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Lo scenario è la ss. 123 che collega Naro con Campobello di Licata. Questa notte, intorno alle 2, tre automobili sono rimaste coinvolte in un incidente stradale. Si tratta di una Opel Corsa guidata da un giovane di Caltanissetta, una Fiat Punto guidata da un licatese e un’altra Opel Corsa guidata da un residente a San Cataldo.

Le indagini si presentano difficile per capire cosa sia accaduto. Le tre auto sono venuto in collisione e fra tutti gli occupanti delle autovetture ad avere la peggio è stato un giovane di Campobello di Licata di 19 anni, Angelo Scardaci, originario di Canicattì, il quale viaggiava a bordo dell’Opel Corsa.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco i quali hanno dovuto faticare non poco per liberare i feriti dalle lamiere contorte delle auto.

Intanto la notizia ha fatto il giro della comunità campobellese rimasta sconvolta. Sono stati annullati tutti gli incontri pubblici del paese e il sindaco ha già proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali di Angelo Scardaci.

 

 

La Fortitudo Agrigento alla ricerca del riscatto e dell’accesso in semifinale forte del vantaggio ottenuto al Palamoncada contro Imola. Troppi errori in fase offensiva hanno portato la squadra emiliana a riaprire la serie e puntare sul fattore campo, la squadra di coach Catalani cerca invece di caricare la squadra e puntare ad un ritorno al Palamoncada con il risultato in cassaforte. Torna tra i titolari anche Peterson, assente preannunciato per motivi extra sportivi in Gara 3 e sarà un rinforzo importante a livello fisico per chi ha disputato tre gare in meno di una settimana. Se Imola dovesse vincere domani alle 20:30 al Palaruggi la sfida decisiva sarà mercoledì 25 maggio al Palamoncada, in caso contrario si attenderà la vincente tra Rieti, già affrontata in Coppa Italia, e Salerno, affrontata sia in campionato che in Supercoppa a inizio stagione.
Il coach Catalani sottolinea l’importanza di questo match e ringrazia anche la vicinanza di tutti i tifosi di Agrigento: “Dopo la sconfitta in gara-3 abbiamo subito un altro match point per provare a chiudere questa serie. Sapevamo che la prima in terra imolese sarebbe stata una sfida ostica in un campo dove tante squadre in questa stagione sono capitolate.
Abbiamo giocato una gara offensivamente deficitaria, come è evidente anche guardando le statistiche, ma vogliamo subito guardare avanti, trovando più fluidità e fiducia in attacco e correggendo qualcuno degli errori che, all’interno di una prova difensiva positiva, non possiamo in questa fase permetterci. Voglio ringraziare anche a nome della squadra i tanti tifosi presenti al palaRuggi per sostenerci e i tantissimi che da Agrigento ci hanno fatto sentire la loro vicinanza”.

Sono come fantasmi, si aggirano per tutta la Sicilia, non risultano da nessuna parte eppure esistono e sono ben 280 mila lavoratori. E sono illegali. Riparano auto, ristrutturano case, curano l’estetica, realizzano servizi fotografici e video per matrimoni ed eventi di ogni genere. Tutto rigorosamente in nero, senza garantire dipendenti e clienti. Quasi 100 mila imprese artigiane abusive, 280 mila lavoratori irregolari che fanno della Sicilia la terza regione italiana nella classifica del lavoro illegale dopo Calabria e Campania con il 18,5 per cento di imprese abusive.

Ecco la fotografia scattata dall’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia, nell’ambito della campagna nazionale, attraverso il linguaggio dei fumetti con strisce dedicate ai vari mestieri, dal titolo “Occhio ai furbi! Mettetevi solo in buone mani”.  Tre gli obiettivi dell’iniziativa: mettere in guardia i consumatori dal rischio di cadere nelle mani di operatori improvvisati, valorizzare qualità, durata, rispetto delle norme, convenienza e sicurezza del lavoro dei veri artigiani, richiamare le Autorità ad un’azione di controllo e repressione e di contrasto all’evasione fiscale e contributiva.

