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“Unipa è per vocazione impegnata nella ricerca per il progresso delle conoscenze, il miglioramento della qualità della vita e per la tutela della salute, ed è a disposizione, con tutte le sue competenze e le sue conoscenze in materia, per contribuire alla produzione di vaccini”.

Lo dichiara il neo Rettore dell’Università di Palerm0, Massimo Midiri, che aggiunge: “Il nostro “ATeN – Advanced Technologies Network Center”, centro di ricerca e sviluppo nel settore delle Biotecnologie applicate alla salute umana che con i suoi quindici laboratori dislocati su 3 mila metri quadrati di superficie e dotati di circa un centinaio di attrezzature più un punto di riferimento fondamentale per nuove idee progettuali e attività di trasferimento tecnologico, ha tutto ciò che serve per essere protagonista in questo contesto”.

“ATeN – sottolinea il rettore – può infatti contare su una disponibilità strumentale all’avanguardia, che comprende una camera bianca di 100 metri quadri, in cui è possibile lavorare in un ambiente a contaminazione controllata, e due bioreattori, uno da 20 e l’altro da 200 litri, e su una competenza scientifico tecnologica e una efficienza produttiva di eccellenza. È stato generato un brevetto, registrato da Abiel srl, spin-off accademico dell’Università di Palermo, per la produzione per molecole specifiche espresse in vettori all’interno di batteri. UniPa occupa una posizione di rilievo nel panorama internazionale della scienza”.

Dopo una lunga ed estenuante malattia, si è spento questa notte Piero Mangione storico segretario della CGIL agrigentina.  Una grande perdita non solo per il mondo sindacale ma per tutta la comunità.

Il ricordo del segretario generale Alfonso Buscemi.” La Camera del lavoro di Agrigento piange il compagno Piero Mangione morto alle ore 01,00 di oggi. Compagno di grande esempio per il suo attaccamento alla nostra Organizzazione ha saputo dirigere questa CdL con coraggio intestandosi battaglie sindacali difficili e pubblicamente con denunce precise e circostanziate. Educato gentile e sempre disponibile con tutti. Ai giovani che volevano fare la rivoluzione in un solo giorno era solito dire ghiaccio in testa. La sua malattia coincide con la mia elezione a segretario generale Cgil Agrigento e questo fatto mi ha privato di un punto di riferimento che avrebbe potuto insegnarmi tanto in un momento particolarmente difficile. Personalmente perdo anche un amico. riposa in pace caro Segretario Amico mio”.

Il giorno del funerale tutte le sedi della nostra provincia resteranno chiusi in segno di lutto”.

Piero Mangione lascia la moglie Franca e le figlie Anna e Salvina.

Cordoglio alla famiglia da parte del Direttore Lelio Castaldo e di tutto lo staff di sicilia24h.it.

 

