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La Procura di Agrigento, con il sostituto procuratore Chiara Bisso, ha disposto il sequestro di un corpo di natura organica, probabilmente un osso umano, rivenuto lungo una spiaggia di Viale delle Dune.

Sono state due turiste, a mare a San Leone, a scoprire l’insolito pezzo che sembrerebbe essere un osso umano. Le donne hanno subito chiamato i carabinieri i quali sono immediatamente giunti sul posto per avviare le indagini. Un primo accertamento effettuato dal medico necroscopo sembrerebbe confermare la natura umana dell’osso. Chiaro che nelle prossime ore verranno effettuati ulteriori accertamenti.

 

Ho tagliato solo la parte privata della lettera che mi è giunta poche ore fa da uno degli angeli italiani, uomo dello Stato Italiano che in queste ore sta volando più volte verso Kabul e sta salvando vite umane.

Ecco qual è la reale situazione.
Pubblico il contenuto della lettera con il suo permesso, perché è giusto che si sappia cosa sta accadendo davvero in quei luoghi scenari di violenza e terrore e cosa si sta facendo per quella gente.

[…] La situazione di questi giorni è diventata davvero critica […]

Ti scrivo questa lettera perché in questi giorni leggo sui media e sui social notizie assurde in relazione a quello che sta succedendo a Kabul ed in tutta la regione dell’Asia centrale.
Ti racconto dal giorno che siamo stati allertati.

Ore 23.00 del giorno […]
Sono 2 giorni che siamo in attesa della luce verde per decollare per Kabul.
Sappiamo che i colleghi americani hanno già effettuato un’evacuazione molto rischiosa nel caos più totale.

I Carabinieri del Tuscania che proteggono i nostri diplomatici, ci scrivono che la situazione all’aeroporto interazione di Kabul è precipitata. I civili hanno invaso la pista rendendo praticamente impossibile atterrare.
Ci prova un Boeing C17 Globemaster dell’USAF e miracolosamente nei 1100 metri di corsa sulla pista per arrestarsi, nessun civile finisce sotto il carrello o nei motori.
Le immagini del decollo dello stesso velivolo, sono di pubblico dominio con la terribile sequenza dei ragazzi che si schiantano al suolo dopo essersi nascosti sul vano del carrelli.

Intorno alle 00.00 della stessa notte arriva l’ordine di decollo.
Per la maggior parte di noi non è la prima volta che si va in teatro operativo.
Ciononostante non c’è una missione uguale all’altra.

Il quadro generale è influenzato da moltissime varianti, non ultima quella di atterrare illesi…e possibilmente ritornare a casa interi.
Questa volta l’obiettivo è quello di evacuare un gruppo di collaboratori che negli ultimi 20 anni hanno lavorato per noi.

Li ho incontrati ogni volta che per motivi diversi atterravo a […]
All’interno della base c’era chi si occupava di mansioni umili, ma c’erano anche medici, insegnanti e laureati di ogni tipo che facevano il loro lavoro. La maggior parte di loro hanno studiato a Londra ed in Italia.
Il volo di notte ci concede il tempo necessario di valutare le operazioni che abbiamo schedulato dal momento in cui il nostro velivolo entra nello spazio aereo Afghano.
Il capo team ci ricorda che una volta a terra è necessario utilizzare le comunicazioni standard e mantenere focalizzato l’obiettivo.
Per ovvi motivi una volta a terra ci staremo il meno possibile… almeno è questo il nostro intento.

Lo strano fuso Afghano ( GMT+ 4.30 ) mi porta a calcolare frequentemente l’orario locale di atterraggio previsto alle 9.30 lt.
Dopo qualche ora dove la calma apparente aveva silenziato l’equipaggio, il Capo ci avverte che da questo momento siamo al minimo dei contatti radio e di prepararci per un atterraggio tattico.

