Home / 2019 / Ottobre (Pagina 19)

Una corsa a folle velocità. Poi l’uscita di strada, lo schianto violentissimo contro un albero e l’auto che prende fuoco. Non c’è stato scampo per due ragazzini di 16 e 17 anni che, assieme a tre amici poco più grandi di loro, tornavano a casa a Belmonte Mezzagno dopo una serata trascorsa nei locali del centro storico e della movida di Palermo.

I due sono morti sul colpo mentre gli altri tre sono ricoverati in gravissime condizioni in ospedale. E’ il secondo incidente tragico in una settimana in Sicilia: domenica scorsa quattro ragazzi erano morti all’alba in provincia di Catania, dopo aver trascorso la serata in discoteca.

I cinque di Belmonte non erano invece andati a ballare, ma avevano passato tutta passando da un locale a l’altro. Poi verso le 4 si sono messi in macchina per tornare a casa. L’auto su cui viaggiavano, una Bmw 2000, è uscita fuori strada sulla provinciale 38, ha sradicato un albero di ulivo ed ha finito la corsa in una scarpata, dopo avere abbattuto altri alberi. Vista la dinamica, la vettura andava ad una velocità folle, ben oltre i 50 chilometri orari previsti dal limite in quel punto. A causa del forte impatto l’auto ha preso fuoco. Un boato che ha squarciato il silenzio della notte, a pochi chilometri dall’ingresso del paese e che tutti hanno sentito. Ed infatti sono stati proprio i cittadini di Belmonte ad evitare che l’incidente potesse avere un bilancio più pesante, estraendo i ragazzi dall’abitacolo della vettura avvolta dalle fiamme. Per due di loro non c’è stato però nulla da fare: sono Giorgio Casella, di 17 anni, e Kevin Vincenzo La Ciura, di 16.

In gravi condizioni anche il fratello di Kevin, Salvatore di 21 anni, ricoverato in rianimazione all’ospedale Civico. Per lui la prognosi è riservata. Trenta giorni di prognosi, invece, per gli altri due ragazzi feriti tra i quali Rosario Musso, il ventenne alla guida della Bmw anche se non avrebbe potuto, visto che era neopatentato. Il giovane è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio stradale: gli esami hanno accertato che il giovane aveva un tasso alcolemico tre volte superiore ai limiti consentiti ed anche che aveva assunto stupefacenti, risultando positivo alla cannabis.

I vigili del fuoco hanno recuperato l’auto carbonizzata, mentre i carabinieri della compagnia di Misilmeri hanno avviato le indagini per accertare la dinamica dell’incidente, anche se non sembrano nutrire dubbi sulle responsabilità dell’autista. Sul luogo dell’incidente scene strazianti, con il dolore dei familiari che sono stati anche ascoltati dagli inquirenti. Una tragedia che ha sconvolto il piccolo centro abitato di Belmonte Mezzagno.

“Eravamo amici e siamo usciti insieme tante volte – racconta un amico in lacrime – Ancora non riesco a credere che sia successo. E’ stato terribile assistere alla scena di quell’auto in fiamme”.

 

Un carcere nuovo nato già vecchio. Oltre i problemi organizzativi e strutturali che attanagliano la casa circondariale Pasquale Di Lorenzo”di Agrigento piomba lo spettro ben più grande di presunte violenze da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria sui detenuti nel reparto di isolamento e, più in generale, le condizioni di detenzione a cui sono sottoposte le persone. E’ quanto messo nero su bianco in un dossier in seguito alla visita nel carcere di Agrigento effettuata lo scorso 17 agosto da una delegazione del Partito Radicale guidata da Rita Bernardini e dell’Osservatorio carceri delle Camere penali. La Procura di Agrigento guidata da Luigi Patronaggio ha aperto un fascicolo d’inchiesta al momento contro ignoti in cui si ipotizzano i reati di violenza privata e omissioni in atto d’ufficio.

