Home / 2020 / Febbraio (Pagina 38)

Ad Agrigento il secondo tratto del viadotto Morandi, ovvero il tracciato che conduce a Porto Empedocle, è chiuso da oltre tre anni. Il coordinatore del Movimento Mani Libere, Giuseppe Di Rosa, rileva i danni provocati da tale vergognosa condizione di isolamento a cui è costretta la città di Agrigento. Di Rosa afferma: “Dopo il trasferimento di ‘Pizza stadio’, storica pizzeria-rosticceria dei fratelli Trupia, e dopo la chiusura di varie attività commerciali in tutta la zona bassa della città, adesso è il turno dello storico Bar Pasticceria ‘Manzoni’. E tante altre attività commerciali sono chiuse progressivamente nella vie 25 aprile, Callicratide, Dante e Manzoni. Eppure, dopo l’incontro sabato scorso con i signori Mele e Cancelleri, qualcuno ha espresso soddisfazione. Ma per quale risultato si manifesta soddisfazione? Il risultato più certo è il ritardo di 180 giorni, e cioè del 60% oltre la data di consegna, del viadotto Petrusa. E sul viadotto Morandi ancora non sono nemmeno iniziati i lavori: e i 32 milioni di euro stanziati per il Morandi a chi servono e per cosa? E poi gallerie Spinasanta niente di niente, ferrovie non se ne parla, ma costa sta succedendo? Perchè si dicono soddisfatti?”.

Il 26 luglio del 2018, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto quattro condanne in primo grado, per lottizzazione abusiva e violazione della normativa edilizia, perché il “Borgo Scala dei Turchi”, il villaggio residenziale di lusso da costruire a ridosso della rinomata spiaggia di marna bianca a Realmonte, sarebbe abusivo. Altri otto imputati sono stati rinviati a giudizio. Adesso il giudice Provenzano ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna, e, tra l’altro, scrive: “Il piano di lottizzazione Comaer ha illecitamente saccheggiato una zona protetta operando sbancamenti ingenti e sconvolgendo l’insieme del sito che si affaccia sulla falesia unica al mondo denominata Scala dei Turchi. Nel 1992, l’assessore regionale dell’epoca ha modificato il termine di durata del vincolo di immodificabilità abrogando, di fatto, una legge: per questo, essendo in contrasto con una legge ordinaria, è come se non esistesse. Che un decreto assessoriale possa abrogare una legge è ai limiti dell’analfabetismo giuridico. Sono state violate pure le norme che impongono distanze minime dal mare per ogni costruzione. L’accertamento peritale, sul punto, appare essere chiaro. Gli edifici del lotto 12 sono stati costruiti in piena violazione di legge. L’ex sindaco di Realmonte, adesso imputato, anzichè spendere tempo e lavoro per proteggere e tutelare il suo territorio, si è posto come principale responsabile della vicenda”.

L’operazione “verità” lanciata dal vice ministro Cancelleri in Prefettura ad Agrigento sui cantieri viari agrigentini: tutto tranne che un ispettore del ministero.