Dal Cockpit la pista è sgombra e atterriamo senza problemi…

Dal quel momento in poi … Sono passate 9 ore.
540 minuti dove la mia vita e quella dei miei colleghi e durata 5 volte di più.

Abbiamo imbarcato il massimo dei passeggeri previsti e qualcosina in più.
Abbiamo scaricato casse di medicine, acqua e cibo.
Abbiamo preso tra le braccia decine di bambini.
Abbiamo rispettato la grande dignità di un popolo sconfitto da mille guerre.
Abbiamo scoperto la terribile rassegnazione di una civiltà devastata dal fondamentalismo.
Abbiamo nascosto lo sguardo quando occhi troppo tristi ci osservavano da dietro il velo.
Abbiamo stretto mani e abbracciato uomini con le lacrime agli occhi.
Abbiamo distribuito dolci, pane, acqua e conforto.
Abbiamo rassicurato tutti che li avremmo portati in un luogo più sicuro.
Abbiamo pianto…da soli ed in silenzio sperando che qualcuno non ci notasse…

Scopro da un insegnante che la scuola italiana inaugurata qualche hanno fa è stata dichiarata fuori legge dai taliban. Le classi miste sono state vietate.

I taliban hanno iniziato la pulizia religiosa cercando porta a porta chi non è a favore del Pashtunwali definendo chi non si adegua, Kuffar ed emettendo verso di loro una Fatwua perenne (praticamente una condanna a morte)

Amica mia … un sito specializzato ha pubblicato una foto autorizzata del nostro velivolo… la foto è diventata virale.

La nostra stanchezza emotiva infinita è legata alla mancanza di empatia che abbiamo letto dappertutto.
Hanno scritto che a bordo non c’erano donne e bambini.
Hanno notato che qualcuno aveva il cellulare (come se a Kabul o in tutto l’Afghanistan non esistesse la tecnologia).
Hanno scritto che abbiamo riportato i pezzenti… i talebani… i morti di fame.

Vorrei che si sappia che la maggior parte degli Afghani sono persone che studiavano e lavoravano.
Vorrei che si sappia che stanno scappando da un guerra… e non sono rifugiati politi (che se anche lo fossero non sarebbe un delitto)
Vorrei che si sappia che a Kabul come quasi nella maggior parte dell’Afganistan, prima delle guerre c’erano campioni sportivi, c’erano palestre, c’erano scuole, c’erano università … c’erano un sacco di cose che noi abbiamo contribuito a portargli via…

Sto diventando vecchio per questo lavoro… e sto diventando troppo permeabile alle cattiverie umane…

A Palermo, nella sede della presidenza della Regione a Palazzo d’Orleans, l’assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro, e il direttore del Corpo forestale regionale, Giovanni Salerno, hanno siglato un protocollo d’intesa sperimentale con 19 organizzazioni dei cacciatori operanti in Sicilia, che saranno impegnate, fino al 15 ottobre, nelle attività di prevenzione e segnalazione incendi. Si tratta di un’intesa che segue le altre dello stesso genere concluse con le associazioni degli agricoltori, ambientaliste e sportive. Le associazioni firmatarie si sono impegnate a divulgare ai propri iscritti il contenuto del protocollo, ad avviare una campagna di comunicazione sul rispetto delle leggi, a garantire l’impiego di propri uomini e mezzi in azioni di prevenzione e monitoraggio.

Con ricorso proposto innanzi al Tar Palermo, il sig. S.G., titolare di una ditta individuale, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Calogero Marino, impugnava il provvedimento dell’Assessorato Regionale delle Risorse Agricole recante l’esclusione dell’istanza di contributo inoltrata a valere sulla misura 121 del PSR 2007/2013, provvedimento questo adottato in ragione dell’informativa antimafia atipica resa dalla Prefettura U.T.G. di Palermo, parimenti impugnata a mezzo del ridetto gravame.

