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Come ogni anno la Festa del Cinema di Roma ospita il Rebibbia Festival proiezioni, incontri, laboratori che dal 21 al 27 ottobre coinvolgono la popolazione reclusa, fral’Auditorium del Carcere e l’Auditorium del MAXXI.

Il Rebibbia Festival è promosso da La Ribalta Centro Studi Enrico Maria Salerno, Fondazione Cinema perRoma, Provveditorato Regionale Carceri del Lazio. Colsostegno di MIBAC e Regione Lazio. In collaborazione con Rai Cinema, Clipper Media, Hikari Corporate (Fr.) con ilcanale franco-tedesco ARTE. Grazie alla disponibilità della Corte Costituzionale.

PERCHE’ IL CINEMA VA IN CARCERE

Il tempo vuoto della detenzione deve essere riempito diopportunità: istruzione, formazione, lavoro per chi sconta lapena. C’è anche spazio per il Cinema, capace di illuminare l’oscurità oltre le sbarre. Cinema da vedere, cinema da realizzare: quest’anno il filo rosso del Rebibbia Festival è proprio l’immagine del carcere e dei suoi ospiti dolenti, vistaattraverso lo sguardo dei cineasti.

PROGRAMMA aperto al pubblico esterno al carcere

21 ottobre 2019 dalle 17,30 alle 19,30 – Auditorium del MAXXI

Focus su Il Cinema Italiano racconta il Carcere – 1955/2019

Un incontro che alterna brevi clip di celebri film e riflessionisul tema, coordinato da Mario Sesti, con Giuliano Amato(Giudice costituzionale), Carmelo Cantone (Provveditorealle Carceri del Lazio, Abruzzo e Molise), Fabio Cavalli(Regista). Attraverso un veloce montaggio per titoli e temi,curato da Nicola Calocero e Tommaso Sesti, si getta losguardo oltre le mura delle prigioni, su un vero e propriofilone cinematografico “di genere”. Da Accadde alpenitenziario di Giorgio Bianchi (1955), con Aldo Fabrizipoliziotto penitenziario, attraversando i decenni con titolicome Detenuto in attesa di giudizio di Loy, Mary per sempredi Risi, Cesare deve morire dei Taviani, per arrivareall’attualità di Viaggio in Italia la Corte Costituzionale nelleCarceri di Cavalli (2019), con la testimonianza diretta diGiuliano Amato nell’incontro coi ragazzi e le ragazze dicamorra, nell’ “Isola Prigione” di Nisida. L’ingresso è libero.

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24 ottobre 2019 ore 16:00 (ingresso pubblico ore 15:00) – Auditorium di Rebibbia N.C.

Anteprima europea del docufilm per il canale franco-tedesco ARTE

Prison de Rebibbia. L’évasion par le théâtre [sottotitoli in italiano], regia di Marie David.

Basato sul lavoro teatrale di Laura Andreini SalernoIstruzioni di volo”, con i detenuti-attori del Carcere di Rebibbia. Regista teatrale assistente Giuditta Cambieri. Produzione Hikari Corporate. Interverranno la regista, ilcorrispondente di ARTE in Italia Salvatore Aloise e l’interocast (Progetto di inclusione sociale PREXIT– Regione Lazio). Arte, rete televisiva europea dal 1992, trasmette ogni giorno, nel programma Arte Regards (Sguardi), un reportage su un’iniziativa europea ragguardevole. Un tuffo dentro realtà inedite. L’Europa in tutta la sua diversità. All’interno di questo programma abbiamo realizzato un reportage dedicato all’esperienza teatrale con i detenuti di Rebibbia Nuovo Complesso, curata dalla Associazione La Ribalta – Progetto Prexit. Attraverso il lavoro della regista Laura Andreini Salerno, della regista assistente Giuditta Cambieri e della collaboratrice Francesca Di Giuseppe, del personale dell’Istituto penitenziario e dei detenuti della Compagnia G8, proviamo a mettere in luce la particolarità e l’importanza di questa iniziativa.  Che cosa può offrire ai detenuti, isolati dietro le sbarre? Quali possono essere i benefici per tutta la società? L’arte teatrale è un’apertura sul mondo, sulla letteratura, sulla collettività. Richiede di lavorare insieme, di sottoporsi ad un certo rigore nel gioco scenico.  

