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A seguito degli effetti non troppo tranquillizzanti che sta scatenando la psicosi del coronavirus, questa mattina abbiamo pubblicato un articolo (vedi sotto) con il quale, sostanzialmente, veniva evidenziato che occorre non farsi trovare spiazzati dal punto di vista sanitario, relativamente alle esigenze che comporta il caso in questione. Nell’articolo abbiamo sottolineato la necessità di reperire persino le mascherine (quelle del kit anti-coronavirus) le quali attualmente sembrano essere sparite non solo dall’ospedale di Agrigento ma anche di altri nosocomi siciliani.

L’Asp di Agrigento ci ha fatto pervenire il seguente comunicato:

“In ordine all’articolo di stampa ‘Coronavirus, Mazara e Mancuso invitano la popolazione a stare tranquilla, ma in ospedale mancano persino le mascherine’ comparso su sicilia24h.it, il 25 febbraio 2020, il direttore dell’unità operativa di Medicina e Chirurgia di Accettazione/Urgenza dell’ospedale “San Giovanni  di Dio” di Agrigento, Salvatore Albanese, di concerto con il direttore sanitario di presidio, Antonello Seminerio,  dichiarano che l’area di emergenza-urgenza del nosocomio e’ attrezzata di dispositivi di protezione individuale (come mascherine FFP3 e tute adeguate) necessari a far fronte all’accoglimento in pronto soccorso di eventuali casi sospetti di coronavirus. Gli stessi dispositivi, forniti in numero di 10 kit e sostanzialmente diversi dalle semplici mascherine monouso, sono in consegna al direttore dell’unità operativa di Medicina e Chirurgia di Accettazione/Urgenza che ne dispone l’utilizzo solo in caso di effettiva necessità”. “La direzione strategica dell’ASP di Agrigento ribadisce che sta conducendo l’intero iter con lucida e serena razionalità secondo quanto indicato dalle linee guida ministeriali in materia di contrasto al Covid-19. Fra le azioni poste in essere vi è certamente la dotazione di DPI e, segnatamente, delle maschere FFP3 di cui già si dispone e di cui, nonostante le esigenze manifestate da tutte le Aziende sanitarie in Italia, si è riusciti ad ottenere ulteriori quantitativi per mettere in sicurezzala salute dei pazienti. L’ASP di Agrigento ha anche istituito un tavolo tecnico permanente formato dai direttori degli ospedali, dei distretti sanitari, da responsabili dei servizi aziendali competenti e dai referenti degli ordini dei medici, dei farmacisti, della FIMMG e del 118 per fronteggiare l’emergenza con ogni strumento utile. Per quanto sopra si può affermare che non è  stato rappresentato nessun generico ‘ottimismo’  ma un approccio sereno e razionale finalizzato a mantenere alta la guardia ed evitare panico nella popolazione assistita”.

Nota del Direttore:

Si prende atto che il pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento sia dotato delle maschere professionali che invece, purtroppo, non hanno tutti gli altri reparti del nostro nosocomio e quindi rimane scoperta una “zona” dove possono afferire alcuni  pazienti positivi al Coronavirus “sfuggiti” ad un primo esame; allora che potrà succedere? Che il personale sanitario sprovvisto di tali presidi potrà essere contagiato con tutte le conseguenze disastrose del caso? Stiamo parlando di reparti di primissima emergenza.

In realtà la situazione al San Giovanni di Dio è sotto controllo; si aspetta adesso che tutti, e sottolineiamo tutti, i reparti vengano “assistiti dall’Asp” in egual misura del Pronto Soccorso.

Saremmo ben lieti di rappresentare anche noi, mediaticamente, quel generico “ottimismo” che viene evidenziato nella nota dell’Asp.

Avrà fatto bene il Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti di Sciacca e Ribera il quale, adottando un provvedimento drastico ma sicuramente efficace, ha disposto con effetto immediato il divieto di accesso a familiari e visitatori all’interno della Unità Operative di degenza fino a cessato bisogno.  Ed ancora: ha vietato l’assistenza ai pazienti ricoverati  da parte dei familiari se non per casi assolutamente eccezionali. Il Direttore del Presidio Sanitario conclude: le porte di accesso alle Unità Operative  dovranno pertanto rimanere chiuse impedendo l’accesso a personale estraneo non autorizzato.

Fermo restando che confidiamo nell’ottimo operato che verrà portato avanti da parte dei vertici dell’Asp di Agrigento.

