Home / Post taggati"lelio castaldo"

Hanno cercato di colpirlo alle spalle, come si fa nel peggiore dei modi. Ma le pugnalate prese dal presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Miccichè non solo sono state sgamate e sventate ma sono state già digerite.

Lelio Castaldo ha intervistato Gianfranco Miccichè per fare il punto sulla situazione, alla luce dei risvolti che sono accaduti proprio nelle ultime 24 ore. Non mancano i colpi di scena e il rammarico che rimane dopo un’azione del genere non si nasconde. Ma Miccichè è un tipo tosto, di certo non porge l’altra guancia.

Guarda l’intervista.

 

Il Tempo. Già, il Tempo, quel galantuomo che alla fine ti inchioda sempre sulla verità. Brutta o bella che sia, ma è sempre la verità. Può piacere ad alcuni, ad altri può anche dare fastidio, ma è la verità.

Sono passati 14 anni da quando il sottoscritto, insieme all’allora presidente della Regione Totò Cuffaro registrammo un famoso spot antimafia (poi devoluto in beneficienza) con tanto di coppola e bicchiere di vino in mano.

Un inferno! I professionisti dell’antimafia si scatenarono in un devastante ciclone mediatico che arrivò fino al tavolo dell’allora presidente degli Stati Uniti George Bush. Ovviamente a scatenarsi furono soprattutto quei professionisti di uno spaccato manipolo umano di sinistra che ancora oggi, tra un tentativo vano ed ogni tanto riuscito, cerca ancora di convincere qualche anima rimasta perplessa.

Fra i protagonisti di editoriali in primissimo piano, tra stampa nazionale, europea ed internazionale, anche un memorabile sermone sciorinato con tanto di fotografia (della coppola) anche il noto antimafioso Saverio Lodato, straordinario collega giornalista, il quale, dalle colonne dell’Unità, fra le sue righe ebbe anche a commentare la foto fra me e Cuffaro in questo modo (più o meno): “Da non sottovalutare il compagno di spot del presidente Cuffaro (cioè io); straordinario protagonista calato perfettamente in scena anche con un abbigliamento tipico e dai connotati mafiosi: indossa una camicia a quadri arancione (vedi foto), tipica dei malavitosi del tempo…”

Ed io, inconsapevolmente, non mi ero accorto di essermi trovato a registrare uno spot con una camicia dai connotati tutti …mafiosi!

Qualche sera addietro, guardando un programma su La7 che parlava di vicende di mafia, mi sono accorto che tra gli ospiti c’era proprio Saverio Lodato, storico editorialista de l’Unità. Ebbene, subito mi è saltato agli occhi l’abbigliamento del Lodato, presentatosi in studio per l’intervista con una camicia a quadri arancione, molto più sgargiante di quella che indossavo io 14 anni fa.

E a distanza di tanto tempo, il predicatore e professionista dell’antimafia Saverio Lodato, dimenticando la castroneria che aveva profferito allora,  è riuscito a scivolare senza pietà nella più classica delle bucce di banane allorquando è apparso in tv con una camicia i cui connotati rispecchiavano in toto quelle che erano le sue impressioni, le sue valutazioni, le sue elucubrazioni. (Connotati mafiosi? E se lo dice lui…)

Che dire? Nulla, il sottoscritto, oggi, non ha bisogno di conquistare qualche like in più, al contrario di Lodato il quale, in quel tempo, lavorava per un giornale che in quel momento storico necessitava di vendere qualche copia in più perchè aggredito da una crisi economica alquanto pregnante, tanto da portarlo alla chiusura qualche tempo dopo.

E noi, dopo 14 anni, abbiamo avuto tanta fede per aspettare quel galantuomo che si chiama Tempo.

