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Dieci anni dopo l’approvazione della Legge Gelmini, il Parlamento si appresta ad approvare un progetto di legge sulle Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricercaUn intervento legislativo atteso da anni: la moltiplicazione delle figure precarie disposta dalla Legge Gelmini, unita al taglio netto delle risorse trasferite a Università e Ricerca, ha infatti diminuito di oltre il 25% il personale di ruolo e più che raddoppiato il numero dei contratti a termine che rappresentano ormai oltre la metà del personale universitario della ricerca e della didattica. Nel 90% dei casi questa fetta significativa di personale viene espulsa dal sistema e, fatto ancor più grave, ciò avviene dopo anni di precarietà passati a risolvere le esigenze di didattica e ricerca degli atenei. Il tutto, in un contesto di verticalizzazione nei processi decisionali e una polarizzazione nella distribuzione dei fondi che crea disparità sempre più marcate.

 Lo scorso giugno abbiamo denunciato con forza l’impianto del progetto di legge poi approvato alla Camera, che è in assoluta continuità con l’impostazione della Legge Gelmini. L’avvio del confronto nella 7a Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato, in sede redigente, non ha sostanzialmente modificato quell’impostazione, nonostante le audizioni e le interlocuzioni intercorse in questi mesi con i gruppi parlamentari, il Relatore e la stessa commissione. Sono ad oggi stati depositati numerosi emendamenti, di cui uno del Relatore si pone l’obbiettivo di convertire l’assegno in un vero e proprio contratto di ricerca. Vengono comunque mantenuti i lunghi tempi di ingresso nei ruoli universitari, oltre che figure atipiche senza garanzie e con basse retribuzioni. Mancano inoltre interventi volti a rilanciare le assunzioni nell’università, garantendo conseguentemente processi di stabilizzazione e quindi esaurimento della bolla di precariato cresciuta nell’ultimo decennio. Il presunto obbiettivo dell’intervento di “combattere il precariato” non viene quindi raggiunto. Anzi, proprio in questi mesi sono state bandite migliaia di posizioni per nuovi RTDa e altre migliaia saranno probabilmente bandite il prossimo anno nel quadro del PNRR, portando così a raddoppiare questa figura a termine proprio nel momento in cui se ne prevede la messa ad esaurimento, gonfiando una nuova bolla di precariato. A maggior ragione è quindi necessario ed urgente prevedere oggi degli impianti normativi e dei fondi strutturali per garantire percorsi di espansione delle università e degli organici universitari, in grado di assorbire ed esaurire strutturalmente ogni forma atipica, parasubordinata e precaria negli atenei.

 L’impianto del DDL in discussione conferma quindi l’ineluttabilità di una precarietà estremamente lunga prima di una “eventuale” immissione in ruolo, istituendo il “nuovo” Ricercatore Tenure Track e un contratto di ricerca che può arrivare a 5 anni, senza eliminare le borse di ricerca che rappresentano il paradigma fondato su rapporti di lavoro a forte dumping contrattuale, senza diritti e tutele, determinando una condizione complessiva che ci colloca fuori dai parametri europei. Oltre a ciò, si forzano intrecci e su singoli aspetti omogeneità tra università e Enti di Ricerca, che in tutta evidenza non miglioreranno il grado di fluidità della relazione tra i due mondi e che rischiano però di causare importanti squilibri interni ai due sistemi.

 Siamo di fronte all’ennesima “riforma a costo zero” per l’università, in un contesto in cui le risorse a disposizione degli atenei per il reclutamento sono a tutt’oggi insufficienti. Il mancato investimento nell’università, unito a vincoli e barriere ipotizzati nella discussione in Commissione Cultura e presenti nella proposta, determina un’ulteriore espulsione di decine di migliaia di precari/e. Tutto questo è semplicemente inaccettabile.

L’Università necessita di un’inversione radicale di rotta. Un cambiamento che porti il nostro Paese in linea con gli altri grandi Paesi Europei, con un ingente ri-finanziamento del settore di almeno 2 miliardi di euro per programmare un reclutamento straordinario, in 4/5 anni, di almeno 30.000 posti di ruolo, attraverso una fase transitoria e un reclutamento ordinario, ciclico e progressivo, certo nei tempi, di almeno 5000 posti di ruolo a regime in grado di scardinare la guerra fra poveri che il Parlamento sta scatenando in una contrapposizione generazionale. Un reclutamento ordinario e straordinario che deve esser distribuito senza sperequazioni tra gli atenei, cancellando i criteri di presunta eccellenza oggi utilizzati. Questi numeri in ingresso consentirebbero unicamente di ripristinare e mantenere un organico pari a quello del 2008, al di sotto della media europea del rapporto tra docenti stabili e popolazione, tra docenti stabili e numero di studenti.