Il dossier, inviato anche al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è intanto divenuto oggetto di una interrogazione parlamentare a risposta scritta depositata mercoledì scorso dal deputato e membro di “Italia Viva” Roberto Giachetti. Il deputato chiede ai ministri Speranza e Bonafede, rispettivamente alla Salute e alla Giustizia,  se siano stati informati di quanto esposto nel dossier e quali provvedimenti intendano adottare per verificarne la fondatezza “anche con l’ausilio delle telecamere – si legge nell’interrogazione – che dovrebbero essere allestite nei reparti e, in particolare, in quelli di isolamento”. La relazione del Partito Radicale ha raccolto le testimonianze dei detenuti, verbalizzando anche le condizioni del carcere, in seguito alla visita dello scorso 17 agosto della delegazione guidata da Rita Bernardini. In particolare si faceva riferimento alla situazione riscontrata nella sezione isolamento relazionata al Dap.

Nella sezione di isolamento molti detenuti denunciano di aver visto, e in alcuni casi di avere subito, comportamenti violenti da parte degli agenti di polizia penitenziaria. Un detenuto che indossa solo un paio di mutande di carta riferisce di essere stato vittima di violenze da parte della polizia penitenziaria. Lo avrebbero lasciato in cella liscia per tre giorni, ha mangiato due viti, da venti giorni le ha dentro nella pancia e ha provato anche ad impiccarsi. Un altro detenuto ancora riferisce che l’avrebbero lasciato, ammanettato, nel passeggio per una giornata e una nottata intera senza mangiare né bere e l’avrebbero preso a schiaffi e pedate. Altri ancora hanno riferito di essere stati testimoni di detenuti ammanettati e “strisciati” per terra.

Le maggiori criticità strutturali riscontate riguardano ad esempio le finestre di molte camere detentive, oltre alle sbarre, alle quali sono applicate reti a maglia stretta che limitano l’ingresso di aria e luce naturale. In molte celle, durante la visita, il blindo della porta è chiuso. I sei piccoli cortili passeggio di cui dispone il reparto sono spazi squallidi, con il wc alla turca, sprovvisti di panchine. Denunce che riguardano anche l’applicazione dell’isolamento. Un detenuto riferisce alla delegazione: “Sono in isolamento da sette mesi. Mi trovo qui perché protesto, vorrei essere trasferito in un carcere della Puglia; qui il blindo della porta è stato chiuso per una settimana; io faccio solo un’ora e mezza d’aria perché nel passeggio non c’è il wc e se torno in cella per andare in bagno poi non mi fanno ritornare al passeggio”. Un altro recluso in evidente stato di agitazione, è ristretto in una cella “liscia”, dotata soltanto di un letto e di un lenzuolo: “Sono arrivato in questo carcere sabato 27 luglio, proveniente dal carcere di Messina; al mio arrivo ho dimenticato di prendere la fornitura, il giorno dopo l’ho fatto presente perché mi serviva la carta igienica, ma mi hanno lasciato senza carta igienica fino al venerdì successivo, e non mi hanno consentito nemmeno di comprarla; sono in cella liscia dal 3 agosto”.

La relazione del Partito Radicale raccoglie testimonianze dure direttamente dal carcere di Agrigento che inevitabilmente però dovranno trovare riscontro. Certamente, a prescindere dalla genuinità delle dichiarazioni, appare innegabile che un problema alla casa circondariale di Agrigento ci sia.

Lo testimoniano i continui casi di aggressioni ai danni degli agenti penitenziari, come denunciato ieri in una relazione del sindacato, così come i sempre più ricorrenti risarcimenti dello Stato nei confronti di persone detenute in condizioni di sovraffollamento in violazione dell’art.3 Cedu. A questo si aggiunga che nell’ultime mese oltre cento agenti hanno chiesto il trasferimento in altra sede.

 

Nel settembre scorso presso la sede ANAS di Catania, la Procura della Repubblica guidata da Carmelo Zuccaro coadiuvata dagli uomini della Guardia della Finanzia hanno eseguito una delicata operazione di Polizia Giudiziaria, che ha dato luce a un vasto giro di tangenti e malaffare tra funzionari e dirigenti compiacenti e imprenditori.