Dopo l’ennesimo pellegrinaggio romano di mercoledi scorso con cui i sindaci siciliani (molti anche della provincia di Agrigento) hanno manifestato al governo nazionale, attraverso l’ANCI) le gravi difficoltà ad operare sul piano finanziario, molti amministratori hanno manifestato la loro delusione per i risultati che non sono quelli che si aspettavano.
Il sindaco di Santa Margherita Belice, Franco Valenti, ha voluto pubblicamente esternare la sua delusione e non si tira indietro nel lanciare accuse di inefficienza alla classe politica siciliana che rappresenta l’isola nei palazzi del governo.
Ecco il testo delle sue riflessioni:
Sono deluso e amareggiato.
Scusatemi se esco fuori dal coro di questa Italia plaudente ed acclamante, sempre più omologata al pensiero unico, nella quale non è più possibile discutere, confrontarsi, criticare, dibattere e dove tutto deve essere accettato per dogma.
Questa politica senza anima e senza coraggio non mi piace.
Non mi piace la politica gestita da tecnici e da burocrati, disancorata dai reali bisogni dei cittadini e lontana anni luce dalle esigenze dei territori.
Non mi piace l’attuale democrazia sospesa con un Parlamento di “nominati” chiamato solo a ratificare le scelte fatte in altra sede.
Non mi piace la rappresentanza parlamentare siciliana che assiste inerme alla disfatta della Sicilia, preoccupata solo di non dispiacersi con chi deve continuare a garantirgli una nomina ad onorevole o senatore.
Non mi piace la politica che colloca innanzi ai contenuti e alla sostanza la forma e i cavilli.
Ieri sono stato a Roma alla manifestazione dei sindaci siciliani organizzata dall’ANCI, così come ad aprile sono stato presente alla manifestazione dei sindaci agrigentini per protestare contro un Recovery Plan ingiusto ed iniquo che affossa la Sicilia e cancella la provincia di Agrigento.
Il risultato di entrambe le manifestazioni ritengo possa racchiudersi nelle foto di gruppo con fascia tricolore.
Niente abbiamo ottenuto per la provincia di Agrigento ad Aprile; niente abbiamo ottenuto ieri per le misure a sostegno dei Comuni siciliani.
Le solite paludate passerelle di deputati e dirigenti di partito.
Tutti in un estenuante e deprimente politichese disponibili a parole, ma nessuno in grado di battere i pugni e alzare la voce nelle sedi preposte per tutelare la Sicilia e i siciliani.
Sappiate cari deputati nazionali che grazie alla vostra insipienza ed inconsistenza politica la Sicilia sta perdendo l’ultimo treno, l’ultima possibilità di sviluppo sociale ed economico.
Sappiate che siete i diretti responsabili dell’Italia che verrà. Un’Italia dove le regioni ricche saranno sempre più ricche e la Sicilia sempre più povera ed emarginata.
Spero di essere contraddetto dai fatti!
Franco Valenti

Si potenzia la dotazione di attrezzature, arredi e dispositivi sanitari nei pronto soccorso dei cinque presìdi ospedalieri della provincia di Agrigento. Grazie alla recente approvazione ed aggiudicazione di una procedura negoziata in più lotti, sono in arrivo presso le aree di emergenza ospedaliere diverse tipologie di barelle (10 a cucchiaio, 26 da trasporto, 14 per degenza ad altezza variabile, 5 bariatriche e 5 per emergenza), 47 carrozzine (42 standard e 5 bariatriche), 160 collari cervicali e 22 nuove sedute per le stanze d’attesa. Già consegnate ai reparti le prime carrozzine, 10 al “San Giovanni di Dio” di Agrigento e 10 al “Barone Lombardo” di Canicattì. In fase di fornitura i restanti presìdi per un investimento deliberato dalla Direzione strategica dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento di oltre centoventicinquemila euro.

La Polizia Provinciale di Agrigento, in collaborazione tecnica con l’Arpa Protezione ambiente, ha denunciato alla Procura il proprietario di un oleificio a Favara perché ha sversato acque di vegetazione nella condotta della fognatura. Tale sversamento, oltre che inquinare, provoca anche il malfunzionamento del depuratore. E’ stata sequestrata la conduttura delle acque reflue dell’oleificio. In altri 5 oleifici controllati sono state riscontrate lievi criticità, e i titolari sono stati diffidati a rimediare entro breve tempo. Il commissario della Provincia di Agrigento, Vincenzo Raffo, commenta: “La Provincia, attraverso la polizia Provinciale e il settore Ambiente dell’Ente, continuerà con rinnovato impegno nell’opera di accertamento e repressione dei reati ambientali assicurando il controllo continuo del territorio per prevenire disastri ecologici”.

A Palermo, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Annalisa Tesoriere, ha condannato a 8 anni di reclusione Pasquale Di Salvo, 59 anni, già nella scorta del giudice Giovanni Falcone negli anni ’80, poi killer di Cosa Nostra contiguo alla famiglia di Bagheria, e poi collaboratore della giustizia. Di Salvo è imputato reo confesso dell’omicidio di Vincenzo Antonio Di Girgenti, ucciso ad Alessandria della Rocca, il 13 settembre del 1994. Di Salvo, attualmente detenuto dopo avere subito un’altra condanna per associazione mafiosa ed estorsione, ha dichiarato di avere commesso l’omicidio come favore ai Panepinto di Bivona che avrebbero ritenuto la vittima come uno dei responsabili della morte di un familiare.