E’ indispensabile una riforma del reclutamento che superi l’arcipelago delle forme parasubordinate, lesive della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici della ricerca, con l’introduzione di una figura unica pre-ruolo, che abbia una durata contenuta e in numero proporzionale agli sbocchi in ruolo, con diritti e tutele universali sulla base dei principi sanciti dalla Carta Europea dei Ricercatori e che tenga anche conto che sia i bandi Europei che quelli nazionali prevedono finanziamenti per ruoli a tempo determinato, eliminando tutte le altre forme contrattuali di sfruttamento del lavoro precario, borse ed assegni di ricerca. Va inoltre impedito l’uso indiscriminato delle docenze a contratto che produce ulteriore precariato.

Interventi strutturali che sono un’utile base per definire una visione di sistema complessivo, mandando in soffitta l’impianto tecnocratico del sistema di valutazione (ANVUR, ASN, VQR), perseguendo l’introduzione di un ruolo unico della docenza universitaria, per eliminare la competizione strutturale tra pari e che permette a tutto il personale il pieno riconoscimento della propria attività senza intrecci e confusione tra i percorsi di reclutamento e i processi valutativi, a domanda, di progressione stipendiale. Crediamo fortemente nella necessità di un radicale processo di riforma complessivo del sistema universitario e non siamo più disposti/e ad accettare che le decisioni sul futuro di chi attraversa le università ogni giorno vengano prese senza coinvolgere realmente ed ufficialmente la comunità accademica, se non con sporadici contatti informali come nella recente fase emendativa.

Lanciamo quindi un nuovo Appello a tutta la comunità accademica, le associazioni e i movimenti a partecipare ad un’assemblea on line il prossimo 9 novembre 2021, alle ore 17.30, connettendo così diverse aule e diversi voci presenti nelle nostre università.

La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il personale della Polizia penitenziaria, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a sei detenuti nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento, indagati di avere nascosto, all’interno delle celle, micro-celluari ricevuti, il più delle volte, da mogli, compagne o parenti, occultati negli alimenti. Si tratta di sei presunti affiliati a Cosa Nostra, Ndrangheta e Camorra. L’inchiesta, intitolata “Call in call out”, è coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio, e dal sostituto procuratore Gianluca Caputo. Ed è frutto di alcune perquisizioni svolte dagli agenti della penitenziaria. I sei risponderanno all’autorità giudiziaria di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, che è un nuovo reato previsto dal decreto sicurezza.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

372 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia, a fronte di 25.266 tamponi processati. L’incidenza scende all’1,4% (il giorno precedente era all’1,9%). Da ieri si conteggiano anche i tamponi eseguiti nelle farmacie. L’isola è al settimo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 7.467 con un decremento di 66 casi. I guariti sono 302 mentre si registrano altre 4 vittime, che portano il totale dei decessi a 7.033. Sul fronte ospedaliero sono adesso 339 i ricoverati, mentre in terapia intensiva sono 37.

QAuesta la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo ne ha registrati 26, Catania 102, Messina 91, Siracusa 75, Ragusa 6, Trapani 37, Caltanissetta 10, Agrigento 14, Enna, 11.

La Polizia Provinciale, insieme con i funzionari dell’ARPA, ha provveduto ad effettuare dei controlli negli oleifici situati nel territorio del Comune di Favara. Tali controlli sono stati posti in essere poiché nei giorni scorsi erano stati segnalati sversamenti di acque di vegetazione nel Fiume Naro.

I controlli hanno riguardato sei frantoi ed hanno dato il seguente esito: Segnalato un oleificio all’autorità giudiziaria poiché sversava le acque di vegetazione nella fognatura pubblica. Tale sversamento, oltre che inquinare, comporta, per altro anche il malfunzionamento del depuratore. All’oleificio in questione è stata sequestrata la conduttura delle acque reflue.

Negli altri oleifici sono state riscontrate lievi criticità non penalmente ne amministrativamente rilevanti. I titolari sono stati diffidati a provvedere, nel più breve tempo possibile, per eliminare le criticità riscontrate.

I controlli della Polizia Provinciale e dell’Arpa proseguiranno nei prossimi giorni per monitorare la campagna olearia in corso.

Soddisfazione è stata espressa dal Commissario Straordinario del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Vincenzo Raffo per l’efficace operazione di controllo ambientale. Il problema dell’inquinamento dei fiumi a causa dello sversamento delle acque di vegetazione, continua Raffo, è un annoso problema che causa grandissimi danni all’ecosistema. Il Libero Consorzio attraverso la Polizia Provinciale e il settore Ambiente dell’Ente, conclude Raffo, continuerà con rinnovato impegno nell’opera di accertamento e repressione dei reati ambientali assicurando il controllo continuo del territorio per prevenire disastri ambientali”.

