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I giudici della Corte dei Conti d’Appello presieduta da Giuseppe Aloisio hanno confermato la sentenza di primo grado e hanno condannato l’ex sindaco di Giardini Naxos, Pancrazio Lo Turco, a risarcire il Comune con 55mila euro per avere nominato per 10 anni lo stesso consulente, l’avvocato Antonio Catalioto, quale esperto di materia urbanistica per coadiuvarlo nelle attività di programmazione, indirizzo e controllo. La Procura contabile nel capo d’imputazione ha scritto: “Tali incarichi sono ascrivibili alla categoria delle consulenze, e, in considerazione al contenuto ripetitivo delle relazioni, sono prive di utilità per l’Ente, atteso che il convenuto sindaco non ha fornito alcuna prova in ordine ai vantaggi conseguiti dal Comune di Giardini Naxos”. Il sindaco Lo Turco ha replicato: “Quegli incarichi erano coerenti con le attribuzioni del capo della giunta. La Procura contabile avrebbe dovuto dimostrare come lo svolgimento dell’attività da parte dell’esperto abbia inciso negativamente in termini qualitativi e quantitativi sull’azione del Comune”.

C’è grande attesa per il concerto di domani sera, giovedì 8 settembre, a Palma di Montechiaro di una delle artiste più in voga negli ultimi tempi: Arisa. L’esibizione dell’artista che anche in questa estate 2022 sta riscuotendo un notevolissimo successo nelle piazze e teatri italiani, è uno dei piatti forti dell’agrigentino e, tra l’altro, si potrà assistere senza pagare nessun ticket. L’evento è inserito nell’ambito dei festeggiamenti in onore della Patrona della città del Gattopardo, Maria SS. del Rosario. Arisa, voluta fortemente dall’amministrazione comunale palmese, guidata dal sindaco Stefano Castellino, in due ore di concerto proporrà tutti i suoi principali brani che l’hanno fatta sempre più amare dal grande pubblico.

Carabinieri contusi, a seguito di aggressione da parte di un bracciante agricolo e di sua moglie, che hanno inveito contro i militari dopo che era stato chiesto loro di spostare la macchina perché intralciava il traffico. L’uomo si è scagliato contro uno di loro con un bastone di legno e sua moglie ha dato man forte al marito scagliando calci e pugni contro i due militari.

La coppia di Favara, è stata poi fermata da altri carabinieri giunti in soccorso dei colleghi vittime dell’aggressione.

I fatti sono accaduti a Palma di Montechiaro, dove i due sono stati poi posti in stato di fermo per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. All’uomo è stata contestata anche la fattispecie di reato di porto ingiustificato di armi o oggetti atti ad offendere.

I due carabinieri, contusi, sono stati condotti all’ospedale di Licata e sottoposti agli accertamenti e alle cure del caso

 

Il giovane era lungo il Viale Falcone Borsellino, quando all’altezza dell’ex eliporto, due scippatori in sella ad uno scooter lo hanno strattonato per rubargli il borsello. Il giovane ha provato a resistere, a lottato per non mollargli ciò che era suo e si è arreso solo quando uno dei malviventi gli ha letteralmente spezzato un dito.

Il giovane prima condotto all’Ospedale San Giovanni di Dio, è stato poi trasportato all’ospedale Civico di Palermo dove è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.

Nel borsello – abbandonato dai malviventi poche centinaia di metri dall’accaduto – non conteneva soldi, ma solo gli effetti personali e le chiavi di casa del giovane. I pochi soldi che aveva con sé, erano infatti custoditi all’interno della custodia del telefonino.

I carabinieri della stazione di Agrigento ora daranno il via alle indagini a seguito della denuncia sporta dal padre del giovane, verso ignoti, con l’ipotesi di reato di rapina e lesioni personali gravi. In aiuto arriveranno le immagini delle telecamere del posto, se risulteranno funzionanti.

In occasione della partita di calcio di ritorno di Coppa Italia d’Eccellenza tra Pro Favara e Akragas, in gioco oggi, mercoledì 7 settembre, allo stadio “Bruccoleri” di Favara, il prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa, ha imposto il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nella città di Agrigento. Il settore ospiti dello stadio non sarà accessibile. La società Akragas invita i tifosi a non recarsi a Favara. Il provvedimento è giustificato da quanto accaduto domenica scorsa all’Esseneto in occasione della partita d’andata, tra il ferimento di due poliziotti, l’arresto di 7 tifosi dell’Akragas e la denuncia di altri due.

Un incidente stradale mortale è avvenuto a Saponara, in provincia di Messina, tra la via Kennedy e la via Sciascia. E’ morto Angelo Cannuni, 22 anni, di Spadafora. Per cause in corso di accertamento sono entrati in rotta di collisione tre mezzi. Due automobili, una Grande Punto e un’Audi. E un motorino con in sella Angelo Cannuni, sbalzato di parecchi metri in un terreno sottostante la carreggiata. Inutile si è rivelato il tempestivo intervento e il tentativo di rianimazione praticato dai sanitari del 118.

