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Ad Agrigento i Carabinieri hanno arrestato e trasferito nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” Driss El Ouafi, marocchino di 48 anni, residente ad Agrigento, che sconterà un cumulo di pene di 7 anni, 8 mesi e 10 giorni di reclusione, sia per il tentato omicidio della nipote, che per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio e ricettazione. L’africano l’11 febbraio del 2019 fu arrestato dopo avere brutalmente picchiato la nipote di 21 anni al ritorno a casa. La ragazza fu colpita con pedate, con le scarpe anti-infortunistica, e con una chiave metallica in viale Cannatello, perché – ecco la colpa della sventurata – aveva restituito in ritardo le chiavi dell’automobile di famiglia.

Il 24 luglio del 2019 il ministro della Giustizia dell’epoca, Alfonso Bonafede, ha firmato il decreto di applicazione del regime del carcere duro secondo l’articolo 41 bis a carico del presunto boss di Agrigento Antonio Massimino, 53 anni, arrestato il 4 marzo del 2019 dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Kerkent”, e già condannato in primo grado a 20 anni di reclusione. Secondo il ministro, che si è avvalso di alcune relazioni della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, “vi sono elementi investigativi dai quali desumere che Massimino possa ancora mantenere contatti con l’esterno e impartire ordini dal carcere”. Antonio Massimino è attualmente detenuto nel carcere di Terni, in Umbria. Ebbene, adesso il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha confermato la detenzione al 41 bis sostenendo che “Massimino, con un regime detentivo ordinario, potrebbe riprendere i contatti con l’esterno, in una preoccupante situazione di fibrillazione esterna”.

Intesa tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle per le elezioni Regionali in autunno. Ok dai grillini alle primarie nella seconda metà di luglio. I dettagli.

La Sicilia è da sempre stata laboratorio politico. E adesso lo è ancora in occasione delle prossime elezioni Regionali in autunno. Infatti, il banco di prova, sotto osservazione in tutta Italia perché si tratta di una competizione di rilievo, è l’alleanza elettorale, oltre che politica, appena sancita tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle a casa di Giuseppe Conte a Roma. L’ex presidente del Consiglio ha aperto la porta al segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, e al segretario regionale, volato da Palermo, Anthony Barbagallo. E poi al capogruppo dei 5 Stelle all’Assemblea Regionale siciliana, Nuccio Di Paola. La stretta di mano ha compreso non solo la gara per le Regionali di novembre ma anche lo svolgimento delle primarie, superando le riserve del Movimento finora perplesso, se non contrario, al voto preliminare per la scelta del candidato presidente della Regione. E’ stata dunque raggiunta l’intesa per celebrare le primarie nella seconda metà di luglio. La data inizialmente sul tavolo è stata quella del 24. Poi Claudio Fava ha obiettato che così sarebbe stata commemorata la strage Borsellino, il 19 luglio, in piena campagna elettorale. E così Pd e 5 Stelle hanno ripiegato su un giorno tra il 16 e il 18 luglio. L’accordo prevede che si svolgano primarie on line ma consentendo anche l’allestimento di qualche gazebo per agevolare gli anziani che hanno meno dimestichezza con internet. Per la ricerca del consenso Giuseppe Conte ha già annunciato che sarà in Sicilia il 6, 7 e 8 giugno per un tour che partirà da Palermo, dove è prevista una convention col candidato a sindaco progressista, Franco Miceli, e poi raggiungerà altre aree dell’Isola. E’ stato stabilito che non saranno posti limiti al numero di candidati per ciascun partito. Fra i grillini sono già schierati lo stesso Nuccio Di Paola, il deputato regionale Luigi Sunseri, e probabilmente anche il Sottosegretario Giancarlo Cancelleri. Per il Partito Democratico i papabili sono al momento Caterina Chinnici, eurodeputata ed ex assessore regionale, e Pietro Bartolo, anch’egli eurodeputato. Nel frattempo è sotto pressing l’ex ministro per il Sud, Beppe Provenzano, per accettare la candidatura. La Sinistra invece cavalcherà Claudio Fava, leader del movimento “Cento passi”, che ha già iniziato la campagna elettorale.

Giuliana Miccichè

Condannato a 6 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione per il tentato omicidio della nipote. L’undici febbraio del 2019 era stato arrestato dopo avere brutalmente pestato la nipote ventunenne al ritorno a casa. La ragazza fu massacrata a pedate al volto, e in testa con le scarpe anti-infortunistica, e presa a colpi di chiave metallica, in strada in viale Cannatello, perché aveva restituito in ritardo le chiavi dell’auto di famiglia.

Driss El Ouafi, marocchino di 48 anni, residente ad Agrigento, adesso deve scontare un cumulo di pene di 7 anni, 8 mesi e 10 giorni di reclusione, sia per il tentato omicidio della nipote, ma anche per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e ricettazione.