 “Insostenibile e quanto mai squallido l’ennesimo disperato tentativo di Tranchida di difendere l’assurda e incomprensibile posizione assunta in merito alla vicenda del mancato servizio igienico personale ai bambini disabili con dichiarata gravità delle scuole trapanesi. Fa orrore a tutti il suo tentativo di non assumersi le responsabilità che gli competono. Chiede autorizzazione a Scavone circa l’utilizzo dei fondi della 328 non spesi, mai richiesti e giacenti in assessorato a Palermo ? Se non sa fare il sindaco di dimetta. Doveva arrivare da Scavone la notizia che il comune di Trapani non ha chiesto i 700 mila euro spettanti in base alla 328? Si vergogni anche di questo , tranchida e liberi la città di Trapani della sua oppressiva e perniciosa presenza. Incapacità amministrativa, viltà politica e squallore morale sono i connotati emersi da questa vicenda che non doveva neppure porsi e che andava risolta con il buon senso e la logica del buon padre di famiglia. Agisca tempestivamente prima dell’arrivo del commissario ad acta per ristabilire legalità e rispetto delle norme. Viceversa si dimetta e la smetta di chiedere ancora per iscritto cose che egli dovrebbe sapere, visto che da trentacinque anni fa della politica il suo mestiere. Butti giù la maschera e la finisca di prendere in giro il prossimo. La faccia ormai l’ha perduta sotto il profilo etico, umano, politico e amministrativo. È un soggetto che vive solo di ipertrofia dell’io e di sindrome di onnipotenza. Oggi il re è nudo il tutta la sua scheletrica povertà morale, l’ indegna e inadeguata capacità amministrativa e soprattutto l’insostenibile viltà politica. Lo ringrazio però per avermi chiamata signora mentre io lo definisco sindaco, politico ma non signore, perché è una qualità che a lui manca geneticamente. Annuncio che se non provvede immediatamente al ripristino dei servizi per gli alunni disabili, oltre al commissariamento, ci sarà un esposto alla procura della repubblica. Tranchida ponga fine alle intimidazioni perché finora con lui siamo stati pazienti, accomodanti, riguardosi, prudenti. Ma oggi non c’è più nè prudenza, nè riguardo, nè pazienza. Sulla differenza tra assistenza igienico personale e assistenza socio sanitaria, in Tranchida l’ignoranza fa pari con l’arroganza. È un uomo che si è schiantato da solo contro se stesso, contro il muro insormontabile del suo ego”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

“Lunedì prossimo sarò a Catania per l’inaugurazione del servizio Frecciabianca, il primo freccia in Sicilia. Come ho più volte detto anche in mie passate interviste, l’arrivo dei treni freccia in Sicilia sono un primo passo importante, al quale ne seguiranno altri, tesi a migliorare radicalmente il servizio ferroviario siciliano e i collegamenti con il Nord Italia” così il Sottosegretario al Mims On. Giancarlo Cancelleri annuncia il suo arrivo nell’Isola per il giorno 8 novembre per dare il via, anche nella sua terra, al servizio frecciabianca.
“E’ una Freccia, certamente più performante della stragrande maggioranza dei convogli presenti in Sicilia ed è un segno di buona volontà. Il primo viaggio sarà il 14 novembre e sarà nelle tratte che collegheranno Palermo con Catania e Messina, con fermate intermedie a Caltanissetta ed Enna e poi a destinazione le coincidenze con le navi BluFerries e il Frecciarossa per Milano. La presentazione del servizio di Trenitalia (Gruppo Fs) avverrà lunedì prossimo a Catania, e sarà presente l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi” precisa Cancelleri ricordando che resta la sua promessa di portare il Frecciarossa, “l’elitè” dell’alta velocità che nel resto d’Italia è già presente da più di 20 anni, anche in Sicilia nel 2024.
“Voglio portare solo risposte ai siciliani, anche a piccoli passi, ma in questo sono determinato più che mai” conclude.

24 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento nella giornata del 3 novembre a fronte di 338 tamponi processati. Il dato emerge dal bollettino diffuso dall’Asp. Ci sono tre ricoveri, nessuna vittima, e i guariti sono 49.

8 persone ricoverate: sette all’ospedale di Ribera e una fuori provincia. Due, invece, si trovano in terapia intensiva a Ribera.

Questi i dati Comune per Comune: Agrigento 13; Alessandria della Rocca 0; Aragona 2; Bivona 0; Burgio 4; Calamonaci 0; Caltabellotta 3; Camastra 0; Cammarata 5; Campobello di Licata 2; Canicattì 30; Casteltermini 1 (un migrante); Castrofilippo 1; Cattolica Eraclea 22; Cianciana 0; Comitini 0; Favara 7; Grotte 1; Joppolo Giancaxio 0; Licata 23; Lucca Sicula 1; Menfi 7; Montallegro 1; Montevago 1; Naro 18; Palma di Montechiaro 5; Porto Empedocle 5; Racalmuto 0; Raffadali 5; Ravanusa 0; Realmonte 0; Ribera 10; Sambuca di Sicilia 0; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 3; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 0; Santa Margherita di Belìce 3; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 29; Siculiana 0; Villafranca Sicula 2; Navi accoglienza 32.

