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“Ieri mattina insieme all’Assessore regionale alle infrastrutture Marco Falcone abbiamo discusso con i rappresentanti di Confartigianato Imprese delle province di Siracusa e Ragusa, il Presidente ed il Segretario Regionale, sullo stato di prosecuzione dei lavori da parte di Cosedil, subentrata integralmente a Condotte nell’appalto per la costruzione dei lotti 6,7,8, nel cantiere della Siracusa-Gela”. Così, in una nota, la deputata all’Ars, on. Rossana Cannata, del Gruppo Parlamentare di Forza Italia. 

“La buona notizia – continua la componente della Commissione Attività produttive – è che ieri è stata definita la transazione, per un importo finale di 18.900.000 euro, tra il Cas e Cosedil, a fronte di un contenzioso pendente per circa 200 milioni di euro tra stazione appaltante e consortile”.

“Una operazione importante per garantire quanto più possibile i vari creditori locali – conclude la Vicepresidente dell’Antimafia e Anticorruzione – e poter così riaprire a pieno regime i cantieri, come ha sottolineato l’assessore regionale Falcone, entro metà febbraio”.

La Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo di Agrigento si schiera in prima linea nella lotta contro l’abusivismo commerciale.

Per abusivismo commerciale si intende l’esercizio del commercio senza le necessarie autorizzazioni e relative iscrizioni di legge quali CCIAA e INPS, sia in sede fissa che ambulante. L’abusivo arreca un danno allo Stato e agli altri venditori corretti, da un lato perché non paga le imposte e non rispetta i controlli previsti per legge, dall’altro perché può permettersi di vendere la merce ad un prezzo molto più basso generando la cosiddetta “Concorrenza Sleale”.

Già qualche mese fa diverse autorità locali (Prefetto, Comune di Agrigento, Forze dell’ordine ecc.) erano state impegnate al fine di contrastare l’abusivismo nella zona di San Leone. Ma una sola operazione di controllo non basta, vista la diffusione del fenomeno in tutta Agrigento e provincia. Bisogna dire che i venditori abusivi fanno parte (purtroppo) del nostro folklore e della nostra tradizione.

È sufficiente recarsi al tradizionale mercato del venerdì in Piazza Ugo la Malfa per essere testimoni di continui fenomeni di abusivismo. Molti venditori, in barba alle numerose norme di settore, vendono liberamente merce contraffatta e generi alimentari generando un grave danno economico al commerciante onesto. Il breve video in basso è già di per sé molto esaustivo.

Confcommercio chiede un incontro con il Prefetto, il Sindaco di Agrigento, con l’Assessore delle Attività produttive e con le Forze dell’ordine interessate per trovare tutti insieme una soluzione definitiva a questo annoso problema.

La Commissione regionale antimafia ascolta l’ex segretaria generale della Regione, Patrizia Monterosso. I rapporti con Montante, Lumia e Crocetta.

La Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, prosegue le audizioni nell’ambito del presunto “Sistema Montante”. Ed in riferimento, soprattutto, all’ipotizzato patto politico tra l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia e l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, che poi si sarebbe tradotto in patto affaristico, ovvero nell’asservimento del governo agli interessi di coloro che avrebbero ruotato nel e beneficiato del “Sistema Montante”, è stata ascoltata l’ex numero 1 della burocrazia della Regione, la già segretaria generale, Patrizia Monterosso. E alla domanda “Antonello Montante?” la Monterosso ha risposto: “Me lo presentò il presidente Crocetta, l’ho visto in tutto sei volte in vita mia. Due delle quali dopo la notizia dell’indagine per mafia: in un convegno di UnionCamere e all’Hotel Plaza di Roma. Ma sempre in veste ufficiale, al seguito di Rosario Crocetta, che era il mio unico referente istituzionale. E, comunque, senza mai ricevere pressioni. Il mio rapporto con qualsiasi terzo era fondato sulla estraneità, e comunque gestito con il metodo dell’istruttoria, ovvero con atti tracciabili formalizzati in segreteria”. Patrizia Monterosso è stata intrattenuta al cospetto di Claudio Fava e dei colleghi commissari quasi 2 ore e mezzo. E lo stesso Fava, a conclusione, ha commentato: “E’ stata un confronto particolarmente lungo, certamente utile ed estremamente dettagliato, e anche di conferma dell’ipotesi di lavoro che abbiamo sviluppato in questi mesi”. La Monterosso è stata segretaria generale della Regione prima con Raffaele Lombardo e poi è stata confermata da Rosario Crocetta, e lei stessa, la Monterosso, ricorda che Crocetta, nel confermarla, così si rivolse a lei: “Ti lascio perché sei una rompipalle”. Poi, altra domanda, “Beppe Lumia?”, e Patrizia Monterosso ha risposto: “Sì, ammetto la sua presenza, frequente, più di altri, ma con me ci salutavamo, buongiorno e buonasera. Io non ho mai preso parte alle riunioni politiche, che non erano di mia competenza. Dal senatore Lumia non ho mai ricevuto nessuna pressione. Soltanto una volta, sull’onda emotiva dell’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, Lumia mi chiese di fare di più, sollecitando risposte del dipartimento Territorio e Ambiente”. Ed ancora a conclusione dell’audizione, Patrizia Monterosso ha commentato: “E’ stato anche un momento di umanità, perché io di queste vicende non ho mai pubblicamente parlato. Però tutto quello che ho fatto e che mi è successo è agli atti”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

