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Il consigliere comunale di Agrigento, Mario Fontana, rivolge un appello al sindaco Miccichè affinchè modifichi l’ordinanza che vieta dalla mezzanotte in poi l’asporto di bevande alcoliche “fermo restando – afferma Fontana – il divieto di vendita di bottiglie in vetro che, in passato, ha certamente arrecato non pochi danni alla nostra città nonchè principalmente a coloro che sono stati vittime di violenza”. Fontana aggiunge: “Essendo stato più volte sollecitato dai vari esercenti, ritengo opportuno portare avanti tali motivate istanze in quanto costoro sono già stati vittime di un periodo estremamente gravoso e non possiamo consentire la morte di questo settore in una città definita a vocazione turistica. Pertanto confido nel buonsenso del Sindaco, dell’assessore Picarella e di tutta l’amministrazione affinché tali istanze siano accolte positivamente per permettere, a coloro che rappresentano il motore dell’economia cittadina, di ricominciare a lavorare serenamente cercando di sopperire in parte ai danni irreparabili causati da questo incessante periodo di pandemia”.

Il sindacato Confasi Scuola di Agrigento punta il dito contro – a suo avvio – la mancata sanificazione degli istituiti scolastici che hanno ospitato i seggi nel primo turno elettorale amministrativo. Il commissario provinciale, Riccardo Montalbano, afferma: “Le norme vigenti in materia di covid lasciano perplessi in considerazione del fatto che le aule non sono state sanificate subito dopo il voto e alla ripresa delle lezioni. Esprimiamo solidarietà nei confronti dei docenti, del personale Ata e degli studenti. Bisognano provvedimenti certi sulla sicurezza sanitaria nelle scuole”.

Ha preso il via il processo per una coppia di coniugi, e il loro figlio, accusati di avere gestito un presunto giro di prostituzione nel centro storico della città, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Bed & Babies”, ovvero “letto e bimbe”, condotta sul “campo” dal personale della squadra Mobile, e coordinata dalla locale Procura della Repubblica. Dopo un primo passaggio, il collegio dei giudici del Tribunale di Agrigento, presieduto da Wilma Angela Mazzara, ha rinviato l’udienza al 24 novembre prossimo, per sentire i primi testimoni della lista dell’accusa.

Sul banco degli imputati siedono Emanuele Pace, di 68 anni, la moglie Pierina Micciche’, di 63 anni, e del loro figlio Vasilij Pace, 31 anni. Sono accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. I tre sono difesi dagli avvocati Giuseppe Lo Dico, ed Emilio Dejoma. Le indagini erano iniziate in seguito alla denuncia presentata da una prostituta, la quale, sarebbe rimasta vittima di un tentativo di pestaggio per avere, secondo il suo racconto, chiamato i carabinieri per sedare un litigio avuto con una trans, e un’altra escort.

In circa otto mesi di indagini gli agenti hanno contato ben 260 clienti, recarsi nelle tre strutture, tra case vacanza e bed & breakfast, collocate in via Saponara, dove ragazze e transessuali, di varie nazionalità, si prostituivano. I tre imputati si sono sempre difesi, sostenendo che si limitavano ad affittare gli appartamenti, e le stanze di loro proprietà.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, a fronte della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, ha disposto invece il non luogo a procedere, con la formula “perché il fatto non sussiste”, nei confronti di 62 imputati di interruzione di pubblico servizio allorchè, tramite un gruppo su Wathsapp, “Immiezu a via” (In mezzo alla strada), avrebbero segnalato, uno a vantaggio dell’altro, la presenza di posti di blocco stradale delle forze dell’ordine. L’inchiesta è stata avviata dalla Polizia quando casualmente ha scoperto l’esistenza di tale gruppo dopo il sequestro di un telefono cellulare. Tra gli imputati, quasi tutti di Canicattì, vi sono ance autisti di ambulanze o di mezzi di soccorso e camionisti.

