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326 i nuovi positivi al Covid-19 e due nuove vittime, rispettivamente a grotte e montallegro,  sono stati registrati dall’Asp di Agrigento per la giornata di ieri 24 maggio. I dati sono stati diffusi con il consueto bollettino dell’Azienda sanitaria provinciale.

Si contano due nuovi ricoveri. Sono 13 gli agrigentini ricoverati. Di questi, 9 si trovano al “San Giovanni di Dio”, 4 al “Fratelli Parlapiano” di Ribera e tre  ricoverati al nosocomio di Ribera in terapia intensiva. I tamponi processati sono stati 842,  i guariti sono stati 2.715 e il numero dei decessi sale a 552.

Ed ecco la situazione Comune per Comune: Agrigento 395; Alessandria della Rocca 20; Aragona 39; Bivona 47; Burgio 22; Calamonaci 3; Caltabellotta 11; Camastra 17; Cammarata 24; Campobello di Licata 73; Canicattì 156; Casteltermini 48; Castrofilippo 3; Cattolica Eraclea 8; Cianciana 14; Comitini 17; Favara 230; Grotte 23; Joppolo Giancaxio 5; Licata 190; Lucca Sicula 11; Menfi 71; Montallegro 14; Montevago 22; Naro 29; Palma di Montechiaro 33; Porto Empedocle 102; Racalmuto 14; Raffadali 93;  Ravanusa 30; Realmonte 44; Ribera 91; Sambuca di Sicilia 43; San Biagio Platani 35; San Giovanni Gemini 36; Sant’Angelo Muxaro 6; Santa Elisabetta 11; Santa Margherita Belice 27; Santo Stefano Quisquina 29; Sciacca 298; Siculiana 31; Villafranca Sicula 10; Nave accoglienza migranti 0.

Stamane il sindaco di Canicattì era stato convocato dalla commissione di monitoraggio e verifica delle legge, per l’audizione in materia di attuazione dell’articolo 20 del Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 75 in materia di stabilizzazione del personale, con particolare riferimento al personale dipendente  assunto dal Comune di Canicattì, capofila del Distretto Socio Sanitario D3, a valere sulla programmazione del PAL Quota Servizi Fondo Povertà 2020, nonché in materia di proroga del personale medesimo.
Sono le parole dell’onorevole di “Prima l’Italia”e Presidente della Commissione speciale di verifica e monitoraggio delle leggi Carmelo Pullara.

Anche questa volta Corbo –  spiega Pullara – non si è presentato nè ha mandato un sostituto nè una giustificazione. Trattavasi di problematiche afferenti  la programmazione del PAL Quota Servizi Fondo Povertà 2020 che riguarda soprattutto le fasce più deboli.

L’assenza ingiustificata del sindaco di oggi, segue quella di qualche settimana addietro sui temi delle criticità dell’ospedale di Canicattì.

Il sindaco dimostra, che non solo non conosce i comportamenti istituzionali da tenere in questi casi, ma anche, e soprattutto, il  non volere discutere alla luce del sole e fuori dalle quattro mura comunali  problematiche importanti come la sanità e le fasce più deboli che riguardano la comunità canicattinese.

Sono certo, – conclude Pullara – che  seguirà, a questo comunicato, una nuova risposta piccata del sindaco. Ma mi chiedo: lo capisce Corbo che non sta rappresentando casa sua ma che rappresenta una comunità e, che in quanto tale, deve mantenere i comportamenti dovuti? Le appartenenze politiche ci stanno ma la principale appartenenza dovrebbe essere quella degli interessi alla propria comunità.

La onlus Run4Hope Italia ha organizzato una staffetta di solidarietà a sostegno dell’AIL, l’associazione italiana per la ricerca contro le leucemie. Si tratta di una staffetta che attraversa tutta l’Italia. Il tour, in corso in Sicilia, si conclude domenica prossima a Messina. L’associazione sportiva Valle dei Templi, presieduta da Mario Palumbo, ha accolto il testimone lunedì 23 maggio ad Agrigento, da dove è ripartito martedì 24 maggio per Palma di Montechiaro, e poi Licata. Nella Valle dei Templi ha percorso una parte del tracciato anche l’assessore comunale Costantino Ciulla. L’associazione sportiva Valle dei Templi è grata al direttore del Parco dei Templi, Roberto Sciarratta, per avere consentito l’accesso nella Valle .