In esclusiva, per il nostro giornale, rompe il silenzio Giuseppe Lattuca, padre di Gessica Lattuca scomparsa da Favara il 12 Agosto 2018.

Uscito dal carcere lo scorso sabato, 12 Gennaio, ci racconta i suoi pensieri, dopo aver appreso della scomparsa della figlia, durante la sua permanenza nel penitenziario di Bolzano, poi trasferito ad Agrigento e poi ancora a Sciacca, dove ha scontato una pena di 5 mesi di reclusione per evasione dagli arresti domiciliari.

Sono parole di dolore e sconforto quelle che ci confida, quelle di un padre affranto e confuso dagli innumerevoli pensieri che destano sospetti nella propria mente, quelli di un padre che chiede giustizia per la propria figlia.

L’intervista

 

L’Adoc-Uil, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, rinnova i propri vertici dopo qualche mese di vacatio attraverso la nomina del nuovo Presidente Salvo Cottone.

Lo stesso è funzionario regionale direttivo presso l’Aziende Foreste di Agrigento; le sue prime parole di ringraziamento vanno all’Adoc per l’importante funzione e carica che gli è stata affidata:

“C’è tanto lavoro da espletare sui servizi essenziali, in primis acqua e rifiuti e le tutele indispensabili per i consumatori e sugli eventuali abusi che vanno sminati a monte. Con l’aiuto di tutti garantiremo servizi agli associati e a tutti coloro si approcceranno con la nostra Associazione a tutela dei Consumatori.”

Il Segretario Generale della Uil Gero Acquisto e tutti i dirigenti della camera sindacale provinciale esprimono soddisfazione e danno il benvenuto a Cottone, per continuare quel connubio positivo che si è sempre instaurato tra Uil e Adoc, nell’interesse dei consumatori e dei loro diritti.

L’Adoc Uil opera e ha la sede provinciale in via Piersanti Mattarella n.115 ad Agrigento.  

 

Il Dr. Giuseppe Modica De Mohac,di 63 anni, di Palermo, già Direttore Amministrativo dell’Azienda Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, era stato escluso dall’elenco dei soggetti idonei alla nomina a direttore amministrativo delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale perchè ritenuto carente dei requisiti di ammissione; segnatamente non era stata considerata utile l’attività di componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giglio di Cefalù in assenza di specifica delega. Il Dr. Giuseppe Modica De Mohac ha allora proposto un ricorso giurisdizionale, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, contro l’Assessorato regionale della Salute, per l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento di esclusione dall’elenco dei soggetti idonei alla nomina a direttore amministrativo delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale. Segnatamente gli Avvocati Rubino e Impiduglia hanno censurato il provvedimento impugnato sia  sotto il profilo della violazione  del principio del “favor partecipationis”, che impone di privilegiare l’opzione che consente il maggiore accesso alle procedure concorsuali da parte dei candidati, al fine di garantire la selezione dei più mertitevoli ai posti pubblici, sia sotto il profilo dell’equipollenza tra l’attività amministrativa e di gestione svolta dal consigliere d’amministrazione della Fondazione Giglio e l’attività svolta dal personale amministrativo dirigente nelle altre strutture sanitarie. Si è costituito in giudizio l’Assessorato Regionale della Salute, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, per chiedere il rigetto del ricorso, previa reiezione della richiesta cautelare avanzata dal ricorrente. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, condividendo la censura formulata dagli Avvocati Rubino e Impiduglia secondo cui il mandato triennale di componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione sanitaria “Giglio” di Cefalù sia valutabile al fine di realizzare il prescritto quinquennio di “qualificata attività di direzione” necessario ai  fini dell’ammissione, ha accolto la richiesta di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato; pertanto, per effetto del provvedimento cautelare reso dal CGA, il dr. Giuseppe Modica De Mohac potrà essere nominato Direttore Amministrativo nelle Aziende del Servizio Sanitario Regionale. 