Lelio Castaldo

Il caso di Palermo, purtroppo, può alimentare le già innumerevoli perplessità che ognuno di noi s’è posto in questi giorni per come affrontare eventuali azioni difensive, soprattutto dal punto di vista sanitario, se ci si trova dinnanzi ad  un “incontro ravvicinato” con il coronavirus.

Senza creare alcun allarmismo, è doveroso comunque da parte nostra, evidenziare come non tutti siamo pronti ad affrontare una eventuale emergenza che colpisce le nostri parti geografiche.

Ieri abbiamo ascoltato le parole quasi tranquillizzanti da parte dei vertici sanitari dell’Asp di Agrigento, il direttore generale Alessandro Mazara e il direttore sanitario Gaetano Mancuso i quali, sostanzialmente e nonostante la repentina diffusione del virus nella nostra Nazione, hanno esternato un certo ottimismo su come affrontare eventualmente l’emergenza ad Agrigento.

I dati che arrivano dall’ospedale San Giovanni di Dio, però, non solo per niente confortanti. Non vogliamo dilungarci a raccontare cosa accade; partendo dal presupposto che già al San Giovanni di Dio manca un reparto di malattie infettive (i già passati direttori generali dovrebbero spiegarci il perché, visto che dopo la morte di Loredana, adesso tutti vogliono eroicamente e stoicamente correre ai ripari) ma è giusto ricordare (perché loro già lo sanno) che in ospedale mancano persino le mascherine professionali antivirus, cioè quelle con protezione dal coronavirus con filtro FFP2 o FFP3. Di queste maschere nemmeno l’ombra.

Sempre in casi sospetti il personale sanitario deve (non dovrebbe) indossare adeguato DPI (dispositivo di protezione individuale) che consiste in filtranti respiratori, la protezione facciale, la tuta protettiva, i doppi guanti non sterili e la protezione per gli occhi.

Chiedano, i direttori dell’Asp ai medici del pronto soccorso, di quante tute scafandrate sono in possesso e di quante, invece, dovrebbero essercene.

Non solo; al pronto soccorso la situazione è devastante. Quando arriva un paziente con sintomi febbrili viene accompagnato da almeno dieci familiari. Ovvio che in questi casi la direzione sanitaria non c’entra nulla, ma non si può sottacere lo stato di grave disagio a cui sono sottoposti i medici del pronto soccorso.

I rimedi? Non certo dobbiamo trovarli noi, che abbiamo il compito di informare; sicuramente i preposti, Mazara e Mancuso, hanno il dovere di provvedere immediatamente per affrontare almeno questi casi, diciamo….di prima necessità.

Occorrerebbe, ad esempio, un presidio delle Forze dell’Ordine per fronteggiare i familiari che assaltano, oltre al malato, il pronto soccorso; immaginate quei poveri cristi dei medici, già in perenne crisi durante la “normalità delle cose”, contrastare anche la psicosi dei familiari i quali temono che il proprio congiunto sia affetto da coronavirus.

Riepilogando: stiamo calmi, se possiamo. Tutti! Non permettiamo che la psicosi frenetica prenda il sopravvento su tutto, altrimenti qui diventa tutto un inferno.

Lo ribadiamo ancora una volta. Comprendiamo bene che creare allarmismi inutili non giova a nessuno, ma è altrettanto vero come, al contrario, è piuttosto antipatico vedere i vertici generali dell’Asp confortare e tranquillizzare la popolazione agrigentina quando, loro per primi, sanno che al nosocomio agrigentino mancano persino le mascherine…

L’emergenza coronavirus e la crisi del settore turismo. Il presidente dell’associazione agrigentina “Tante case tante idee”, Domenico Vecchio, denuncia una condizione di isolamento e afferma: “L’emergenza coronavirus colpisce anche il settore dell’accoglienza turistica della città di Agrigento, e non solo per un preventivabile calo negli arrivi, ma anche per la mancanza di preparazione dei gestori di strutture di accoglienza. Per questo l’associazione ‘Tante case tante idee’, che riunisce i proprietari di B&B e case vacanza, lancia un appello alla Prefettura e ai responsabili della sanità pubblica a fornire informazioni adeguate e magari materiale esplicativo per gestire l’arrivo di turisti in questo periodo di allarme sanitario. Le naturali esigenze di accoglienza, infatti, devono bilanciarsi con la sicurezza sia degli ospiti stessi che dei gestori. In tal senso i soci si dichiarano sin da subito disponibili a un incontro anche con i rappresentanti di istituzioni, della sanità e di altre categorie ricettive”.

