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Ad Agrigento, innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, si è svolta la prima udienza del processo a carico di 47 imputati giudicati in abbreviato nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Waterloo”, che ruota intorno alla società per azioni Girgenti Acque, gestore unico del servizio idrico nella provincia di Agrigento, già destinataria di una interdittiva antimafia nel novembre del 2018, poi dichiarata fallita. Ai 47 si contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione, corruzione, frode in pubbliche forniture, ricettazione, violazione di sigilli, danneggiamento, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, furto in concorso, favoreggiamento personale, falso, false comunicazioni sociali, contributi elettorali irregolari, e violazione di norme ambientali.

A fronte di alcuni difetti di notifica, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 24 giugno.

Innanzi alla Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, si è svolta la prima udienza del giudizio immediato, ovvero il processo scavalcando il filtro dell’udienza preliminare, a carico di Giuseppe Barba, 66 anni, di Favara, imputato di avere ucciso con tre colpi di pistola l’ex genero, l’ imprenditore Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, lo scorso 15 agosto, in via Quattro Novembre, all’interno di un bar. Tracce di polvere da sparo sarebbero state rinvenute nel marsupio e in una mascherina, sequestrati a Giuseppe Barba, dai Carabinieri del Ris (Reparto di investigazione scientifica). E altre tracce di polvere da sparo sono state rinvenute nell’automobile di Barba, una Fiat Panda, il cui transito nei pressi del bar è stato registrato da telecamere di video-sorveglianza. Il movente del delitto sarebbe legato a contrasti economici tra Barba e Lupo dopo la separazione di Lupo dalla moglie figlia di Barba. Ebbene, a causa delle precarie condizioni di salute di Giuseppe Barba, come emerso dal relativo certificato medico, il giudice Malato ha aggiornato l’udienza al prossimo 3 giugno.

Ad Agrigento, a Villaseta, al Centro commerciale “Città dei Templi”, è accaduto che in un negozio di articoli per la casa una donna ha rubato una macchinetta da caffè del valore di 50 euro, e poi si è dileguata. E’ scattato l’allarme. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti che hanno raccolto la denuncia, a carico di ignoti, formalizzata dalla dipendente dell’esercizio commerciale. Sotto esame sono i video delle telecamere di sorveglianza.

La Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero Maria Cifalinò, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a tre indagati di una rapina all’ufficio postale di San Biagio Platani commessa il 27 novembre del 2019. Si tratta di Raffaele Salvatore Fragapane, 43 anni, di Santa Elisabetta e residente a San Biagio Platani, poi Umberto D’Arpa, 55 anni, di Palermo, e Salvatore Canzoneri, 43 anni, di San Biagio Platani. Fragapane e D’Arpa, rispondono di rapina aggravata e ricettazione. Canzoneri di favoreggiamento. Fragapane avrebbe accompagnato sul luogo con la sua automobile D’Arpa, e un terzo rapinatore non identificato. Dopo il “colpo”, fruttato 2.600 euro, lo stesso Fragapane avrebbe condotto i due al garage di Canzoneri, dove fu nascosta l’auto rubata.

Il gip Antonio Cucinella del tribunale di Sciacca, su istanza dell’avvocato Mauro Tirnetta e a seguito del parere favorevole espresso dal pm Alberto Gaiatto ha attutito la misura cautelare degli arresti in carcere con quella degli arresti domiciliari. L’uomo 68enne è accusato di violenze nei confronti della nipote di appena sei anni. E’ stato arrestato il 15 febbraio scorso dalla compagnia dei carabinieri di Sciacca nella sua abitazione in provincia di Trapani.

Secondo l’accusa, il nonno paterno della piccola, approfittando dell’assenza dei genitori, avrebbe abusato di lei, mostrandole anche
materiale pornografico. I fatti sono accaduti la scorsa estate in un piccolo paese in provincia di Trapani e a raccontare tutto ai propri genitori è stata proprio la stessa vittima.

Sono tre i candidati alla successione di Luigi Patronaggio alla carica di Procuratore della Repubblica di Agrigento. Sotto esame del Consiglio superiore della magistratura sono l’attuale procuratore di Gela, Fernando Asaro, il procuratore di Sciacca Roberta Buzzolani, e il magistrato della Procura generale presso la Corte di Cassazione, Giovanni Di Leo.


Fernando Asaro è stato a lavoro alla Procura antimafia di Palermo con delega sulla provincia agrigentina, e poi alla Procura generale di Caltanissetta.
Roberta Buzzolani, bergamasca di origine, ha lavorato nelle procure di Roma e Palermo, a fianco di Pietro Grasso e Giuseppe Pignatone.
Di Leo ha iniziato la sua carriera in magistratura nel 1989 come giudice proprio ad Agrigento. Dopo una breve parentesi alla Corte dei conti è rientrato nella magistratura ordinaria lavorando nella procure di Roma e Caltanissetta e, infine, nell’attuale ufficio alla Procura generale presso la Cassazione.
Attualmente la Procura di Agrigento è retta dall’aggiunto Salvatore Vella.

La mattina di mercoledì 4 maggio i Carabinieri di Trabia hanno eseguito un mandato di perquisizione emesso dalla Procura di Termini Imerese presso una struttura adibita a rifugio per cani, rinvenendo 33 cani vivi ma malati, denutriti, abbandonati a loro stessi; tra loro ratti e cadaveri di numerosi cani putrefatti nei bidoni di plastica e molti sepolti per tutti i 1800 mq dell’area rifugio abusivo posta sotto sequestro dai Carabinieri,  drammatiche condizioni igienico sanitarie; i cani letteralmente abbandonati, erano senza cibo e acqua.

