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Non sappiamo se tutte le testate giornalistiche del mondo abbiamo saputo della “pena esemplare” inflitta ad un pregiudicato di elevatissimo spessore che nel corso di questi ultimi anni ha messo a rischio serio la vita di tante vite umane e soprattutto quale sia stata la loro reazione.

Ci riferiamo al signor Quaranta, di Favara, noto bombarolo, imbrattatore e attentatore di posti più o meno conosciuti al mondo nei quali, l’uomo di Favara, quasi per gioco ossessivo, non esita a far saltare in aria ciò che gli si presenta dinnanzi ai propri occhi, vite umane comprese.

Nell’agrigentino ha danneggiato diverse opere, ha distrutto i vasi posizionati nel lungomare di San Leone, distrutto e abbattuto statue sacre a Favara. Ed ancora: ha compiuto un attentato alla metropolitana di Milano, un altro alla Valle dei Templi, un altro ancora nella zona adiacente il carcere Di Lorenzo di Agrigento ed infine ha cercato di distruggere la marna di Punta Bianca e Scala dei Turchi con cadenza temporale micidiale.

Insomma, un curriculum di tutto rispetto che fa di Quaranta un criminale incallito e senza pietà nei confronti della comunità. Non solo: reitera i suoi pericolosi lavori mostrando una eloquente strafottenza nei confronti delle istituzioni che già in passato lo hanno beccato.

La notizia dei giorni scorsi, l’ennesimo attentato a Scala dei Turchi, ha fatto il giro di tutto il mondo. Un eccezionale lavoro portato avanti dai Carabinieri i quali nel giro di pochissime ore hanno individuato il Quaranta che, nell’occasione ultima, si è fatto “collaborare” da un altro pregiudicato paesano, venditore di uova.

Portato dinnanzi alle Autorità competenti, il 50enne favarese, vista la sua pericolosità, vista la sua serialità, vista la poca propensione ad interessarsi della vita delle persone, ha subito una pena che, francamente, lascia quantomeno perplessi.

Un avviso orale: per tre anni non deve mettere più piede a Realmonte! Tutto qui.

Se necessariamente dobbiamo fare gli ipocriti, diciamo che tutto è andato bene. Se, al contrario, dobbiamo guardare in faccia la realtà, ci si accorge che in effetti il provvedimento del Questore agrigentino (non sappiamo se concordato con altre Istituzioni) è assai riduttivo, vista la pericolosità del soggetto.

La recrudescenza dell’attività criminale del Quaranta avrebbe imposto ben altri e  molto più duri provvedimenti; poco più di un rimprovero, come fa un genitore con il proprio figlio. “Non fare il monello, queste cose non si fanno”.

Premiamolo, allora! Si, anche una caramella a latte. Nel suo ignobile gesto lo stesso Quaranta ha avuto “l’accortezza” di non usare materiale corrosivo e indelebile che avrebbe scempiato per sempre uno dei posti più belli al mondo!

Insomma, poco meno di uno schiaffetto sulla guancia e tanto di…mi raccomando non lo fare più. Questo, più o meno, il verdetto. Un verdetto che sembra svilire lo straordinario lavoro svolto da parte dall’Arma dei Carabinieri i quali, in pochissime ore sono riusciti ad acciuffare i pregiudicato. Con tutti i rischi che regnano sovrani quando si compiono operazioni del genere.

Figurarsi per Quaranta cosa vorrà significare un avviso orale. Gli è stato detto di non andare più al mare a Scala dei Turchi per i prossimi tre anni.

Cambi lido…