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La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, accogliendo quanto proposto dal questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, ha applicato la misura di prevenzione della Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 3 anni, a carico di Gerlando Massimino, 34 anni, figlio del presunto boss di Agrigento, Antonio Massimino, entrambi arrestati nell’ambito dell’inchiesta antimafia intitolata “Kerkent”. Gerlando Massimino in primo grado è stato condannato a 12 anni di reclusione a conclusione del giudizio abbreviato.

A Palermo all’ospedale “Civico”, dopo poco più di un mese di agonia, è morto Eugenio Catania, 64 anni, di Agrigento, coinvolto in un incidente stradale, avvenuto lo scorso 6 agosto lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, nei pressi del bivio verso il centro commerciale “Le Vigne”, tra i territori di Canicattì e Castrofilippo. Catania, alla guida di un furgone, si è schiantato contro il guardrail, subendo gravi traumi.

Proseguono incessanti gli sbarchi di migranti a Lampedusa. Tra le tante imbarcazioni approdate, su di una è stato trovato anche il cadavere di un giovane migrante, verosimilmente originario del Bangladesh. La Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato un’inchiesta affidando le indagini alla Squadra mobile della Questura che interrogherà le persone che hanno viaggiato sull’imbarcazione insieme alla vittima. Nel frattempo proseguono affannosamente i trasferimenti altrove dal Centro d’accoglienza dell’isola, perennemente sovraffollato a fronte di una capienza di 350 posti.

Lo scorso 21 febbraio innanzi al Tribunale di Palermo il pubblico ministero, Claudio Camilleri, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 3 anni di reclusione ciascuno a carico dei giornalisti Maurizio Zoppi e Piero Messina, imputati di diffamazione aggravata a mezzo stampa per un articolo pubblicato da “L’Espresso” il 16 luglio del 2015, nel quale si attribuiva al dottor Matteo Tutino una frase di un’intercettazione telefonica, ritenuta falsa, in cui il medico, a colloquio con l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, avrebbe affermato che Lucia Borsellino, in quel periodo assessore regionale alla Sanità: “Va fatta fuori come il padre”. Prescritta è invece l’ipotesi di reato di calunnia, perché Zoppi e Messina hanno indicato nel capitano del Nas dei Carabinieri, Mansueto Cosentino, la fonte della notizia. I giornalisti hanno sostenuto di averla appresa da lui nel 2014, circostanza smentita dal militare. Dalle indagini svolte dalla Procura dopo la pubblicazione dell’articolo, che tante aspre polemiche sollevò, non emerse alcuna traccia della conversazione pubblicata. Nel frattempo la prima sezione civile della Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna del Gruppo Editoriale L’Espresso, dell’ex direttore responsabile Luigi Vicinanza, e dei giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi: pagheranno 50 mila euro per i danni procurati all’ex presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Nino Giuffrè
Martelli e Falcone
Salvo Lima
Calogero Mannino
Totò Riina

Iniziata in Corte d’Assise d’Appello a Caltanissetta la requisitoria a carico di Matteo Messina Denaro per le stragi del ’92. L’intervento del procuratore generale, Antonino Patti.