Il vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Giancarlo Cancelleri, è stato ad Agrigento in Prefettura il 18 gennaio, pochi giorni prima della marcia del 25 gennaio contro l’isolamento viario della provincia, e altrettanti pochi giorni dopo, sabato scorso 8 febbraio. Cancelleri ha promesso che tra un mese, a marzo, sarà ancora ad Agrigento in Prefettura. Se però il vice ministro dovesse proseguire nella strada intrapresa sarà opportuno e più utile che lui, Cancelleri, rinunci al suo intervento tra un mese in Prefettura ad Agrigento, perché sarà costretto a ripetere ciò che ha già ribadito sabato 8 febbraio dopo averlo affermato sabato 18 gennaio, ossia “manteniamo costante l’attenzione, riscontriamo, sollecitiamo l’Anas”. E poi, sabato scorso, al microfono di Teleacras: “Confrontiamoci ogni giorno, istituiamo dei tavolini in Prefettura. Grazie a coloro che collaborano, ad esempio grazie al sindaco di Caltanissetta che controlla lo stato del cantiere della 640 e mi informa, procediamo così, è un’operazione verità”. No vice ministro Cancelleri, non è verità, ma tutt’altro che la verità. Non si tratta di una buca in strada da asfaltare, e pertanto si controlla che sia asfaltata. In tal caso è sufficiente un Vigile urbano, competente in tale ambito. Per riscontrare lo stato di avanzamento dei lavori su viadotto Petrusa, viadotto Morandi e Galleria Spinasanta ad Agrigento, o sul tratto nisseno della statale 640, o dei cantieri disseminati ovunque sull’Agrigento – Palermo, i suoi “tavolini” in Prefettura non servono a nulla. E lei lo comprende benissimo. I “tavolini” sono adatti ai quattro amici al bar di Gino Paoli, e non a monitorare opere pubbliche del genere. Così come è un’offesa alla media intelligenza umana ipotizzare di affidarsi agli amministratori locali che, vestiti da ispettori, controllino opere pubbliche del genere. A meno che non si voglia scherzare, e lei, vice ministro Cancelleri, si ritiene, e non dubitiamo, che non abbia voglia di scherzare. E dunque: per ogni opera pubblica, appena aggiudicato l’appalto, vi è un crono-programma dei lavori, contenente tempi e modi di esecuzione delle opere con relative sanzioni. Se per Petrusa, Morandi, Galleria Spinasanta, 640 e 189 un’intera provincia indignata partecipa alla marcia del 25 gennaio contro ritardi e omissioni, allora lei, vice ministro Cancelleri, eserciti le sue prerogative ministeriali, ovvero nomini un commissario: sì, un commissario, un ispettore ministeriale per ciascuna opera, che, armato di competenze tecniche, verifichi lui – il commissario, l’ispettore, e non il “tavolino” o l’amministratore locale – se il crono-programma dell’opera è rispettato. E se non è rispettato sarà l’ispettore ministeriale a relazionare a lei, Cancelleri, e al direttore regionale dell’Anas, Valerio Mele. E voi, Cancelleri e Mele, vi ripresentate tra un mese in Prefettura ad Agrigento con le relazioni commissariali di ciascuna opera e con le eventuali sanzioni inflitte per ritardi e omissioni. Ecco la vera operazione verità, onorevole Cancelleri. Il resto è solo noia, e non ho detto gioia ma solo noia, noia, maledetta noia.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

S’era creato anche un gruppo al fine di dire basta ad eventuali casi di malasanità nella provincia di Agrigento. Un gruppo di giornalisti che gridava (non lo fa più) chiarezza per una morte assurda, inspiegabile, ancora tutta da chiarire che riguarda la collega Loredana Guida. Lei, rimasta per nove ore in pronto soccorso, alla fine ha firmato le dimissioni ed è scappata via: per esasperazione. Su questo non ci piove.

Al resto ci sta pensando la magistratura che, al contrario della classe giornalistica, non si ferma e va avanti per chiarire cosa è successo a Loredana.

Un collega di altro quotidiano intervista un ex direttore generale dell’Asp di Agrigento, Lucio Salvatore Ficarra e lo immola come un direttore che ha fatto di tutto per consentire l’apertura di un reparto di malattie infettive ad Agrigento e che, invece, a causa di numerosi ostacoli burocratici (mentre, comunque, la gente continuava e continua a morire), tale circostanza non si è potuta portare a termine.

Ficarra Lucio Salvatore, attualmente direttore all’Asp di Siracusa, è certamente il più chiacchierato manager della sanità siciliana. Chiacchierato perché ha avuto “questioni” con sindacati, interi partiti politici, sindaci e persino giornalisti che, a vario titolo, hanno criticato il suo operato.

Lui, Lucio Salvatore, l’uomo dalla denuncia facile, non ama essere criticato; memorabili sono le polemiche di qualche anno addietro sorte tra Ficarra e il PD siciliano che lamentava una cattiva gestione del manager nisseno relativamente alla sanità agrigentina ed al suo operato rispetto agli ospedali di Sciacca, Ribera ed Agrigento. L’On. Giovanni Panepinto, sindaco di Bivona e deputato regionale, ne chiese anche la rimozione.