Prima o poi una figura barbina te la fa fare…

N.B. Mi viene in mente un post che in questi giorni ho letto su facebook: “La vita restituisce tutto… a tutti

 

La troupe di Sicilia24h.it in trasferta con il direttore Lelio Castaldo e il suo vice Simona Stammelluti a Mazara del Vallo, a casa di Piera Maggio per gli ultimissimi aggiornamenti sulla vicenda di Denise Pipitone, incontra l’avvocato Giacomo Frazzitta

 

GUARDA L’INTERVISTA

 

 

 

 

 

Al direttore del giornale online Sicilia24h, Lelio Castaldo, non piacciono gli attivisti e i parlamentari del Movimento Cinque Stelle che chiedono trasparenza.
Se poi la trasparenza la chiedono per un problema che si presenta davanti l’abitazione di un attivista del movimento cinque stelle, per il direttore Lelio Castaldo certamente la cosa puzza.
Bisogna infatti intervenire su vicende che stanno almeno ad un chilometro dalle case degli attivisti per essere credibili. Guai a protestare ad esempio se ti rubano la macchina davanti il portone di casa, è chiaro che parli per interesse personale e ciò certamente per un grillino è porsi contro i principi ispiratori del movimento che vuole i grillini tutti disinteressati ai guai che si presentano davanti casa propria.
Così se vedi qualcosa che non quadra intorno ai tempi davvero straordinariamente veloci con cui un si danno indicazioni per cambiare in un batter d’occhio la destinazione d’uso ad un immobile, devi assolutamente tapparti la bocca, se si tratta di un immobile che si trova nei pressi di casa tua, altrimenti dai il sospetto che la tua richiesta di trasparenza sugli atti sia certamente interessata.
Trasparenza vorrebbe che si precisasse che l’attivista del meetup Agrigento, Emanuele Dalli Cardillo (reo di aver voluto sollevare qualche perplessità sugli atti in questione ) abita in un popoloso quartiere e che insieme a lui alcune decine di altri residenti hanno avuto le stesse perplessità e hanno firmato una lettera per avere dagli uffici comunali maggiori lumi sulle pratiche relative ad un immobile destinato ad ospitare un centro per immigrati.
Ora non è che Lelio Castaldo in genere scrive delle note contro tutti coloro che chiedono trasparenza sugli atti riguardanti immobili che sorgono nei pressi delle proprie abitazioni. Assolutamente no. Neppure se legge una lettera firmata da decine di persone, se la prende con tutti i firmatari.
Ha obiettivi più mirati:il grillino, ma in un momento preciso, quello della campagna elettorale (la vicenda infatti risale ad alcuni mesi fa, ma Castaldo la rispolvera adesso, con grande tempismo).
Di questo immobile in particolare, da trasformare in comunità per minori, su cui Emanuele Dalli Cardillo e Matteo Mangiacavallo, deputato regionale del Movimento Cinque Stelle, chiedono lumi, il nostro direttore Lelio Castaldo sfodera ben due lunghi articoli chiedendo conto e ragione del perché e del per come un deputato regionale del movimento cinque stelle ed un attivista si siano permessi di avanzare qualche perplessità.
Gli attivisti del movimento cinque stelle sono felici quando qualche pratica viene esitata in poco tempo. Lo sono meno quando non tutte le pratiche vengono esitate con la stessa velocità e pertanto si chiedono perché ciò accada e pretendono trasparenza.
Ma questa richiesta per il direttore Lelio Castaldo non solo è sospetta ma getta anche discredito sugli uffici comunali, di cui come è noto che mai si sono interessati i magistrati e neppure il giornale di Castaldo.
Pertanto per Castaldo, neo paladino dell’ufficio tecnico comunale, nessun titolo hanno attivisti e simpatizzanti di Beppe Grillo a chiedere conto e ragione di qualunque cosa che riguardi pratiche di immobili che si trovino nei pressi delle loro case.
E che avrà mai questo immobile tanto caro al nostro direttore ? Perché mai il nostro direttore non ci dorme da quel pomeriggio in cui i signori Dalli Cardillo e Mangiacavallo si sono permessi di presentare in tv le proprie richieste di trasparenza degli atti ? Perché mai ad una vicenda simile ha dedicato ben due editoriali, persino più di quanto magari ha fatto intorno a vicende assai più rilevanti ? C’entra qualcosa l’impresa a cui l’immobile appartiene ?
Siamo certi che come noi molti lettori se lo saranno chiesti e sono arrivati da soli alla risposta: quella che il nostro Castaldo non offre ai suoi lettori per evitare che la sua nota sia così completa da essere troppo trasparente. E il Castaldo sembra avere l’allergia verso quelli che fanno e vogliono trasparenza.