Nell’anno 2020 abbiamo conosciuto molti temini nuovi e ad ogni vocabolo innesca nella mente delle persone le paure più devastanti “COVID-19,CORONA VIRUS,PANDEMIA, DISTANZIAMENTO SOCIALE,LOCKDOWN)e nel 2021? Nel 2021 abbiamo scoperto la parola “GREEN PASS” un foglio di carta dove viene registrato il vaccinato oppure chi esegue il tampone. Per tutto il 2021 abbiamo assistito a campagne vaccinale, molti scontri con chi non vuole farlo venendo nominati NOVAX. Una battaglia senza mai fine. MA QUALE SARÀ LA COSA GIUSTA DA FARE?
Io personalmente HO PAURA di essere vaccinata (premetto ho tutti i vaccini obbligatorio) ho paura perché non posso credere all’efficacia di un vaccino studiato in poco tempo e ancora oggi non abbiamo un vaccino contro altre malattie che esistono da molti anni.
Non trovo giusto che lo stato non lo metta obbligatorio per non dover prendersi le proprie responsabilità e studia come farsi che le persone lo facciano anche contro il loro volere. E come si può fare tutto questo? Semplice ti toccano il lavoro. PER ANDARE AL LAVORO DEVI PAGARE. Non sei vaccinato puoi fare i tamponi. Un tampone costa in media 15 euro e ti copre 48 ore. Nel mio caso il tampone dura 24 ora lavorando su turni non riesco ad arrivare a 48 ore quindi la mia spesa e di circa 45 euro a settimana in un mese sono 180 euro. Una persona che recepisce 1100 euro (sappiamo che molta gente arriva a percepire 600/800 euro al mese) come si fa ad arrivare a fine mese visto che LO STATO ha aumentato tutte le materie prime !!!!! La campagna del vaccino dovrebbe essere: VUOI LAVORARE NON PUOI PERMETTERTI I TAMPONI?? *VACCINATI* La cosa più assurda che senza GREEN PASS  non posso andare al lavoro ma come cliente si!!!! Ora mi spiegate cosa cambia??
*L’ITALIA È UNA REPUBBLICA BASATA SUL LAVORO!!!!!
LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO*
Rosaria Lucisano

Giovanni Brusca depone al processo ordinario sull’omicidio di Nino Agostino e della moglie: “Riina era incavolato. Lo aveva saputo dalla televisione. Voleva uccidermi”.

Il poliziotto Antonino Agostino è stato ucciso a 28 anni di età insieme alla moglie, Ida Castelluccio, sposata un mese prima e incinta di due mesi, il 5 agosto del 1989, a Villagrazia di Carini, frazione di Carini, in provincia di Palermo. Al lungomare, Antonino e Ida sono stati intenti ad entrare nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui. I killer in motocicletta sono sbucati all’improvviso e hanno sparato sui due. I genitori di Antonino, uditi gli spari, corsero fuori dalla villa per soccorrere il figlio e la nuora. Inutile. Morti. Lui, lei, e il bimbo mai nato. Nino Agostino ufficialmente è stato un poliziotto in servizio alle Volanti del commissariato San Lorenzo. Lui, però, sotto traccia, sarebbe stato componente di una squadra speciale per la cattura dei superlatitanti, insieme ad Emanuele Piazza, anche lui assassinato, e a Giovanni Aiello “Faccia da mostro”, morto d’infarto il 21 agosto del 2017.

Ebbene, lo scorso 19 marzo 2021, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Alfredo Montalto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato all’ergastolo il boss Nino Madonia per il duplice omicidio Agostino – Castelluccio. Altri due imputati, Gaetano Scotto e Francesco Paolo Rizzuto, hanno scelto il rito ordinario. Rizzuto è imputato solo di favoreggiamento perché, secondo i magistrati, lui ha assistito al delitto, conosce dettagli utili per risalire agli esecutori ma ha taciuto e mentito. Ancora ebbene, adesso, al processo ordinario a carico di Scotto e Rizzuto, ha deposto Giovanni Brusca il quale, in estrema sintesi, ha raccontato che Riina ha appreso dell’omicidio di Agostino dalla televisione, che Riina ha sospettato come autori del delitto i Madonia e lo stesso Brusca, e che con Madonia non sarebbe stato in rapporti del tutto ottimali. E Brusca ha premesso: “Quando Totò Riina era al vertice di Cosa nostra c’era una democrazia dittatoria dove tutto si regolava con la democrazia finché tutti concordavano con lui. Quando qualcuno non era di suo gradimento si pagavano le conseguenze. Al 99% con la vita”.