Il collega giornalista, evidentemente, nel corso di questa intervista avrà dimenticato che il direttore di cui sopra, quando (finalmente) ha concluso il suo mandato ad Agrigento, s’era vantato di aver fatto risparmiare alcune decine di milioni di euro e che aveva iniziato un “processo virtuoso in controtendenza al trend dell’Azienda agrigentina”.

E bravo Ficarra! Un grande risparmiatore al servizio della collettività!

Cosa importa se poi al San Giovanni di Dio di Agrigento mancano pure le traverse, le coperte e i materiali di prima necessità operatoria? Nulla quaestio. Cosa importa se dentro le sale operatorie piove a dirotto perché i tetti sono un colabrodo? Nulla quaestio. Cosa importa se numerosi primari non possono garantire l’igiene nei propri reparti perché i portantini sono imboscati o non ci sono? Nulla quaestio. Cosa importa se si chiedono attrezzature da molti anni, mai arrivate? Nulla quaestio. Cosa importa se Loredana Guida nel 2020 è morta di malaria perché, in assenza di un reparto attrezzato, non ha ricevuto (gioco forza) le cure necessarie per la sua malattia? Nulla quaestio.

In questa intervista Ficarra Lucio Salvatore spiega i motive per i quali gli è stato impedito di procedere in tal senso. Dice: “Per aprire un reparto di infettivologia ad Agrigento ci vuole un milione di euro e più un altro milione per il relativo personale”.

E quindi? Per un direttore che ha fatto risparmiare all’Asp di Agrigento decine di milioni di euro, cosa vuoi che siano due milioni per salvare potenzialmente tante vite umane?

Il problema semmai è un altro: come si fa a parlare di risparmio quando la posta in gioco è quella di salvare una vita umana? Altro che risparmiare, occorre trovare subito i due milioni per aprire il reparto! Perché Ficarra, chi lo ha preceduto e chi lo ha succeduto, non ha provveduto a racimolare ed investire quella “misera somma” a fronte dei circa 600 milioni di euro (ribadiamo, seicento milioni di euro) destinati all’Asp di Agrigento?

Certo, l’Asp di Agrigento, mentre Loredana Guida muore di malaria, è ancora in attesa di un nuovo direttore generale che possa finalmente mettere la parola fine ad una questione sanitaria che considera il malato ancora un numero e non un paziente da curare. In atto, alcuni “tozzi” della politica regionale stanno cercando in tutti i modi (e con tutti i mezzi) di mettere i propri tentacoli sulla poltrona numero uno dell’Asp agrigentina, alla faccia dell’assessore alla Sanità Ruggero Razza che parla tanto di rinnovamento e di un management che sia totalmente slegato da guerre politiche che vedono spesso e volentieri i parlamentari regionali arroccati a porre bandierine sui vertici delle Aziende Sanitarie. Assessore Razza, vuole i nominativi o lei già li conosce bene?

Ficarra, perché questa intervista? Prove tecniche di un tanto agognato ritorno nella Città dei Templi?

il collega avrebbe fatto prima, avvalendosi, magari, di un pizzico di “maieutica”, a chiedere a Lucio Salvatore per quale motivo non si sia battuto affinchè la apertura di un reparto così importante diventasse una realtà. Si è “accontentato” invece, di ascoltare quel politichese che sforna le solte frasi fatte del tipo: “Per fare il reparto ci vuole il progetto, al quale noi abbiamo iniziato a lavorare, poi ci vuole il finanziamento specifico e poi ci vuole l’appalto e la realizzazione – ha sottolineato Ficarra – . Ci vogliono, dunque, circa 2 anni da quando viene dato l’avvio a quando il reparto viene consegnato”.

Ci vuole, ci vuole, ci vuole.

E la gente, mentre impazza il “ci vuole”, nel frattempo, muore…

N.B. Assessore Ruggero Razza, era stato invitato ad Agrigento nella veste di “primo comandante” della sanità in Sicilia per controllare cosa accade all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Ed invece, lei, ha preferito rimanere qualche giorno addietro a trenta chilometri dal capoluogo agrigentino per far visita e “controllare” i centri polivalenti di Bivona e Santo Stefano di Quisquina.