CUA O CUPA CHE SIA, è sempre una questione di POTERE. Così mentre consiglieri comunali, sindaco e giunta di Agrigento esultano per la riapertura di alcuni corsi universitari ad Agrigento (anno accademico 2020/21) ecco che come sempre salta fuori che È TUTTA UNA QUESTIONE DI POTERE. Per questo è saltata la riunione dell’assemblea dei soci, proprio perché il rappresentante della Camera di commercio (di proposito nominato con estrema urgenza dalla regione) si è reso conto che il Comune di Agrigento vuole fare il pieno di cariche. NOI lo diciamo da tempo, è sempre stata una questione di potere, la politica che ancora oggi non ha interessi per il territorio ma ha solo interessi personalistici di escalation di poltrone, dimostra sempre quando forse non ci sarebbe proprio più di dimostrarlo, che non è al servizio del territorio ma al servizio di interessi personalistici e di governance.
Noi siamo alla finestra, noi seguiamo l’evoluzione degli eventi, MA AD AGRIGENTO LA GENTE QUANDO CAPIRÀ CHE QUESTA POLITICA VA CACCIATA VIA?

A far data dal 1° gennaio 2019 anche  le bollette  del gas, così come quelle della luce, dell’acqua,si prescrivono  in 2 anni. La prescrizione riguarda solo quelle che verranno emesse a partire da questa data e non per quelle precedenti già emesse.

La riforma dei termini di prescrizione delle bollette di luce, acqua e gas non tocca solo le bollette per consumi ordinari ma anche i conguagli, inoltre il nuovo termine di due anni riguarda sia i consumatori (le famiglie e gli utenti privati) che le microimprese, i professionisti e le società.

A modificare i termini di prescrizione delle bollette della luce, gas e acqua è stata la legge di bilancio del 2018: la nuova norma contiene infatti una deroga al codice civile che, invece, stabilisce una prescrizione di cinque anni per tutti i debiti da pagarsi con cadenza annuale o frazioni inferiori (ad esempio ogni mese, ogni bimestre, ecc.). Resta pertanto di cinque anni la prescrizione delle bollette del telefono e di tutte le altre utenze.

Il governo ha in tal modo inteso tutelare gli utenti dalle richieste di pagamento che, spesso, intervengono a molti anni di distanza rispetto all’anno di gestione.

La prescrizione della bolletta opera solo se, prima della scadenza del termine (2 anni per le bollette di luce, acqua e gas; 5 anni per le bollette del telefono e di tutte le altre utenze) non si è ricevuto un sollecito di pagamento con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata (p.e.c.).

L’invio della diffida ad adempiere da parte dell’ente di somministrazione comporta l’interruzione della prescrizione ed un nuovo decorso del termine. Attenzione però: fa fede la data di consegna della lettera e non quella di spedizione per cui se la società erogatrice spedisce la diffida prima della scadenza del termine di prescrizione ma il postino la consegna dopo, il debito è ormai caduto in prescrizione.

Pertanto, se si riceve una bolletta della luce, acqua o gas riferita a consumi di oltre due anni fa non bisogna più pagare. Il debito infatti si è ormai prescritto.

Qualora la società erogatrice insista nel richiedere somme non dovute – e magari minacci di cessare l’utenza – si ha diritto a esigere la sospensione della bolletta.

Se, quindi, nei due anni successivi all’emissione di una bolletta della luce, dell’acqua e del gas non si riceve alcun sollecito di pagamento (sollecito inviato con raccomandata a/r o posta elettronica certificata), il debito si prescrive e la società erogatrice della luce, dell’acqua o del gas non può più chiedere nulla.

La modifica del termine di prescrizione riguarda anche i conguagli: anche queste bollette non potranno più essere pretese dopo più di due anni dall’anno di riferimento, anche se l’accertamento del conguaglio avvenga in un momento successivo.

