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Il medico agrigentino, Geraldo Alongi, direttore dell’unità operativa complessa Hospice e Clinica del dolore dell’ospedale di Agrigento, è stato nominato a capo del Coordinamento regionale per le Cure palliative e la Terapia del dolore. Altri due medici agrigentini, Adriana Malfitano e Salvatore Farruggia, sono adesso parte dello stesso Coordinamento. In proposito esprime apprezzamento il presidente dell’Ordine dei Medici di Agrigento, Santo Pitruzzella, che afferma: “A nome mio e del Consiglio d’Ordine rivolgiamo congratulazioni al dottore Alongi per il prestigioso incarico ricevuto. Siamo ben lieti che un professionista del suo calibro possa guidare il Coordinamento regionale per le Cure palliative e la Terapia del dolore individuando nuovi percorsi di cure e gestione del paziente in un ambito, quale, appunto, le Cure palliative e la Terapia del dolore, di grande rilevanza nel nostro sistema sanitario”.

Nel 1988, il Comune di Cammarata avviava la procedura di espropriazione del “Palazzo Trajna” disponendone l’occupazione di urgenza per un periodo di cinque anni dal 1990 al 1995, successivamente prorogato di ulteriori due anni fino al 1997.

Prima della scadenza del biennio di proroga, il Comune di Cammarata provvedeva alla definizione della suddetta procedura espropriativa, liquidando la somma di 220 mila euro, in favore dei proprietari espropriati, a titolo di indennità di espropriazione.

Questi ultimi, tuttavia, decidevano di proporre ricorso al fine di ottenere il risarcimento, da parte del Comune di Cammarata, dei danni subiti per la perdita del possesso dell’immobile durante il periodo compreso dal 1990 al 1995.

La Corte di Appello di Palermo accoglieva la richiesta dei danni avanzata dai proprietari espropriati, ritenendo comunque legittima la procedura espropriativa avviata dal Comune di Cammarata.

Non soddisfatti, i proprietari di “Palazzo Trajna” agivano nuovamente in giudizio, dinanzi al Tribunale di Agrigento, al fine di ottenere, questa volta, il pagamento di ulteriori somme a titolo di danni subìti per l’asserita occupazione illegittima dell’immobile a causa della suddetta procedura di esproprio ed, opponendosi altresì alla quantificazione dell’indennità di espropriazione in precedenza effettuata dal Comune di Cammarata.

Il Tribunale di Agrigento, ritenendo fondate le pretese di parte attorea, condannava l’amministrazione comunale al risarcimento degli ulteriori danni subiti per l’occupazione illegittima dell’immobile; sentenza, quest’ultima, impugnata, dinanzi la Corte di Appello di Palermo, dal Comune di Cammarata, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino.

I Giudici di Appello, condividendo le tesi difensive formulate dalla difesa dell’ente, ribadivano la legittimità della procedura espropriativa, escludendo, in riforma della sentenza appellata, qualsiasi diritto al risarcimento dei danni.

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Palermo veniva, infine, proposto ricorso per Cassazione da parte dei proprietari del “Palazzo Trajna”, cui il Comune di Cammarata resisteva sempre con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino.

La Suprema Corte, con sentenza pubblicata il 6 aprile 2021, in piena adesione alle eccezioni sollevate dall’Avv. Girolamo Rubino, ha ritenuto vincolante il contenuto della sentenza della Corte di Appello di Palermo passata in giudicato con la quale era stata accertata la legittimità della procedura espropriativa, escludendo, per l’effetto, qualsiasi diritto dei proprietari ad ottenere, da parte dell’Amministrazione comunale, il risarcimento di ulteriori danni subìti a seguito dell’espropriazione dell’immobile.

Con la medesima sentenza, la Corte di Cassazione ha altresì condannato i medesimi proprietari al pagamento della spese del giudizio di legittimità in favore del Comune di Cammarata.

