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Si intensificano i flussi dei migranti che attraversano clandestinamente il Canale di Sicilia verso l’isola di Lampedusa dove, nottetempo, sono approdati complessivamente 142 extracomunitari, su due barche. Sulla prima, soccorsa a circa 8 miglia dalle coste dalla Guardia di Finanza, hanno viaggiato 22 tunisini, tra cui 3 donne e 3 minori. Poco dopo, invece, al molo Favaloro sono sbarcati in 120, avvistati e soccorsi dalle Fiamme Gialle a circa 5 miglia. Dopo i primi controlli sanitari, tutti sono stati trasferiti nel Centro d’accoglienza in contrada Imbriacola dove attualmente si contano 700 persone a fronte di una capienza di 250 posti.

Come già pubblicato, ad Agrigento, lunedì scorso, l’associazione ambientalista MareAmico, capitanata da Claudio Lombardo, e alcune classi del Liceo “Empedocle”, hanno ripulito il boschetto della Maddalusa dai cumuli di rifiuti abbandonati dai gitanti incivili del 25 aprile e del 21 maggio. Le imprese della nettezza urbana, che immaginiamo abbiamo ringraziato MareAmico e Liceo Empedocle, si sono impegnate a raccogliere gli oltre 50 sacchi contenenti i rifiuti al mattino di giovedì 12 maggio, giorno dell’indifferenziato.

Ebbene, prima di loro sono giunti ignoti vandali che hanno appiccato il fuoco, bruciando il tutto, anche l’ingresso in legno al boschetto, minacciato dalla fiamme. E’ stata sporta denuncia ai Carabinieri. Lo stesso accadrà a breve in via Picone, dove, a spese dei residenti che poi pagano l’F24 al Comune, sono state tagliate parte delle sterpaglie, riposte poi in appositi sacchi neri posizionati su un marciapiedi e innanzi ad un magazzino. Anche in tal caso immaginiamo, ma non risulta, che le imprese della nettezza urbana abbiano ringraziato i residenti che poi pagano l’F24. Però nessuno al momento ha avvertito il senso di responsabilità e del dovere, dopo il diritto a ricevere il pagamento, di ritirare i sacchi.

A Lampedusa, nel deposito di un supermercato, i Carabinieri hanno sequestrato, per omessa denuncia di materiale esplosivo, 720 bombole di Gpl, 397 piene e 323 vuote. L’ispezione è stata eseguita nell’ambito di controlli mirati a riscontrare l’osservanza della normativa di prevenzione e sicurezza antincendio. I militari hanno operato avvalendosi della presenza anche dei Vigili del fuoco. Le bombole sono state trovate nel piazzale retrostante all’esercizio commerciale, molte delle quali su un semirimorchio. I Carabinieri hanno accertato la mancanza di autorizzazione di Pubblica sicurezza, e della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività ai fini antincendio.

“Ho incontrato ed ascoltato l’Assessore Vullo, il quale mi ha rimesso le sue considerazioni.
Ho detto sin dal primo giorno, e continuo a dirlo, che non esiterò ad assumere le opportune determinazioni, allorquando si sarà definitivamente chiarita questa vicenda.
Per intanto, intorno ai medesimi fatti ed all’esito dell’esame degli stessi atti e documenti, ci troviamo di fronte a tre provvedimenti, drasticamente opposti ed inconciliabili: da un lato le due note conclusive dei diversi procedimenti ispettivi dei Dipartimenti Famiglia ed Autonomie Locali della Regione, che sanciscono la legittimità dell’operato degli uffici comunali e dispongono l’archiviazione dei procedimenti; dall’altro il provvedimento del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che dispone una revoca parziale.
Comunico pertanto che i nostri uffici hanno avviato un’interlocuzione epistolare col Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con osservazioni e  richieste di chiarimenti affinché, una volta per tutte e possibilmente in tempi rapidi, si definisca tale vicenda.
Per questa ragione, e nell’attesa dell’esito finale, ho deciso di sospendere ogni decisione.”
Lo dichiara il sindaco di Agrigento dott. Francesco Miccichè.

Il Polo Territoriale Universitario di Agrigento dell’Università degli Studi di Palermo, organizza per lunedì 16 maggio, con inizio alle ore 10, una mattinata dedicata all’Orientamento Universitario riservato agli studenti che frequentano le classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado.

All’evento sono stati invitati i 24 istituti superiori della provincia di Agrigento.

Dopo i saluti istituzionali di Massimo Midiri – Rettore dell’Università degli studi di Palermo, Giovanni Francesco Tuzzolino – Presidente Polo Territoriale Universitario di Agrigento, Antonino Mangiacavallo – Presidente Empedocle Consorzio Universitario Agrigento, Cinzia Cerroni – Delegata Coordinamento Centro Orientamento di Ateneo (COT), Francesco Paolo Alexandre Madonia – Delegato all’Orientamento Polo Territoriale Universitario di Agrigento, interverranno Rosanna Zaffuto Centro Orientamento (COT) e Tutorato di Ateneo e i Coordinatori dei corsi di studio e i docenti delegati. È prevista anche la testimonianza dei Rappresentanti degli studenti in Consiglio di Amministrazione di Ateneo.