In caso di emissione di fatture a debito per conguagli riferiti a periodi maggiori di due anni, l’utente che ha presentato un reclamo ha diritto alla sospensione del pagamento.

Una seconda modifica introdotta con la legge di bilancio 2018 riguarda il diritto dell’utente a chiedere la sospensione del pagamento della bolletta in attesa della verifica della legittimità della condotta dell’operatore.

Questa misura è prevista in due casi: nel caso di emissione di fatture a debito nei riguardi dell’utente “per conguagli riferiti a periodi maggiori di due anni” ;  nel caso in cui «l’Autorità garante della concorrenza e del mercato abbia aperto un procedimento per l’accertamento di violazioni del codice del consumo, di cui al d.l. n. 206/2005, relative alle modalità di rilevazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli e di fatturazione adottate dall’operatore interessato».

Se dunque l’utente ha presentato un reclamo riguardante il conguaglio nelle forme previste dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico «ha diritto alla sospensione del pagamento finché non sia stata verificata la legittimità della condotta dell’operatore».

«È in ogni caso diritto dell’utente, all’esito della verifica di cui sopra, ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di indebito conguaglio».

Quanto previsto, sia con riferimento alla prescrizione sia con riferimento alla procedura sulla sospensione del pagamento e al rimborso degli indebiti conguagli, non si applica qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo derivi da responsabilità accertata dell’utente.

Il personale della Capitaneria di Porto Empedocle, al Comando del Capitano di Fregata Gennaro FUSCO, ha svolto una notevolissima attività di contrasto all’illegalità che ha portato ad un eccellente risultato, concretizzatosi complessivamente con il sequestro di ben 7 Tonnellate di prodotto ittico, diviso tra fresco e congelato, in quanto rilevato in assenza di tracciabilità/rintracciabilità (non vi era la pertinente documentazione, oppure i numeri di lotto indicati nelle fatture dei fornitori non corrispondevano con quelli rinvenuti negli imballaggi) .

Questa imponente operazione ha visto il personale della Guardia Costiera di Porto Empedocle impegnato per diversi giorni. Nello specifico, i militari hanno operato in condizioni ambientali particolarmente critiche, i controlli sono avvenuti in celle frigorifere la cui temperatura è di -20°C, provvedendo ad effettuare una attenta e puntuale ricognizione di un ingente quantità di prodotto ittico, al fine di verificare il rispetto delle normative nazionali ed europee relative alla filiera della pesca.

Al termine di questa intensa attività di controllo dei prodotti, conservati in celle dedicate alla conservazione del fresco del congelato, è risultata palese l’interruzione  della rintracciabilità/tracciabilità di tutto il prodotto ittico, portando così al sequestro di un totale di Kg 6879. I militari richiedevano l’intervento di personale in servizio presso il distretto veterinario di Agrigento, il quale sottoponeva ad ulteriore visita ispettiva tutti i prodotti ittici freschi e parte del congelato, attestando la non idoneità al consumo umano della merce perché priva di tracciabilità.

Gli ispettori della Capitaneria di Porto Empedocle procedevano ad elevare il verbale di sequestro del prodotto ittico che è risultato privo di tracciabilità/rintracciabilità, e conseguente verbale amministrativo di contestazione  che prevede una sanziona amministrativa da € 750 a € 4500 a carico della ditta sottoposta a controllo ai sensi del d.lgs 04/2012.

Il Comandante della Capitaneria di Porto ha espresso il suo vivo compiacimento per  l’attività svolta, e sottolinea come solo qualche settimana prima, nell’ambito dell’operazione complessa a livello nazionale denominata “Confine Illegale”, il cui scopo era quello di verificare la correttezza delle attività di commercializzazione all’ingrosso dei prodotti ittici, (con particolare riferimento a quelli provenienti dai paesi Terzi), il rispetto delle disposizioni sulla tracciabilità ed etichettatura, ed il rispetto delle norme tecniche sulle attività di cattura per la tutela degli stock ittici e dell’ecosistema, gli uomini del Compartimento Marittimo di Porto Empedocle  avevano già posto sotto sequestro 6 tonnellate di prodotto ittico.

La Capitaneria di Porto di Porto Empedocle vuole attuare una decisa politica di contrasto nei confronti di chi agisce in modo illegale, con lo scopo di garantire  ai consumatori l’acquisto di prodotti certificati e di qualità  nel rispetto della filiera ittica.