Prosegue, su iniziativa dell’Accademia di Studi Mediterranei di Agrigento, il primo Forum Internazionale “Educare alla Legalità. Giustizia – Legalità”. In particolare, domani, venerdì 9 aprile, in video – conferenza, che coinvolgerà tutte le scuole della provincia di Agrigento, interverranno dalle ore 10 in poi il professor Luca Alteri, docente Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale dell’Università La Sapienza di Roma, il professor Cosimo Scordato, docente di Teologia sacramentaria presso la Facoltà Teologica di Sicilia, il professor Giovanni Fiandaca, docente ordinario di Diritto penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, la professoressa Anna Maria Samuelli, responsabile della Commissione didattica di Gariwa, ed il reverendo professor don Antonino Romano, direttore del centro di Pedagogia Religiosa “don Giovanni Cravotta”, istituto teologico San Tommaso, Messina. Presiederà i lavori monsignor e professore Enrico dal Covolo, presidente del Comitato scientifico dell’Accademia di Studi Mediterranei.

A Sciacca, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Alberto Gaiatto, a conclusione della requisitoria, ha proposto al Tribunale la condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione a carico di Vasile Bacau, 40 anni, romeno, imputato di tentata violenza sessuale nei confronti di una giovane sulla spiaggia dello Stazzone a Sciacca. L’uomo si sarebbe abbassato i pantaloni e avrebbe tentato di baciare la ragazza, e nel frattempo avrebbe colpito con un violento calcio al mento un’amica di lei in sua compagnia.

Il neuropsichiatra Marcello Grasso, 70 anni, fratello dell’ex presidente del Senato ed ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, uno dei medici più noti e stimati di Palermo, è stato arrestato per violenza sessuale. Ad accusarlo è una paziente. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere gli è stata notificata dagli investigatori della squadra mobile il 30 marzo scorso. Lo ha confermato l’avvocato Vincenzo Lo Re, legale del medico che utilizza il teatro per eseguire la terapia con i suoi pazienti. L’avvocato Lo Re afferma: “Il mio assistito non si è trincerato dietro la facoltà di non rispondere ma ha risposto a tutte le domande del giudice. E non ha screditato l’ex paziente ma ha fornito argomentazioni logiche per offrire una diversa ricostruzione dei fatti”.

Episodio da far west, a Licata. Un minorenne di 17 anni ha sparato due colpi di pistola a salve e priva di tappo rosso, provocando panico tra i presenti in strada. Il ragazzo ha agito indisturbato, peraltro vicino alla scuola primaria “Angelo Parla” in via Montesano 26, in coincidenza con l’uscita degli scolari. Dunque allarme e spavento per i genitori e per i bambini che hanno assistito alla scena. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri che hanno identificato il ragazzo e lo hanno denunciato a piede libero alla Procura dei minori di Palermo poiché ritenuto responsabile del reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. L’arma, dopo una perquisizione domiciliare, è stata rinvenuta e posta sotto sequestro con gli ulteriori proiettili a salve detenuti dal 17enne.

“Si rischia una nuova stagione di sangue”: l’allarme di Vittorio Teresi contro una possibile modifica dell’ergastolo ostativo per i reati di mafia.

E’ attesa la sentenza della Corte Costituzionale nel merito della questione di legittimità costituzionale sull’ergastolo ostativo, ossia del no alla liberazione condizionale e ad altri benefici carcerari per i detenuti condannati per reati di mafia che abbiano scontato 26 anni di carcere e che non hanno collaborato con la giustizia. Quando invece la libertà condizionata e altre premialità sono concesse a tutti gli altri detenuti con 26 anni di carcere sulle spalle. Si tratta di quanto prevede l’articolo 4 bis comma 1 dell’ordinamento penitenziario su cui è imminente il pronunciamento della Consulta. Tanti magistrati e addetti ai lavori antimafia hanno già sollevato le barricate contro un eventuale accoglimento della tesi della non costituzionalità dell’articolo sull’ergastolo ostativo, perché, tra l’altro, ciò è stato una delle richieste contenute nel ‘papello’ di Totò Riina. L’ennesimo allarme lo lancia Vittorio Teresi, già pubblico ministero al processo sulla presunta trattativa Stato – mafia all’epoca delle stragi. Teresi afferma: “Chi contribuisce oggi ad allentare il regime del carcere ostativo nei confronti dei capi della mafia irriducibili si assume un’enorme responsabilità politica e sociale. Coloro che potrebbero tornare a casa dalle patrie galere non sono mai stati e non hanno mai avuto una revisione critica del loro passato. Uscendo dal carcere anche solo in permesso potranno, anzi dovranno, secondo gli obblighi dell’organizzazione di cui fanno parte, riprendere le fila e il comando dell’organizzazione.
Certamente se ciò accadesse si correrebbe il rischio che si torni alle stagioni di sangue. Quindi chi si assume oggi questa responsabilità non avrà più il diritto a partecipare a cerimonie di ricordo di vittime delle mafie e neanche di sedere accanto ai loro familiari. Non si può consentire a questa gente di avere, senza un minimo di revisione critica e di collaborazione, questi benefici. La mafia nel ‘92 ha dovuto ricorrere alle stragi per ottenere il beneficio di allentamento del carcere duro che è stato introdotto con il regime di cui l’articolo del 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Ed oggi potrebbero ottenere quello che volevano senza neanche sparare un colpo di pistola e senza mettere un grammo di tritolo. Questo sarebbe un passo indietro gravissimo di cui nessuno si dovrebbe fare fautore. Mi auguro che questo disegno non vada in porto. E che la Corte Costituzionale rimanga nel rigore del carcere ostativo nei confronti di coloro che non hanno prestato nessuna collaborazione con lo Stato”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Ieri preservando la privacy sul gruppo sanguigno di Denise e Olesya, durante il programma russo, è stato rivelato che il gruppo sanguigno di Olesya è diverso da quello di Denise. Oggi abbiamo, in ogni caso ritenuto corretto trasmettere nota alla Procura della Repubblica di Marsala che valuterà se procedere ad ulteriori accertamenti”.

