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“Apprendiamo con soddisfazione dei recenti sviluppi segnalati dall’amministrazione comunale di Agrigento circa la costruzione delle nuove fermate ferroviarie nella periferia cittadina”: esordisce così Mauro Indelicato, presidente dell’associazione Ferrovie Kaos, a proposito dell’annuncio del sindaco Franco Micciché relativo alla possibilità di integrare il servizio ferroviario cittadino con due fermate lungo l’asse Agrigento – Palermo.

Il primo cittadino, in particolare, ha parlato del progetto di costruzione delle stazioni di San Michele e Fontanelle, capaci di servire zone importanti della città e collegarle con il centro: “L’annuncio – ha proseguito Indelicato – va nella giusta direzione. La linea Agrigento – Palermo attraversa quartieri che ospitano la zona industriale e l’ospedale, indispensabile quindi pensare a un collegamento diretto ferroviario con la stazione centrale”.

Tuttavia l’associazione Ferrovie Kaos sottolinea che questo primo passo deve necessariamente essere seguito da un progetto più ampio, capace di contemplare la costruzione di una vera metropolitana di superficie per collegare Aragona Caldare con Porto Empedocle: “Il progetto esiste da anni – ha sottolineato Indelicato – e sfrutta l’attuale linea servita dai treni per Palermo e Caltanissetta, oltre che la linea che si snoda da Agrigento Bassa e scende verso Porto Empedocle”. Di questa idea però non si è mai fatto nulla: “Visto che l’amministrazione Micciché – è il pensiero dei soci di Ferrovie Kaos riportato dal presidente Indelicato – è tornata a parlare delle nuove stazioni ferroviarie, è indispensabile provare a mandare in porto anche il progetto sulla metropolitana di superficie. Diversamente, il rischio è quello di avere due nuove fermate simili a mere cattedrali nel deserto, con un servizio monco e poca utenza”.

Secondo Ferrovie Kaos, ad Agrigento si potrebbe ricalcare l’esempio di Ragusa: nella città iblea infatti, a breve partiranno i lavori per realizzare, lungo il tracciato già esistente della linea Siracusa – Gela, una vera e propria metropolitana di superficie.

“Rifiuti fuori dalla Sicilia, già partite le procedure. È la plastica dimostrazione del fallimento delle politiche del governo Musumeci anche in questo settore. Il problema è che questo disastro sarà pagato dai siciliani, e lo faranno a caro prezzo”.

Lo dichiara Giampiero Trizzino, deputato dell’Ars e responsabile nazionale per le politiche ambientali del M5S, a commento dell’avviso pubblico esplorativo fatto in questi giorni dal Dipartimento Regionale Acqua e Rifiuti, volto all’individuazione di operatori economici che svolgano attività di trasporto, recupero e/o smaltimento di rifiuti al di fuori del territorio regionale.

“Tutto ciò dimostra – affermano i componenti M5S della Commissione ambiente dell’Ars Giampiero Trizzino, Stefania Campo e Stefano Zito – che l’aumento delle percentuali di differenziata, annunciato a gran voce nei mesi passati dal governo, nulla di buono ha portato ai quei Comuni e quei cittadini che tanto si sono impegnati in questo senso. La differenziata infatti, e lo diciamo da sempre, è inutile  se non è parallelamente accompagnata da una strategica politica regionale seria, tesa a dotare il territorio degli impianti necessari. Le discariche siciliane, a giorni, saranno totalmente sature, sebbene ciò fosse prevedibile già da tempo, e l’unica soluzione immaginata da questo governo è quella di spedire l’indifferenziato e il rifiuto già trattato fuori dalla Sicilia ad un costo enorme che, ovviamente, sarà tutto a carico dei cittadini”.

“Da quanto si legge nell’avviso pubblico – affermano i deputati  5 stelle – apprendiamo che circa il 70% di rifiuto indifferenziato prodotto sarà spedito fuori per un arco temporale, addirittura, di 10-12 mesi. Un dato, quest’ultimo, che più di ogni altro dà la misura della gravità della situazione, ma che, soprattutto, svela a tutti i siciliani che questo Governo, ad un anno e mezzo dalla fine della legislatura, ha certamente fallito nel tentativo di risolvere la più grande emergenza in cui, da troppi anni, versa la Sicilia”.

