La vicenda giudiziaria legata all’operazione “Pacchi.it” torna davanti ai giudici. La Corte di Cassazione ha infatti disposto un nuovo processo per quattro persone di Licata, ma soltanto per stabilire se possa essere confermata o meno l’accusa di associazione per delinquere.
Sul banco degli imputati ci sono Cristoforo Fama’, 43 anni, Samanta Cicatello, 38, Daniela Giannone, 50, e Alessandro Bianchi, 34. Per le singole condotte di truffa già riconosciute nei precedenti procedimenti, invece, le responsabilità rimangono ferme.
Secondo la ricostruzione investigativa, il meccanismo sarebbe stato semplice quanto efficace: attraverso annunci pubblicati su internet venivano proposti veicoli, motocicli, animali e roulotte. Gli interessati, convinti della bontà delle offerte, versavano anticipi o caparre. La merce, però, non sarebbe mai stata consegnata.
Tra le vittime individuate dagli investigatori figurerebbe anche una famiglia di Amatrice, già duramente colpita dal terremoto, che avrebbe versato denaro dopo essere stata interessata all’acquisto di una roulotte risultata inesistente.
Complessivamente l’inchiesta aveva portato alla contestazione di 33 episodi, tra truffe portate a termine e tentativi, sviluppatisi nell’arco di una decina di mesi.
Le condanne iniziali erano state pesanti: 8 anni e 3 mesi per Fama’, 4 anni e 7 mesi per Cicatello, 3 anni e 8 mesi per Giannone e 3 anni e 7 mesi per Bianchi. In secondo grado le pene di Cicatello, Giannone e Bianchi erano rimaste invariate, mentre quella di Fama’ era stata ridimensionata dopo la prescrizione di cinque episodi contestati.
Ora la Cassazione ha stabilito che l’aspetto associativo dovrà essere nuovamente esaminato. Una delle questioni da approfondire riguarda alcune intercettazioni acquisite nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Enrico Rallo, procedimento nel quale Fama’ non era formalmente indagato.
Per Angelo Trupia, 56 anni, la Suprema Corte ha invece chiuso definitivamente il capitolo relativo all’associazione per delinquere, dichiarandone la prescrizione. Rimane a suo carico una condanna per una singola truffa, mentre la Corte d’appello dovrà rideterminare la pena.
Il caso “Pacchi.it”, quindi, resta ancora aperto sul fronte dell’eventuale organizzazione criminale: per i quattro imputati il nuovo processo dovrà stabilire se dietro i singoli raggiri ci fosse effettivamente una struttura associativa.
