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Ieri 23 agosto, nell’ambito della rassegna estiva ArmonieD’ArteFestival guidata dall’eccellente direttore artistico Chiara Giordano, si è assistito a Tosca,  melodramma in tre atti di Giacomo Puccini, nella strepitosa cornice del Parco Archeologico Scolacium a Borgia (Cz)

L’evento, inserito nella sezione “non solo spettacolo“, con temi e personaggi che raccontano le problematiche che ancora oggi suonano come disagio, ha fornito innumerevoli spunti, dalla centralità della donna rispetto ad un mondo spiccatamente maschile, il ricatto, la molestia, la tortura e quell’amore che non sempre vince su tutto.  Temi intramontabili e facili da incastonare ancora nei nostri tempi e in quasi tutti i contesti sociali.

Tosca, è stata una produzione pensata per il Parco Scolacium, capace di diventare un pulsante laboratorio di ricerca registica e  produttiva, capace di far convivere grandi artisti con giovani talenti, oltre alle risorse del territorio che possono così confrontarsi, condividendo competenza e passioni.

Una splendida orchestra di 50 elementi diretta dal Maestro Leonardo Quadrini, che ha lavorato con artisti di fama internazionale come Cecilia Gasdia,  che ha diretto quasi tutte le opere liriche e che ieri sera è stato impeccabile anche nella direzione della soprano Dimitra Theodossiou (Tosca), e del tenore Francesco Anile (Mario Cavaradossi).

La regia è stata affidata a Marco Gandini che ha concepito l’installazione artistica sul palcoscenico, suddiviso in tre isole distinte per ognuna delle azioni sceniche, visiva e di art action, per ciascuno dei tre atti di Tosca. L’allestimento è stato pensato in modo che comprendesse la pittura, la scultura e la luce.

I tre atti dell’opera, suddivisi lungo un percorso nel tempo, che prevede la gelosia e la felicità che lascia il posto alla corruzione, per giungere a quella dimensione psichica e illusoria di Tosca, che vive un confine drammatico tra speranza e la spietata realtà.

Il sacrificio-suicidio, tema cardine dell’opera, sono legati al senso di fuga, che attraversa spesso l’animo umano rispetto al potere travolgente della vita.

Ottima e dinamica presenza scenica dei protagonisti, bravi nella performance. Vi è stata una scelta di modernizzare un po’ la scena, i carabinieri al posto dei gendarmi e poi la presenza in scena oltre ai protagonisti principali di figure estemporanee che – a mio avviso – avevano il compito di “mimare” in qualche modo i temi centrali dei tre atti.

I passaggi più famosi della Tosca di Puccini – pensiamo ad esempio alle arie come “E lucevan le stelle” – hanno inevitabilmente portato gli appassionati a ricordare la straordinaria interpretazione di Pavarotti. Ma mi preme dire che l’interpretazione di Francesco Anile è stata egregia.

Emozionante in diversi momenti, la performance della Theodossiou, che sul finale diventa struggente, in quell’attimo prima di scoprire che l’uomo che ama è morto per davvero, e non come le avevano fatto credere; in quel momento in cui invoca Mario di restare giù ancora un po’, fino a che i suoi esecutori fossero andati via. Quella speranza di riscatto totale, quel momento di altissimo valore, che precipita, collassa in una realtà spietata che a volte non lascia scampo.

Una realtà vecchia di 119 anni, eppure così attuale, così tagliente, così sfacciata.

E’ stato ancora un successo per la rassegna, che da 19 anni regala alla terra di Calabria, una opportunità di respirare la cultura e la bellezza dell’arte e noi esperti del settore, per questo, li ringraziamo ancora una volta.

 

Simona Stammelluti 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di connubi così perfetti ne ho visti davvero pochi, durante la mia carriera.

Parlo del connubio perfetto tra location e kermesse, traArmonie d’Arte Festival e l’intenzione di promuoverla l’arte, la cultura, la musica nella sua forma più alta, in una terra come la Calabria, che ha bisogno impellente di iniziative culturali, di impegno e competenza per risorgere e per ritrovare la strada verso una crescita chepiù che necessaria, è indispensabile.

A rendere tutto questo possibile ci ha pensato il direttore artistico del Festival, Chiara Giordano che ieri sera, salutando il pubblico presente nella splendida location del Parco Archeologico Scolacium a Borgia (Cz) ha spiegato come questo Festival nasce proprio con l’intenzione di coltivare la cultura della bellezza nel suo significato etico ed estetico e in maniera collettiva, mentre ognuno fa la sua parte e mentre si lavora ormai da 18 anni “nell’arte e per l’arte”, attraverso diversi stili artistici, ognuno dei quali capaci di decretare anno dopo anno il successo di questo “lavoro d’insieme”.