Le navi-quarantena, ormeggiate dinnanzi le coste siciliane ed utilizzate per la sorveglianza sanitaria dei migranti, che sempre più copiosi approdano sulle nostre coste, comportano costi significativi per le tasche degli italiani.

Le imbarcazioni noleggiate l’anno scorso dal Governo Conte (Moby Zazà, Aurelia, Rhapsody, Allegra, Azzurra, La Suprema e Snav Adriatico), hanno infatti determinato, da maggio del 2020 a gennaio 2021, sulla base di quanto indicato nelle determine di aggiudicazione reperibili sul sito internet del MIT, un costo di circa 36 milioni di euro iva esclusa, per un costo medio mensile, comprensivo d’iva, di circa 5 milioni euro.

Una somma enorme, ma purtroppo solo parziale, alla quale occorre aggiungere gli ulteriori costi sostenuti, da febbraio ad oggi, dallo Stato, per il mantenimento in attività delle navi-quarantena, e che è destinata a crescere nell’ottica di una continuità attuata dal Governo in carica, rispetto a quello passato, nella gestione del fenomeno dell’immigrazione.

Decine e decine di milioni di euro che gli italiani sono tenuti, loro malgrado, a pagare e che potrebbero essere usate per aiutare le attività commerciali in ginocchio per la devastante crisi economica”.

Ad Agrigento, al palazzo di Giustizia, la Procura ha proposto al Tribunale la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione per stalking, danneggiamento e calunnia a carico di Onofria Zambito, 69 anni, di Montallegro. L’inchiesta ruota intorno a presunti contrasti tra la Zambito e un’altra donna, sua vicina di casa, risalenti al settembre del 2016. La vittima dei presunti atti persecutori, tra insulti, minacce di morte e pedinamenti, è costituita parte civile tramite l’avvocato Fabio Inglima Modica. Più nel dettaglio, il 22 settembre Onofria Zambito si sarebbe presentata al comando della polizia municipale con un mattone in mano con cui avrebbe danneggiato tre porte per protestare contro l’asserita mancanza di sua tutela dall’altra donna.

Ad Agrigento ignoti e alquanto esperti in informatica si sono introdotti nella piattaforma telematica di una edicola del centro cittadino, e dal server utilizzato per i pagamenti delle bollette da parte degli utenti hanno rubato i soldi sul conto, poco più di 1.500 euro, convertendoli in buoni per servizi elettronici. L’edicolante, di 45 anni, ha presentato denuncia alla Questura. Indaga la Polizia Postale. Altri casi del genere sarebbero accaduti anche a danno di altri commercianti della provincia.

Ad Agrigento, al palazzo di Giustizia, a conclusione della requisitoria, la pubblico ministero, Chiara Bisso, ha proposto al Tribunale la condanna a 3 anni e 10 mesi di reclusione a carico di Michelangelo Bellavia, 32 anni, di Favara, giudicato in abbreviato e arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Squadra Mobile di Agrigento cosiddetta “Mosaico” perché, in occasione di una perquisizione domiciliare, è stato sorpreso in possesso di un arsenale di armi, tra due pistole semiautomatiche, un revolver, un silenziatore, e poi 13mila euro in contanti e un “libro mastro” tuttora sotto indagine.

Ad Agrigento, a seguito dell’aumento dei casi di contagio da covid 19, soprattutto della variante inglese, il sindaco Franco Miccichè ha disposto la chiusura di sei scuole fino a domani, sabato 17 aprile, compreso, per consentire le opere di sanificazione. Si tratta delle scuole Federico secondo in via De Sica, poi le scuole Giovanni Paolo secondo, Santa Chiara e De Cosmi al Villaggio Mosè, poi Malaguzzi e Montessori a San Leone, e infine la scuola Hack al Villaggio Peruzzo.

Oggi nel pomeriggio con inizio alle ore  17 in diretta sul social media facebook avrà luogo l’ incontro sul tema “Scuole in sicureza, si o no?” coordinato da Diego Palma. All’evento prenderanno part,  tra gli altri, il presidente di Confasi Sicilia Davide Lercara, il responsabile provinciale del dipartimento Istruzione Francesco  Tulone, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il segretario generale della Uil Scuola Pino Tori, il docente dell’università dell’Insubria Davide Tosi e l’infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli.