Dalle intercettazioni trascritte nell’ambito dell’inchiesta antimafia intitolata “Hesperia”, che ieri ha provocato 35 arresti nel Trapanese, emerge che Matteo Messina Denaro è, come si legge testualmente, “vivo e vegeto”, quindi presente e operativo. Il 4 giugno del 2021 Piero Di Natale e Marco Buffa, tra i 35 arrestati, conversano. Di Natale: “E’ vivo e vegeto, ne ho discusso direttamente con Franco Luppino”. Poi Di Natale accusa Buffa di avere raccontato in giro che il boss è morto. “Chiedi scusa. E’ vivo e vegeto. Non facciamo che ci dovesse essere qualche colpo di samba. Vedi che è arrivata la notizia di questo discorso… non parlare in giro di questo fatto che hai detto tu che è morto… perché già la notizia gli è arrivata che… che c’è stato qualcuno sta dicendo che ‘Ignazzeddu’ (appellativo che si riferirebbe a Messina Denaro) è morto… vedi che a quello quando pare che non gli arriva… perché ha sempre 7… 8 persone che lo informano…”.
E in un pizzino, Matteo Messina Denaro avrebbe rassicurato: “Qua come prima, anzi più di prima”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Anche dall’ultima inchiesta appena sfociata nei 35 arresti emerge che sempre un congiunto di Matteo Messina Denaro è stato al vertice del mandamento mafioso. La cronistoria.

Dalle inchieste che nel corso del tempo si sono susseguite intorno alla ricerca e alla cattura di Matteo Messina Denaro, e anche dall’indagine intitolata “Hesperia” che ieri è sfociata nell’arresto di 35 presunti contigui al boss di Castelvetrano superlatitante, emerge che a capo del mandamento mafioso di Cosa Nostra trapanese vi è stato sempre un familiare, un congiunto più o meno diretto. E così sarebbe da decenni.

Francesco Messina Denaro

Prima è stato il capostipite Francesco “Ciccio” Messina Denaro al quale – dopo la morte, il 30 novembre del 1998, nelle campagne di Castelvetrano, stroncato da un infarto – è succeduto il figlio Matteo che ancora, nonostante la latitanza, e come appena confermato dalle premesse del blitz di ieri, mantiene inalterato e solido il potere assoluto sulla mafia trapanese e sul mandamento mafioso di Castelvetrano, che comprende anche i clan di Partanna e di Campobello di Mazara.

 

 

 

Filippo Guttadauro

Poi nella dinastia al comando vi è stato Filippo Guttadauro, marito di Rosalia Messina Denaro, sorella di Matteo, che, fino al suo arresto avvenuto il 17 luglio del 2006, è stato il reggente dell’organizzazione mafiosa sul territorio di Castelvetrano, in stretto e costante collegamento con il latitante.

 

 

 

 

Salvatore Messina Denaro

Poi a Filippo Guttadauro sarebbe subentrato Salvatore Messina Denaro, fratello di Matteo, poi condannato nel novembre del 2011 a 7 anni di carcere per associazione mafiosa, già scontati.

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi ancora: Vincenzo Panicola, marito di Patrizia Messina Denaro, un’altra sorella di Matteo, condannato per mafia nel 2013 a 10 anni di reclusione.

 

 

 

 

 

 

Vincenzo Panicola

 

Giovanni Filardo

E poi Giovanni Filardo, cugino di primo grado prediletto di Matteo, imprenditore, condannato con sentenza della Corte di Appello di Palermo del 12 ottobre 2015 a 14 anni e 6 mesi di carcere.

 

 

 

 

Francesco Guttadauro
Patrizia Messina Denaro

 

Poi il nipote di Matteo Messina Denaro, ovvero Francesco Guttadauro, figlio di Filippo e di Rosalia Messina Denaro, che sarebbe stato il primo riferimento della famiglia di Castelvetrano fino al proprio arresto, avvenuto il 13 dicembre del 2013.

Nell’ambito dello stesso procedimento giudiziario è stata poi arrestata e condannata anche Patrizia Messina Denaro, terza sorella di Matteo, responsabile di aver svolto funzioni di tramite nei collegamenti e nello scambio di comunicazioni tramite il marito detenuto, Vincenzo Panicola.

 

 

 

 

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

 

Infine, il 19 aprile del 2018 sono stati arrestati Gaspare Como e Rosario Allegra, entrambi cognati di Messina Denaro. Como, marito di Bice Messina Denaro, quale capo del mandamento di Castelvetrano, e Allegra, marito di Giovanna Messina Denaro e morto il 13 giugno del 2019, come partecipe.

 

 

 

 

 

 

Rosario Allegra                                                            Gaspare Como

I sorrisi e le risate che ispirano le giostre sono una tradizione secolare. Tutto inizia con un ”Garosello” un gioco a cavallo degli arabi nel XII secolo. Successivamente i crociati riportarono questo gioco in Europa, dove si diffuse. Nonostante una straordinaria crescente popolarità, le giostre continuarono a essere limitate nel loro sviluppo dalle fonti di energia primitive. Nel 1870 l’ingegnere inglese Frederick Savage trovò un modo per migliorare la potenza del vapore alle giostre. Accelerò il passare da figure appese a catene oscillanti a quelle sedute su una robusta piattaforma sospesa alle braccia di un grande palo posto al centro. Basandosi su queste innovazioni, la giostra moderna prese rapidamente   forma. Le macchine potevano ora supportare due e tre file di cavalli di legno intagliati e vari altri animali , così come i numerosi pannelli decorativi e rifiniture che erano usati per dare alla giostra un aspetto grandioso.  La stessa grandiosità la percepisci nel vedere le Giostre di San Leone. Luogo di straordinaria socialità. Giostre inventate, costruite, amate e coccolate da un grande “Giostraio” , Paolo Fonti. I fiori,il tappeto verde, sempre pulito, la particolarità delle luci, le statue colorate ed i leoni dorati, erano il suo “chiodo fisso”. Un personaggio che il mio grande amico Dario Fo, indimenticabile “Giullare medievale”, avrebbe certamente chiamato per costruire le scene delle sue straordinarie rappresentazioni teatrali. Grazie Paolo per averci regalato, con le tue giostre, qualche ora di  spensieratezza.