“Già nel periodo di Natale – diche Andrea DI Vincenzo, segretario di Confartigianato Imprese Sicilia – abbiamo posto l’attenzione sulla lotta all’abusivismo lanciando un video, realizzato da Just Maria, dal titolo ‘Regalati un Natale senza imprevisti – Affidati alle imprese artigiane’, evidenziando i rischi che si corrono affidandosi ai lavoratori irregolari. Una battaglia sempre urgente in questo momento in cui le imprese artigiane cercano di uscire dalla crisi. Oltre alle campagne però – continua Di Vincenzo – ci vuole un’azione congiunta delle autorità di controllo e degli enti locali nella quale noi siamo pronti a farci parte attiva. Bisogna aumentare i controlli e sconfiggere questo fenomeno. Per premiare gli artigiani che sono riusciti onestamente a sopravvivere alla crisi e per salvaguardare i cittadini e i loro risparmi dagli illegali”.

 LO STUDIO DELL’OSSERVATORIO.

Concorrenza sleale del sommerso. L’analisi degli ultimi dati dell’Istat disponibili a livello regionale sull’economia non osservata (anno 2019) evidenzia in Sicilia un peso del lavoro non regolare (280 mila unità) sul totale pari al 18,5% (>12,6% nazionale), che la posiziona terza dopo Calabria e Campania nella classifica nazionale per valore più elevato. A livello settoriale si rilevano valori superiori per Agricoltura (37,0%) e Costruzioni (22,0%); mentre è per il Manifatturiero esteso che si rileva un peso del lavoro irregolare più ridotto (11,3%).

La quota di valore aggiunto generato da impiego di lavoro irregolare rilevata per la nostra regione è, dopo quella di Calabria e Campania, la più alta e pari al 7,4% (>4,9% nazionale).

La nostra Isola risulta inoltre, dopo Lombardia, Campania e Lazio, una delle prime 5 regioni (4^) per numero di unità di lavoro indipendenti non regolari pari a 95.600. Tra le prime dieci province italiane per numero di unità di lavoro indipendenti non regolari ne troviamo due siciliane: Palermo con 21.800 unità e Catania con 21.500 unità.

I mestieri ad alta vocazione artigiana esposti alla concorrenza sleale. Prendendo a riferimento i quattordici mestieri maggiormente sotto pressione per la concorrenza sleale ed includendo sia i servizi di riparazione di beni per uso personale e per la casa sia i restanti mestieri operanti nella manutenzione e riparazione di autoveicoli (in particolare carrozzieri ed elettrauto) si delinea a fine 2021 un totale di 39.233 imprese attive con un’alta vocazione artigiana: le imprese artigiane perimetrate sono, infatti, 29.744 e rappresentano il 75,8% del totale, quota circa 4 volte il 18,8% osservato per il totale economia. L’artigianato è particolarmente esposto in quanto in tali mestieri si concentrano il 41,4% delle imprese del comparto, quota circa 4 volte il 10,3% rilevato per il totale imprese. In particolare, la vocazione artigiana è particolarmente elevata e supera la media già alta per: Acconciatura e estetica (91,7%), Fotografo (84,6%) e Manutenzione e riparazione di autoveicoli (83,0%).

 A livello provinciale l’artigianato è più esposto a Caltanissetta (42,9%), Siracusa (42,8%) e Catania (42,4%); mentre rappresenta quote più elevate del totale imprese nei mestieri più esposti al fenomeno dell’abusivismo a Enna (87,0%), Agrigento (81,1%) e Ragusa (79,9%).

Alla vigilia del 30esimo anniversario della strage di Capaci con tante iniziative in tutta la Sicilia, questo il sondaggio che Ipsos, leader mondiale nelle ricerche di mercato, ha donato alla Fondazione Falcone. Un’analisi a tutto campo che svela le convinzioni degli italiani sul magistrato siciliano divenuto simbolo della lotta alla mafia.

La maggioranza relativa (42%) ritiene invece che siano stati condannati esecutori materiali e mandanti mafiosi, ma non sia stata fatta luce sui presunti mandanti occulti e sulle coperture politiche. E un altro terzo pensa che non siano stati scoperti nemmeno i mandanti mafiosi o addirittura neanche i veri killer. Interessante è anche l’opinione del campione sulla reazione dello Stato all’attentato di Capaci e a quello di Via D’Amelio in cui, 57 giorni dopo la morte di Falcone, persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Per un terzo del campione le istituzioni reagirono cercando un ‘compromesso politicò con Cosa Nostra.