Il Presidente Tuzzolino dichiara: “Sarà una importante occasione per illustrare l’Offerta Formativa del Polo Territoriale Universitario di Agrigento, ma soprattutto per indirizzare gli studenti del quarto anno e i maturandi nella scelta del Corso di Laurea più adatto alle loro attitudini. Un incontro che avrà le caratteristiche diverse rispetto a quanto si è fatto negli anni precedenti. Scegliere consapevolmente il percorso da affrontare dopo il Diploma è fondamentale. In questa direzione nasce l’idea di promuovere un evento di Orientamento Universitario dinamico. Saremo felici di accogliere nelle nostre aule i dirigenti scolastici, i giovani e gli insegnanti”.

Il “Welcome Day UniPa” al Polo Territoriale Universitario di Agrigento si svolgerà lunedì 16 maggio, dalle ore 10,00 nei locali di via Quartararo.

Nel 2000, la sig.ra V. C., agrigentina di cinquantasei anni, partecipava al concorso pubblico bandito dalla Regione siciliana per la copertura di n. 70 posti di Dirigente Tecnico Archeologo, il cui bando prevedeva, per i vincitori, il trattamento economico corrispondente all’ottavo livello retributivo del Decreto Presidenziale n. 11/1995.
Nel 2004, in esito all’approvazione della graduatoria definitiva del predetto concorso, la sig.ra V. C., risultata vincitrice, veniva nominata quale Funzionario di categoria D, con applicazione del trattamento economico corrispondente, però, al settimo livello retributivo.
Secondo l’Amministrazione, infatti, la sig.ra V. C. – e con essa tutti gli altri vincitori – non avrebbe potuto essere inquadrata nella terza fascia dirigenziale prevista della legge regionale 10/2000, perché entrata in vigore successivamente all’indizione della procedura concorsuale.
In ragione di ciò, nel 2005, la sig.ra V. C., con ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana, impugnava il provvedimento di nomina, chiedendone l’annullamento, nella parte in cui la Regione non aveva inquadrato la sig.ra V. C. nell’area dei dirigenti di terza fascia.

Sul detto ricorso, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, con parere reso nel dicembre del 2007 si esprimeva favorevolmente, ritenendo che il corretto inquadramento della sig.ra V. C. “non poteva che essere proprio quello di dirigente di terza fascia”.

Il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa – che, in Sicilia, esercita le funzioni svolte dal Consiglio di Stato – avrebbe dovuto vincolare, così come accade per i ricorsi straordinari presentati (fuori dal territorio siciliano) al Presidente della Repubblica, la decisione del Presidente della regione sul ricorso della sig.ra V. C.
Cionondimeno, nel novembre del 2011, il Presidente della Regione respingeva il ricorso straordinario presentato dalla sig.ra V. C., richiamando una norma (l’articolo 9 del D. Lgs., n. 373/2003) che, a suo dire, lo autorizzava a decidere in maniera difforme al parere del CGA.
Ed allora, la sig.ra V. C., nel 2012, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, presentava ricorso al Tar Palermo, al fine di ottenere l’annullamento del Decreto Presidenziale perché adottato, illegittimamente, in contrasto con il parere reso dal Consiglio di Giustizia Amministrativa.
Più in particolare, secondo la difesa della sig.ra V. C., la norma (art. 9, D. Lgs., n. 373/2003) che prevedeva la possibilità, per il Presidente siciliano, di decidere in difformità del parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa, era da considerarsi abrogata da una successiva legge statale che prevedeva, nel resto del territorio italiano, la vincolatività del parere del Consiglio di Stato.
Nel Marzo 2019, il Tar Palermo riteneva di non accogliere il suddetto ricorso.
Ed allora, la sig.ra V. C., sempre con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino, proponeva ricorso in appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendo la riforma della pronuncia di primo grado. In questa sede, la difesa della sig.ra V. C. affermava l’avvenuta abrogazione della norma che autorizza il Presidente a decidere in maniera difforme al parere del CGA, evidenziando che la detta legge si poneva comunque in contrasto con la Costituzione.
Ed infatti, secondo l’Avvocato Rubino, la norma che ha imposto, a livello nazionale, la vincolatività del parere dell’organo giudiziale, avrebbe dovuto trovare applicazione anche nel territorio siciliano. Contrariamente, l’applicazione della norma richiamata dal Presidente della Regione Siciliana avrebbe violato il principio di uguaglianza che deve essere garantito tra tutti i cittadini italiani: in questo caso, infatti, solo in Sicilia, un organo politico (Presidente della Regione) avrebbe potuto decidere un ricorso in maniera difforme al parere reso dall’organo giudiziale (in Sicilia, il CGA, in tutta Italia, il Consiglio di Stato).
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, condividendo le tesi dell’Avvocato Rubino, ha sospeso il giudizio e, ritenendo rilevante la questione sulla legittimità costituzionale della norma che autorizza il Presidente a superare il parere dell’organo giurisdizionale, ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, dunque, si pronuncerà sul ricorso della sig.ra V. C. a seguito della pronuncia del Giudice delle Leggi che dovrà decidere sulla legittimità costituzionale della norma che garantisce al Presidente della Regione di decidere i ricorsi straordinari in difformità del parere del CGA.