Ebbene, al termine dell’iter processuale, il Consiglio di Giustizia Amministrativa accoglieva il ricorso in appello proposto dal sig. S.G. ritenendo fondate le doglianze mosse dagli Avv.ti Rubino e Marino avverso il provvedimento interdittivo e disponendo l’annullamento dei provvedimenti con cui la ditta ricorrente, in ragione della ridetta informativa, era stata esclusa dalla graduatoria delle richieste di contributo dichiarate ammissibili.

In particolare, il CGA aveva annullato l’informativa in questione rilevando come il mero rapporto parentale con un soggetto controindicato, in assenza – come nella fattispecie – di altri elementi in grado di comprovare un condizionamento mafioso nei confronti della ditta, fosse insufficiente a giustificare l’adozione di un provvedimento così pregiudizievole quale è l’informativa antimafia.

Come è evidente, l’ottemperanza all’ordine di esecuzione della sentenza in questione avrebbe dovuto determinare la riammissione dell’istanza di contributo presentata dal sig. S.G nell’elenco delle istanze ammissibili e la conseguente concessione del beneficio richiesto.

Nondimeno, l’Assessorato regionale delle Risorse agricole e alimentari non provvedeva a dare esecuzione al giudicato nascente dalla sentenza in commento.

Pertanto, il titolare dell’omonima ditta individuale, sempre con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, adiva nuovamente il CGA per l’esecuzione della predetta sentenza, rilevando come la P.A., al fine di riparare, nei confronti di parte ricorrente, gli effetti dei propri atti illegittimi, avrebbe dovuto, in esecuzione della sentenza di che trattasi, adottare tutti gli atti strumentali all’erogazione del contributo richiesto dalla ditta ricorrente; contributo che la stessa avrebbe conseguito nel caso in cui non fosse stato adottato il provvedimento prefettizio di interdittiva atipica successivamente annullato.

Ebbene, il CGA, condividendo le argomentazioni difensive svolte dall’Avv. Rubino, ha accolto il ricorso per ottemperanza e, per l’effetto, ha dichiarato l’obbligo dell’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari – Dipartimento regionale interventi strutturali per l’agricoltura, di conformarsi integralmente al giudicato, provvedendo ad inserire l’istanza inoltrata dalla ditta ricorrente nell’elenco di quelle ammissibili a valere sulla misura 121 del PSR 2007/2013 e a concedere alla medesima il contributo richiesto nel termine di sessanta giorni.

Con la suddetta sentenza, inoltre, le amministrazioni sono state condannate in solido al pagamento delle spese legali ed al rimborso del contributo unificato di entrambi i gradi di giudizio, in favore della ditta ricorrente.

A seguito della superiore pronuncia, infine, il commissario ad acta nominato dal CGA ha provveduto, in via sostitutiva, all’adozione del decreto di finanziamento ed alla conseguente erogazione del contributo richiesto.

Pertanto, la ditta potrà finalmente realizzare le opere afferenti il contributo da ultimo erogato in proprio favore.

A Carini, in provincia di Palermo, la Guardia di Finanza ha scoperto una piantagione di marijuana, con oltre 260 piante, alte oltre 2 metri e mezzo, nascoste in un fondo agricolo. Al termine del ciclo produttivo e del processo di essiccazione, le piante avrebbero consentito di immettere nelle piazze di spaccio oltre 120 chili di marijuana, con introiti per l’economia criminale superiori ai 350.000 euro. A conclusione dell’operazione, condotta da militari dei reparti del comando provinciale di Palermo, con il supporto del reparto operativo aeronavale delle Fiamme Gialle e della Tenenza di Carini, è stato denunciato il “coltivatore”, un uomo di 42 anni, che all’autorità giudiziaria risponderà di coltivazione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte mobili, domenica 22 agosto, a Grotte c/o il bar belvedere, Giardina Gallotti Presso la sede dell’associazione FRATRES sita in via Belvedere, tutte le raccolte saranno operative dalle ore 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi di laboratorio effettuate in occasione della donazione.