Gli attivisti dei meetup Agrigento e Valle dei Templi

Risponde il Direttore

Eliuzzo, Eliuzzo,

con la tua nota mi costringi ancora una volta a scrivere su quanto riguarda un mondo che a me non sta particolarmente a cuore, e cioè tutto ciò che ruota attorno a Grillo, Casaleggio, grillino, attivisti, meetup di qua e meetup di là, ragione per cui, anche se la cosa, come scrivi, ti da fastidio, dovrai fartene una ragione.

Non perdi tempo nella tua nota a dimostrare di quanto sia intrisa di castronerie; basta leggere già il primo rigo per capire subito di trovarsi di fronte ad una vera accozzaglia di bomboloni tipici da circo equestre.

Non è vero, infatti, che a me non fanno simpatia solo gli attivisti del Movimento Cinque Stelle che chiedono trasparenza; non mi fanno simpatia anche quelli che non la chiedono!

Il tutto per difendere una categoria, quella dei giornalisti a cui mi onoro di appartenere, che certamente nè Grillo, né Casaleggio, né attivisti trasparenti e né attivisti non trasparenti, amano. Anzi, ti confesso anche che le volgarità e le indecenze dette e scritte sui giornalisti italiani da parte dei vostri padroni, spesse volte mi hanno amareggiato non poco. E non credo che a provare questo brutto sentimento sia stato l’unico della categoria.

Ragione per cui, non è, come vedi, un problema di trasparenza, ma solo e soltanto di epidermide. Se poi vogliamo (e dobbiamo) entrare nel merito della vicenda Dalli Cardillo, è giusto fare alcune precisazioni alla tua nota (alla quale, come vedi, ho dato più spazio di un semplice commento).

Storpiare una verità scritta, come stai facendo tu e lo stesso Dalli Cardillo, sedicente candidato a sindaco di Agrigento (riapparso ancora una volta in tv per parlare di tutto tranne che dare risposte al mio Filo di Nota…), non è più di moda.

Premesso che anche io con ogni probabilità avrei avuto le stesse ansie che hanno colpito prima il Dalli Cardillo e poi i componenti di tutta la palazzina. Credo che per motivi ovvi (che non stiamo qui a spiegare) a nessuno piacerebbe avere sotto casa un centro di accoglienza, seppur per bambini, di gente tanto disperata quanto sfortunata. E fin qui siamo tutti d’accordo.

Per quanto riguarda la tempistica del mio Filo di Nota ho il piacere di precisarti che dopo aver visto e sentito quella famosa intervista di Mangiacavallo, durante la quale sono rimasto sconcertato dagli schizzi di fango (senza un briciolo di prova, ma forti di un atroce sospetto) lanciati verso un ufficio agrigentino (che già tanto colpito è…), ho voluto parlare per correttezza prima con i proprietari e poi con gli stessi tecnici del Comune. Volevo accertarmi su quelle che tu chiami semplicissime “perplessità” cosa ci fosse sotto. La risposta mi è arrivata soltanto la settimana scorsa e ti dico anche che tutto è stato fatto alla perfezione. Per questo ho deciso di scrivere quel Filo di Nota tanto “incriminato” e dedicare, mio malgrado e con tanta tristezza, uno spazio ad un gruppo di persone appartenenti ad un Movimento che della nostra categoria ne vorrebbe fare carne da macello (a proposito, tu sei un giornalista “diverso?”)

Non riconosco più la tua onestà intellettuale quando scrivi (mentendo sapendo di mentire) che il Dalli Cardillo e l’on. Mangiacavallo “hanno voluto sollevare soltanto qualche perplessità sulla velocità degli atti in questione”; se per te (ed anche per Mangiacavallo e Dalli Cardillo) “qualche perplessità” vuol dire…infedeltà, o peggio ancora verosimilmente casi di corruzione da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale vuol dire che il mondo sta girando alla rovescia. Il solo sospetto di accusare e infangare ferocemente (per partito preso) persone come te e come me, solo perché sono stati veloci a sbrigare una pratica lo ritengo estremamente squallido ed estremamente volgare. Processare in tv un ufficio, o una sua parte, solo perché questo in passato è stato preso di mira dalla magistratura, rappresenta il meglio del peggio di quella categoria che si professa come i “professionisti dell’antimafia”, nonché, aggiungo io, i professionisti della legalità, dell’anticorruzione e così via dicendo. Il tutto approfittando della presenza di un deputato regionale (e quindi della politica) che avrebbe dovuto dare manforte alle parole del sedicente candidato a sindaco Dalli Cardillo per perorare una causa infarcita dal più classico degli interessi personali e privati. E per voi questo è corretto?