Si è tenuto stamattina alla Villa Comunale di Licata il primo incontro pubblico con gli studenti degli Istituti medi e superiori, i rappresentanti della società civile e con la cittadinanza interessata, organizzato nell’ambito delle iniziative pianificate dalla  “Cabina di Regia” per l’attuazione del Patto per la sicurezza urbana – Licata Sicura”.

L’incontro – anche in memoria della origini storiche della Città – è stato pensato come una Agorà di presentazione, confronto e condivisione degli obiettivi e delle attività da mettere in campo, focalizzandosi in particolare sui temi che sono stati proposti dagli studenti che hanno interloquito  con le Istituzioni e le Associazioni presenti, dando vita ad una dialettica informale e propositiva.

Presenti all’iniziativa l’Arcivescovo di Agrigento, il Prefetto Maria Rita Cocciufa, il Sindaco di Licata,  i Vertici Provinciali delle Forze dell’Ordine, i Dirigenti Scolastici ed i Rappresentanti  dell’Ufficio Scolastico Provinciale e di Enti ed Associazioni socialmente attivi; tutti  a  testimonianza dell’attenzione  riguardo i positivi segnali promananti da ampi ambiti della cittadinanza nel senso di un’autentica volontà di partecipazione e di reazione attiva ai molteplici aspetti critici che da tempo affliggono il tessuto sociale licatese.

Molti gli spunti e le proposte emersi, soprattutto sulla sicurezza del territorio, la fruibilità degli spazi pubblici con la volontà di “adottarne” alcuni per averne cura direttamente, la necessità di spazi aggregativi, il bisogno di attività culturali, artistiche, ricreative e di intrattenimento da realizzare in varie zone della città;   su questi temi la “Cabina di Regia” continuerà a lavorare insieme a tutti gli attori coinvolti, al fine di dare effettivo riscontro intanto sulle istanze di pronta fattibilità.

Apprezzamento e cauto ottimismo è stato espresso dai ragazzi che hanno potuto dare voce ai disagi ed ai bisogni del vissuto quotidiano, manifestando la propria volontà di partecipazione, e con altrettanta soddisfazione sono stati colti dalle Istituzioni presenti tali segnali di attenzione e partecipazione attiva.

Nuovo impianto e fognatura Cannatello-Zingarello. Al Collegio dei Filippini presenti la Presidente Savarino, il Subcommissario nazionale Depurazione Costanza, i Sindaci Francesco Micciché e Antonio Palumbo.

Il nuovo impianto di depurazione a servizio di Agrigento e Favara e la fognatura della zona Cannatello-Zingarello: si avvicina l’inizio di due opere necessarie per l’uscita dall’infrazione comunitaria dovuta al mancato trattamento delle acque reflue urbane. La Struttura nazionale del Commissario Straordinario Unico per la Depurazione guidata da Maurizio Giugni illustra ad Agrigento le novità in corso, con una conferenza aperta agli organi di informazione. L’incontro si tiene giovedì 19 maggio alle ore 10 al Collegio dei Filippini (Palazzo dei Filippini – Via Atenea 270).

Saranno presenti il Subcommissario per la Depurazione Riccardo Costanza, in qualità di delegata della Regione Siciliana la Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Mobilità dell’ARS Giusy Savarino, il Sindaco di Agrigento Francesco Micciché, il Sindaco di Favara Antonio Palumbo, i rappresentanti dell’Assemblea Territoriale Idrica e dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini.

I play off del campionato di basket di serie B per la promozione in serie A2. La Fortitudo Moncada basket Agrigento gioca i quarti di finale in casa a Porto Empedocle, al PalaMoncada, domenica prossima, 15 maggio, alle ore 18, e martedì 17 maggio alle ore 20.30, contro l’Andrea Costa Imola. Per l’occasione, la società ha lanciato l’operazione “Linchemulu”, ovvero riempiamolo. Ci si riferisce ovviamente al PalaMoncada, quindi un appello a tutti i tifosi ad essere presenti in massa per tifare Fortitudo con il cuore, come sempre desiderato dal presidente Moncada. Il biglietto costa 5 euro. Sotto i 18 anni l’ingresso è gratuito. Sarà possibile acquistare in prevendita i biglietti online al link https://bit.ly/3M0lgBG . Il botteghino sarà aperto il giorno della gara un’ora e 30 minuti prima della partita.