E poi, in riferimento al sospetto di Riina che ad uccidere Agostino fossero stati Giovanni Brusca e Salvo Madonia, e alla sua intenzione di uccidere anche lo stesso Brusca, il pentito di San Giuseppe Jato ha raccontato: “C’è stato un periodo in cui Riina si comportò con me in maniera strana. Mi teneva lontano. Poi capii tutto quando Cancemi disse che Riina voleva uccidere me e Salvuccio Madonia. E ricollegai alcuni fatti. Una volta mi fece il terzo grado e mi chiese se anche io avevo partecipato all’omicidio Agostino. Era convinto che gli esecutori materiali fossimo stati io e Salvuccio Madonia, visti i miei rapporti con Nino Madonia che, secondo Riina, aveva contatti riservati e operava di testa sua. In quel momento capii che lui non sapeva nulla e che cercava l’autore dell’omicidio. Non gli interessava del povero Agostino, ma voleva sapere chi era stato perché lo aveva appreso dalla televisione. Non gli avevano chiesto nulla, e chi aveva agito lo aveva fatto in un mandamento che non era il proprio. E puntò il dito su Antonino Madonia, senza tanti giri di parole”.

E poi, Brusca, alludendo a rapporti privilegiati dei Madonia con esponenti deviati delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, ha aggiunto: “I Madonia riuscivano ad avere notizie da talpe interne alla Questura di Palermo riguardo anche a coloro che erano impegnati nella ricerca dei latitanti. Riina a Nino Madonia lo amava e lo odiava. Si sentiva preso in giro non solo per quegli omicidi. Ma perché Madonia aveva contatti personali che si teneva per sé”.

E Giovanni Brusca cita un esempio e racconta: “Nel periodo in cui Riina era latitante a San Giuseppe Jato, nessuno doveva sapere quale fosse la sua abitazione. Un giorno, però, Madonia si presentò in casa. Da quel momento Riina smise di essere tranquillo. Non disse che era sbirro o che aveva contatti con la polizia, ma non era sereno. Temeva anche per sé”. E poi Brusca ha aggiunto: “Riina era incavolato nero quando parlava di Antonino Madonia. Con affermazioni dure. Aveva timore che potesse mettere in campo una strategia contro la sua persona”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Circa mille migranti sono stati soccorsi da due navi umanitarie delle Ong nel Mediterraneo centrale. Malta ha negato il proprio soccorso in termini di accoglienza. E dunque le due navi hanno indirizzato il timone verso Lampedusa. La Sea-Eye 4 ha a bordo più di 800 persone, e la Ocean Viking 245. Sono stati soccorsi e salvati da morte certa ance donne incinte, centinaia di bambini sotto i 4 anni e minori non accompagnati. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, punta il dito contro l’indifferenza dell’Europa nel prestare sostegno all’Italia. Si tratta di un appello che ha assunto ormai contorni ridicoli allorchè è da oltre 10 anni, dall’epoca di Roberto Maroni ministro dell’Interno nel governo Berlusconi, che è ripetuto lo stesso appello, ormai al vento.

A dieci anni dalla sua inaugurazione (3 novembre 2011 – 3 novembre 2021) il Museo Diocesano di Agrigento continua a svolgere pienamente la sua azione offrendo ai fedeli della diocesi e ai visitatori percorsi personalizzati, interagendo con le scuole, predisponendo laboratori educativi o semplicemente  accogliendo i visitatori.

Le opere esposte non sono soltanto testimonianze di un tempo passato, destinate per il godimento estetico o la fruizione culturale, ma sono stimoli per annunciare il Vangelo all’uomo del nostro tempo e per presentare gli elementi fondanti del Cristianesimo. Il percorso museale è strettamente connesso alla Cattedrale, e si configura come “custodia” dei suoi tesori.