Ingresso libero accreditamento obbligatorio alla mail rebibbiafestival@gmail.com

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27 ottobre 2019 ore 16:00 (ingresso pubblico ore 15:00) – Auditorium di Rebibbia N.C.

Il Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanziincontrerà i detenuti e le detenute ad un anno dalla partenzadel Viaggio della Corte nelle carceri. L’occasione è lapresentazione ufficiale ai reclusi molti dei quali protagonisti del Viaggio in Italia la Corte Costituzionale nelleCarceri, di Fabio Cavalli, prodotto da Clipper Media con RaiCinema.

Pensando alla realizzazione di un docu-film che racconti l’incontro fra i Giudici della Corte Costituzionale e le Carceri italiane – racconta il regista Fabio Cavalli – mi è tornato in mente il “Viaggio in Italia” di Guido Piovene: un reportage prima radiofonico per la RAI, poi in volume, sul finire degli anni ’50. L’Italia è molto cambiata. Ma c’è una cosa che tiene insieme le generazioni: la Carta Costituzionale. Poco se ne parla, eppure è la legge fondamentale che dà forma alla nazione ed incide sulla vita di ciascuno di noi. Anche sulla vita dei cittadini detenuti. Per questo docufilm ho provato ad assumere il punto di vista di Piovene: andare a scoprire davvero quello che si crede illusoriamente di conoscere. Aprire lo sguardo sugli aspetti della realtà che non stanno in luce, coperti dal bagliore dei rilievi; trovare l’ombra nel tuttotondo. Storie di viaggi e incontri; uomini, donne, persone uniche e comuni (i Giudici, i Carcerati, il Personale penitenziario …); storie di luoghi inaspettati (le Carceri, il loro habitat architettonico e il loro contesto antropologico); e storie di paesaggi visivamente potenti, il loro spirito profondo, quello che il tempo disegna, incidendo anche lo spirito del popolo che li abita. Ho potuto usare qualsiasi mezzo di ripresa per disegnare i rilievi del nostro Paese, sorvolando coi droni il maestoso Palazzo della Consulta e i cieli sopra le carceri. Genova-Marassi: il carcere e lo stadio di calcio appaiati, che portano lo stesso nome e condividono le stesse tifoserie esultanti, una libera l’altra reclusa;  Napoli con l’incantevole atollo vulcanico che ospita il carcere di Nisida, coi ragazzi e le ragazze di camorra; l’immenso assolato carcere di Lecce, prigione per donne di malavita; Terni con lo strazio dei “fine pena mai”; Milano-S.Vittore, monumentale come un Pantheon inaccessibile in mezzo alla città; Firenze-Sollicciano: un’immensa costruzione disegnata come un giglio di cemento, inquietante in mezzo al nulla; e Rebibbia, con le detenute-madri e i loro bimbi innocenti e carcerati. Poi, tappa dopo tappa, dai cieli siamo scesi giù, nel profondo delle celle e nei loro sotterranei, accompagnati da un Agente penitenziario che ha fatto da Caronte in questo viaggio iniziatico. Occorreva dare tridimensionalità alla Costituzione della Repubblica Italiana, attraverso i punti di vista dei suoi custodi ed interpreti: i Giudici. E fare altrettanto con quel “sistema della pena”, tanto evocato, vilipeso o invocato, e, fondamentalmente, sconosciuto. Da una parte gli uomini e donne dell’Istituzione; dall’altra gli uomini e donne e ragazzini minorenni che l’Istituzione l’hanno violata. Il loro incontro getta un po’ di luce fra le ombre. Un incontro per me emozionante, un’avventura fra storie umane incredibili, dolorose, paradossali, umanissime. Un film sugli sguardi dei Giudici e dei Detenuti. Fra il prima e il dopo l’incontro c’è una differenza ben visibile negli sguardi. La stessa differenza che spero di leggere negli sguardi degli spettatori all’uscita dalla proiezione”.

L’ingresso è libero con accreditamento obbligatorio a rebibbiafestival@gmail.com

Una domenica infausta nel cosentino, dove subito dopo la mezzanotte due auto si sono scontrate frontalmente causando la morte di 4 giovanissimi.