Mentre a Caltanissetta è in corso il processo che vede imputati tre poliziotti che facevano parte del ‘Gruppo Falcone e Borsellino’ (Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei), coinvolti nella gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino, diventano sempre più inquietanti i dubbi su quanti e chi siano i soggetti realmente coinvolti nel depistare le indagini sulla strage di Via D’Amelio”.

Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’.

“Secondo l’accusa – sostenuta dal pm Stefano Luciani – La Barbera (allora a capo del gruppo) e i poliziotti oggi imputati, avrebbero costretto Scarantino a rendere false dichiarazioni.

Per il pm ci sarebbero elementi che dimostrerebbero convergenze nella ideazione della strage di via D’Amelio tra i vertici e gli ambienti riferibili a Cosa nostra e ambienti esterni all’organizzazione mafiosa.

Secondo Luciani, per comprendere il depistaggio è necessario il confronto tra le dichiarazioni rese da Scarantino e quelle successivamente rese da  Gaspare Spatuzza, che sarebbero pressoché sovrapponibili, salvo la presenza di un individuo all’interno del garage di via Villasevaglios non conosciuto da Gaspare Spatuzza e dallo stesso individuato come possibile soggetto esterno all’associazione mafiosa, del quale Scarantino non ha mai parlato.

Se Scarantino, così come emerso processualmente, era un ‘picciotto’ della Guadagna che nulla poteva sapere di importanti fatti di mafia come la strage di Via D’Amelio, chi lo mise nelle condizioni di rendere dichiarazioni sovrapponibili a quelle di un vero pentito di mafia come Spatuzza? Potevano i soli poliziotti oggi a processo – si chiede Ciminnisi – avere ‘imbeccato’ il falso pentito?

Una vicenda per certi versi analoga a quella di altri discussi pentiti che precedentemente alle stragi nelle quali morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno reso dichiarazioni in merito a fatti che non potevano essere di loro conoscenza, come nel caso di Vincenzo Calcara.

Nel corso di un recente processo per diffamazione tenutosi ad Agrigento che vedeva l’ex collaborante parte offesa,  essendo stato definito ‘falso pentito’ – terminato con l’assoluzione dell’imputato – a gettare il sasso nello stagno è stata la testimonianza del giudice Massimo Russo.

Russo, che ben conosce le vicende di mafia del trapanese, nel ribadire che Calcara non fu mai un appartenente a ‘Cosa nostra’, nel corso della sua deposizione aggiunge che ‘però diceva delle cose, come dire, intriganti. Per esempio parla dell’attentato a Borsellino, anticipando di 8 mesi quello che sarebbe accaduto. A un certo punto fa riferimento al notaio Albano. Un soggetto che, per come abbiamo ricostruito successivamente, era certamente fuori dalle dimensioni relazionali del Calcara. Nel ‘93/94 si pente Brusca e ci racconta del notaio Albano che, credo su richiesta di Andreotti, portò il piatto d’argento o a Nino o a Ignazio Salvo, in occasione del matrimonio della figlia. E questa circostanza certo non mi sfuggì: ma come faceva Calcara a parlare del notaio Albano, come faceva a parlare del notaio Albano due anni prima?’

Due pentiti – Scarantino e Calcara – che parlano di cose al di fuori della loro portata, utili però a indirizzare indagini su false piste, prima e dopo le stragi. Cui prodest? Un depistaggio mai interrotto – continua Ciminnisi – facendo riferimento a quanto affermato dal pm Luciani rispetto le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola. A gettare oscure ombre sull’operato di alcuni ‘pentiti’, il fatto che nonostante non siano stati gestiti dagli stessi appartenenti alle forze dell’ordine, le loro storie presentano inquietanti analogie.

Non uno ‘scassapagliaro’ – parafrasando quanto affermato dal pm Luciani riferito a  Scarantino – ma forse di più, considerato il numero dei falsi pentiti dei primi anni ’90, di modestissimo spessore criminale, trasformati in ‘uomini d’onore’ a conoscenza dei più reconditi fatti di ‘Cosa nostra’. Forse – conclude Giuseppe Ciminnisi – come affermato dal giudice Russo nel corso del processo ad Agrigento, bisognerebbe ripartire da prima delle stragi; quantomeno da quel 1991 quando ‘a Castelvetrano si tengono le riunioni che metteranno in fibrillazione il nostro paese nel ’92 e ’93. Bisognerebbe forse ricominciare da lì per comprendere. Cominciare dalle notizie sull’attentato a Borsellino…’.