Nella stessa operazione, poi ribattezzata “buche d’oro” rimase coinvolto l’Ing. Antonio Urso, impiegato ANAS dal 2009 e con funzioni di capo centro dal 2017.

E’ lo stesso Urso che sarà la chiave di volta, portando luce e verità alle intuizioni degli inquirenti.

Urso è un fiume in piena, le pagine di deposizione aumentano e gli omissis si moltiplicano.

L’ormai ex, capo centro racconta dell’inizio di questa vicenda, per la prima volta del sistema corruttivo.

Il suo racconto inizia sin dal suo primo giorno in ANAS e il suo rapporto con l’Ing. Giuseppe Romano – suo predecessore nell’incarico di capo centro, affermando che iniziò proprio con lui l’attività illecita nel 2015, quando si occupò del ripristino di un ponte, ove la ditta esecutrice era la Polistrade di Misilmeri, Romano il Direttore dei Lavori e lui fosse stato il Direttore Operativo. In quella prima occasione la tangente era stata di 7.000 €.

Solo due anni dopo le posizioni dell’Ing. Romano si rafforzano, divenendo RUP del settore lavori straordinari e quello di Direttore Lavori, viene affidato a Urso.

A questo punto il gruppo criminale si allarga ad altre due figure di spicco: Gaetano Trovato e Gargano, i quali ricoprivano i ruoli di Direttori Operativi.

Il meccanismo – secondo Urso, era un sistema ben collaudato e tutti ne erano consapevoli.

I verbali dagli anni 2017, risultano tutti secretati con una sfilza di omissis.

Secondo quanto si intuiste l’inchiesta e le indagini non sono arrivate al capolinea anzi, gli “omissis” hanno cominciato a tremare adesso!

Il 21 settembre 2019 la prima parte del blitz che portò all’arresto in flagranza di reato del capo centro manutenzione dell’Anas Riccardo Carmelo Contino e del geometra Giuseppe Panzica, capo nucleo B del centro di manutenzione Anas etneo. Le indagini sono proseguite e questa volta si sono avvalsi anche di una preziosa collaborazione: si tratta dell’ingegnere Giuseppe Romano, 48 anni, responsabile manutenzione programmata dell’area tecnica compartimentale di Catania dell’Anas che ha deciso di vuotare il sacco.

Il 18 ottobre 2019 Scatta il nuovo blitz, dove finisce in carcere il geometra Gaetano Trovato, 54 anni, dipendente Anas e agli arresti domiciliari: Salvatore Truscelli, 56 anni, rappresentante legale della “Truscelli Salvatore srl”, con sede a Caltanissetta; Pietro Matteo Iacuzzo, 50 anni, rappresentante legale della “Isap srl”, con sede a Termini Imerese (Pa); Roberto Priolo, 48 anni, rappresentante legale della “Priolo srl” con sede a Ciminna (Pa); Calogero Pullara, 40 anni, titolare dell’omonima ditta individuale con sede a Favara (Ag). Interdizione dall’esercizio di pubblico ufficio per la durata di un anno per l’ingegnere Antonino Urso, 39 anni, capo Centro Manutenzione “A” dell’Area Compartimentale Anas di Catania.

Gli inquirenti con l’ausilio degli accertamenti bancari, intercettazioni ambientali e dall’analisi della documentazione è stata delineato il sistema delle tangenti a favore dei funzionari infedeli.

 

 

 

E’ stata effettuata l’autopsia sul corpo di Calogero Avenia, il pensionato di 69 anni di Agrigento, trovato cadavere nella sua abitazione di Salita San Giacomo, nel centro storico della Città dei Templi.

L’esame è stato effettuato presso la camera mortuaria dell’ospedale San Giovanni di Dio su disposizione della Procura di Agrigento che vuole fugare ogni dubbio circa le cause del decesso.

Al termine delle operazione la salma è stata dissequestrata e restituita alla famiglia che potrà provvedere ai funerali.Al momento nessun indagato, la pista più accreditata è quella della morte per cause naturali.