Siamo lieti di inaugurare i “festeggiamenti” per  i nostri primi dieci anni – dichiara don Giuseppe Pontillo, direttore del Museo Diocesano – con iniziative nuove fortemente identitarie e indicative del percorso intrapreso dal museo dalla sua fondazione.

Il Museo diocesano è nato in Cattedrale ed oggi tre sale del Mudia sono allestite all’interno della Chiesa per far aiutare a comprendere che le due realtà non sono separate ma interconnesse.

Il Museo Diocesano come oggi lo vediamo – continua –  nasce dalla triste legata ai dissesti della Cattedrale. Nel 2010 nuovi dissesti hanno causato la chiusura della cattedrale nel 2010, per 8 anni, cosi come l’esposizione museale curata da Gabriella Costantino che custodiva.

Nel 2011, il vescovo Francesco Montenegro (2008-2021) ha voluto un nuovo percorso museale allestito nelle sale  del Palazzo arcivescovile come sede definitiva del nuovo Museo Diocesano di Agrigento. Il nuovo allestimento, pur avvalendosi della precedente opera, ne ha rielaborato il percorso arricchendolo di nuove testimonianze artistiche. Il nuovo percorso ha seguito una nuova logica di fruizione, coniugando al rigore scientifico la vocazione pastorale e didattica dei musei diocesani, secondo gli auspici della Lettera circolare della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa su La funzione pastorale dei musei ecclesiastici (15 agosto 2001).

In occasione dell’arrivo del nuovo arcivescovo Alessandro Damiano (2020-2021), la collezione permanente degli argenti – continua don Giuseppe Pontillo – è stata rimodulata ed implementata. Un nuovo percorso ha permesso di fruire la Biblioteca dei vescovi del Palazzo arcivescovile.

Il Museo Diocesano oggi si presenta come museo diffuso sull’asse di via Duomo includendo: le Collezioni del Palazzo Arcivescovile; la Torre dei Montaperto; la torretta medievale e l’ex aula capitolare, sede del Museo Turano in Cattedrale; le sale espositive della cattedrale con il progetto Arkeo&Fede i quattro sarcofagi di età ellenistico-romana; ed infine la Chiesa di santa Maria dei Greci con  il suo antiquarium, prima sede episcopale di San Gerlando.

Celebriamo il decennale– sottolinea padre Pontillo- con il grandioso ritorno dei sarcofagi nella sala Mudia della Cattedrale dopo che per 54 anni sono stati custodi nella Valle dei Templi. In questi suoi primi dieci anni, il Museo Diocesano si è dimostrato aperto al territorio  e alle diverse espressioni culturali, con l’obiettivo di creare un dialogo costruttivo con il contemporaneo.

Il Museo Diocesano di Agrigento, inoltre,  è cresciuto non solo negli allestimenti e percorsi interni ma è diventato uno degli attori culturali e turistici più importanti del centro storico della città ed è collocato in ambito regionale tra i più visitati tanto da competere con le i piu importanti e gallerie regionali per numero di visitatori.

Il Museo Diocesano è cresciuto anche con le sedi distaccate di Sambuca di Sicilia, Aragona e Sciacca e i persorsi Arte&Fede di Caltabellotta. Un grazie da parte della Diocesi e mio personale, dice don Giuseppe Pontillo, esprimo all’Associazione Ecclesia viva con i diversi volontari che in questi anni hanno reso possibile quello che oggi è il Museo, ed oggi alla società Anthos srl, che scaturisce dall’esperienza gestionale di Ecclesia viva  e che oggi cura la fruizione dei percorsi Arte&Fede e Arkeo&Fede del Mudia sul colle di Agrigento. Siamo orgogliosi anche dell’aver generato una start up per la fruizione del patrimonio ecclesiastico. Rivolgo il mio ringraziamento, continua padre Pontillo, a tutto lo staff dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi che ha sostenuto il progetto del Museo Diocesano e la sua affermazione nel panorama ecclesiale e culturale.