 

Ammontano ad oltre 312 Euro, secondo le stime diffuse da Federconsumatori e SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari), le ricadute che ogni famiglia subirà per colpa dei recenti rincari delle bollette di energia elettrica e gas. Per il riscaldamento, invece, si prospettano aumenti del 19% rispetto all’anno scorso. Secondo l’elaborazione di Federconsumatori, infine, il prezzo della benzina è di 14 centesimi al litro più alto rispetto al prezzo equo (+168 euro l’anno, per automobilista).

A fronte di rincari a doppia cifra, Federconsumatori e SUNIA ritengono che sia essenziale un intervento deciso da parte del Governo nazionale per calmierare i prezzi dell’energia e dei carburanti e, di conseguenza, per tutelare il potere d’acquisto dei cittadini consumatori.

La povertà energetica, cioè la situazione in cui un cittadino non ha abbastanza soldi per pagare le bollette derivanti da un consumo minimo essenziale di energia, è infatti un rischio concreto per sempre più famiglie italiane. Famiglie che, tra le altre cose, a causa del COVID non vengono certo da un periodo di vacche grasse.

Secondo Federconsumatori e SUNIA, quindi, è assolutamente necessario un intervento del Governo italiano in sede europea, affinché vengano messi in atto meccanismi per calmierare i prezzi del gas (e di conseguenza anche dell’energia elettrica, in buona parte prodotta dal gas) in tutto il continente.

Insieme a questo intervento, di lungo termine, il Governo ne dovrebbe attuare un altro, di breve termine: abbassare le accise e rivedere gli oneri di sistema delle bollette, in primis eliminando l’IVA che oggi (in modo paradossale) i consumatori pagano persino sulle altre tasse incluse nella fattura energetica.

“Le spese per l’energia – spiega il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa – sono tra le più difficili da evitare per i consumatori: il risparmio energetico è un obiettivo da perseguire, ma comunque i cittadini devono usare la macchina per andare a lavorare, devono riscaldare casa a livelli accettabili, non possono vivere al buio”.

La questione si fa ancor più complessa in Sicilia: “La carenza cronica di mezzi di trasporto collettivo nell’isola – continua La Rosa – impedisce ai siciliani di scegliere il mezzo pubblico invece dell’auto e li condanna a comprare la benzina o il gasolio, a qualunque prezzo”. Tutto questo, poi, ha anche dei costi indiretti derivanti dal trasporto su gomma, che in Sicilia non può essere sostituito da quello su rotaia.

“Per quanto riguarda il riscaldamento domestico – aggiunge la Segretaria Generale del SUNIA, Giusi Milazzo – la Sicilia soffre di un ulteriore svantaggio: il nostro patrimonio edilizio è vecchio, inefficiente e ad alta dispersione energetica. Il clima ci aiuta a non far raffreddare troppo le case, ma i muri e le finestre non ci aiutano a mantenerle calde dopo aver acceso i riscaldamenti”.

Il Senato, con 223 voti a favore, ha approvato il disegno di legge, d’iniziativa popolare, per la modifica dell’articolo 119 della Costituzione, riconoscendo gli svantaggi derivanti dall’insularità di Sicilia e Sardegna, e delle altre isole minori. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, spiega: “Si tratta del riconoscimento in Costituzione del grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità. E’ un traguardo storico atteso da decenni per la Sicilia e per i siciliani, così come per la Sardegna e per tutte le isole italiane. Ringrazio i senatori di tutti gli schieramenti, e rivolgo un plauso anche al vice presidente della Regione, Gaetano Armao, per il costante impegno nel perseguire questo obiettivo, a partire dalla relazione sui costi dell’insularità che ha rappresentato con oggettività il salatissimo conto che pagano i siciliani per vivere su un’isola, approvata anche dalla Commissione paritetica Stato-Regione”.

Il Centro Nazionale Studi Pirandelliani, per improvvise e inaspettate difficoltà finanziarie, non potrà realizzare il 58° Convegno sui Sei personaggi in cerca d’autore nella data prestabilita dal 6 all’11 dicembre.
Per non mancare di celebrare una così importante ricorrenza relativa all’opera pirandelliana, con un evento di portata mondiale, ha ritenuto di dover spostare il Convegno nel mese di marzo 2022.
Significhiamo inoltre, che, considerate le esigenze logistiche e organizzative, tanto del Centro quanto delle scuole, si rende necessario un intervento consistente da parte di Comune e Parco Archeologico al fine di scongiurare il trasferimento del Convegno in altra Sede.