Lo dice all’ANSA l’avvocato Giacomo Frazzitta che parla anche a nome di Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone.
“Si è preferito accelerare i tempi di verifica – prosegue l’avvocato Frazzitta – seguendo i contatti in via privata con l’avvocato di Olesya, poiché una eventuale rogatoria con la Russia avrebbe comportato tempi più lunghi ed, invece, si reputava necessario conoscere almeno il dato preliminare del gruppo sanguigno, prima possibile, per poi meglio approfondire la vicenda”

Gli eventi rari» di trombosi cerebrale «sono effetti collaterali molto rari» del vaccino di AstraZeneca. E’ quanto ha riferito l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco in una nota. Il Comitato per la sicurezza dell’Ema (PRAC) ha effettuato un’analisi approfondita di 62 casi di trombosi del seno venoso cerebrale e 24 casi di trombosi venosa dell’addome riportati nel database sulla sicurezza dei farmaci dell’Ue (EudraVigilance) al 22 marzo 2021, 18 dei quali fatali. I casi provenivano principalmente da sistemi di segnalazione spontanea dell’AEA e del Regno Unito, dove circa 25 milioni di persone avevano ricevuto il vaccino». La direttrice dell’Ema, Emer Cooke ha anche sottolineato che «non è stato mostrato un nesso con l’età» tra gli eventi rari di trombosi ed il vaccino di AstraZeneca.

«L’Ema ricorda agli operatori sanitari e alle persone che ricevono il vaccino di rimanere consapevoli della possibilità che casi molto rari di coaguli di sangue combinati con bassi livelli di piastrine nel sangue si verifichino entro 2 settimane dalla vaccinazione», scrive l’Agenzia europea nella nota. «Finora, la maggior parte dei casi segnalati si è verificata in donne di età inferiore a 60 anni entro 2 settimane dalla vaccinazione. Sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici non sono stati confermati. Le persone che hanno ricevuto il vaccino devono cercare immediatamente assistenza medica se sviluppano sintomi di combinazione di coaguli di sangue e piastrine basse».

L’Ema ha aggiunto: “Non ci sono rischi generalizzati nella somministrazione del vaccino, quindi  non abbiamo ritenuto necessario raccomandare misure specifiche per ridurre il rischio”

998 nuovi positivi al Covid-19  su 24.958 tamponi processati, con una incidenza del 4,0%, in linea con la media nazionale.
La Sicilia è settima per numero di contagi giornalieri. Le vittime sono state 16 nelle ultime 24 ore e portano il totale a 4.746.
Il numero degli attuali positivi è di 25.346 con 894 casi in più rispetto a ieri; i guariti sono 88.
Negli ospedali i ricoverati sono 1.282, 40 in più rispetto alla giornata precedente, quelli nelle terapie intensive sono 157, 3 in meno rispetto a ieri.

I nuovi contagi per province:

Palermo 396

Catania 138

Messina 88

Siracusa 59

Trapani 40

Ragusa 29

Caltanissetta 73

Agrigento 88

Enna 87.