Soste selvagge, intasamenti e incidenti lungo la via Passeggiata archeologica, nei pressi del Tempio di Giunone ad Agrigento: adesso, soprattutto a fronte dell’investimento del bambino tedesco di 10 anni, è tolleranza zero. I Vigili urbani, capitanati da Gaetano Di Giovanni, nell’arco di un’ora circa di pattugliamento, hanno elevato una cinquantina di multe a turisti in sosta vietata.

La Corte d’Assise di Caltanissetta deposita le motivazioni per le quali Matteo Messina Denaro è stato condannato all’ergastolo per le stragi di Capaci e via D’Amelio. I dettagli.

Sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa il 21 ottobre del 2020 dalla Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta dal giudice Roberta Serio, a carico del boss latitante, Matteo Messina Denaro, condannato all’ergastolo perché riconosciuto tra i mandanti delle stragi del 1992 di Capaci e via D’Amelio. Ebbene, condividendo la tesi della Procura nissena, finora retta da Gabriele Paci, adesso Procuratore a Trapani appena insediato, la Corte d’Assise, tra l’altro, ha scritto: “La decisione di uccidere i due giudici, Falcone e Borsellino, fu al centro di una strategia stragista a cui Matteo Messina Denaro ha partecipato con consapevolezza. Ha partecipato alla deliberazione e all’attuazione delle stragi di Falcone e Borsellino. Ha sostenuto la strategia terroristica mafiosa di Riina e l’attacco allo Stato, al quale i Corleonesi avevano dichiarato guerra. E Matteo Messina Denaro è stato uno snodo della trattativa Stato-mafia. Il latitante condivise in pieno l’oggetto e la portata del piano criminale di Riina di attacco allo Stato e di destabilizzazione delle sue Istituzioni, allo scopo, da un canto, di colpire i nemici storici, gli inaffidabili e i traditori di Cosa Nostra, e, dall’altro canto, di entrare in contatto con nuovi referenti con cui trattare per giungere ad un nuovo equilibrio. Messina Denaro era a conoscenza della trattativa Stato-mafia, l’altra faccia della medaglia del piano stragista. In definitiva, Matteo Messina Denaro fu in assoluto un membro del cerchio magico di Riina, uno dei protagonisti dell’attacco sfrontato che Cosa Nostra intraprese contro lo Stato al fine di destabilizzarne le Istituzioni e costringerlo tramite nuovi canali di riferimento a trovare un compromesso favorevole ad entrambi i fronti”.

E poi, i giudici giudicanti aggiungono: “Messina Denaro mise fattivamente a disposizione della causa stragista le proprie energie e le sue forze militari e logistiche. Man mano che il piano stragista prese corpo, in parallelo Matteo Messina Denaro dimostrò tangibilmente la sua perdurante adesione al progetto, ribadendo la fedeltà a Riina in quel delicato momento per la sua leadership e per l’intera Cosa Nostra. Messina Denaro, seppur non ebbe alcun ruolo nella fase esecutiva delle stragi di Capaci e via D’Amelio, mise immediatamente a disposizione la propria persona, e quella degli altri uomini d’onore e soggetti a lui legati trapanesi, per una morsa a tenaglia dei due magistrati, Falcone e Borsellino, ovunque si trovassero, contribuendo al loro stretto monitoraggio e a infuocare gli animi dei complici verso la loro morte che avvenne nella provincia di Palermo, ma che sarebbe potuta accadere anche a Roma, a Marsala o nelle diverse opzioni geografiche che per ipotesi si sarebbero potute presentare. E non mancano le connessioni con la politica e con i politici, e i collegamenti che Messina Denaro ha cercato, e forse attuato dopo le stragi, con nuovi referenti”. E poi, in riferimento alle stragi del 1993, la Corte d’Assise di Caltanissetta conclude: “Sarà, si badi, in particolare il duo Messina Denaro-Graviano a gettare l’Italia nello scompiglio appena l’anno successivo alle stragi del 1992”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il Tar del Lazio ha confermato lo scioglimento del Comune di Mezzojuso per infiltrazioni mafiose e respinto l ricorso presentato dall’ex sindaco Salvatore Giardina per annullare il decreto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 16 dicembre 2019.

