Licata, trovato con 23 chili di droga: la Cassazione conferma il sequestro di 88.500 euro

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Restano sotto sequestro gli 88.500 euro in contanti riconducibili a un cinquantenne di Licata, operatore turistico e attivo nel settore degli stabilimenti balneari, coinvolto in un’inchiesta sul traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, lasciando così confermato il provvedimento cautelare disposto dal gip del Tribunale di Agrigento e successivamente convalidato dal riesame.

L’inchiesta risale alla scorsa primavera, quando l’uomo era finito sotto la lente degli investigatori dopo essere stato sorpreso, secondo la ricostruzione accusatoria, mentre ritirava un pacco contenente dieci chili di hashish. Le successive perquisizioni avrebbero consentito di rinvenire altri tredici chili di hashish e marijuana, portando il quantitativo complessivo di droga sequestrata a 23 chili.

Nel corso delle operazioni era stata trovata anche una consistente somma di denaro. In un primo momento l’uomo era stato posto agli arresti domiciliari, misura successivamente sostituita con l’obbligo di dimora dal gip Giuseppe Miceli.

Parallelamente al procedimento penale, l’autorità giudiziaria aveva disposto il sequestro preventivo degli 88.500 euro, finalizzato all’eventuale confisca allargata. Questo strumento consente, nei casi previsti dalla legge, di aggredire patrimoni e disponibilità finanziarie ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, in presenza dei necessari presupposti.

La difesa aveva contestato il sequestro sostenendo che il denaro provenisse legittimamente dall’attività lavorativa dell’indagato. A sostegno della tesi era stata depositata anche una consulenza contabile redatta da un commercialista.

Il Tribunale del riesame aveva tuttavia confermato il provvedimento il 19 maggio. Il successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile per un vizio procedurale. Di conseguenza, il sequestro degli 88.500 euro resta in vigore, ferma restando la distinzione tra la misura patrimoniale e l’accertamento definitivo delle eventuali responsabilità penali.

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