvalsa dell’articolo 52 del Codice di procedura penale, che prevede l’astensione da un processo “quando ricorrano gravi ragioni di convenienza”. E quali sono tali gravi ragioni di convenienza? Lia Sava, quando è stata Procuratore Aggiunto a Caltanissetta a fianco del Procuratore Sergio Lari, ha coordinato le indagini a carico di Montante per concorso esterno in associazione mafiosa. Inoltre, Lia Sava è stata citata dagli avvocati difensori di Antonello Montante nella lista di magistrati che con Montante avrebbero avuto “considerevoli e reiterati rapporti di amicizia e frequentazione”. Così è stato scritto quando i difensori di Montante hanno proposto istanza di trasferimento del processo da Caltanissetta ad altra sede, che poi la Cassazione ha rigettato. Nel frattempo, ad onor di cronaca, le indagini sui rapporti tra i magistrati di Caltanissetta e Montante sono state archiviate penalmente dalla Procura di Catania, e, sotto il profilo disciplinare, dal Csm. E nell’archiviare, il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha scritto che “le condotte di alcuni magistrati, per quanto discutibili, non possono certo ritenersi penalmente illecite”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Polvere di stelle o stelle candenti? Decidete voi, ma i numeri sono numeri.

Michelino, in arte Sodano, onorevole della Repubblica Italiana (anche lui a sua insaputa) venuto dal cielo in terra a miracol mostrar non ne azzecca una.

Dopo avere tramato da mesi con il presunto candidato alle prossime amministrative di Agrigento Antonio Calma, alle spalle di tutti e di tutto, avrà sicuramente dimenticato che all’interno del movimento 5stelle vige uno statuto (purchè non venga cambiato) che parla chiaro. Un disgraziato punto “d”, di fatto, spegne le velleità di un agrigentino semisconosciuto che vorrebbe amministrare la città di Agrigento. Il punto “d” recita testualmente: “possono avanzare la loro candidatura coloro i quali non abbiano mai partecipato a elezioni a qualsiasi livello, né ricoperto ruoli di amministratore e/o componente di giunta o governo con forze politiche rappresentate in consiglio regionale o parlamento italiano o europeo diverse dal movimento 5stelle a far data dal 4 ottobre 2009…”

Il tutto in una pagina del sito del fantomatico Rousseau riguardante la procedura per la creazione delle liste del movimento 5stelle.

Per carità, anche ad un magistrato come Calma può “sfuggire” un punto così importante del regolamento; così come, anche allo stesso Michelino, il quale forse preso dal troppo caldo, gli sarà sfuggito questo impercettibile impedimento che non conforta il suo pupillo agrigentino-pesarese-siculo-marchigiano.

E così, dopo una accurata indagine, si è scoperto che il dott. Antonio Calma in passato e certamente molto al di là del 2009 ha tentato in almeno tre circostanze di rendersi utile per la collettività pesarese, tra elezioni comunali, regionali e forse anche quelle condominiali.

Questo il “bottino” ottenuto dal dottor Calma: candidato alle elezioni comunali di Pesaro, nel 2009, ha ottenuto la bellezza di…60 voti. Poi le regionali, nel 2010, circoscrizione Pesaro –Urbino: 160 voti. Calma, con tanto coraggio, ritenta alle comunali di Pesaro nel 2014. Bottino, 41 voti… Il tutto tra un volo da Italia dei Valori, alla lista La Sinistra e poi, forse qualche lista civica. In tre elezioni distinte e separate il dottor Calma ha racimolato ben…261 voti. Un curriculum davvero di tutto rispetto.

Se a Pesaro è fortemente conosciuto come ad Agrigento, possiamo dormire sonni tranquilli.

Strano, molto strano. Non si comprende come il Michelino nazionale abbia scomodato il dottor Calma non riuscendo a trovare tra le fila del suo movimento ad Agrigento un candidato con un curriculum politico più incoraggiante (eufemismo).

Ora se nel movimento 5stelle la mano destra non sa quello che fa la sinistra, qualche problema sulla ammissibilità della candidatura del signor Calma dovrebbero averla. Staremo a vedere, anche perché non passerà tanto altro tempo; la lista grillina deve essere presentata per l’autorizzazione entro il prossimo 15 luglio.

A questo punto una domanda sorge spontanea: verrà rispettata anche questa regola o si farà con calma, molta calma?

Ancora un’altra domanda: lo statuto rimarrà lo stesso oppure, come qualche volta è capitato in passato, i vertici dei 5stelle cambieranno di notte in notte regole e procedure pronte a favorire il dottor il Calma di turno?

Un magistrato, ne siamo convinti, queste cose non le fa. Preferisce rispettare le regole anziché farle cambiare da un momento all’altro.

Il Michelino dei miracoli dovrebbe spiegare agli iscritti del movimento come mai a fine gennaio si era decisa una candidatura che aveva già assolto tutti i compiti chiedendo l’autorizzazione per candidarsi (senza cambiare le regole dello statuto). Sarà stato il coronavirus che ha fatto folgorare Michelino sulla via di Pesaro e Agrigento e cambiare tutte le carte in tavola?

Il dottor Calma da quando è un iscritto del movimento? E dove sono finiti tutti i grillini agrigentini che da almeno un lustro hanno messo in atto battaglie politiche con una storia ed una conoscenza dei problemi della città sicuramente superiore a quella di Antonio Calma?

Niente da fare. Michelino è nordico e non può farci nulla. Ma a straperdere (e i numeri, ahimè, ci danno ragione) è solo ed esclusivamente il movimento capitanato dal comico genovese Beppe Grillo.

Non può essere ridotto così male il movimento ad Agrigento tale da trovare nella terra di Rossini, piuttosto che in quella di Pirandello, un candidato sindaco più conosciuto in città e con un passato autenticamente grillino.

Siamo certi che il dottor Calma si vuole bene, tanto bene. E se guardate attentamente la foto forse lui stesso è il primo ad essere convinto di rimanere a casa…

Michè, ahi ahi…