Era stato l’allora prefetto Antonella De Miro ad inviare al Viminale una relazione su «accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali». Il collegio della prima sezione è composto dal presidente Antonino Savo Amodio, estensore Roberta Ravasio.

La decisione era giunta a seguito della relazione inviata dalla commissione ispettiva che si era insediata il 5 giugno del 2019.  L’ispezione era stata disposta dopo che durante la puntata di «Non è l’Arena» di La7 andata in onda il 12 maggio precedente dalla piazza della cittadina per discutere il caso delle sorelle Anna, Ina e Irene Napoli, le tre imprenditrici agricole che hanno denunciato tentativi di estorsione ai danni della loro azienda di 90 ettari, l’ex sindaco Giardina, rispondendo a una precisa domanda del conduttore Massimo Giletti, aveva confermato di aver partecipato nel 2006, quando era assessore, alla tumulazione del capomafia Nicola La Barbera conosciuto come «don Cola».

Per il giudice del Tar, evidenziano che per lo scioglimento è sufficiente «l’ipotesi di una soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata (tra cui, in misura non esaustiva: vincoli di parentela o affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni)».

«Particolarmente anomala – per i giudici– risulta la vicenda edilizia relativa ad un impianto per la produzione di conglomerati cementizi, caratterizzata dalla costruzione di svariati fabbricati abusivi». Anzi «nel 2016 il Comune ha addirittura rilasciato una sanatoria relativa all’intero complesso immobiliare», nonostante «era emerso che alcune famiglie mafiose obbligavano imprese di costruzione ad acquistare il calcestruzzo dall’impianto in questione, impedendo loro di rivolgersi alla concorrenza» .

Non solo, «a seguito dell’emergenza idrogeologica del novembre 2018, il Comune ha fatto ricorso a svariati affidamenti diretti per somma urgenza in favore di imprese i cui titolari hanno frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata».

Parentele con boss di Cosa nostra e affidamenti a imprese opinabili durante l’emergenza idrogeologica sono al centro del processo che vede imputato Massimo Giletti a seguito di una denuncia dell’ex sindaco di Mezzojuso. Il dibattimento entrerà nel vivo il 16 dicembre davanti al giudice monocratico di Termini Imerese, Giuseppina Turrisi. La difesa, rappresentata dagli avvocati Gioacchino Genchi e Paolo Siniscalchi, è passata al contrattacco, chiedendo la nullità del decreto di citazione a giudizio per un errore giuridico commesso dal procuratore in persona Ambrogio Cartosio: la querela non era stata presentata da Salvatore Giardina bensì da un soggetto che «non risulta essere persona offesa del reato denunciato».

Il governo regionale procederà a un riordino complessivo del sistema camerale siciliano, per evitare l’accorpamento delle Camere di commercio di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e Trapani così come imposto dalla norma votata dal Parlamento nazionale all’interno del “Sostegni bis» (art. 54 ter della legge 106/2021).

A tale scopo è stato dato mandato all’assessore alle Attività produttive di provvedere a ridisegnare l’assetto degli enti camerali nell’Isola. Questa la «soluzione» adottata dalla Giunta regionale che ha deciso di non ricorrere alla Corte costituzionale contro la norma nazionale, pur stigmatizzando l’assenza di concertazione con la Regione Siciliana da parte di Roma.

L’accorpamento delle Camere di Commercio previsto dall’articolo di legge approvato dal Parlamento aveva già ricevuto il netto parere contrario di Unioncamere e sollevato molte perplessità anche dal punto di vista della fattibilità economica.