Al via il primo incontro del Dibattito Pubblico, presso la Sala Giove dell’hotel Dioscuri, sulla realizzazione della Tangenziale di Agrigento, un appuntamento per presentare e discutere le ragioni dell’opera e le principali alternative progettuali studiate.
L’intervento, fa parte del più ampio Itinerario “Gela – Agrigento – Castelvetrano”.
In questo quadro, il Dibattito Pubblico ha l’obiettivo di rendere trasparente, tramite la figura del coordinatore, il confronto con i territori, consentendo ad Anas di integrare, nella progettazione dell’opera, le osservazioni e le proposte che provengono dalle comunità interessate dalla realizzazione della nuova opera, che riveste un alto valore sociale.
Trasmesso anche in diretta streaming sul profilo Facebook del Dibattito Pubblico sulla Tangenziale di Agrigento, ha visto un’ottima partecipazione tra cittadini, rappresentanti di categoria e istituzioni.
Alla conferenza, moderata dal giornalista Dario Broccio, hanno portato i saluti istituzionali: Maria Rita Cocciufa, Prefetto di Agrigento, Giancarlo Cancelleri, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e la mobilità sostenibili, Ettore Riccardo Foti, Capo di Gabinetto – Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità, Regione Sicilia, Francesco Picarella, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Agrigento, Raffaele Celia, responsabile Anas struttura territoriale Sicilia; Caterina Cittadino, Presidente Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico del Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Monica Pasca, Ingegnere civile e ambientale, membro Commissione Tecnica VIA-VAS, Ministero della Transizione Ecologica.
Dopo i saluti istituzionali ha preso la parola Gildo La Barbera di Strategic Team of Planning, coordinatore del Dibattito Pubblico, che ha illustrato le caratteristiche e le fasi del processo di partecipazione, nonché le diverse possibilità d’intervento a disposizione dei cittadini e delle istituzioni locali.
Fernanda Faillace, supporto procedure DEC Dibattito Pubblico di Anas, ha spiegato nel dettaglio le ragioni dell’opera e l’iter progettuale.
Riccardo Formichi, amministratore delegato Pro Iter Group del gruppo di progettazione, si è soffermato sulle soluzioni e sui vantaggi in termini socio-economici e infrastrutturali che la Tangenziale di Agrigento si propone di apportare al territorio e ha inoltre presentato le tre alternative, le tempistiche previste e i costi.

Il dibattito pubblico previsto dalla normativa in vigore – ha affermato Raffaele Celia, responsabile Struttura Territoriale Anas Sicilia – è uno strumento a disposizione del territorio, delle amministrazioni locali, degli stakeholders e dei cittadini. È un momento di confronto e partecipazione, propedeutico alla progettazione dell’opera”.
Dopo gli interventi esplicativi, Audrey Vitale, referente di Strategic Team of Planning dell’Area Comunicazione del Dibattito Pubblico, si è soffermata sugli strumenti di comunicazione e interazione del progetto. L’innesco di questo percorso di coinvolgimento degli stakeholder è dato dalla pubblicazione di un sito web dedicato, all’indirizzo www.dibattitopubblicotangenzialeagrigento.it sarà possibile conoscere da vicino il progetto nelle sue diverse proposte e seguire gli avanzamenti del Dibattito Pubblico, che avrà negli incontri con i territori da remoto e in presenza i momenti di maggiore valenza sociale.

Sono centinaia i lavoratori regionali che stanno partecipando ai sit-in organizzati a Palermo e Catania dai sindacati Cobas-Codir, Sadirs e Siad-Csa-Cisal davanti alle sedi della Presidenza della Regione di Palazzo d’Orleans a Palermo e di via Beato Bernardo a Catania, arrivando a mille nel capoluogo isolano.
“I lavoratori oggi sono in piazza contro il mancato utilizzo dei fondi già stanziati e che i sindacati autonomi rivendicano siano utilizzati per la riclassificazione e riqualificazione di tutto il personale della Regione Siciliana, delle partecipate e degli enti collegati – dicono Dario Matranga e Marcello Minio (Cobas-Codir), Fulvio Pantano (Sadirs) e Angelo Lo Curto (Siad-Csa-Cisal) – I dipendenti sono stanchi di non veder riconosciuto dal Governo regionale il ruolo svolto. Dopo avere rifiutato la proposta di rinnovo del contratto avanzata dall’Esecutivo perché non teneva in considerazione la possibilità di un nuovo modello organizzativo che comprenda la riclassificazione e riqualificazione del personale, abbiamo voluto dare voce alla protesta”.
“È indispensabile rendere efficiente la macchina amministrativa a vantaggio di tutti i siciliani – continuano Cobas-Codir, Sadirs e Siad-Csa-Cisal – I fondi ci sono e sono già stanziati, la politica deve svegliarsi affinché tutte le somme in bilancio siano utilizzate per il nuovo ordinamento professionale; solo così il rinnovo potrà essere firmato entro giugno. Le nostre organizzazioni sindacali rappresentano oltre il 60% dei lavoratori e non accetteremo compromessi al ribasso”.