Evidentemente, le esigenze dei primari dell’ospedale di Agrigento non le interessano.

Continui così, Razza.

Ce la ricorderemo sì questa 70esima edizione del Festival della Canzone Italiana; ce la ricorderemo per un bel numero di motivi, precisamente 10, a mio avviso.

  1. Una discreta dose di imprevisti: Il giornalista di Sky che si addormenta e così la notizia circa il vincitore di Sanremo è resa nota prima ancora della proclamazione. E così quasi un’ora prima del verdetto, tutti sapevamo già che aveva vinto Diodato. E che palle, vien da dire! Abbiamo resistito per 5 serate fino alle 2 e passa di notte, per poi veder svanito quel momento in cui tutti dicono la propria e quasi mai nessuno ha ragione.
    Bugo viene squalificato insieme a Morgan che cambia le parole della canzone in gara per vendicarsi di un arrangiamento non accettato, per punirlo e alla fine finiscono tutti e due fuori dalla gara. Morgan è il solito irrequieto, ma ha anche un pochetto rotto le scatole con questo atteggiamento da professore. Ma resto dell’idea che quello forse è stato l’unico modo che i due avevano per far parlare di sé, considerato che la canzone era davvero brutta. E poi ancora Junior Cally maschera sì, maschera no, e alla fine a volto scoperto ha mostrato molti più elementi iconici di quanto si immaginasse. E Tiziano Ferro che deve recuperare il rapporto con Fiorello dopo quella frase infelice sul tempo che lui ruba ed è costretto a lasciare biglietti di scuse in giro, fino al bacino in diretta per consacrare la pec fatta.
  2. Ci è voluta tanta resistenza per arrivare fino in fondo. 5 serate di cui le ultime 3 sono terminate a notte fonda, non sono una passeggiata di salute. Una lungaggine mai vista, fino allo sfinimento e lui, Amadeus, come un soldatino di piombo che non ha perso un colpo ma ha fatto anche altro; ha dimostrato che ci si può rialzare con classe e dignità dopo uno scivolone. E così dopo averci scherzato su, sdrammatizzando circa quella frase infelice della donna che sa fare un passo indietro, si è dimostrato un presentatore capace, un professionista che ha retto benissimo le redini della Kermesse, senza sentirsi mai divo, portando tra l’altro con disinvoltura quelle orrende giacche modello tappezzeria barocca che gli hanno dato da indossare sera dopo sera.
  3.  L’essere “figli di” aiuta, non prendiamoci in giro. Sarei curiosa di sapere se Leo Gassman avrebbe vinto uguale se non fosse stato il figlio di Alessandro e il nipote dell’immenso Vittorio Gassman. E allora a mio avviso se avesse voluto per davvero mettersi in gioco, avrebbe dovuto gareggiare ed entrare nel mondo della musica con uno pseudonimo. Allora sì che sarebbe stata una vera e bella sfida. Che poi il giovanotto, farà fatica a fare i conti con quel cognome ingombrante, tra un po’, anche se fino ad ora gli è stato così utile. Tutto questo talento non l’ho visto in lui né tantomeno tra gli altri giovani in gara.
  4.  A proposito di talento, questa edizione del Festival  ci ha ricordato che esistono diverse forme di talento, anche se inevitabilmente in una kermesse canora si ricerca il bel canto, il testo che possa far riflettere, il bell’arrangiamento. E non sempre tutto questo sta in un solo pezzo  … o forse sì. Tosca è stata quella che ha racchiuso tutto questo nella sua “ho amato tutto” e non è un caso che sia stata premiata dall’orchestra la sera dei duetti e poi ieri con il premio Giancarlo Bigazzi. Però è talento anche quello di chi si inventa un messaggio e poi usa la musica per veicolarlo. Il caso Achille Lauro ne è testimonianza. Sbaglia chi dice che non ha uno straccio di talento. Probabilmente non riconosceremo il pezzo, non ricorderemo le parole così come è accaduto invece lo scorso anno, ma sicuramente lo ricorderemo come colui che nel terzo millennio ha osato quello che fu dei grandi della musica in passato, da Bowie a Jagger fino a Renato Zero. Trasformismi non a caso, quelli del giovane cantante, che è stato tante cose ma alla fine sempre se stesso, dissacrante, convinto a voler scuotere dal significato troppo scontato di una performance sanremese e dalla distinzione tra generi. Ognuno di noi alla fine prima o poi si mette a nudo, dopo essere stato tante cose, dopo aver finto ruoli improbabili, o dopo aver scoperto che alla fine conta solo quello che si prova e non quello che gli altri vorrebbero da un noi e che spesso non esiste. Ha fatto e continuerà a far parlare di se Achille Lauro che con la sua “me ne frego” ha sancito un sodalizio anche con i malpensanti di turno.