Il 21 ottobre del 2020 la Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio, ha condannato Matteo Messina Denaro all’ergastolo anche per le stragi di Capaci e via D’Amelio contro Falcone e Borsellino. Come mandante. Ebbene, il processo innanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta è iniziato lo scorso 4 maggio. E adesso è stata avviata la requisitoria. Tra l’altro, il procuratore generale, Antonino Patti, ha sottolineato: “L’accusa che si muove a Matteo Messina Denaro è di avere deliberato le stragi, insieme ad altri mafiosi regionali che rivestivano uguale carica. Quindi ci occupiamo di un mandante, non di un esecutore”. E poi più nel dettaglio ha narrato: “L’imputato entrò a far parte di un organismo riservato direttamente alle dipendenze di Totò Riina, il gruppo denominato la ‘Super cosa’. L’attività deliberativa e organizzativa di Messina Denaro a favore delle stragi ha cominciato a esplicarsi nell’ottobre del 1991, che coincide con le riunioni in provincia di Enna. Chi è Matteo Messina Denaro? E’ certamente un mafioso. Ha quattro condanne per 416bis, riferite a tempi diversi. E’ certamente un assassino perché dal casellario giudiziale mi risulta essere stato condannato per sette stragi e una ventina di omicidi. Giovanni Brusca, interrogato sul potere esercitato nella provincia di Trapani, dirà: il capo ufficialmente era Francesco Messina Denaro, però, già nel momento in cui rivestiva questo ruolo, le cariche formali ed esecutive erano rivestite dal figlio Matteo. Faceva le funzioni di capo provincia perché o ne parlava direttamente col padre o si prendeva le responsabilità di quello che si decideva”. E poi Antonino Patti ha aggiunto: “C’era un totale e reciproco rapporto di fiducia tra Totò Riina e Matteo Messina Denaro. Il rapporto iniziato negli anni ‘80 non ha mai avuto alcun momento di attrito o incrinatura. Anche dopo le stragi, Matteo Messina Denaro, dopo che Riina fu arrestato, continuò a esercitare la sua egemonia. Il potere di Riina era talmente forte che non si poneva il problema di mettere a capo della provincia di Trapani Matteo Messina Denaro, nonostante nel ’91 avesse appena 29 anni. Era una sua creatura, con tutto il rispetto per Mariano Agate, che non poteva rappresentare il futuro. Messina Denaro era incensurato, sconosciuto alle forze dell’ordine – diventerà latitante soltanto il 2 giugno del ’93 – e in quel momento era libero di muoversi. Matteo era capace a livello criminale e Riina capì che la pasta era quella giusta”. E poi il procuratore generale Patti ha concluso: “La riunione per gli auguri di Natale del 1991 avviene prima del 13 dicembre. I nomi delle persone da eliminare, ha riferito Antonino Giuffrè, si sapevano: Falcone, Borsellino, Salvo Lima, Martelli e Mannino. Giuffrè rimase impressionato da quella riunione perché era finito il tempo delle chiacchiere e bisognava agire. Fu etichettata come la riunione della resa dei conti. Dopo le parole di Riina scese un silenzio assoluto”. La requisitoria proseguirà il 27 ottobre nell’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Sono 1.377 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 12.079 tamponi processati.

Ieri i positivi erano 367.

Il tasso di positività è al 11,4%, in netto aumento rispetto al 7,3% di ieri.

La Sicilia è al sesto posto per contagi. Gli attuali positivi sono 35.225 con un aumento di 740 casi. Sono 637 i guariti e non ci sono vittime. Il totale dei decessi resta a 12.161.
Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 278, dieci in meno rispetto a ieri e in terapia intensiva sono 27, uno in meno rispetto al giorno prima.
A livello provinciale si registrano a Palermo 288 casi, Catania 280, Messina 306, Siracusa 151, Trapani 105, Ragusa 83, Caltanissetta 59, Agrigento 75, Enna 30

 