Il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia di Agrigento, Fabio La Felice, replica a quanto dichiarato dall’ex sindaco di Aragona, Biagio Bellanca, nel merito della scelta del candidato sindaco di Agrigento. La Felice afferma: “Nel bel mezzo della cruciale fase di interlocuzione tra esponenti politici di centrodestra, nel comune sforzo di individuare un candido sindaco unitario per le imminenti elezioni amministrative di Agrigento, appare strumentale il perpetuarsi della fuoriuscita di lettere ed articoli pubblici che hanno nella sostanza lo stesso comune denominatore, ossia quello di delegittimare l’operato della classe dirigente di Fratelli d’Italia della provincia di Agrigento. La lettera aperta del signor Biagio Bellanca di Aragona, che non rappresenta in alcun modo Fratelli d’Italia – stante che lo stesso risulta non avere alcuna carica all’interno del partito, non fare parte del Circolo territoriale di Aragona e non essere nemmeno un tesserato, e che anzi risulta aderente al gruppo politico, costituitosi ad Aragona nel marzo 2019, vicino all’onorevole Roberto Di Mauro (come si evince chiaramente dagli articoli del tempo) – e dunque non si comprende a che titolo parli, è uno sterile mero attacco speculativo, che cerca di destabilizzare e di minare la credibilità di un gruppo di giovani, dirigenti e militanti, fedeli al progetto di Giorgia Meloni, che hanno propri i valori di Fratelli d’Italia e che con tanta passione e serietà lavorano sul territorio tra la gente. Nel ricordare che l’unico autorizzato a portare all’esterno la linea del partito è il portavoce provinciale, e che chiunque abbia qualcosa da dire lo può fare nell’unica sede opportuna, ovvero le assemblee di partito, si rappresenta che il Coordinamento, fin da subito, vaglierà con attenzione qualsiasi dichiarazione o articolo pubblico e si riserva di adire le vie legali qualora ritenga che il contenuto degli stessi leda l’immagine di Fratelli d’Italia o la reputazione e la dignità dei componenti del partito. Per quanto attiene il candidato sindaco che Fratelli d’Italia appoggerà alle prossime elezioni amministrative, si ribadisce ancora una volta, (non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire) che sia esso sintesi del tavolo politico di centrodestra di cui Fratelli d’Italia fa autorevolmente parte, che è la soluzione da sempre fortemente auspicata e ritenuta prioritaria, sia esso individuato all’interno del partito stesso, sarà comunque una scelta ponderata e fatta nell’esclusivo interesse della città di Agrigento, nella massima trasparenza ed in maniera pienamente condivisa con i vertici nazionali, regionali e cittadini”.

Biagio Bellanca, già sindaco di Aragona e da sempre militante nella Destra italiana. Ieri ha inviato una lunga lettera a tutti i vertici di Fratelli d’Italia, dalla Meloni al segretario provinciale di Agrigento. Pacati ma decisi i toni del contenuto che riguardano l’eventuale candidatura a sindaco di Marco Zambuto nelle fila di Fratelli d’Italia. Ecco il testo della lettera:

Carissimi,

a nessuno di voi sfugge l’importanza delle imminenti elezioni comunali, che vedono interessati in Sicilia decine di comuni, e come alcuni di questi, per popolazione, rivestono una importanza ancora più marcata perché riguardano città capoluogo di provincia e centri di medie-grosse dimensioni che vedono l’elezione diretta dei rispettivi sindaci  e l’elezione dei consigli con il sistema proporzionale.

A tal proposito un partito come Fratelli d’Italia , in costante ascesa nei sondaggi, grazie alla quotidiana opera di Giorgia Meloni e dell’intera classe dirigente, e grazie alla linea politica fatta di Valori non negoziabili, di Coerenza di posizioni politiche, di Chiarezza nelle scelte, non può non schierare in prima fila i suoi uomini, o donne, migliori, per appiattirsi su candidati che nulla hanno a che spartire con la nostra Storia, i nostri Valori, la nostra Coerenza, le nostre Radici e per essere ancora più chiaro la nostra Fede Politica, che da sempre, ci vede a Destra dello scenario politico.