  5. Abbiamo capito che la musica Indi che sta per Indipendente ha molto da dire e da dare. Si pensi ai Pinguini Tattini Nucleari, a Levante, a Sanremo, ma ancora Coez, Calcutta e tanti altri ancora. Un po’ meno da dire hanno forse i rapper italiani, che scandiscono male anche le parole e alla fine devi andare a capire cosa mai vorranno dire; o al contrario sono così maldestramente o convintamente espliciti.
  6. La bellezza da sola può davvero poco, come anche l’essere la moglie di, la fidanzata di. Perché ci vuole talento anche nell’essere belle e il look è solo l’ultimo tassello di una modalità estetica che deve contemplare raffinatezza, garbo e un pizzico di cultura. Le “vallette” o co-conduttrici che dir si voglia sono appartenute a due categorie difficili da mettere insieme; eppure Amadeus c’è riuscito a far convivere la bellezza delle giornaliste con quella delle modelle, mentre ognuno alla fine si è schierato con ciò che più ama di solito. Perché non è vero che la bellezza mette tutti d’accordo.
  7. Non è più il tempo dei super ospiti stranieri, i tempi della Whitney Huston e degli U2. Nell’edizione 2020 hanno fatto un figurone gli italiani. Zucchero, per esempio e poi Ghali e ancora Roberto Benigni che era in gran forma mentre raccontava “candidamente” il “cantico dei cantici”. E Fiorello, showman superlativo, che ha riempito molti spazi della kermesse con l’arte di chi sa fare tutti e tutto bene. Perché alla fine i nuovi divi, fuori dalle sale di incisioni, perdono ogni appeal, sono spesso fuori forma e privi di pathos.
  8. Chi mi ha seguito lo sa, per me questo festival sarà ricordato come quello con il maggior numero di stonature, di note fuori posto e fuori tempo. Dall’ospite fisso Tiziano Ferro a molto dei cantanti in gara, compreso gli ospiti della sera dei duetti. Non ci posso fare nulla, per me il canto deve passare dal controllo vocale che è imprescindibile e poi pian piano come in una soffice millefoglie tutti i particolari prendono posto; l’armonia, l’interpretazione, la capacità di modulare, i vibrati, i respiri e le piccole imperfezioni così care ai cantanti del passato che ne fecero il loro segno distintivo; ecco infatti, piccole imperfezioni, non eclatanti.
  9. Un po’ si è persa di vista la bellezza assoluta delle grandi orchestre, nel tempo dell’autotune e del fai da te, ma poi arriva Sanremo in tv in prima serata Rai e si deve necessariamente fare i conti con la bravura del lavoro di insieme, perché è proprio vero che alcune cose riescono meglio quando c’è sinergia e quest’anno gli eccellenti maestri dell’orchestra hanno salvato molte esibizioni.
  10. Il potere delle masse che inibisce il libero arbitrio. Nessuno ha più il coraggio di dire che vede Sanremo, tutti a denigrare la kermesse canora che esiste da 70 anni, tutti a mostrarsi sofisticati andando (fintamente) controcorrente, atteggiandosi a grande esperto di musica, di costume e di società e poi alla fine tutti lì incollati, mentre mai come quest’anno gli ascolti sono stati altissimi, per uno dei programmi più ricchi di musica, costume e società. Oltre 10 milioni di spettatori ogni sera. E quest’anno lo ricorderemo perché tra problemi politici, sanitari e mondiali, hanno tutti smesso di parlare di questo o quello per 5 lunghi giorni e dentro e fuori i social si è parlato solo di Sanremo.
    Perché Sanremo è Sanremo pararà