Alea iacta est, ovvero il dado è tratto. Il Comune di Agrigento ha presentato oggi 13 settembre, il dossier per la candidatura di Agrigento a Capitale italiana della cultura per il 2025. Dopo mesi d’incontri curati dal sindaco Franco Miccichè e dal presidente del Consorzio Universitario Empedocle on. dott. Nenè Mangiacavallo, oggi lo staff di progettisti guidati dal prof. dott. Roberto Albergoni ha fatto pervenire al ministero della Cultura il ricco elaborato che ha come titolo o, se vogliamo il messaggio,  “Il sé, l’altro e la natura. Relazioni e trasformazioni culturali”.  Un progetto culturale tra Agrigento, Lampedusa e i Comuni del territorio, che esplora l’armonia e i conflitti tra i 4 elementi di Empedocle (Acqua, Aria, Terra e Fuoco). 44 progetti di cui 17 internazionali per indagare le relazioni tra gli esseri umani in una prospettiva di pace con la natura.                                                                                                                                                                       Al tema dell’acqua sono dedicati 9 progetti di cui 6 internazionali. Il tema comprende al suo interno progetti che hanno una forte connessione con il mare: dalla creazione di due nuove sale espositive del Museo del Corallo, all’opportunità di scoprire in immersione l’isola Ferdinandea – sito straordinario noto per la singolare vicenda legata alla sua origine ed alla sua repentina scomparsa; dalla candidatura UNESCO dei gesti dell’accoglienza, alla realizzazione di un laboratorio europeo per l’accoglienza dell’altro.                                                                                                  Al tema della Terra sono dedicati 9 progetti, 3 internazionali. I progetti legati alla terra hanno un forte legame con il territorio, ci raccontano gli aromi, i profumi, le coltivazioni e i sapori; ci raccontano i minerali, i giardini e le produzioni di vino e olio; ma ci raccontano anche i frastuoni della terra e gli interventi artistici per contrastarli, il network delle città speciali del mondo e la ri-educazione al riciclo dei rifiuti.                                                                                                                        Al tema dell’Aria sono dedicati 12 progetti, 3 internazionali. L’elemento dell’aria si rappresenta attraverso il network e le connessioni, siano esse fisiche, come la ripresa del Treno storico, siano esse digitali, come la creazione di videogiochi tematici o come la necessità sempre più impellente della digitalizzazione degli archivi storici per conservare e non disperdere un enorme patrimonio.                                                                Al tema del Fuoco sono dedicati 14 progetti, di cui 5 internazionali. Il fuoco è il collante tra le generazioni, ci racconta di progetti sul confronto con il passato e sulle prospettive del futuro, ci racconta delle ceneri come forze di rinascita, ci racconta del fuoco dei forni di cottura di molti prodotti artigianali, come di quello delle fucine di pensiero di musicisti, scrittori e letterati contemporanei.                                                                                                                                              Preparare questo lavoro non è stato un lavoro semplice. Ha fatto seguito a mesi e mesi di incontri con esponenti del mondo della cultura, della scuola, dell’imprenditoria, delle associazioni di categoria, della Chiesa, delle istituzioni e dei sindaci da parte dello staff guidato dall’on. Mangiacavallo al quale il sindaco Miccichè ha delegato il compito di organizzare la candidatura di Agrigento a Capitale italiana della cultura per il 2025. Riunioni in presenza e via Web continue, anche con la partecipazione dei progettisti, che hanno convinto la migliore parte del territorio ad aderire al progetto.

Oggi, come dicevamo, questo lavoro è arrivato alla commissione del Ministero della Cultura che lo esaminerà nei prossimi mesi. Ma come si affrettano a chiarire subito il sindaco Miccichè e l’on. Mangiacavallo, il lavoro non è finito. Ci sono ancora importanti traguardi da superare per arrivare nel prossimo mese di gennaio 2023, a far proclamare finalmente Agrigento Capitale Italiana della Cultura per il 2025.

