Agrigento, il “campo largo” della sinistra che non entra neanche in una stanza

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Ad Agrigento il centro destra è spaccato. Ma la sinistra riesce nell’impresa ancora più ambiziosa: spaccarsi da sola, preventivamente, metodicamente.

È bastato che uscisse il nome di Michele Sodano, candidato sostenuto da Ismaele Lavardera e da Controcorrente, per assistere a uno spettacolo degno del miglior teatro politico: improvvisamente tutti sorpresi, tutti indignati, tutti paladini della collegialità perduta.

Curioso, però. Perché fino al giorno prima questo “campo largo” sembrava una creatura mitologica: tutti ne parlavano, nessuno l’aveva mai visto davvero. Un campo talmente largo che dentro non ci stavano nemmeno d’accordo in tre.

Ora si scopre che qualcuno si sente “separato in casa”. Separato da chi? Da cosa? Se non c’è mai stata una vera casa comune, al massimo c’erano stanze affittate a ore.

C’è chi parla di imposizioni. Ma le imposizioni si combattono prima, non dopo. Si discute ai tavoli, si pretendono regole, si costruiscono percorsi condivisi. Non si aspetta l’annuncio ufficiale per uscire allo scoperto come le lumache dopo la pioggia, lamentandosi del temporale.

La verità è meno romantica e più politica: il “campo largo” è diventato un alibi. Uno slogan buono per i comunicati stampa, meno per le decisioni vere. Perché quando arriva il momento di scegliere, ognuno tira fuori il proprio candidato, la propria bandierina, la propria micro-strategia.

E così la sinistra agrigentina riesce nell’arte raffinata dell’autosabotaggio. Prima ancora di confrontarsi con gli avversari, si divide, si accusa, si frammenta. Una competizione interna permanente, dove l’obiettivo sembra non essere vincere le elezioni, ma non far vincere il vicino di coalizione.

La domanda è semplice: se non si riesce a decidere insieme un candidato, come si pensa di governare insieme una città? Dispensa, Faraone, Carmina, Cuffaro ed altri ancora: ma dove siete stati fino a stamattina, prima che uscisse la notizie della candidatura di Michele Sodano? Ma la città può assistere alle vostre marachelle in attesa di conoscere il nome di un candidato? Vi sembra di essere al circo?

Agrigento non ha bisogno di assemblee infinite, di riposizionamenti tattici o di indignazioni a scoppio ritardato. Ha bisogno di chiarezza. E la chiarezza, al momento, è questa: il “campo largo” è talmente largo che ognuno gioca per conto proprio.

Forse sarebbe più onesto dirlo apertamente. Meno poesia, meno slogan, più verità. Perché una coalizione che nasce litigando difficilmente potrà amministrare dialogando.

E mentre tutti discutono su chi doveva parlare prima e chi doveva essere consultato, una cosa è certa: gli elettori guardano. E prendono nota.

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