Operazione “Intero mandamento”. Arrestati i vertici delle famiglie mafiose del mandamento della Noce-Cruillas. La polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha arrestato 9 persone (8 in carcere e una agli arresti domiciliari), per associazione di tipo mafioso ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso: si tratta di Carmelo Giancarlo Seidita, 47 anni, Giacomo Abbate, 33 anni; Salvatore Cinquemani, 42 anni; Angelo Di Stefano, 42 anni; Guglielmo Ficarra, 63 anni; Daniele Formisano, 48 anni; Giovanni Giordano, 49 anni; Vincenzo Landolina, 33 anni. Agli arresti domiciliari: Francesco Scaglione, 74 anni.

Le indagini iniziate nel 2020 e condotte dalla Squadra mobile di Palermo e dal Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine, ha consentito di ricostruire l’organigramma dei clan del mandamento che comprende le famiglie mafiose della Noce, Cruillas/Malaspina ed Altarello. Si tratta, per 5 di loro, di condannati a vario titolo per l’appartenenza a Cosa nostra. Documentata l’ascesa al vertice del mandamento Noce/Cruillas di colui, Carmelo Giancarlo Seidita, che sarebbe ritenuto l’attuale capo, dopo un lungo periodo di detenzione in carcere. La sua ascesa ai vertici di Cosa nostra sarebbe gia’ stata favorita, negli anni passati, dai fratelli Lo Piccolo, alla presenza dei quali, peraltro, sarebbe stato ‘combinato’, e posto a capo del gruppo mafioso.

Il boss avrebbe riorganizzato e imposto nuove regole nel mandamento, attraverso riunioni che sarebbero state registrate dalla polizia giudiziaria, rese riservate dai partecipanti, secondo un collaudato ‘protocollo di riservatezza’, consistente nell’avviarsi, senza telefonino, in lunghe passeggiate in strada con i vertici delle altre famiglie mafiose. La riorganizzazione avrebbe comportato l’ascesa di uomini di sua totale fiducia e il contestuale ridimensionamento di quelli ritenuti nel mirino delle forze dell’ordine. Individuato anche il ‘cassiere’ della famiglia (‘u vacilieddu’). Le estorsioni erano a tappeto, con l’imposizione del pizzo a tutti gli esercizi commerciali, strategia questa criticata da alcuni affiliati poiche’ sarebbero state coinvolte attivita’ di poco conto, creando malcontento. Nel corso di una riunione del vertice mafioso, sarebbe stato rimproverato al capo famiglia della Noce, questa strategia che puntava a riportare sotto il totale controllo della famiglia mafiosa delle attivita’ economiche. Rilanciata la necessita’ del rispetto delle regole di Cosa nostra e spasmodica sarebbe risultata, inoltre, la ricerca di nuovi affiliati rispettosi delle regole di comportamento imposte, compresa quella secondo la quale non sarebbe consentita l’affiliazione di soggetti imparentati con appartenenti alle forze dell’ordine, eccezione che sarrebbe stata fatta per il capo famiglia della Noce il quale tuttavia si sarebbe lamentato di non essere riuscito a ricoprire una gerarchia criminale piu’ alta proprio a causa di questa “macchia”, motivo che, tra l’altro, l’aveva spinto a troncare ogni rapporto con la sua famiglia, genitori compresi.

A Licata, i poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Giuseppe Vitali, 33 anni, per le ipotesi di reato di resistenza, minaccia aggravata, violenza e lesioni a Pubblico ufficiale. Su disposizione del sostituto procuratore di turno è stato ristretto ai domiciliari. Lui, in occasione di una perquisizione domiciliare sollecitata da alcune segnalazioni di furti in abitazione, è stato sorpreso in possesso di una parte della refurtiva di un furto in abitazione. Durante l’ispezione si è scatenato in escandescenze scagliandosi contro tre poliziotti, poi soccorsi in ospedale per lievi ferite.

Giuseppe Falsone, boss ergastolano di Campobello di Licata, già capo provincia di Cosa Nostra agrigentina, ha chiesto alla sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, la trascrizione di tutte le intercettazioni effettuate nei suoi confronti e depositate al processo frutto dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Xydi”. A Falsone si contesta di avere trasmesso all’esterno messaggi e direttive alla famiglia mafiosa di Canicattì, avvalendosi della collaborazione del suo legale, l’avvocato Angela Porcello, anche lei sotto processo. Al perito competente è stato conferito l’incarico di trascrizione. Prossima udienza il 21 giugno.