Perché hai deciso di candidarti?
“Per proseguire il lavoro svolto nelle due legislature comunali . Innanzitutto la mia candidatura nasce dal desiderio di vedere la nostra terra rinnovata e migliorata e per potersi realizzare lavorare duramente, metterci la faccia e credere fermamente nel progetto nella nuova DC. Vi prometto la mia onestà intellettuale e politica, e che condividerò con Voi e con il mio partito in un progetto comune”.
Quali sono secondo te i principali problemi il nuovo governo regionale dovrà affrontare?
“L’emergenza maggiore è quella di proteggere famiglie e imprese dagli effetti negativi della crisi con gli aumenti spropositati dei prodotti energetici .
Il mondo del lavoro, poi, attende segnali forti di riduzione della precarietà e nella direzione di un aumento di salari e stipendi, con un nuovo intervento di riduzione della tassazione sul lavoro. In Italia ci sono troppe ingiustizie e troppa diseguaglianza economica e sociale: bisogna invertire la tendenza in tempi rapidi”.
Quali sono secondo te le riforme più importanti che il futuro governo dovrebbe avviare per affrontare le maggiori urgenze del paese?
“La prima è quella del mercato del lavoro per ridurre drasticamente la giungla contrattuale e incentivare la stabilizzazione dei precari ed introdurre il salario minimo e per aiutare i giovani e le donne in particolare.
Sicuramente occorre attualizzare la politica dell’inclusione per poter consentire a centinaia di migliaia di ragazzi stranieri nati e cresciuti a fianco dei nostri ragazzi di ottenere una sacrosanta cittadinanza, con relativi diritti e doveri.
La sanità pubblica ha bisogno di attuare la riforma della medicina territoriale, con il corollario della telemedicina, per dare una risposta a un crescente bisogno di salute di una popolazione che per fortuna ha tassi crescenti di invecchiamento. Ci sono tempistiche assurde per potersi sottoporre a esami di prevenzione e di controllo a scapito delle fasce più deboli. Occorre essere vicino al paziente e al cittadino. La scuola e la formazione devono riprendere una maggiore centralità per consentire alle giovani generazioni di vivere da protagonisti la rivoluzione digitale e i cambiamenti nei modi di produzione.
Occorre cambiare abitudini e atteggiamento anche nei riguardi dell’ambiente e quindi la transizione ecologica è, infine, la risposta obbligata ai cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova un settore importante per la nostra economia come l’agricoltura”.
Se sarai eletto, quali sono i temi del nostro territorio che porterai a Palermo, e che cosa da Palermo riporterai qui?
“Dobbiamo lottare contro la marginalizzazione dei nostri territori. La copertura totale dei nostri comuni con la banda larga, ad esempio, rappresenta un fattore di sviluppo fondamentale e irrinunciabile, al pari di un miglioramento della qualità dei servizi sanitari, di trasporto e scolastici. Non ci sonno essere cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Come ho fatto in questi anni proverò ad interpretare i bisogni dei cittadini, in stretto raccordo con i sindaci e gli amministratori locali, i sindacati e le associazioni di categoria”.
Ad ogni elezione, sono sempre meno gli italiani che si recano alle urne. Quali i motivi secondo te, e quali le soluzioni?
“La politica appare distante dai problemi reali dei cittadini e non più in grado di migliorare le condizioni materiale di vita delle persone. È cresciuto negli anni un clima diffuso di insofferenza e di rancore, alimentato anche da leggi elettorali che hanno allargato il fossato tra eletti ed elettori, che si è andato trasformando in aperta sfiducia verso le istituzioni e i partiti.
Oggi un buon 40% degli elettori decide se andare a votare e a chi dare la sua preferenza negli ultimi dieci giorni della campagna elettorale, con una tendenza costante al declino della presenza ai seggi.
L’unica ricetta per contrastare il fenomeno dell’astensionismo è la buona politica e la partecipazione”.
I temi della mia campagna elettorale ?
“Tra le priorità per la Sicilia figurano: il contrasto alla povertà e la crescita economica del Sud, per superare il “gap” storico con il Centro-Nord e ottenere una più equa distribuzione delle risorse economiche nazionali; riorganizzazione della pubblica amministrazione; attenzione al territorio, soprattutto (ma non solo) sul fronte delle infrastrutture; realizzazione di progetti sul fronte energia e ambiente, un tema di primaria importanza considerando non solo la crisi energetica ma anche l’urgenza di contrastare il cambiamento climatico e l’emergenza rifiuti in Sicilia”.
Reddito di cittadinanza. Va bene così, va eliminato o va modificato?
“Questo attacco al reddito di cittadinanza dimostra come siano interessati più a innescare una «guerra tra poveri» piuttosto che a dare risposte concrete alle persone in difficoltà. Il reddito di cittadinanza, infatti, è importante come strumento di contrasto alla povertà e sostanzialmente ha fallito come mezzo per il reinserimento nel mondo del lavoro. È su questo secondo aspetto che occorre lavorare per favorire l’incontro della domanda e dell’offerta sul mercato del lavoro”.

Sabato 17 settembre alle ore 10, nella sala “Giovanni Paolo II”, del Palazzo arcivescovile di Agrigento (via Duomo) verrà presentato, ai cittadini e a tutti i candidati al parlamento siciliano e nazionale che accetteranno di partecipare (l’invito è per tutti) il documento dei vescovi siciliani, in vista delle elezioni del 25 settembre.
Dopo il saluto del direttore diocesano dell’ufficio di Pastorale Sociale e Lavoro Don Mario Sorce sarà il prof. Giuseppe Savagnone ad illustrare il documento. Seguirà il dibattito coordinato da Salvatore Pezzino, concluderà i lavori l’arcivescovo di Agrigento Mons. Alessandro Damiano

Ad Avola, in provincia di Siracusa, un incidente stradale in contrada Tagliatelli ha provocato la morte di Giovanni Cappello, 34 anni. E’ morto poco dopo il ricovero all’ospedale “Di Maria” dove è stato trasportato d’urgenza subito dopo il sinistro. Cappello, che a novembre avrebbe compiuto 35 anni, è stato in sella alla sua moto quando, per cause ancora da accertare, gli è sfuggito il controllo del mezzo e si è ribaltato a terra subendo gravissime ferite. Tanti i messaggi di cordoglio su Facebook, da parte di amici e familiari.