Home / 2022 / Gennaio (Pagina 34)

Si terrà domenica 16 gennaio alle 17.30 al Teatro “Pirandello” di Agrigento l’evento “Omaggio ai fratelli Li Causi”,  promosso dal Comune di Agrigento e dall’Assessorato Regionale a Turismo e Spettacolo.

Un pomeriggio di musica e cultura per ricordare due grandi figli della Sicilia e del mondo, Franco e Totò Li Causi, virtuosi degli strumenti a corda e compositori straordinari, conosciuti soprattutto per la canzone “Vitti ‘Na Crozza”, colonna sonora del film “Il Cammino della Speranza” di Pietro Germi girato a Favara  Premio Orso D’Argento al Festival di Berlino nel 1951 e divenuta uno dei canti siciliani più popolari di sempre che rappresenta la Sicilia nel mondo.

Della storia travagliata di questo brano, oggetto di una lunga controversia legale,  è nato un libro dal titolo “Vitti Na Crozza” La storia e la musica dei fratelli Li Causi  curato da Giuseppe Maurizio Piscopo e Antonio Zarcone pubblicato da Lilit Books di Pippo Bellone (Montescaglioso Matera). Con gli Autori  e con i musicisti dialogherà Giovanni Volpe, che ha curato la regia dell’evento.

Seguirà l’esecuzione dei brani più celebri ad opera di Tom Sinatra, Davide Li Causi, Franco Li Causi, Mario Vasile, Mimmo Pontillo e Antonio Zarcone. Su queste note danzeranno i ballerini Emilia Marino e Francesco Cappello.

Claudia Volpe e Gabriele Ciraolo leggeranno alcuni brani del libro

La proiezione di alcune immagini e documenti forniti della famiglia Li Causi è curata da Angelo Pitrone.

A questa presentazione ne seguiranno altre in alcuni  teatri della provincia di Agrigento.

L’evento nel rispetto delle norme anti Covid è ad accesso libero fino ad esaurimento posti. Necessario il Green Pass, obbligatoria la mascherina Ffp2.

 

Che la situazione sul fronte contagi era fuori controllo lo si sapeva già da tempo e che le Asp stavano monitorando l’andamento pure!

Forse la ribellione dei genitori e la presa di posizione dei sindaci per aver tenuto chiuso le scuole ha accelerato, quello che tutti aspettavano, la “zona arancione”.

Troppa libertà e pochi controlli hanno portato Agrigento e molti, se non tutti i, comuni limitrofi a registrare numeri da capogiro di casi covid.

Tutti aspettavano questo momento, la situazione è veramente preoccupante, solo i no-Vax avranno da ridire per le rigidità che  affronteranno da sabato 15.

Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, su proposta del dipartimento regionale Asoe, per contenere i contagi da Coronavirus nei territori coinvolti, con propria ordinanza (n. 3 del 13 gennaio 2022), manda altri 92 Comuni in “zona arancione” da sabato 15 a mercoledì 26 gennaio. Tra questi tre città capoluogo: Agrigento, Messina e Trapani. Si tratta di:

Nove Comuni della provincia di Agrigento: oltre al capoluogo, anche Raffadali, Santa Margherita di Belice, Siculiana, Favara, Grotte, Santo Stefano Quisquina, Alessandria della Rocca, Porto Empedocle.
Cinquantotto nel Messinese: oltre al capoluogo, anche Acquedolci, Alì Terme, Capri Leone, Caronia, Castell’Umberto, Castroreale, Cesarò, Falcone, Francavilla di Sicilia, Furci Siculo, Furnari, Gaggi, Giardini Naxos, Gioiosa Marea, Gualtieri Sicaminò, Letojanni, Librizzi, Lipari, Mazzarrà Sant’Andrea, Merì, Milazzo, Militello Rosmarino, Monforte San Giorgio, Montalbano Elicona, Naso, Nizza di Sicilia, Novara di Sicilia, Oliveri, Pace del Mela, Pagliara, Patti, Roccalumera, Roccavaldina, Rodì Milici, Rometta, Santa Lucia del Mela, Savoca, San Filippo del Mela, San Fratello, San Teodoro, Sant’Agata di Militello, Santa Teresa di Riva, Santo Stefano di Camastra, Saponara, Scaletta Zanclea, Sinagra, Spadafora, Taormina, Terme Vigliatore, Torregrotta, Tortorici, Tusa, Venetico e Villafranca Tirrena.
Ventiquattro in provincia di Trapani: oltre al capoluogo, anche Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Campobello di Mazara, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Custonaci, Erice, Favignana, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Pantelleria, Partanna, Petrosino, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, San Vito Lo Capo, Santa Ninfa, Valderice e Vita.
Uno in provincia di Catania: Misterbianco.
Salgono così a 138 i Comuni siciliani nei quali sono previste misure restrittive.