Esponenti del Movimento di denuncia “Stop Animal Crimes Italia” qualche mese fa si erano recati in loco in seguito a segnalazione e unitamente alla Polizia Locale di Trabia avevano eseguito un sopralluogo rinvenendo già all’epoca drammatiche condizioni e animali maltrattati e in seguito al quale depositavano querela presso la Procura chiedendo accertamenti urgenti e il sequestro degli animali e della struttura, rendendosi disponibili alla custodia degli animali.

I 33 cani sono stati affidati al Sindaco di Trabia e il Movimento sta intervenendo per rinnovare all’Autorità Giudiziaria la propria disponibilità a seguire gli animali posti in sequestro e trovare loro idonea collocazione.

Un rifugio, quello sequestrato dai Carabinieri, noto da anni alle Associazioni palermitane e siciliane che in passato hanno “parcheggiato” cani per poi chiedere donazioni private che non si sa dove siano finite, in quel meccanismo nazionale diffuso nell’ambito animalista che è quello di occuparsi dei sintomi e non della malattia, dell’emergenza e non delle cause, creando migliaia di rifugi abusivi finanziati da privati dando vita a un flusso incontrollato di milioni di euro che, non si sa se veramente destinati ai randagi, viaggia tra migliaia di carte prepagate private sbattute sui social in appelli di aiuto.

Denunciamo dunque l’animalismo privo di soluzioni e dialogo con i Comuni per risolvere alla base il randagismo – di cui realtà come queste di Trabia ne sono una delle più drammatiche conseguenze; quei Comuni che, effettivamente, non hanno mai saputo affrontare il problema con la prevenzione, stanziando però miliardi di euro pubblici ai canili privati dove, per le ragioni predette ascrivibili a colpe dell’animalismo, le Associazioni non entrano.

Denunciamo altresì le inadempienze delle Regioni in tema di vigilanza sanitaria; presso il rifugio, infatti, c’era già stata la ASL nel 2013 che però si era limitata – secondo il diffuso modus operandi – a rilasciare prescrizioni senza applicare alcuna misura cautelare che ponesse fine all’attività di raccolta cani del denunciato.

Il T.A.R. Sicilia – Palermo con sentenza dell’1 febbraio 2022, in accoglimento del ricorso proposto dal Comandante dell’Arma dei Carabinieri della stazione di Canicattì, ha riconosciuto il dovere dell’Arma a garantire al ricorrente la pronta disponibilità dell’alloggio di servizio ed ha condannato l’Arma dei Carabinieri a risarcire al militare il danno dallo stesso subito in ragione del ritardo nell’assegnazione dell’alloggio fuori caserma, ottenuto solamente otto anni dopo dalla richiesta.

Avverso la detta sentenza ha proposto appello l’Arma dei Carabinieri rappresentata e difesa dall’avvocatura distrettuale dello stato di Palermo innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendone la riforma e la sospensione degli effetti.

Nel giudizio di appello proposto dall’Arma si è dunque costituito il militare con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Daniele Piazza, confutando le doglianze dell’Arma dei Carabinieri e sostenendo l’insussistenza di alcun pregiudizio per l’Arma dalla mancata sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, con ordinanza del 5 maggio 2022, condividendo le tesi difensive degli avv.ti Rubino e Piazza, ha ritenuto insussistenti i presupposti necessari per sospendere l’esecutività della sentenza impugnata.

A questo punto, in esecuzione della sentenza del T.A.R., l’Arma dei Carabinieri dovrà proporre al ricorrente una somma adeguata ai canoni locativi corrisposti dal militare per gli otto anni durante i quali lo stesso ha alloggiato, a proprie spese, in altra abitazione. Diversamente, in mancanza di accordo tra le parti, il militare potrà agire in giudizio per ottenere dall’Arma l’esecuzione della sentenza di primo grado.

La Polizia municipale di Agrigento, in collaborazione con l’Ufficio tecnico comunale, ha scoperto tre casi di abusi edilizi in via Amendola, contrada Piano Gatta e via Russo Archeoli. In via Amendola e a Piano Gatta i lavori edili incriminati sono stati effettuati in parziale difformità rispetto alla concessione edilizia. In via Russo Archeoli è stato compiuto un intervento di ristrutturazione edilizia in assenza o in difformità alla concessione. Adesso il Municipio di Agrigento ordinerà la demolizione degli abusi e il ripristino dello stato dei luoghi entro 60 giorni. Nel frattempo procederà l’azione penale. In caso di inottemperanza da parte dei proprietari si provvederà d’ufficio, a spese del responsabile, alla demolizione dell’abuso.

I poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro hanno arrestato Salvatore Sambito, 31 anni, indagato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di arma clandestina. Lui è stato ricercato perché inseguito da un mandato d’arresto europeo emesso dalla Germania per detenzione e vendita di sostanze stupefacenti. Quando è stato scovato, nel corso della perquisizione è stato sorpreso in possesso di 359 grammi di infiorescenze di marijuana, 3 grammi di cocaina, 4 bilancini di precisione, e una “penna mono colpo”, classificata come arma clandestina. Lui, accortosi dei poliziotti, ha tentato di disfarsi, lanciandolo dalla finestra, di un sacchetto contenente le infiorescenze di marijuana. Salvatore Sambito è in carcere a disposizione della magistratura tedesca.