6 in tutto le vittime di un incidente dovuto forse alle strade sdrucciolevoli post piogge.

Il bilancio è dunque di 4 morti e 2 feriti; tutti giovanissimi, i deceduti, poco più che diciottenni.

L’incidente è avvenuto sulla strada statale 107 silana-crotonese, al km 25 e 500 in prossimità dello svincolo di Rende in provincia di Cosenza. 

I 4 giovani che viaggiavano sulla Polo Volkswagen sono deceduti nell’impatto frontale. Sono invece attualmente ricoverati nel nosocomio cosentino i due trentenni, un uomo e una donna, che viaggiavano sulla Citroen C3.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, il 118 e i Carabinieri della vicina Compagnia di Rende. 

In corso le indagini per verificare le dinamiche del drammatico incidente.

Si può essere liberi eppur prigionieri di un mondo ostile, e poi ancora ostaggi di un universo selvaggio che ti istiga alla vendetta.

Joker del nuovo film di Todd Phillips, è un personaggio che si regge da solo, senza dover scomodare necessariamente il sadico, eccentrico psicopatico della Dc Comics, nemesi di Batman che abbiamo negli anni imparato a psicoanalizzare per capire quanto un cattivo per antonomasia, possa rappresentare in maniera perfettamente speculare, l’eroe della storia.

Questo Joker, che ha conquistato la 76esima Mostra del  Cinema di Venezia vincendo il Leone D’oro come miglior film è un vero capolavoro della cinematografia; questo Joker è l’eroe di sé stesso, colui che non scherza mai con il sorriso, che in una Gotham City invasa dai ratti, cerca un riscatto che non arriverà.

Artur Fleck – interpretato da uno stratosferico Joaquin Phoenix, che sembra essere in questa pellicola in un vero e proprio stato di grazia, dotato di una impressionate presenza scenica – prova a trovare il suo posto in un mondo che non gli riconosce un ruolo, neanche quello di clown professionista con l’aspirazione di divenire un artista di stand-up comedy.

Appare un perdente, con il trucco che gli cola, che fuma in maniera compulsiva, ma che però non ha ancora perso; almeno non fin quando prova a tenere a bada quella patologia neurologica che lo porta ad una insana risata, e fino a quando fa finta di non soffrire per essere cresciuto senza padre, di cui nel corso della storia saprà di più, senza però mai aver certezza se quel che ha scoperto, corrisponde per davvero ad una realtà che cambia connotati sotto il peso di cambiamenti mirati a difendersi dall’odio e della violenza, di cui diventa vittima consapevole.

Joker è un uomo privo di empatia, in una dimensione di follia contagiosa e incontenibile, che sogna di diventare “Re per una notte”.

Incline alla distruzione, è un ingenuo sognatore che finisce per “ripulire” il caos con una condotta estrema e senza possibilità di remissione.

Ognuna di queste caratteristiche è espressa magistralmente da un Phoenix che recita, balla, si muove nello spazio scenico e incanta con una bravura difficile da replicare e da dimenticare.

Certo è che per quanto la sceneggiatura sia riuscita, per quanto i riferimenti al Joker antagonista dell’uomo pipistrello siano di supporto alla trama del film, questo film non sarebbe stato quello che si è poi rivelato, senza quell’attore che sembra nato per fare l’attore di caratura. 

Il film è senza dubbio un omaggio agli anni 70, il riferimento a “taxi driver” è evidente, e poi un Robert De Niro ancora in gran forma, che incarna un comico famoso e cinico, idolo di Artur che però finisce per istigarlo.

I personaggi ci sono tutti, ma con declinazioni diverse, nella Gotham City di Phillips, sporca e spietata, nella quale si respira un’aria viziata da differenze abissali tra classi sociali, dove non ci sono buoni e non vi è pioggia che lavi via l’insalubrità del vivere, l’aggressività verso il diverso.

Questo Joker prende le distanze da tutti gli altri, è imperfetto nella concezione quanto nello stile; Phoenix è invece perfetto, impeccabile nella danza sulle scale e nella scena finale sulle note di “that’s life” di Frank Sinatra.

