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Presidente della Regione Nello Musumeci, ha dichiarato ill passaggio in zona rossa per altri sei comuni siciliani a causa dell’incremento dei contagi. Le restrizioni per i seguenti comuni entreranno in vigore da domani 8 aprile e resteranno valide fino al 22 dello stesso mese. 

Nuove zone rosse

  • Acquaviva Platani e Marianopoli (CL);
  • Alessandra della Rocca e Cattolica Eraclea (AG);
  • Barcellona Pozzo di Gotto (ME);
  • Calascibetta (EN).

Proroga per altri comuni già in zona rossa

Il Governatore Musumeci ha firmato una nuova ordinanza che prevede la proroga della zona rossa (fino al prossimo 14 aprile) per i comuni di Acate, in provincia di Ragusa, Centuripe e Regalbuto, in provincia di Enna. Già ieri, stessa sorte era toccata a Caltanissetta, Calvatauro, Palma di Montechiaro e Scicli.

La Valle dei Templi, patrimonio dell’Umanità, “principessa” dell’Unesco, con la sua maestosità domina incontrastata una fetta dorata del Mediterraneo. Quel luccichio che abbraccia il muoversi delle onde con lo sconfinato orizzonte.

In questo scorcio di paradiso terrestre mondiale, affiorano poderose due enormi navi da crociera, come a dimostrare che difficilmente in altre parti del globo possano esistere luoghi migliori.

Peccato che a bordo delle stesse non vi siano turisti ad ammirare le nostre bellezze, ma povera gente immigrata a completare un turno di quarantena anti-coronavirus.

Povera Agrigento!

 

“Non è più possibile continuare a ignorare le difficoltà che stanno mettendo in ginocchio diverse imprese della ristorazione in ogni parte del Paese. Il governo Draghi deve farsi carico delle problematiche che sinora hanno devastato la vita di una delle categorie più colpite dai provvedimenti anti Coronavirus. La tensione sociale è ormai altissima e il ricorso alla violenza sempre da condannare. Ma gli scontri avvenuti davanti a Montecitorio, provocati certamente dalla esasperazione e fomentati probabilmente da gruppi estremisti, sono un pericoloso segnale d’allarme a cui la politica deve dare risposte certe e immediate per evitare strumentalizzazioni e infiltrazioni malavitose”.

“E’ chiaro che gli interventi istituzionali non potranno mai risarcire l’intero danno delle imprese, ma certamente devono rappresentare un sostegno in un momento così difficile e un necessario segnale di solidarietà verso un comparto che altrimenti vivrebbe come una vera e propria provocazione ogni altro provvedimento restrittivo”.

“E’ passato più di un anno dall’inizio della pandemia e ai ristoratori sono stati lanciati messaggi spesso contraddittori. In Sicilia è ora di far vedere in maniera concreta la presenza delle Istituzioni e di affrontare il tema dei ristori nei modi e nei tempi più opportuni, perché è impietoso il paragone con altre nazioni europee proprio rispetto ai tempi di erogazione. In ogni parte d’Europa per i ristori è questione di pochi giorni, non è accettabile che eccessi di burocrazia da noi allunghino i tempi all’infinito. Perché è proprio la maniera con cui si affronta la questione ristori che poi provoca lo sdegno e la protesta di un intero settore da più di un anno falcidiato da interventi restrittivi”.

“E contemporaneamente a livello regionale bisognerà adottare misure che premino le imprese che acquistano prodotti di filiera agricola siciliana attraverso un contributo a fondo perduto, valorizzando materie prime locali, con priorità a quelle a marchio Dop e Igp. In materia, Attiva Sicilia ha predisposto un disegno di legge rivolto non soltanto ai ristoratori, ma anche ai gestori di mense, catering e alberghi (limitatamente alle attività di somministrazione di cibo), con una capienza di 30 milioni di euro e valido per 3 anni. In questa maniera, quando sarà possibile preventivare una ripresa vera dell’attività di ristorazione, a trarre beneficio da questo specifico intervento pubblico sarà tutta la filiera produttiva”.

Il Sindaco di Agrigento, considerata la necessità di tutelare la salute e la vita di singoli soggetti affetti da “favismo”, nonché per prevenire problematiche riferibili ad una generalità indistinta di cittadini affetti da tale patologia, con propria ordinanza n. 54 del 31 marzo 2021 vieta, nell’ambito territoriale del comune di Agrigento, la coltivazione di fave e piselli limitatamente
ai seguenti siti:
Entro 300 metri di raggio in linea d’aria dal perimetro di cinta e all’interno dei sotto elencati immobili:
 – presidi ospedalieri, case di cura, strutture sanitarie pubbliche e private e istituti di ricerca;
– istituzioni scolastiche pubbliche e private e di ogni ordine e grado, compresi asili nido e scuole materne;
– edifici pubblici statali, compresi gli uffici giudiziari e le carceri, regionali, provinciali e comunali, compresi i cimiteri; gli stadi, le chiese parrocchiali, gli uffici postali.
La medesima ordinanza impone ai titolari di tutte le attività commerciali, sia su sede fissa, compresi i pubblici esercizi che i ristoranti, sia su aree pubbliche o private, i quali servono o pongono in vendita fave fresche sfuse, ne danno corretta pubblicità per mezzo di un cartello di dimensioni minime di cm. 30 x 40 con la seguente dicitura:
AVVISO PER I CITTADINI A RISCHIO DI CRISI EMOLITICA DA FAVISMO
IN QUESTO ESERCIZIO COMMERCIALE SONO ESPOSTE FAVE FRESCHE SFUSE.