Comitati, comitatini, gruppi di genitori e così via dicendo.

Un manipolo di figure che sicuramente sfidano alto la dirompente e devastante epidemia che in queste settimane colpisce il mondo intero, l’Europa intera, l’Italia intera, la Sicilia intera. Non solo, ad essere colpiti, (e qui ci si affida ai numeri perchè il sofismo lo lasciamo fare agli altri) sono principalmente bambini e ragazzi, cioè coloro i quali invece di essere difesi da ogni qualsiasi pericolo, sono lanciati verso il buio proprio dai comitatini di cui sopra e da genitori assai temerari (eufemismo).

In Sicilia è un vero e proprio caos. Per aprire una scuola adesso deve rispondere il Tar, dopo le pronunce di governi nazionali e regionali e dopo le decisioni dei sindaci che autonomamente (e secondo noi con grande senso di responsabilità) hanno deciso di chiudere gli istituti scolastici.

Nell’incertezza della diffusione della pandemia, ma con numeri che sono sempre più alti, è preferibile, giustamente, mantenere la Dad in attesa di tempi migliori. Forzare in questo momento, con ricorsi, comitatini e genitori sparsi non sembra avere un buon senso.

Le iniziative dei primi cittadini cominciano a ricevere le prime sconfessioni dentro le aule di giustizia. Ed in effetti nella Sicilia il caos è totale. A Catania il Tar accoglie la segnalazione del comitato “Scuola in presenza” ha sospeso l’efficacia del sindaco di Messina che aveva adottato il provvedimento in Dad.

A Catania sembra essere diverso. Palermo e Agrigento aspettano i ricorsi presentati da una “pochiotudine” (grazie per la libertà…) di genitori che hanno fatto ricorso al Tar che adesso dovrà esprimersi.

Chi ricorre può vantare dalla parte sua l’illegittimità dell’atto amministrativo dei sindaci in quanto la legge nazionale prevede la chiusura solo in zone arancioni e rosse ed anche dietro parere dell’Asp.

Le colpe dei sindaci di Palermo, Messina e Agrigento, De Luca, Orlando e Miccichè, sarebbero proprio queste?

Vogliamo aspettare che la Sicilia diventi zona nera?

N.B. Mentre scriviamo questo articolo giunge notizia che tre quarti della Sicilia dal 16 gennaio doventerà zona arancione. 

E adesso i comitatini e i genitori superman che faranno? Contro chi contesteranno il proprio pensiero?

Forse con l’istituto dei colori italiani…

11.354 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 59.167 tamponi processati in Sicilia. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 13.048. Il tasso di positivita’ scende al 19,1% ieri era 20,7%. La Sicilia è al settimo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 150.466 con un aumento di 9.543 casi. I guariti sono 1.785 mentre le vittime sono 26 e portano il totale dei decessi a 7.791. Sul fronte ospedaliero sono 1.463 ricoverati, in terapia intensiva sono 163.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Catania 3.071; Palermo 2.927; Siracusa 1.226; Messina 998; Ragusa 840; Caltanissetta 797; Agrigento 737; Trapani 594; Enna 164

Come passa in fretta il tempo.
Un po’ meno per chi come l’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino sta scontando a Rebibbia la condanna a 16 anni per naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, abbandono della nave e di persone incapaci.

Nel naufragio della nave di Costa Concordia, avvenuto la sera del 13 gennaio di 1o anni fa al largo dell’Isola del Giglio, quando la nave si avvicinò troppo per fare il cosiddetto “inchino” urtando contro gli scogli delle Scole, persero la vita 32 persone. Ad oggi a pagare per quel disastro – che secondo gli esperti ha molte cose in comune con quello del Titanic avvenuto cento anni prima – è solo il comandante Schettino che l’opinione pubblica ricorda come colui che fu redarguito dal capitano di fregata De Falco della capitaneria di porto di Livorno, mentre lo minacciava di fargli passare un guaio se non fosse tornato a bordo. Schettino, da detenuto modello, che in carcere sta studiando comunicazione e giornalismo, il guaio lo ha passato per davvero. Ci furono altre colpe, incomprensioni, 13 secondi di errori che poi resero la situazione irrimediabile. C’erano i responsabili dell’unità di crisi della Costa Crociere.

Quasi tutte le risposte erano nella scatola nera.

A distanza di 1o anni, tra superstizioni circa il numero 13 nemico della navigazione e le dichiarazioni che ancora oggi giocano a screditare più di qualcuno, sono molto significative le testimonianze dei testimoni, dei sopravvissuti che ancora hanno negli occhi e nelle orecchie i ricordi di quella che sarebbe dovuta essere una vacanza ed invece è stato un inferno di dolore e paura e perdite.