Due donne nella vita di un uomo problematico che cerca uno spazio tra dolore e amore infranto. La sua vicina di casa, oggetto dei suoi desideri e sua madre che regge la precarietà del suo vivere fin quando non diventa anch’essa un nemico per quell’uomo chiuso dentro una risata, e intrappolato in un vita in cui scopre, con dolore, di non aver più nulla da perdere.

Difficile non dire che è un film con una morale, provocatorio a tratti, ma ognuno ci vedrà di dentro il significato più affine al proprio modo di concepire la diversità, le problematiche sociali e l’incapacità di reagire a ciò che ferisce irreversibilmente.

Il regista gestisce bene i tempi del racconto, tanti i primi piani, stretti primi piani, i controcampi, e poi il fuori fuoco sulla gente mentre Artur fleck è perduto tra la folla, e ancora quella capacità di inquadrare luoghi, in lungo, tanto da raccontare per immagini certi stati d’animo. E se anche il protagonista alla fine si rivela un assassino (la cattiveria spasmodica del personaggio principale ma con accezioni differenti) si finisce per empatizzate con quell’uomo che arriva ad azioni estreme, che usa una violenza che è fisica e non solo psicologia;  ed è per questo che si è temuto che potesse essere emulato.

Ottima la fotografia, i colori e le luci.

I pezzi che fanno da colonna sonora sono cantante da irresistibili crooner come Jimmy Durante, in “Smile” e Frank  Sinatra in “That’s Life”. Pezzi che ritmano la follia, in totale antitesi con la realtà narrata.

E se questo joker potrebbe essere un nuovo Amleto, o un anti-Edipo, resta impressa la drammaticità di quel “in fondo basta una brutta giornata”, in una scatola che prima buia, si riempie di luce in cui si accendono disperazione e paradossi.

E un film che sa stare al gioco, che si distacca da quel che ci si aspetta e che va ad incastonarsi in una interpretazione, degna di un Oscar.

Voglio fare l’influencer“. E’ questo il nuovo trend.

Influencerè una delle parole più pericolose del nostro tempo.
Influenzare le masse sul nulla, omologare, rendere gregge e soprattutto privare di giudizio critico. 
I giovani non sono più in grado di costruire un pensiero di senso compiuto, non hanno un’opinione, non sanno cosa significhi astenersi, avere un proprio gusto e magari una personalissima passione.

La passione comune delle teenagers del terzo millennio è Giulia De Lellis. Confesso che son dovuta andare a googlare quel nome perché per me era – e resta – un’emerita sconosciuta. Come molte prima di lei, è divenuta famosa (a mio modesto avviso destinata ad essere dimenticata anch’essa tra qualche tempo) come molte prima di lei, grazie a mamma Maria (De Filippi) e alla trasmissione (con zero contenuti) “Uomini e donne”. Sì, perché ormai si aspira a divenire famosi, ma non per un proprio talento artistico, ma perché ci si siede sul trono di velluto rosso degli studi Mediaset, mostrando il nulla e esprimendosi con frasi come: “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!

E’ questo il titolo del libro che la famosa influencer ha scritto (?) sembrerebbe a 4 mani con una certa Stella Pupo (come se servissero 4 mani per scrivere un manuale trash sulle corna)  e che ha venduto in pochi giorni – udite udite – 53.674 copie, copia più copia meno. Cosa ci sarà scritto in realtà in queste pagine, oltre al titolo, non saprei e (non saprò) dirvi. Quello che so è che davanti alla Mondadori a Roma (Mondadori è anche la casa editrice di questo libro, si intende) c’erano più di 500 persone che osannavano letteralmente la De Lellis come se fosse l’imperatrice di Spagna.

Le frasi urlate alla “scrittrice” sono state: “Sei bellissima!“, “Tu per me sei tutto!” ma soprattutto “il libro è stupendo!” – detto da chi ancora non lo aveva ancora neanche tra le mani.

Non ridete, ve ne prego, questa è realtà.