Per il 22% la reazione delle istituzioni è stata ‘militarè e ‘giudiziarià e si è manifestata con un potenziamento del controllo del territorio, con le indagini e con gli arresti. Per il 21%, invece, lo Stato ha reagito investendo sulla cultura della legalità. Solo 1 su 10 ritiene che non ci sia stata alcuna reazione.

Fra questi, per citare qualche esempio, l’avvio di due Zes (in Sicilia orientale e occidentale), lo sblocco dei concorsi regionali dopo 30 anni, gli oltre 900 milioni spesi per i diversamente abili, il finanziamento di opere contro il dissesto idrogeologico per 567 milioni di euro, il risanamento dei conti regionali, l’assunzione di circa 9mila professionisti della sanità nel biennio 2018-2020, la istituzione di 10 Parchi archeologici e di nuovi musei, la nuova legge Urbanistica e la procedura per realizzare due termovalorizzatori per i rifiuti. E, ancora, centinaia di milioni spesi per l’edilizia scolastica, sanitaria e per infrastrutture stradali, portuali e digitali. Nell’opuscolo anche i dati su agricoltura, attività produttive e fondi europei.

«In questi quattro anni – dice il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – abbiamo lavorato con grande impegno, investendo miliardi, affinché la Sicilia potesse tornare alla normalità. Abbiamo portato avanti la rivoluzione della normalità. E lo abbiamo fatto con il governo, con le forze politiche della maggioranza e con il Parlamento siciliano. Ci siamo riusciti? Sì, ma c’è ancora tanto altro da fare. Abbiamo lavorato nel silenzio del dovere, come dovrebbe fare chiunque. Ma chi ha assunto ruoli di responsabilità istituzionale ha anche la necessità di comunicare agli elettori, a quelli che ci hanno votato e a quelli che, legittimamente, hanno votato in maniera diversa. È questo il dovere di compiere un atto istituzionale».

A denunciarlo, dopo avere chiamato la polizia, ed essersi rivolta ad un legale, è stata una donna che racconta che quando ieri si è presentata in ospedale insieme al personale dell’impresa di pompe funebri cui si era rivolta per prendere in consegna il corpo del padre deceduto il giorno prima e metterlo dentro la bara, «gli addetti non riuscivano a trovare la salma» e al posto di quella del genitore «veniva consegnata quella di un altro defunto». Il personale delle pompe funebri avrebbe, quindi, chiesto spiegazioni alla direzione sanitaria, che «dopo alcune ricerche – afferma la donna – confermava che era avvenuto uno scambio di salme».

Dopo l’arrivo della polizia, «si è scoperto – continua la figlia – che la salma di mio padre era stata prelevata il pomeriggio del giorno precedente ed era stata portata a Paceco dove ieri mattina era stato celebrato il funerale e si trovava già in viaggio per la Calabria dove sarebbe avvenuta la cremazione. La direzione sanitaria dopo essersi messa in contatto con l’agenzia funebre che aveva preso mio padre ha fatto tornare indietro la salma». Adesso, bisognerà scoprire chi ha commesso l’errore.

Da un’ora circa il tratto di mare antistante il pub Oceano mare, a San Leone, è scandagliato da un elicottero e da una motovedetta della Guardia Costiera.

Si tratterebbe di una operazione di salvataggio, ma ancora tutto è da capire. Le notizie sono frammentarie e non si esclude che in realtà ci possa essere qualche persona dispersa in acqua. Alcuni ragazzi, quattro per l’esattezza, avrebbero fatto il bagno nel pomeriggio e poi sarebbero ritornati a riva. Purtroppo all’appella manca un giovane.

Sul posto anche le volanti della Questura di Agrigento.

 

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte mobili, domenica 22 maggio a Palma di Montechiaro in piazza Bonfiglio, e a Giardina Gallotti Presso L’Associazione Fratres in via belvedere

Tutte le raccolte saranno operative dalle ore 8.00 alle 12.00 A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi di laboratorio effettuate in occasione della donazione.

1.998 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 15.605 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 2.117. Il tasso di positività scende al 13% ieri era al’14,1%. La Sicilia è al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 84.428 con una diminuzione di 3.865 casi. I guariti sono 6.126 mentre le vittime sono 12 portano il totale dei decessi a 10.849. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 633, in terapia intensiva sono 29.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 541 casi, Catania 452, Messina 217, Siracusa 275, Trapani 208, Ragusa 183, Caltanissetta 144, Agrigento 208, Enna 45.