 

Bestemmia durante l’affidamento alla prova e la misura gli viene aggravata dal magistrato di sorveglianza che lo rispedisce agli arresti domiciliari. Protagonista della vicenda l’agrigentino Gaetano Spataro.

Quest’ultimo era stato condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti e il gip del Tribunale di Agrigento aveva accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Inglima Modica, sostituendo la pena da scontare in regime di detenzione domiciliare con la messa in prova ai servizi sociali.

Ora, per l’uomo, è stata ripristinata la detenzione domiciliare in quanto quest’ultimo avrebbe bestemmiato davanti ai Carabinieri nel corso di un controllo di routine dei Militari dell’Arma.

 

“La formula migliore per sostenere la campagna elettorale per le Amministrative ad Agrigento non è da ricercare o da inventare. La migliore formula è già bene rodata e collaudata, ed è la formula del centrodestra unito, vincitore alle Regionali in Sicilia nel 2017 e alle Politiche del 2018”.

Lillo Pisano

Così afferma il dirigente regionale di Fratelli d’Italia, Lillo Pisano, che aggiunge: “Bisogna bandire da subito trasversalità e alchimie che i cittadini elettori non comprenderebbero, anzi respingerebbero sicuramente. La manifestazione appena trascorsa a Roma a piazza San Giovanni rilancia la coalizione di centrodestra come la formazione politica più apprezzata per coerenza e concretezza tra gli elettori. Allo stesso modo bisogna affrontare l’appuntamento elettorale di Agrigento, e non solo. Riflettendo esattamente nella città di Agrigento la coalizione di centrodestra che sostiene il governo di Nello Musumeci alla Regione. Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Diventerà Bellissima, Udc, Cambiamo, moderati e, più ampiamente, le liste civiche espressione del territorio che si posizionano nel solco politico del centrodestra, saranno sicuramente capaci, insieme, di proporre prima un programma amministrativo concreto e realizzabile, e poi le candidature che meglio rappresenteranno tale programma”.

Ad Agrigento oggi domenica 20 ottobre, la sezione agrigentina di Italia Nostra, presieduta da Adele Falcetta, ha organizzato l’evento “Il Fiume dei tesori: a spasso alla foce dell’Akragas, tra cultura e natura”. Si tratta di una passeggiata, con partenza alle 9:45 dal Villaggio Peruzzo verso la spiaggia della Maddalusa, guidata dall’archeologo Luca Zambito, alla scoperta di un sito profondamente legato alla storia della città, la foce del fiume Akragas. L’iniziativa è compresa nel programma nazionale di Italia Nostra “Paesaggi sensibili 2019: paesaggi d’acqua”.

Cinquantasette immigrati, fra cui tre minorenni, sono stati bloccati stanotte, direttamente sulla terraferma, a Lampedusa dai Carabinieri.

I militari dell’Arma hanno sorpreso i migranti, tutti di origine subsahariana, che da Cala Francese si stavano spostando, seguendo le luci, verso il centro dell’isola. A causa dell’oscurita’, non e’ stato possibile ritrovare l’imbarcazione utilizzata per l’approdo.

Tutti i 57 migranti sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola

 

I poliziotti della Divisione anticrimine e della Squadra Mobile di Agrigento hanno eseguito un decreto di sequestro a fine di confisca disposto dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo a carico di Antonino Grimaldi, 52 anni, di Cattolica Eraclea, attualmente detenuto per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, e, in particolare, perché avrebbe svolto funzioni di raccordo e collegamento tra Pietro Campo, presunto capomafia di Santa Margherita Belice, e altre famiglie mafiose del territorio agrigentino. I beni sottoposti a sequestro sono ubicati nei Comuni di Cattolica Eraclea e Bivona. Nello specifico si tratta di un fabbricato adibito a magazzino e di due terreni con estensione di circa dieci ettari, di cui uno seminativo e l’altro consistente in un uliveto con circa 4000 piante per un valore di mercato approssimativo di 120mila euro.