Sembrerebbe che qualcuno abbia anche ringraziato la De Lellis per aver avvicinato la “gente” alla lettura. Ah già … dalla regia mi dicono che non è un qualcuno qualsiasi quello che ha esternato questa riflessione, bensì Stefano Peccatori, dg Mondadori Electa, che si è detto fiero del successo del libro di Giulia: “E’ un prodotto che ha avvicinato anche tanti non lettori al nostro mondo. Un viaggio nelle emozioni di una giovane donna“.

Qui ci sta un “No comment”, amici miei. Perché sennò in pieno stile Stammelluti dovrei dire “non ho più parole, solo parolacce”.

I rivali della De Lellis dunque sono più d’uno ad oggi.
Gli scrittori Fabio Volo, Gramellini per esempio (non ridete, tanto è) e poi Francesco Totti, con il quale ci sarebbe un testa a testa di followers e poi la regina delle influencer, quella che ha insegnato alle adepte come si farebbe quel fruttuoso mestiere, la divina Chiara Ferragni, reduce da un docu-film anch’esso degno dei nostri giorni.

Lo so che avete voglia di sorridere in questi tempi così difficili, socialmente parlando, e allora prima dell’ultima riflessione che so per certo apprezzerete perché chi legge un quotidiano non è mai privo di giudizio critico, vi dico – per farvi abbozzare l’ultimo sorriso – che la dichiarazione  della novella scrittrice è stata: ” Staccherò dal social, possa stare senza Instagram anche per un mese. Io stacco quando voglio“. Anche noi cara De Lellis facciamo quel che vogliamo, eh, sia chiaro e saremo in tanti a non leggere il suo manuale sulle corna e affini.

Sa, il problema non è il suo libro in sé, che potremmo utilizzare nelle modalità più disparate, ma il fatto che le adolescenti la considerino un’idolo. Alla nostra età – sì certo parlo da quasi cinquantenne – noi come idoli avevamo Primo Levi, Italo Calvino, Umberto Eco, leggevamo i classici, leggevamo anche Pinocchio; ma lei lo sa che gran capolavoro è, Pinocchio?

Ma la colpa non è sua, cara De Lellis, è del circuito che ormai sta triturando la cultura facendone coriandoli che si bagnano alla prima pioggia e diventano poltiglia informe e sgradevole. Perché il suo libro è solo uno degli ingranaggi di un sistema che da qualche parte si sarà impigliato e che dovremmo correre a riparare.

Sabato sera ho scoperto che esiste un programma Tv (figli di Maria)  chiamato “Amici celebrities” (che già sul sostantivo avrei da ridire considerato che per me le celebrità sono attori da Oscar, geniali registi, fotografi talentuosi, cantautori sopraffini e raffinati che con la loro arte sono diventati celebri ossia “degni di essere conosciuti, riconosciuti e ricordati e amati”) ma a parte questo, sono contenta di sapere che, malgrado il tentativo, non è riuscito a battere la CULTURA del programma Rai di Alberto Angela, “Ulisse”, che parlava di Leonardo Da Vinci.

Lei sa chi è Leonando Da Vinci, De Lellis? Magari un giorno se ci sidovesse incontrare io e lei, potremmo parlare di questo e tanto altro … ah no, forse tanto altro non sarà possibile ma potremo sempre farci un selfie, tanto uno più uno meno, penso che non le faccia differenza. Insomma sabato sera la Cultura ha battuto la fetenzìa 1 a 0.

Dunque, possiamo ancora sperare.

Non so se va proprio tutto bene, ma ho imparato negli anni, che “lasciar correre” non è mai una soluzione e che molte soluzioni si trovano nei libri … quelli veri.

 

Simona Stammelluti 

 

Si è conclusa quest’oggi la “tre giorni” dedicata alla prevenzione, un evento fortemente voluto e realizzato dal Dott. Giuseppe Caramanno con il supporto della Bayer, mirato a coinvolgere la popolazione agrigentina sull’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari attraverso gli screening del caso, una corretta alimentazione, l’attività fisica e dunque un corretto stile di vita.

In questi 3 giorni sono state oltre mille le persone che si sono recate a Villa Bonfiglio ad Agrigento, dove tutto lo staff della cardiologia ed emodinamica dell’Ospedale San Giovanni di Dio, guidato dal Dott. Caramanno ha lavorato alacremente per consegnare ai pazienti il riscontro degli screening effettuati attraverso analisi del sangue, elettrocardiogramma, controllo della pressione arteriosa, della glicemia, della colesterolemia, oltre che ad analizzare tutti gli eventuali fattori di rischio quali l’obesità, il fumo, l’ipertensione.