Avvicinare fisicamente la direzione aziendale ai bisogni della gente, alle istanze del personale, alle esigenze che si vivono in quegli ambienti nei quali si eroga in prima linea l’assistenza sanitaria. E’ questa la motivazione di fondo che anima la scelta dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, quantomeno inconsueta, di rendere “itinerante” la sede della direzione generale delocalizzandola, a turno, presso ciascuno dei cinque presìdi ospedalieri della provincia. La decisione, presa dal commissario straordinario ASP, Mario Zappia, avrà efficacia già a partire dalla prossima settimana quando, in prima battuta, sarà l’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento ad ospitare per circa due mesi il vertice aziendale. “La scelta – precisa il commissario Zappia – non ha un mero significato simbolico. Serve a penetrare ancor più da vicino le dinamiche dell’assistenza ospedaliera e contribuisce, in un periodo così difficile per la sanità globale come quello che stiamo vivendo a causa del covid-19, ad acuire lo spirito di squadra fra chi opera in corsia a diretto contatto con i pazienti e la direzione strategica”.

Il Tribunale di Agrigento ha inflitto due condanne per minacce e aggressione a colpi di tenaglia, risalenti al giugno del 2018 a Licata, a danno di un automobilista con cui i due imputati incorsero in un incidente stradale. In particolare, 7 mesi di reclusione sono stati comminati ad Antonio Semprevivo, e 10 mesi a suo figlio Giuseppe, entrambi di Licata. I due sono stati assolti dall’imputazione di lesioni aggravate.

Il Pubblico Ministero Gloria Andreoli ha chiesto la pena per tre soggetti e l’assoluzione per altri sette nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Cappio” che ha stroncato un giro di usura ed estorsioni a Canicattì.

La pena più alta è stata proposta per il settantunenne Antonio Maira, 18 anni di carcere; 12 anni invece per il fratello Giuseppe e il commerciante Giuseppe Lo Brutto.

Per altri sette indagati il PM ha chiesto invece l’assoluzione. Si tratta di Calogero Liuzzi, 41 anni, Ivan Sciabbarrasi, 45, Giuseppe Zucchetto, 47, Giuseppe Liuzzi, 39 anni, Angelo Valletta, 67, Antonio Gianluca di 37 anni.

Nel corso delle indagini fatte dai carabinieri è stato accertato che il gruppo di usurai adottava tassi di interesse anche 750%. Numerose le persone fra artigiani e imprenditori finiti nelle grinfie degli strozzini.

Per tutti i reati ipotizzati sono l’estorsione, minaccia e usura aggravata.

Alfonso Malato, che presiede la prima sezione penale del tribunale di Agrigento ha rinviato il procedimento al prossimo 16 dicembre.

 

Caos al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Una giovane nissena arrivata con pressione a 180 e’ stata lì dalle 22 del 12 ottobre alle 23 del 13 ottobre in attesa di accertamenti. Il primo prelievo per gli enzimi del cuore e la misurazione della pressione, le sono stati  fatti all’ una di notte del 12 ottobre dopo 3 ore di attesa. La dottoressa però non ha registrato la signora e non le ha aperto la cartella clinica e quindi i primi esami sono andati persi. Solo il 13 ottobre sono riusciti a fare gli esami. La Nissena ci racconta: “Medici e infermieri sotto organico, tutti impegnati con il covid. Al Pronto soccorso ho visto anziani lasciati soli in barella a chiedere aiuto e a chiedere invano da bere. Un uomo giunto in codice rosso dopo un incidente stradale a Villalba è stato lasciato in barella per un’ora e gridava dal dolore: meglio morire! Ho vissuto due giorni di agonia e fortunatamente sono uscita senza nulla di grave. È una situazione insostenibile che è giusto rendere pubblica! “

giornalenisseno

La decisione è stata presa nei giorni scorsi al termine di un’assemblea alla quale hanno partecipato le Rsu e i segretari generali della Cisl Fp e Fp Cgil Salvatore Parello e Vincenzo Iacono

Lavoratori part time del Comune di Agrigento in stato di agitazione. La decisione è stata presa al termine di un’assemblea svoltasi lo scorso 12 ottobre durante la quale si è dato incarico ai sindacati di aprire il tavolo di raffreddamento. Ai lavori hanno partecipato, oltre alla componente rsu, il segretario generale della Cisl Fp Salvatore Parello e quello della Fp Cgil Vincenzo Iacono.