Lunga Riunione quella di ieri sera del Coordinamento Nazionale Infermieri (Fsi-Usae Cni) che aveva un nutrito programma di argomenti all’ordine del giorno. Ovviamente il tema caldo del giorno è stato rappresentato dai contenuti dell’art. 4 del Decreto Legge, n. 44 del 1 aprile 2021 “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici” con cui il legislatore ha introdotto l’obbligo di vaccinazione anti Covid-19 per “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie e parafarmacie e negli studi professionali”.

L’argomento è stato trattato sotto diversi punti di vista, da quello giuridico a quello sanitario, con una discussione che è stata assai articolata e a tratti accesa, in cui sono state individuate numerose lacune sia sul piano sanitario che su quello giuridico. Molti hanno sottolineato che un obbligo vaccinale dovrebbe estendere i propri effetti a tutti, cosa che invece il decreto non fa, e dovrebbe essere scritto in modo diverso. Il Governo, insomma, avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità fino in fondo anche per gli eventuali effetti dannosi del vaccino, abolendo l’obbligo del consenso, cosa che non ha alcuna intenzione di fare. Il Governo, invece, rendendosi conto di fare una forzatura, con la norma introdotta ha cercato di aggirare i vari problemi sia sotto il profilo giuridico che sanitario ed ha finito per scrivere una sorta di ricatto professionale per gli operatori sanitari. Insomma una brutta norma, giuridicamente e stilisticamente “sporca” che creerà un sacco di problemi e numerosi contenziosi. Un decreto che, in fase di conversione in legge, andrà modificato.

A tale proposito, la Federazione Fsi-Usae, che è tra quelle che hanno invitato i propri associati a vaccinarsi, ha già chiesto di essere ascoltata in sede parlamentare per chiedere una diversa formulazione dell’articolato. C’è stata una discreta discussione anche sulla delibera della Regione Veneto sulla formazione complementare degli Oss: le opinioni anche qui sono state articolate ma tutti hanno convenuto che i contenuti del provvedimento non sono una novità assoluta; infatti già nell’accordo tra Stato-Regioni del 2003 si attribuivano agli Oss alcuni compiti dell’infermiere senza che potesse paventarsi una sua sostituzione. “Ciò che dà fastidio e va stigmatizzato” – dichiara Calogero Coniglio Coordinatore Nazionale Cni “sono le intenzioni che emergono dalle premesse dell’atto e dalle dichiarazioni stampa che – al di là dei contenuti del provvedimento che non sono scandalosi – paventano una sostituzione degli infermieri con gli Oss nel settore sociosanitario privato. Sembrano un avvertimento velatamente minaccioso alla categoria che si potrebbe tradurre così: attenzione a non chiedere troppo perché altrimenti vi sostituiamo. Inaccettabile.” Gli fa eco Beatrice Mura, altra Coordinatrice Nazionale Cni: “il problema è che per colpa della classe medica – che ha fatto quadrato per garantirsi ampi spazi di manovra – è fallito ogni tentativo di applicare il comma 566 della vecchia legge di Stabilità 2015, che per i medici era una eresia. La norma infatti prevedeva che ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e Regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, fossero definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie per definire esattamente il perimetro delle attività sanitarie di ciascuna professione in rapporto a quelle riservate alle altre professioni sanitarie. Ancora una volta, quindi, il problema è la dignità professionale e l’autonomia operativa di ogni professionista ed i limiti e le responsabilità derivanti dalle proprie competenze professionali a fronte di organizzazioni aziendali che non vogliono tenere conto di tali norme, concedendosi ampie deroghe.”

Alla Riunione, che ha visto la partecipazione di oltre 90 Infermieri delegati dei Coordinamenti Territoriali, dove è stato trattato anche il documento Fnopi “Nuovi orizzonti del personale infermieristico criticità e proposte per la valorizzazione della professione” insieme con le proposte di politica sanitaria regionale e contrattuale per gli infermieri, è intervenuto anche il Segretario Generale della Federazione, Adamo Bonazzi che ha focalizzato il suo intervento sui nodi che ancora attanagliano le procedure per il rinnovo dei contratti delle pubbliche amministrazioni alla luce del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale soffermandosi sui problemi specifici della sanità che l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni sembra non voler sciogliere prima dell’apertura della stagione contrattuale P.A. 2019-2021. Nel piatto, infatti, c’è l’uscita dal comparto con il passaggio alla dirigenza (in una autonoma sezione della stessa area) delle professioni sanitarie, richiesta che il Segretario generale ha ribadito al tavolo interconfederale Aran, ma anche l’esiguità delle risorse per i comparti che sarebbero pari ad un 4,07% della massa delle retribuzioni con un aumento (del tutto teorico) che sarebbe corrispondente ai 107,00 euro medi mensili. Da questa somma però vanno sottratte alcune voci come l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento “perequativo” introdotto dal precedente contratto, i fondi per il trattamento accessorio delle Forze di polizia, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco, voci che si mangeranno il 25% degli aumenti (pari ad un 1,03% circa della massa stipendiale). Questo significa che per la sanità si tradurrà, al netto delle indennità previste dalla legge di bilancio, in una somma media di 72,00 euro lordi mensili.