Ed è in esecuzione di un ordine di espiazione pena detentiva emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Palermo, che i carabinieri della Stazione di Agrigento lo hanno arrestato. Dopo le formalità, il quarantottenne marocchino è stato trasferito alla Casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” per scontare la pena.

Spetta al Comune di Favignana porre la parola fine alla Delibera Consiliare n. 17/2013, che nell’ultimo decennio ha impedito illegittimamente a molti imprenditori di esercitare liberamente la propria attività nell’isola delle Egadi.

Il C.G.A.R.S. si è finalmente pronunciato su quella che si può definire un atto amministrativo in netto contrasto con la Direttiva Bolkestein, l’art. 41 Cost e con l’art. 64 del D.lgs 59/2010. I giudici del CGARS, con un provvedimento che finalmente rende giustizia alla libertà d’impresa hanno accolto le tesi degli Avvocati Cimino, Castellucci e Troja, rilevando come la precedente amministrazione comunale abbia illegittimamente impedito l’apertura di attività di ristorazione nel comune di Favignana, senza alcun bilanciamento o ponderazione tra gli interessi contrapposti, tra la collettività e la libertà d’impresa. Questa pronuncia si pone in linea con la nota nota prot. 0023085 del 13.3.2015 comunicata dall’AGCM al Comune di Favignana sulla conformità della delibera del Consiglio Comunale 17/2013 all’art. 64 del D.lgs 59/2010.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva infatti “auspicato la modifica della delibera” invitando la stesso “nelle more ad astenersi dal vietare l’apertura di nuovi esercizi di somministrazione sulla base di parametri incompatibili con i più volte richiamati principi di liberalizzazione cui si ispira anche l’art. 64 del D.lgs n.59/2010”. “Purtroppo questo invito è stato disatteso, pregiudicando nel corso degli anni numerosi imprenditori, impossibilitati nell’esercizio di una libertà d’impresa, sancita dalla stessa Costituzione” dice l’Avv. Michele Cimino. “Ancora una volta è stato necessario ricorrere al CGARS per riconoscere l’illegittimità di un atto che per anni ha inciso fortemente sul contesto socioeconomico dell’isola, in assenza di un fondamento giuridico” dichiara l’Avv. Giorgio Troja. In effetti sarebbe bastato prendere atto della nota dell’AGCM del 2015 per impedire che nel corso degli anni venisse perpetrata una continua violazione dell’art. 41 cost, ingolfando la giustizia con un numero considerevole di contenziosi.

L’Avv. Valentina Castellucci afferma “ Questa brutta pagina di cattiva amministrazione, sembra volgere al termine, facendo tirare un sospiro di sollievo agli imprenditori che hanno e voglion investire nell’isola, senza il pericolo di soggiacere ad una disciplina illegittima ”. La palla adesso passa alla nuova Amministrazione Comunale di Favignana, che pur non avendo alcuna responsabilità per l’atto in questione, sarà chiamata a pronunciarsi sulla Delibera Consiliare 17/2013, avendo oggi, un motivo in più per annullare il provvedimento comunale.

Un incontro formativo aperto alla collettività, visite e consulenze gratuite, e un info-point per colloqui con gli esperti presso l’ambulatorio di reumatologia dell’ospedale di Agrigento. Questa, in sintesi, la gamma di azioni proposte dall’ASP insieme alla Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, nell’ambito dell’iniziativa (H)-Open day reumatologia con focus sul mal di schiena nelle strutture del “network bollini rosa”. Venti, complessivamente, le visite gratuite offerte nel corso della mattinata di ieri in ambulatorio. Le attività, condotte dai dirigenti medici Giuseppa Mira e Alfonso Principato e dallo psicologo Dino Randisi e dall’infermiera Pompea Buscema sono state coordinate da Maria Lucia Rita Di Grigoli, referente aziendale codice e bollini rosa. I bollini (due dei quali, come noto, sono stati conferiti al “San Giovanni di Dio”) rappresentano il riconoscimento attribuito agli ospedali che, su scala nazionale, si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne ma anche di altre patologie che interessano trasversalmente l’universo femminile.

Le notizie su due casi sospetti di vaiolo delle scimmie in Sicilia preoccupano e accendono un faro sulla situazione inaccettabile che sta vivendo Lampedusa. Uno dei due casi sospetti infatti si trovava a Canicattì, ospite di un centro di accoglienza.
Nonostante gli sforzi notevoli che la Prefettura di Agrigento e le forze dell’ordine stanno compiendo, appare chiaro come serva un’azione più ampia. Nell’hotspot di Lampedusa ora si trovano oltre 900 persone, a fronte di una capienza massima di 250. Una situazione di disumanità, che peraltro pone proprio il tema di un maggiore rischio di contagio e diffusione. Non possiamo permettere che il Governo Draghi si giri dall’altra parte.