La Commissione regionale antimafia avvia un’inchiesta sugli appalti covid e non solo. L’intervento del presidente, Claudio Fava.

La Commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana, presieduta da Claudio Fava, ha inviato una richiesta formale a tutti gli organi che si occupano di appalti Covid per conoscere cifre ed elenchi relativi a consulenze, procedure e bandi per beni e servizi adottati dalla Regione per fronteggiare l’emergenza pandemica. Lo stesso Claudio Fava spiega: “Ci interessa fare chiarezza sull’uso che viene fatto del Comitato tecnico scientifico regionale, sul ruolo della Centrale unica di committenza degli appalti e sulla spesa legata alla pandemia. E’ come se ci fosse un gioco delle parti, uno scaricabarile di responsabilità su alcuni passaggi che non sono stati ben registrati in questi mesi sul tema della sanità. A partire dai numeri dell’emergenza nell’Isola. Tra Centrale unica di committenza, assessorato alla Salute e Comitato tecnico scientifico, ciascuno rinvia la palla nel campo dell’avversario, per cui alla fine la sintesi è che questi dati restano numeri abbastanza astratti e non sempre legati alla realtà. E più perplessità solleva la Centrale unica di committenza della Regione: non funziona – ha sottolineato Fava – e non si comprende se ci sia la volontà politica di metterla al servizio di una gestione trasparente ed efficace della spesa pubblica, mentre fino ad ora si è proceduto in senso contrario, con un sistema affidato alle proroghe dei vecchi affidamenti. Tutto questo in una regione dove abbiamo aziende che sono sotto indagine giudiziaria e che continuano a gestire appalti per centinaia di milioni perchè la Centrale unica di committenza non è stata capace di affrontare questo nodo. Da qui è scaturita la richiesta di documentazione da parte della Commissione rivolta all’assessorato alla Salute, alla Protezione civile e al presidente Musumeci. La preoccupazione che ci siano pochi controlli e criteri di elargizione troppo larghi è un dubbio più che legittimo” – conclude Claudio Fava. E nel frattempo l’iniziativa della Commissione Antimafia siciliana non è isolata. Infatti, anche la Commissione Antimafia nazionale, presieduta da Nicola Morra, si è attivata sul fronte dell’emergenza Covid, rivolgendo però la propria attenzione verso il fronte vaccini. E Nicola Morra spiega: “La Sicilia è tra le realtà che ha un alto numero di vaccinati inclusi nella dicitura ‘altro’. E’ qui che arriva l’Antimafia. Si vuole accertare se fossero aventi diritto o se invece, in quanto ‘altro’, ci sia stato più di uno spazio per furbizie e condotte irregolari. Credo che gli italiani abbiano il diritto di sapere se è tutto nella norma o se ci sono zone d’Italia in cui si sono fatti passare avanti alcuni soggetti, a scapito di chi aveva il diritto di essere vaccinato prima. E credo che sia dovere dello Stato fare una verifica su un dato così anomalo”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Si tratta del Commissario della Polizia di Stato  dottor Manuel Montana, nato a Patti (ME), 28 anni, laureato in giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode e  del Commissario della Polizia di Stato  Andrea Palermo, nato ad Erice (TP), 29 anni, laureato in giurisprudenza con il massimo dei voti.

Il dottor Palermo, dopo un periodo di tirocinio pratico applicativo  assumerà le funzioni di Dirigente del Commissariato di P.S. di Palma di Montechiaro, subentrando al dottor Tommaso Amato, destinato ad altra sede di servizio.

Inoltre, il Questore dottoressa Rosa Maria Iraci ha disposto il trasferimento interno di alcuni funzionari. In particolare, il prossimo 19 aprile  il Commissario Capo dottor Francesco  Sammartino,  assumerà l’incarico di dirigente del Commissariato di Canicattì, in avvicendamento con il Vice Questore dottore Cesare Castelli che assumerà quello di dirigente del  Commissariato di Licata, subentrando alla dottoressa Sonia Zicari, trasferita ad  altra sede.