Ottimo risconto sia da parte di coloro che già in passato avevano avuto bisogno di cure mediche del caso, sia di chi ha accolto l’invito a farsi controllare e a conoscere l’eventualmente rischio a cui andasse incontro nei prossimi 5 anni, in base ai parametri riscontrati durante la visita medica realizzata dai professionisti che hanno presieduto in questi giorni.

Anche la 5a edizione dell’evento ha riscosso grande successo e si attende dunque il prossimo anno, rinnovando a tutti l’invito a tenere a mente il cuore, e a cuore il proprio cervello.

Seguite l’intervista di chiusura.

Seconda giornata in calendario della “tre giorni” di prevenzione delle malattie cardiovascolari inserite nell’evento nazionale “Tieni a mente il cuore e tieni a cuore il tuo cervello” che si terrà ad Agrigento fino a domani 29 settembre c.a. voluto fortemente e realizzato  dal Dott. Giuseppe Caramanno primario dell’unità cardiologica ed emodinamica dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e con il supporto della Bayer, giunto già alla quinta edizione.

Di seguito, le interviste realizzate questa mattina da Simona Stammelluti

Grande affluenza già dalle prime ore del mattino, quando la popolazione di età diverse, si è recata presso gli stand di Villa Bonfiglio a Viale della Vittoria, dove si sono sottoposti agli screening medici per i controlli di routine e per ricevere tutte le informazioni sulla prevenzione e sul corretto stile di vita

Presente questa mattina anche l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto che ha risposto a qualche nostra domanda.

Di seguito, le interviste realizzate questa mattina da Simona Stammelluti

 

 

Prima giornata in calendario della “tre giorni” di prevenzione delle malattie cardiovascolari inserite nell’evento nazionale “Tieni a mente il cuore e tieni a cuore il tuo cervello” che si terrà ad Agrigento fino a domenica 29 settembre c.a. voluto fortemente e realizzato  dal Dott. Giuseppe Caramanno primario dell’unità cardiologica ed emodinamica dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, giunto già alla quinta edizione.

Grande affluenza già dalle prime ore del mattino, quando la popolazione di età diverse, si è recata presso gli stand di Villa Bonfiglio a Viale della Vittoria, dove si sono sottoposti agli screening medici per i controlli di routine e per ricevere tutte le informazioni sulla prevenzione e sul corretto stile di vita.

Presenti in mattinata anche il primo cittadino della città di Agrigento, Dott. Calogero Firetto e il top manager della Bayer, responsabile per l’Italia meridionale Dott. Massimo Vergari, oltre agli ottimi medici della cardiologia e dell’emodinamica del reparto.

Di seguito, le interviste realizzate questa mattina da Simona Stammelluti

 

Si alza il sipario sulla stagione teatrale 2019/2020 del Teatro della Cometa. Si inizia con uno spettacolo intelligente, divertente e di grande raffinatezza: VALIUM una commedia anti stress scritta e diretta da Alessandro Sena. Protagonisti: Stefano Antonucci, Giorgio Carosi, Marine Galstyan, Raffaele La Pegna, Cristiano Leopardi, Giada Lorusso, Valeria Romanelli, Vittoria Rossi, Francesco Sgro. Lo spettacolo sarà in scena dal 9 al 27 ottobre.

Un gruppo di attori si prepara per il debutto del loro nuovo spettacolo teatrale di cui è autore e regista un ragazzo alle sue prime esperienze con una compagnia teatrale e alla sua ultima occasione per diventare celebre.

Attrici raccomandate da personaggi molto noti, attori particolarmente stravaganti, segretarie in piena crisi di nervi e melliflui produttori diventano inaspettatamente i protagonisti delle sue giornate nelle quali un Valium potrebbe essere la soluzione efficace per calmare l’agitazione che lo anima e sedare gli stati d’animo dei protagonisti del suo spettacolo. A rendere tutto difficile ma anche divertente, una serie di imprevisti che da problemi diventano opportunità attraverso l’arrivo di improbabili quanto singolari personaggi che mettono a dura prova i piani di lavoro del giovane autore fino a compromettere il debutto del suo spettacolo.