I lavoratori hanno rappresentato l’assoluta inadeguatezza dell’orario contrattualmente previsto rispetto agli effettivi carichi di lavoro, anche in considerazione della continua perdita di personale, e quindi di professionalità, che il Comune subisce a causa dei pensionamenti.

Durante gli interventi dei dipendenti comunali è stata ribadita l’assoluta predominanza dei lavoratori a tempo parziale rispetto alla totalità dei lavoratori in servizio e che, tale predominanza, sempre in virtù dei prossimi pensionamenti, rischia di divenire sempre più evidente.

Abbiamo nel tempo più volte sollecitato l’amministrazione ad avviare un confronto sulla programmazione del fabbisogno del personale – dicono Parello e Iacono – ma, a parte la formale apertura politica, non è stata supportata dalla predisposizione degli atti propedeutici all’adeguamento contrattuale tra i quali i documenti finanziari nonché l’elaborazione di piano Triennale dei fabbisogni che prevedesse, appunto, l’incremento stabile dell’orario di lavoro del personale part-time nonché la stabilizzazione delle restanti unità di personale ancora precario”.

Nel corso dell’assemblea è emerso, inoltre, che ad oggi il Comune, nonostante gli impegni già presi durante incontri informali non ha proceduto ad avviare la contrattazione decentrata, oggi ferma all’ipotesi di riparto del fondo 2019. Inoltre questa ipotesi non è stata certificata dagli organi di revisione con la conseguente impossibilità di erogare fisicamente le somme ai lavoraotri.

Questi ritardi – continuano Parello e Iacono – comportano ogni anno per i lavoratori una perdita sia di natura economica che di natura previdenziale. Appare il caso di ricordare come attraverso la leva della contrattazione decentrata, effettuata nei tempi dovuti, l’amministrazione comunale potrebbe allineare la distribuzione delle risorse nell’ottica di una corretta destinazione delle stesse secondo obiettivi programmati. Ciò consentirebbe anche di effettuare quelle azioni di miglioramento dei servizi attraverso, appunto, l’utilizzo delle leve dell’incentivazione al personale. Difatti attraverso tale strumento vengono assicurate le risorse utili, oltre che a remunerare istituti importantissimi quali servizio esterno turni reperibilità indennità per particolari responsabilità, anche la predisposizione di progetti e performance organizzativa ed individuale secondo un’ottica del merito e del miglioramento continuo dei servizi da offrire alla cittadinanza”.

Dall’assemblea è emerso anche tutto il disagio del personale relativo alla mancanza di programmazione relativa alla formazione rivolta al personale per il miglioramento e l’aggiornamento delle competenze professionali anche nella prospettiva degli importanti obiettivi che dovranno essere raggiunti per l’utilizzo delle risorse del PNRR.

In seguito alla proclamazione dello stato di agitazione i sindacati hanno chiesto alla Prefettura l’apertura del tavolo di raffreddamento.

Consegnati questa mattina nei locali del Dipartimento Regionale Protezione Civile di Agrigento i lavori di “Consolidamento versante, per consentire il rientro nelle abitazioni sgomberate nella zona al di sopra di via Giovanni XXIII e zona compresa tra via Giovanni XXIII e viale della Vittoria in territorio di Agrigento”.

L’importo complessivo dei lavori ammonta a 900 mila euro e dovranno essere compiuti entro 304 giorni decorrenti da oggi e quindi entro il 13 agosto 2022.

Non appena saranno completati gli interventi sarà possibile il rientro nelle abitazioni, sgomberate a causa dello scivolamento di terreno registratosi nel febbraio del 2015.
Erano presenti per il Dipartimento regionale della Protezione Civile Sicilia, l’Ing. Maurizio Costa, il direttore dei lavori Arch. Salvatore Fanara, il Geom. Emanuele Milioto, per il comune di Agrigento, il Sindaco Francesco Miccichè, l’assessore Gerlando Principato, l’Arch. Gaetano Greco, per la Soprintendenza l’Arch. Giovanni Crisostomo Nucera e la Dott.ssa Archeologa Domenica Gulli, per Siciliacque l’Ing. Massimo Guarino e il legale rappresentante dell’impresa aggiudicatrice, COFER S.r.l., Ing Massimo Vincenzo Ferrara.