Il sindaco di Canicattì, Ettore Di Ventura, e l’assessore alla Cultura, Angelo Cuva, hanno proposto al Consiglio comunale il conferimento della cittadinanza onoraria a Piero Ivano Nava, l’unico testimone oculare dell’omicidio del beato Giudice Rosario Livatino. Il sindaco Di Ventura commenta: “La figura di Piero Ivano Nava è una figura emblematica, un testimone di giustizia per così dire ‘puro’ che, dopo aver assistito all’uccisione di una persona (non sapeva infatti che si trattasse di un magistrato) ha sentito immediatamente il dovere di denunciare il fatto alle autorità per disinteressato spirito di giustizia e di solidarietà sociale. Con le sue dichiarazioni ha reso possibile l’immediata individuazione e la successiva condanna degli assassini del Giudice Rosario Angelo Livatino.”

Da domani giovedì 8 aprile fino a sabato 10, su iniziativa dell’Accademia di Studi Mediterranei di Agrigento, si svolgerà in video-conferenza il primo Forum Internazionale “Educare alla Legalità. Giustizia – Legalità”. In particolare, domani, giovedì 8 aprile, alle ore 10, introdurrà i lavori, che coinvolgeranno tutte le scuole della provincia di Agrigento, l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Roberto Lagalla, e, tra gli altri, interverranno la dottoressa Fiorella Palumbo, direttore dell’Ufficio Scolastico quinto Ambito Territoriale di Agrigento, la professoressa Maddalena Tirabassi, direttrice Centro Altreitalie sulle migrazioni italiane, la professoressa Angela Ales Bello, presidente del Centro italiano di Ricerche Fenomenologiche, ed il professor Giulio Carpi, presidente e fondatore di Creativ. Presiederà i lavori monsignor e professore Enrico dal Covolo, presidente del Comitato scientifico dell’Accademia di Studi Mediterranei.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha condannato a 3 anni di reclusione Giuseppe Bruccoleri, 56 anni, di Favara, per ricettazione e riciclaggio allorchè, nel corso di un controllo dei Carabinieri nell’autorimessa di proprietà di Bruccoleri dove l’allarme satellitare indicava la presenza di un’auto rubata, i militari hanno trovato l’auto rubata e anche altri mezzi di dubbia provenienza. Alcuni pezzi sono risultati essere montati e smontati.

Con decorrenza dalle ore 07:00 dal giorno 11 aprile 2021 e fino a cessato bisogno a seguito dei lavori di demolizioni di alcune pensiline presenti nel prospetto dell’Ex Ospedale di Via Atenea, viene interdetto il transito a tutti i veicoli provenienti da P.le Aldo Moro.
Viene disposto il doppio senso di circolazione nella via Atenea, tratto compreso tra l’incrocio della via Bac Bac e la via Foderà;
I veicoli dei residenti provenienti dalla via Bac Bac possono svoltare a Sx verso la via Atenea con direzione di marcia verso via Porcello e svoltare a sx per detta via e cosi raggiungere le proprie abitazioni in via Porcello e via Foderà;
Si impone il divieto di sosta ambo i lati in tutta la via Atenea, compreso il tratto tra il vicolo Gozza ed il civico n. 236 (riservato mezzi Guardia di Finanza).

“Io ritengo si possa parlare di epidemia colposa o epidemia dolosa. Sono stati manipolati i dati sul Covid per evitare il danno politico e rovinare la reputazione di certi soggetti”.

Lo ha detto il sindaco di Messina, Cateno De Luca, riferendosi all’ultima inchiesta sulla sanità, che ha asfaltato i vertici della Sanità siciliana.

Il sindaco dello Stretto ha così continuato nel corso di una diretta sui social: “Se verrà confermata la tesi della manipolazione dei dati, emergerà anche che Musumeci sapeva tutto, perché Razza non andava neanche in bagno senza prima chiedere il permesso al Presidente  durante una diretta sui social; quindi Musumeci, per me, si deve dimettere, non può continuare ad essere il presidente della Regione. Io non ho aspetto le indagini, ho rischiato la vita per conoscere la verità, il quadro è già evidente. Tutti erano pronti ad imbrogliare, dal numero di positivi ai falsi posti letto in terapia intensiva, ho le testimonianze di quello che accadeva a Messina e farò scoppiare una bomba”.