 VALIUM è uno spettacolo divertente, una commedia anti stress diretta da Alessandro Sena che porta in scena “il teatro nel teatro”, modalità nella quale gli attori si muovono con grande naturalezza e dinamismo in uno spettacolo che ruota intorno alla figura dell’artista e ai compromessi che egli è costretto ad accettare per poter fare il proprio lavoro.

Ed è proprio il “compromesso” l’elemento centrale di tutta la piéce che si apre con una riflessione su “cosa” ogni giorno accettiamo senza esserne consapevoli; per vivere, per amare o per trovare un posto sotto la migliore luce, così come sono costretti a fare i protagonisti della commedia.

Uno spettacolo dai ritmi serrati dove la musica gioca un ruolo importante nel permeare un respiro fra le singole scene che si consumano sotto il disegno di una scenografia che restituisce un ambiente reale, come può essere quello di un teatro in allestimento, capace di svelare agli spettatori i segreti di un dietro le quinte spesso celato ai loro occhi, con il potere di evocare in colui che guarda una diretta simbiosi con quanto succede sulla scena.

Una giornata non proprio felice quella odierna per il pregiudicato agrigentino avv. Giuseppe Arnone.

Dopo aver ricevuto questa mattina il rinvio a giudizio per avere diffamato l’ex ministro Angelino Alfano, Tiziana Miceli e Gigi Birritteri, una bruttissima tegola è caduta sulla sua testa pochi minuti fa.

Il tribunale di Caltanissetta (giudice monocaratico dott.ssa Tiziana Mastrojeni) ha condannato Giuseppe Arnone a 10 mesi e 25 giorni di reclusione per diffamazione a danno del Procuratore Aggiunto della Repubblica, dott. Ignazio Fonzo, oggi in servizio a Catania e il giornalista agrigentino Lelio Castaldo, direttore di sicilia24h.it.

Arnone è stato condannato anche al risarcimento dei danni subiti da Castaldo e Fonzo che stabilirà il competente giudice civile.

Il pregiudicato Arnone è stato anche condannato al pagamento in favore di Lelio Castaldo di una provvisionale immediatamente esecutiva che è stata quantificata in mille euro.

Lo stesso Arnone dovrà pagare la rifusione delle spese processuali per complessivi 3.420,00 euro.

Il Procuratore Ignazio Fonzo è stato difeso dall’avvocato Vittorio Lo Presti mentre il giornalista Lelio Castaldo è stato difeso dall’avvocato Giuseppe Aiello.

Sulla sentenza abbiamo sentito il giornalista Lelio Castaldo. Dice: “Intanto voglio ringraziare il mio avvocato Giuseppe Aiello, grande professionista che ha curato nei minimi termini questo procedimento. Non solo, ma fino a stamattina ha riaperto ancora l’ombrello ma non per ripararsi dalla pioggia ma per tamponare gli improperi e le schifezze che ancora una volta il pregiudicato Arnone ha dichiarato contro di me oggi in aula. Non esulto; Arnone in questo momento e da qualche tempo mi fa soltanto pena. Mi giungono notizie che, al di la delle mura carcerarie, non stia attraversando un momento tanto felice. Intanto è stata messa la parola fine ad un continuo insulto diffamatorio nei miei confronti che ormai durava da molto tempo e che è servito anche a qualche altro noto pluripregiudicato politico di Agrigento per insultarmi. Domani mattina chiederò al mio avvocato di recuperare immediatamente i mille euro che darò in beneficenza. Su questo non transigo, anche se sono a conoscenza che dovrò faticare non poco…”.

Lelio Castaldo continua: “Davvero, non riesco ad odiarlo. Spero che questa sentenza, così come tante altre, lo inviterà a riflettere fino a cento volte prima di aprire bocca”.