Il bando di concorso, in particolare, contemplava una prima fase di scrematura dei candidati sulla base dei titoli posseduti, così come previsto dal legislatore nazionale all’art. 10 del D.L. n. 44/2021. La disposizione appena citata ha previsto – con riferimento alle procedure concorsuali indette nel periodo emergenziale causato dalla pandemia dal Covid-19- la possibilità di espletare “per i profili qualificati dalle amministrazioni, in sede di bando, ad elevata specializzazione una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti e strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite, ai fini dell’ammissione a successive fasi concorsuali”.     
La dott.ssa G. I., dopo aver presentato domanda di partecipazione per il concorso pubblico – indetto dall’Assessorato regionale per il potenziamento dei Centri per l’impiego della Sicilia, veniva esclusa nella prima fase valutativa dei titoli posseduti e per l’effetto le veniva inibita la possibilità di prendere parte alla successiva prova scritta.
La candidata, assistita dagli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, impugnava – innanzi il T.A.R. Palermo – il provvedimento di esclusione oltre che la disposizione del bando che consentiva alla commissione la valutazione dei soli titoli di studio e, contestualmente, chiedeva la sospensione cautelare del provvedimento di esclusione.
Il collegio difensivo – costituito dagli avv. Rubino e Impiduglia – ha osservato come la clausola del bando di concorso, che inibisce la valutazione di tutti i titoli legalmente riconosciuti dai candidati – quali abilitazioni professionali – si ponga in palese violazione con la disposizione prevista dal predetto art. 10, D.L. 44/2021, che proprio in un’ottica del favor partecipationis prevede per l’appunto la “valutazione dei titoli legalmente riconosciuti”, includendo così anche le abilitazioni professionali.
Gli avvocati Girolamo Rubino ed Giuseppe Impiduglia, pertanto, censuravano l’illegittimità della scheda di valutazione, e del conseguente provvedimento di esclusione, della loro assistita per non avere – l’amministrazione – valutato tutti i titoli presentati della candidata, che le avrebbero consentito di ottenere un punteggio utile per l’ammissione alla successiva fase concorsuale.
 Il Presidente del T.A.R. Sicilia – Palermo sez. II, accogliendo la richiesta di sospensione presentata degli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha ammesso con riserva la candidata a sostenere le prove scritte del concorso pubblico per il potenziamento dei centri per l’impiego, che verranno a breve effettuate.
Si riaprono, pertanto, le possibilità per la candidata di ottenere l’ambito posto di lavoro presso i centri per l’impiego della Regione Siciliana.

Stamani, i militari della Compagnia di Licata, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Licata emessa, per il reato di tentativo continuato di estorsione in concorso (artt. 56, 81, 110 e 629 c.p.), dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Agrigento su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 4 licatesi appartenenti al medesimo nucleo familiare: C.F. 41enne, O.O. 40enne, C.S. 23enne, C.A.P. 21enne.

Le indagini condotte hanno consentito di ricostruire come gli indagati, in concorso tra loro, ispirati dallo stesso disegno criminoso, avessero posto in essere, nell’arco del mese di maggio, plurime condotte dirette e inequivoche, volte a costringere senza alcun titolo, attraverso violenze e minacce di morte, una famiglia del posto ad abbandonare in loro favore l’alloggio popolare occupato. L’azione criminosa non andava quindi a buon fine grazie alla ferma opposizione delle vittime e al conseguente intervento dei Carabinieri. Nell’ambito dell’attività investigativa svolta, hanno avuto particolare rilievo e peso le gravi, concordanti e non contraddittorie dichiarazioni emerse dalla denuncia delle vittime e di tutte le altre persone sentite.

La grave vicenda riscontra ancora una volta come sia fondamentale che tutti i cittadini denuncino senza indugi alle autorità preposte i fatti di cui sono vittime.

Con propria determinazione sindacale, il primo cittadino, Franco Micciché, ha “ruotato” i dirigenti in servizio all’Ente. Il primo cittadino giustifica così la roteazione: “Ritenuto necessario e opportuno, ancor prima della scadenza degli incarichi dirigenziali conferiti – si legge -… provvedere alla diversa ridistribuzione degli stessi, accertate le specifiche competenze di ciascuno nell’espletamento delle funzioni dirigenziali di settore e nell’ottica del principio della rotazione ordinaria”.

E pertanto adesso il nuovo quadro dirigenziale è il seguente: Gaetano Di Giovanni, si sposta dal settore Polizia locale e dai Servizi alla Persona. La determina prevede Antonio Insalaco,  dirigente responsabile titolare del I Settore” Affari Generali ed Istituzionali- Affari Legali” e ad interim del II Settore ” Servizi alla Persona”; Gaetano Di Giovanni , dirigente titolare del III Settore ” Patrimonio e Tributi”; Giovanni Mantione,  titolare del IV Settore ” Servizi Finanziari” e ad interim del VII Settore ” Polizia Locale”; Gaetano Greco, dirigente a contratto responsabile del V Settore “Territorio ed Ambiente Sanità”; Alberto Avenia, dirigente a contratto responsabile del VI Settore ” Lavori Pubblici.