Prova ad immaginare per un solo istante se ad essere accusato pubblicamente di corruzione e infedeltà fossi stato tu, “reo” di avere scritto un articolo in dieci minuti anziché in un’ora; prova, insieme a Dalli Cardillo e Mangiacavallo, a metterti nei panni di quella gente che viene accusata solo per partito preso e non per reati realmente commessi. Che fine hanno fatto i chiarimenti chiesti da Mangiacavallo sulla linearità e sulla legalità di quegli atti? Perché non li rende pubblici per vedere se quei funzionari comunali sono davvero corrotti (ovviamente il riferimento è solo a questa vicenda) oppure ha voluto soltanto, assieme a Dalli Cardillo, avere un briciolo di visibilità televisiva?

Devi semplicemente vergognarti quando sostieni che sono io a gettare discredito su quell’ufficio comunale, quando invece basta che leggi appena sopra e capisci in che scivolone squallido e pietoso sei incappato, tu e quel sedicente aspirante sindaco di Agrigento. Mi accusi di essere il neo paladino dell’Ufficio Comunale; ti invito ad andare in archivio di questo giornale e leggere tutto ciò che è stato scritto nel passato, anche recente; vedrai che alla fine anche tu riuscirai a provare vergogna di te stesso

E poi, misero e pietoso, tanto da fare pena come quei poveri bambini che chiedono un tetto sotto la casa del sedicente candidato a sindaco Dalli Cardillo, appari quando sostieni “dell’interesse che possa avere io su quell’immobile, a me tanto caro, al quale ho dedicato due editoriali che non mi fanno più dormire, per nascondere, invece, che i “compagni televisivi” hanno agito in vera e propria malafede; perché così sarà sempre, finchè l’on. Mangiacavallo e dintorni non dimostri l’esatto contrario della legalità evidenziata da quell’ufficio). Cosa aspettate a dire che alcuni impiegati di quell’ufficio sono dei delinquenti, mascalzoni, illegali e corrotti, perché lo lasciate solo trasparire, perché alimentate quel sospetto, con mezze frasi, tra una parola detta e due non dette? Cosa state aspettando? Forse avete avuto notizie contrarie a quelle che erano le vostre aspettative, e quindi non potete imperniare una campagna elettorale sulla pelle degli altri, infarcita da infamie, accuse e meschinità di ogni genere, gridata dai palchi di Porta di Ponte o di Piazza Stazione?

Tirate fuori le palle, tornate in tv e possibilmente chiedete scusa a quegli uomini “infedeli e verosimilmente corrotti”. Pensate di averle davvero queste palle? Dimostratelo!

Mi accusi, infine, di essere allergico alla trasparenza.

Patetico, miserino e classico professionista del nulla, altro che antimafia! Io, semmai, sono fortemente allergico ai giustizialisti dell’ultima ora, ai sedicenti fautori della legalità, ai sedicenti onesti, ai sedicenti conoscitori dei reati altrui. Lasciatelo dire agli altri, non giudicate per partito preso e soprattutto, visto che siete i veri professionisti della legalità, lasciatevi giudicare dagli altri, primi fra tutti dagli elettori, unici grandi portatori di verità. Sappi, caro Di Bella che io di questa allergia non me ne libererò mai!.

E fino a quando (ribadisco su questa vicenda) non porterete quei tecnici comunali su un banco degli imputati di un vero tribunale (non quello di Porta di Ponte o di Facebook come siete soliti fare) vuol dire che il sottoscritto non solo ha avuto ragione a scrivere quei Fili di Nota ma continuerà a farlo per lottare contro quella trasparenza che, alla fine, così trasparente non è.