 

Lui si chiama Ciro Zerella, classe 1993, studente in enologia e cantautore avellinese.
Zerella è il nome del suo gruppo o meglio ancora, del suo progetto.
Un progetto che nasce un po’ di anni fa, e che è maturato fino ad oggi anzi, fino a domani, quando sarà possibile ascoltare su Spotify il suo ultimo singolo, “Tutta Bianca”, il cui video sarà disponibile sulla piattaforma youtube, da fine settembre.

Cresciuto tra dischi e musicassette, inizia a scrivere canzoni al liceo. Il suo primo album “Sotto casa tua” esce nell’aprile del 2018 per l’etichetta Seahorse e da quel lavoro verranno estratti tre singoli: Nico, Terra Boa e Santiago Bernabeu.

Sempre nel 2018  Zerella è tra i finalisti del Sony Atv Camp e di Ossigeno Metropolitano, concorsi per autori di canzoni under 35. A Novembre viene lanciata e completata con successo, la campagna MusicRaiser per realizzare “Tutta Bianca”.

La prima volta che mi sono imbattuta nella musica di Ciro Zerella, diversi mesi fa, la prima cosa che è saltata alla mia attenzione, è stata che il ragazzo avesse della stoffa, che era alla ricerca della sua destinazione artistica, ma che aveva sicuramente imboccato la strada giusta. La cosa interessante è che mi è sembrato un originale, non mi ha ricordato nessuno, né nel presente, né tanto meno del passato, ed io ho l’età  – oltre che la conoscenza cantautorale –  per pescare eventualmente una somiglianza. Questa sua originalità mi ha portato a restare in attesa che altro accadesse, e così è stato.

Zerella, che come modelli ha cantautori come Dario Brunori e Niccolò Fabi, ha fatto – a mio avviso – un ottimo lavoro, con questo nuovo singolo. E’ un pezzo che ha un ritornello che si piazza in testa e non esce più; orecchiabile come i pezzi che si ricordano per una vita intera e amabile come un vino novello, che ti da piacere già dal primo sorso. Sarebbe potuto diventare tranquillamente il tormentone dell’estate se fosse uscito a giugno, e ha una struttura armonica che lo rende perfetto per le radio. Buono l’arrangiamento, ottima dizione, convincente e accattivante quel modo di cantare aperto, rotondo, pieno di sorrisi.

Interessante il testo.
Chissà se il cantautore pensava a una persona in particolare quando l’ha scritto. Sembra una lettera indirizzata a qualcuno che gli sta a cuore. Certo, si crede sempre che ci sia qualcosa di autobiografico in un lavoro realizzato da chi per mestiere scrive canzoni. Senza dubbio in questo pezzo traspare la condizione di chi ha lasciato la propria terra, ha incominciato altrove e ha provato ad essere felice, che ad essere felici “altrove”, non è mai cosa semplice, fin quando non ci si adagia in una quotidianità fatta di piccole cose che alla fine sanno essere appaganti. Quel “tutta bianca” è riferito ad una lavatrice, protagonista di un amore consumato in un tempo che scandisce una quotidianità che si ripete, che sembra apparentemente sempre uguale, ma che se ci fai caso, trasforma piano, piccoli desideri in realtà.

Ho avuto la possibilità di vedere in anteprima anche il video  – disponibile da fine mese su youtube – e sembra uscito dall’anno di nascita di Zerella, da quel non tanto lontano 1993.
Il video – la cui regia è di Roberto Gaita, il montaggio di Sergio Della Sala e con la partecipazione di Annalisa Fortunato – è anacronistico tanto quando basta per fare un salto nel passato in cui tutto è com’era, tranne quella lavatrice “tutta bianca”. Azioni ripetute, ma mai uguali.

Invitandovi ad pre-salvare il video su Spotify 
per ascoltarlo da domani 20 settembre 2019,
e pre-ordinarlo se vi va su Apple Music o su Google Play
vi lascio con una piccola curiosità che potrete scoprire da voi, tra qualche giorno quando uscirà il video.

Ho trovato sagace l’incipit del video, che parte con una citazione di Sigmund Freud, tratta da “Al di là del principio di piacere“, libro che conosco molto bene; quella citazione mi ha fatto sorridere, e mi ha fatto capire che di Ciro Zerella sentiremo parlare ancora a lungo e che sarà in grado di dare un bello slancio alla musica italiana.

 

Simona Stammelluti