A Cattolica Eraclea il prossimo primo ottobre inizieranno i lavori di recupero della spiaggia di Eraclea Minoa, da decenni vittima di un grave fenomeno erosivo, che ha divorato quasi centro metri di spiaggia, come più volte segnalato e documentato dall’associazione ambientalista MareAmico di Claudio Lombardo. Il sindaco di Cattolica Eraclea, Santino Borsellino, spiega: “Adesso abbiamo tutte le autorizzazioni per il progetto contro l’erosione costiera ad Eraclea Minoa. Non si può aprire adesso il cantiere perché nel periodo estivo non è possibile, ma posso garantire che il primo ottobre inizieranno i lavori. Il cantiere poteva essere aperto già a fine aprile, ma poi i lavori si sarebbero dovuti fermare a maggio perché nelle prescrizioni è indicato il periodo di maggio-settembre come quello della nidificazione delle tartarughe Caretta caretta. Da un punto di vista tecnico, l’intervento, programmato dal commissario di governo per il dissesto idrogeologico, Maurizio Croce, che in questi anni è intervenuto con progetti simili in diverse zone della Sicilia, prevede la realizzazione di tre pennelli costituiti da massi ciclopici e il ripascimento della spiaggia con la sabbia che sarà prelevata dal porticciolo turistico”.

La Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione delle indagini su eventuali interessi esterni alla strage di via D’Amelio. Il giudice per le indagini preliminari si è opposto.

Le stragi del ’92 sono state pianificate e commesse solo da Cosa Nostra? Oppure vi sono stati dei concorrenti esterni? Oppure Cosa Nostra ha ucciso per incarico ricevuto? Sono interrogativi al momento senza risposta, nonostante siano trascorsi 30 anni dagli attentati di Capaci e via D’Amelio. Ecco perché la Procura della Repubblica di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione delle indagini contro ignoti per la strage di via D’Amelio, essendo peraltro scaduto il termine delle indagini preliminari.

Ebbene, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, il magistrato originario di Grotte in provincia di Agrigento che ha condannato in primo grado Antonello Montante a 14 anni di reclusione, ha respinto la richiesta di archiviazione sollecitando una nuova attività istruttoria, da completare nell’arco di 6 mesi, tra acquisizioni di documenti e interrogatori, “procedendo se necessario – ha scritto la Luparello – a nuove iscrizioni nel registro degli indagati”.

Perché la Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione? Per due ragioni. La prima: una entità forte come la Cosa Nostra di Totò Riina mai avrebbe accettato di eseguire decisioni criminali esterne. La seconda: se eventualmente vi siano stati personaggi esterni alla mafia, anche appartenenti ad istituzioni deviate, che abbiano offerto il proprio contributo alla strage, dalle indagini non sono emersi indizi a carico di soggetti concretamente identificabili.

Invece il giudice Graziella Luparello ha replicato: “Le indagini sulla strage di via D’Amelio non possono ritenersi complete perché non risultano avere esplorato e approfondito dei temi investigativi di particolare interesse, alcuni dei quali già noti al momento della formulazione della richiesta di archiviazione, altri sopravvenuti e divenuti fatti notori. Si tratta di ampliare il panorama di osservazione anche alle stragi del ’93 sul territorio nazionale, e valutarle in chiave comparativa con le stragi del ’92. E poi estrapolarne – ove esistenti – i tratti comuni, e riscontrare un eventuale modello stragistico-terroristico comune tra le esplosioni di Palermo, Roma, Firenze e Milano. Bisogna quindi approfondire il tema della interazione tra associazioni mafiose, destra eversiva, servizi segreti e massoneria, come emerge ormai da diversi atti processuali”.

Secondo il giudice Luparello, nell’ambito di tale presunto mutuo soccorso, stipulato tra mafia ed eversione di estrema destra, si colloca, anzitutto, l’omicidio del 6 gennaio 1980 a Palermo del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, che aveva assunto un atteggiamento intransigente rispetto al fenomeno delle collusioni tra mafia e imprenditoria in materia di appalti pubblici, e che era in corsa per la vicepresidenza nazionale della Democrazia Cristiana. Sono stati condannati i mandanti mafiosi dell’omicidio. Invece sono stati imputati e poi assolti, con motivazioni discutibili, alcuni esponenti della estrema destra eversiva appartenenti ai Nar. Ad una compenetrazione tra pista nera e pista mafiosa si riferì già Giovanni Falcone ascoltato il 3 novembre del 1988 dalla Commissione parlamentare Antimafia. E il segreto sull’audizione è stato tolto solo nel 2019. Giovanni Falcone, tra l’altro, affermò: “Certi delitti sono di matrice mafiosa. Ma il movente non è sicuramente mafioso, e comunque non è esclusivamente mafioso. Il problema di maggiore complessità per quanto riguarda l’omicidio Mattarella deriva dall’esistenza di indizi a carico anche di esponenti della destra eversiva. E’ quindi un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se e in quale misura ‘la pista nera’ sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare saldature, e soprattutto la necessità di riscrivere la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)