Simona Stammelluti 

Ravanusa ancora piange la tragica morte di Lorenzo Miceli, avvenuta 7 giorni fa dopo un incidente autonomo.

Stavolta a piangere è la città di Canicattì dove ieri sera subito dopo le 22,00 Rosalinda Migliore, 35 anni di Canicattì, ha perso la vita nel corso di un incidente autonomo le cui cause sono ancora in fase di accertamento.

Rosalinda Migliore stava attraversando le vie di contrada Rinazzi quando la sua autovettura, una Matrix Hyundai è andata a schiantarsi contro un muretto che costeggia la strada.

Subito soccorsa le condizioni della giovane donna sono apparse gravi ed è stata trasportata all’ospedale Barone Lombardo di Canicattì dove i medici, attraverso un intervento chirurgico hanno tentato di strapparla alla morte. Purtroppo non c’è stato nulla da fare, Rosalinda Migliore è deceduta durante l’operazione.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i poliziotti del locale Commissariato di Canicattì che adesso stanno valutando tutte le ipotesi per capire cosa è accaduto nel corso dell’ennesimo incidente mortale avvenuto nella  nostra provincia.

Nell’ambito  delle  iniziative  promosse  per celebrare  il Safer  Internet  Day 2020,  che  quest’anno  si  terrà  martedì 11 febbraio, la Polizia Postale e delle Comunicazioni in collaborazione con  il  Ministero dell’Istruzione, ha  organizzato workshop e  dibattiti sul tema del cyberbullismo su tutto il territorio nazionale. Nella provincia di Agrigento gli operatori della Polizia Postale incontreranno gli studenti c/o il Liceo Scientifico e Scienze Umane Statale “Politi”.

Si tratterà di un’edizione speciale del progetto Una vita da social con lo  svolgimento in  contemporanea, il  prossimo 11  febbraio, di  incontri presso le scuole di 100 capoluoghi di provincia italiani.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni, in occasione della celebrazione   della   giornata   mondiale   della   sicurezza   informatica, incontrerà oltre 60.000 ragazzi uniti dallo slogan della campagna “insieme per un internet migliore”.

L’obiettivo  delle  attività  di  prevenzione/informazione  è  quello  di coinvolgere, educare e formare i ragazzi a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre i rischi connessi al cyberbullismo, alla violazione della privacy altrui e propria, al caricamento di  contenuti inappropriati, alla  violazione del  copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé o per gli altri, stimolando i giovani a costruire relazioni positive e significative con i propri coetanei anche nella sfera virtuale.

“La  sensibilizzazione sui  temi  della  sicurezza  online  e  sull’uso responsabile della rete – dichiara Nunzia Ciardi Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – è un impegno quotidiano della Polizia Postale e delle Comunicazioni. E la collaborazione con il Ministero dell’Istruzione è  imprescindibile.

Iniziative come  quella  della  giornata mondiale dedicata alla sicurezza in Internet, continua Ciardi, celebrata ormai in oltre 150 paesi tra cui l’Italia, sono di grande importanza perché aiutano a portare la sicurezza della rete all’attenzione di un grande numero di persone, giovani e adulti, che a loro volta sono ineliminabili figure di riferimento per orientare i più piccoli ad un uso sicuro e responsabile della rete”.