Ieri sera l’esibizione della cantautrice portoghese Dulce Pontes, è stato un piccolo capolavoro, malgrado qualche problema di microfoni. Un piccolo capolavoro incastonato nella consapevolezza che il talento è molto simile ad una missione: va intrapreso, poi lasciato andare e in ultimo condiviso. La Pontes è una cantante che si esprime in tanti modi, che ha una spiccata personalità musicale, capace di catalizzare l’attenzione, e di portare l’ascoltatore nel suo mondo, fatto di note, di musica popolare, di fado, che è il suo vestito più bello. Una voce da mezzo soprano che sconfina in acuti a volte a voce piena a volte in falsetto, un’estensione vocale ampia, che racconta in maniera prorompente tutto quel “sentimento” quella “saudade” che narra di emigrazione, di lontananza, di separazione, di dolore, di sofferenza. In quel mood Dulce Pontes ha portato il suo pubblico, con quella padronanza della scena, mentre si muove e riempie lo spazio che condivide con due chitarre e un contrabbasso, con i suoi strepitosi musicisti, il chitarrista Daniel Casares e Yelsy Heredia al contrabbasso.

Sono tanti i momenti in cui la cantante portoghese incanta con i duetti voce e chitarra, quando lascia che il vibrato classico del canto della terra che fu di Cesaria Evora, si insinui tra il cambio di tempo e il controcanto che rende tutto così pulsante. Si apprezzano tutte le sue sfumature vocali, sia quando esplode il canto gitano, sia quando l’escursione vocale lirica, mette tutto a tacere.

Regala momenti di grande arte, con pezzi del suo repertorio, alcuni dei quali durano oltre 10 minuti, senza stancare mai; reinterpreta anche i temi famosissimi del Maestro Morricone con il quale ha collaborato.

Un’artista con la voce nelle sue radici, e il cuore altrove … lì dove serve, dove poi esplode, mentre lei resta costantemente in cammino, perseverando con originalità e talento.

Tutto perfetto ieri sera, mentre sogno una Calabria che possa trovare in un Festival come Armonie D’Arte, una porta dalla quale far entrare una chance, attesa troppo a lungo

 

Simona Stammelluti 

 

Il posto è dei più incantevoli d’Italia e gli artisti sono protagonisti della scena jazz internazionale

Al parco archeologico “Scolarum” di Roccelletta di Borgia, si terrà domani 30 luglio, un concerto di straordinario valore per il mondo del jazz: Il chitarrista John Abercrombie con il suo strepitoso quartetto che vede al pianoforte Marc Copland, al basso Drew Gress e alla batteria Joey Baron.

L’estate è uno dei momenti più propizi per godersi concerti di spessore, di musica “fatta bene”. A proporre un cartellone ricco di straordinario valore per gli appassionati di jazz, il Festival Armonied’arte – diretto da Chiara Giordano –  che propone per domani 30 luglio alle ore 22, un concerto che porta al sud, in Calabria per la precisione, musicisti di grande caratura artistica ed uno spettacolo di musica raffinata ma al contempo ricca di pulsioni oblique e trasversali al linguaggio jazzistico.

John Abercrombie - foto Guy Fonck

Ospite nella serata di domani sera a Roccelletta di Borgia, John Abercrombie, definito uno dei chitarristi jazz e “post jazz” più indispensabili del ‘900 e tutt’ora uno dei più significativi sulla scena internazionale. Strumentista musicalmente versatile, legato alla tradizione jazz – di cui ha esteso e ampliato i confini seguendo il suo istinto di fine improvvisatore – oltre che creatore di emozionanti melodie, ma anche di spigolose e argute composizioni. Abercrombie riesce a coniugare l’evoluzione delle tecniche sonore e strumentali con il significato più autentico dell’espressione jazzistica da lui attraversata con sapienza.

Nella sua lunga carriera  ha collaborato con innumerevoli straordinari musicisti: dagli inizi  jazz-rock del gruppo Dreams, a Gil Evans, Gato Barbieri, Billy Cobham, Ralph Towner, al GATEWAY co-diretto con Dave Holland e Jack De Johnette, per finire ai gruppi con Peter Erskine, Kenny Wheeler e Joe Lovano.

Arriva al festival Armonied’arte con grandissimi compagni di viaggio: Marc Copland, billevansiano, al pianoforte, Drew Gress, fondamentale al contrabbasso e quel gigante di Joey Baron alla batteria.

Si prospetta una serata di grande valore artistico, che merita di essere vissuta tutta, fino in fondo, per poi portare con se, nel tempo, l’esperienza di un concerto da ricordare.

Per gli appassionati, ma anche per i curiosi ricordiamo anche la data del 7 AGOSTO “Napoli trip”, con Stefano Bollani, Daniele Sepe, Nico Gori, Manu Katche.

Simona Stammelluti