Il fatto che il nostro partito veda la costante ascesa in termini di consenso, deve servire da stimolo per scelte coraggiose che ci pongono il dovere morale di gettare il cuore oltre l’ostacolo e rivendicare,  per uno della Nostra classe dirigente, il ruolo di condottiero in una battaglia unitaria da combattere tutta all’interno del Centro-Destra Unito.

In questo contesto non si può che plaudire alle sagge parole espresse dal Dirigente Nazionale Mimmo Incardona che, con la lucidità che gli è propria,  ha bollato come “frettolose, poco rispondenti alla base dei partiti,  autoreferenziali e senza identità politica” le voci che vorrebbero già definita la candidatura a Sindaco per la Città di Agrigento.

In questo contesto non si può non domandarsi cosa ha a che spartire Fratelli d’Italia, con la candidatura , che i rumors danno per certa, a Sindaco di Agrigento di Marco Zambuto, persona rispettabilissima, ma che, per militanza, risulta essere lontano mille miglia dalle nostre posizioni.

E quando parlo di militanza dello stesso, non faccio riferimento ai trascorsi nelle file del Partito Popolare, o nel CCD. o ancora nel CDU nel UDC , che possono essere intese come passaggi in sigle tutte riferibili alla matrice post Democristiana, quanto alla più recente militanza nelle file del PD, partito per il quale è stato candidato alle elezioni Europee del 2014, quelle, per intenderci, vinte dallo stesso partito, capeggiato da Matteo Renzi , con un mirabolante  40,81%.

Militanza che ha consentito allo  stesso Zambuto di scalare i vertici regionali di quel partito assumendo la prestigiosa carica di Presidente Regionale.

Alla luce di questi trascorsi,  sarebbe più che opportuna una netta presa di posizione in ordine alla assoluta improponibilità di una candidatura completamente avulsa dal Nostro Mondo, che alimenterebbe ulteriormente quella disaffezione dalla politica cha faticosamente stiamo cercando di recuperare.

Il Nostro Partito non può essere scambiato come il comodo autobus sul quale salire, peraltro senza nemmeno pagare il biglietto, per soddisfare le esigenze personali di chi, disinvoltamente, cambia partito ad ogni alito di vento.

Così come non possiamo dare alla pubblica opinione la sensazione di non avere nelle Nostre File una persona in grado di concorrere, con buone possibilità di successo, alla carica amministrativa più importante che è la carica di Sindaco, per delegare la stessa a chi si autopropone come Messia di turno.

Compito espresso di un buon Cristiano è quello di ammonire i peccatori e ricondurli sulla retta via.

Compito espresso di un buon militante è quello di segnalare i possibili errori della classe Dirigente, che ha l’onore e l’onere delle scelte che devono avere, come fine ultimo, la crescita del Partito nel quale si milita, la conquista di posizioni di rilievo nelle istituzioni comunali finalizzate alle realizzazione del programma presentato ai cittadini elettori.

Una scelta sbagliata, come quella che si profila con la candidatura Zambuto, comprometterebbe in maniera irreversibile, la credibilità faticosamente conquistata da Fratelli d’Italia attraverso il duro lavoro svolto da tutti voi in indirizzo segnati e mortificherebbe le legittime aspettative del Nostro Mondo, che si aspetta rinnovamento degli uomini e nei metodi di selezione dei nuovi amministratori comunali.

Sicuro che saprete cogliere lo spirito della presente nota, rimango a disposizione per il prosieguo.

 

Cordiali Saluti

Biagio Bellanca, già sindaco di Aragona

 

Non c’è solo la turista di Bergamo in vacanza a Palermo fra le persone trovate positive al coronavirus a Palermo. I laboratori del policlinico hanno individuato altri due casi di contagio nel gruppo di turisti bergamaschi. I tamponi su questi due ultimi casi sono stati inviati allo Spallanzani di Roma, come quello della donna contagiata per prima, per ulteriori analisi. Per ora i due nuovi contagiati sono in buone condizioni di salute e sono rinchiusi nelle loro camere d’albergo in attesa che l’assessorato regionale alla Sanità decida se spostarli in una struttura ospedaliera attrezzata. La donna è intanto ricoverata all’ospedale Cervello. Fra i tre contagiati c’è il marito della donna, risultato negativo a un primo test e positivo al secondo. La turista ha 66 anni ed è arrivata con la comitiva venerdì mattina con un volo Bergamo-Palermo partito dallo scalo di Orio al Serio.