Vince il festival di Sanremo 2020 Diodato con “fai rumore”

Secondo Gabbani con “viceversa”

Terzi i Pinguini Tattici Nucleari con “Ringo Starr”

Premio  della critica “Mia Martini” va a Diodato  con “Fai rumore”

Premio “Lucio Dalla” sezione campioni va ancora a Diodato 

Premio Sergio Bardotti a Rancore con “Eden” 

Premio Giancarlo Bigazzi dei maestri dell’orchestra a Tosca con “ho amato tutto” 

Premio TIM Music a Francesco Gabbani con “viceversa” 

Che fatica è stato arrivare in fondo tra le solite critiche, le nottate, i colpi di scena, le stonature, i look, i significati nascosti, gli evergreen e il nuovo che avanza.

Fiorello superstar, che chiude cantando “amore baciami” di Bongusto.
Le donne se la sono cavata, chi più chi meno.
Plauso ad Amadeus che si consacra ottimo presentatore della Kermesse.

Inchino alla fantastica orchestra della Rai.

A domani, con tutto quello che non ho detto in questi giorni sul Festival di Sanremo

 

Simona Stammelluti

Intorno alle ore 22.00 un giovane, F.C. 33 anni, a bordo della sua auto, una Fiat Punto, nei pressi di Piazza Cavallotti, è rimasto coinvolto in un incidente autonomo causato dall’urto di un marciapiede perdendo il controllo della sua auto.

Ancora poco chiare le dinamiche dell’accaduto ma secondo le prime testimonianze si apprende che una volta urtato il marciapiede l’auto si sia ribaltata impattando le mura di un’abitazione.

Il giovane a seguito dell’impatto è sbalzato fuori dall’abitacolo scaraventandosi sull’asfalto.

Le sue condizioni sono apparse gravi ed è stato trasportato all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e i carabinieri della tenenza di Favara.

Dopo il secondo incontro realizzato in Prefettura con il viceministro Gianfranco Cancelleri, il direttore Anas Sicilia, e il capo gabinetto dell’Assessorato ai Trasporti della Regione Siciliana, incontro a cui hanno partecipato anche i Sindaci dei Comuni della Provincia, una rappresentanza dei presidenti dei Consigli Comunali dei comuni della Provincia, il cartello sociale si ritiene soddisfatto.

L’incontro, infatti, si è concluso l’impegno del viceministro di istituire dei tavoli tecnici , quattro come le quattro zone del territorio: nord, est, centro e montagna, con un metodo di lavoro che vedrà impegnati a determinare, sin dal prossimo incontro in programma il 9 marzo, gli interventi concreti che verranno realizzzati in ogni porzione del territorio, interessandosi sia delle più importanti realtà (189, 640, 115, 118) sia di altre ad interesse particolare di ciascuna porzione di territorio.

Altro risultato, ottenuto dall’incontro, la consapevolezza del direttore di Anas Sicilia Mele, che nei cantieri vada aumentata la forza lavoro per accelerare dove è possibile, il raggiungimento degli obiettivi.

Altro risultato è il lavoro sinergico, fin qui realizzato, tra le diverse parti, che è approdato a un fatto storico, tutti i Consigli Comunali hanno decretato la stessa delibera sulla precarietà viaria e la necessità di dover immediatamente intervenire. Una sinergia di lavoro che ha portato a dei concreti impegni ottenuta grazie al “lavorare” insieme Istituzioni, Governo, Sindaci, Consigli Comunali, i sindacati, le associazioni di categorie, la chiesa. Tutti insieme per il bene di questa terra.

Nei prossimi tavoli tecnici, a presiederli sarà un’equipe formata dal Cartello Sociale, dalll’ing. Rino La Mendola per il Genio Civile, l’ing. Di Carlo per l’ex provincia, un dirigente dell’Assessorato al Trasporto regionale, il Viceministro Cancelleri: «L’impegno del rappresentante del Governo  – dicono i rappresentanti del cartello scoiale – a ritrovarsi ogni mese in Prefettura per verificare i passi compiuti è una garanzia per procedere su un terreno di estrema concretezza rispetto alle criticità individuate. I tavoli tecnici ottenuti, rappresentano lo strumento idoneo a dare quelle risposte che la popolazione attende da tempo e a realizzare quell'”operazione verità” tanto dovuta ad un territorio che sconta ritardi e disattenzioni da troppo tempo da chi ha avuto responsabilità di governo a livello nazionale e regionale».