Su quella nave, la più grande della scuderia Concordia, la più maestosa, accessoriata e “sicura”, al momento dell’impatto viaggiavano  4229 persone. Venerdì 6 gennaio 2012, la nave lascia il porto di Savona per cominciare il suo tour nel Mediterraneo. Tutti spensierati, molti si imbarcano per festeggiare qualcosa, come la famiglia Brolli che si stringe intorno ai nonni che festeggiano i 50 anni di matrimonio, o come Antonella Folco, che accompagna i suoi genitori per quel viaggio che sancisce un amore. Dopo Cagliari, la nave fa scalo a Palermo dove salgono la giovanissima Stefania con sua mamma Maria Grazia che in quel naufragio perderà la vita e lascerà sua figlia appena che 17enne da sola. Lei, che aveva combattuto il cancro e che aveva insegnato alla figlia cosa significa vivere con coraggio. E mentre la Concordia viaggia da Palermo a Civitavecchia, e tutti si divertono sulla nave, il maitre della Concordia Chiede un favore al comandante Schettino, ossia quel famoso inchino, per salutare sua mamma che è anziana e vive proprio sull’isola del Giglio. A Civitavecchia sale un gruppo di parrucchieri che devono partecipare ad un reality. Tra loro c’è Safaa Sikri, che si salverà ma non senza mille peripezie che spesso le hanno fatto pensare che non ce l’avrebbe fatta.

La sera del 13 gennaio, dopo la cena, la concordia lascia Civitavecchia ed è diretta a Savona e Schettino prepara l’equipaggio all’inchino al Giglio. I passeggeri si stanno godendo la serata, chi a cena, chi a teatro, chi nelle sale da musica, chi nelle spa, quando sentono tremare la nave: durante le manovre di avvicinamento all’isola, la Concordia urta contro gli scogli delle Scole. Dopo l’impatto, in plancia e in sala macchine si valuto l’entità dei danni, i passeggeri vengono tranquillizzati che si tratta solo di un piccolo problema tecnico e rimangono in attesa di indicazioni, ma col passare dei minuti tutto sarà chiaro. Chi è nei locali ristoranti vedrà cadere migliaia di piatti e bicchieri e sui quei cocci dovrà poi camminare, magari anche con le scarpe da sera.

Il panico si diffonde, i passeggeri cominciano a i giubbotti salvagente e a dirigersi alle scialuppe in attesa del segnale di abbandono nave.  Ci sono situazioni difficili, persone disabili su sedie a rotelle, padri che non trovano i propri figli, figli che non riescono a mettersi in contatto con i genitori e che devono lasciarli sulla nave per mettersi in salvo senza sapere quale sarà il loro destino.

Stefania si separa dalla madre Maria Grazia che non vedrà mai più, i fratelli Brolli vengono separati, Safaa Sikri lotta per salvarsi. Intanto la Concordia si sta appoggiando sugli scogli della Gabbianara e gli abitanti del Gigli si mettono in moto per accogliere i naufraghi, con in testa il primo cittadino che apre tutto pur di mettere in salvo i superstiti.

Dopo il segnale di abbandono nave, le prime scialuppe arrivano al Giglio, dove Schettino viene avvistato al molo. La Concordia è quasi completamente inclinata. Soccorritori, ufficiali e personale della nave continuano a fare di tutto per portare in salvo le centinaia di passeggeri rimasti bloccati a bordo. Molti cercano la salvezza sulla paratia della nave.

La Concordia raggiunge la sua posizione finale sul terrazzamento davanti alla Gabbianara, ma i passeggeri sono ancora bloccati a dordo, convinti che la nave stia affondando. Si salveranno anche coloro che pensavano di non farcela, ma 32 di quei passeggeri persero la vita e i loro corpi vennero restituiti dal mare.

A distanza di 10 anni si riflette sull’accaduto, sul senso del tempo e del destino, sulle responsabilità, sulla giustizia ma anche fortemente sulla forza del ricordo. Ascoltare le voci di chi è sopravvissuto, ascoltare i racconti di quella notte dalla loro viva voce, è davvero allo stesso tempo commovente ed angosciante.

 

 

 

Cefalù, Agrigento, Noto, Modica, Scicli, Zafferana Etnea, Acireale, Acicastello, Lipari, Giardini Naxos, Taormina, Castelvetrano e Favignana. Sono i tredici comuni siciliani ammessi a concorrere all’assegnazione dei contributi a fondo perduto fino a 200 mila euro del fondo per il sostegno alle piccole e medie città d’arte e ai borghi colpiti dalla diminuzione dei flussi turistici durante la pandemia come differenza di presenze tra il 2019 e il 2020. L’opportunità è prevista dal decreto del ministero dell’Interno dell’8 ottobre 2021 di concerto col ministero della Cultura, pubblicato in gazzetta ufficiale il 15 ottobre 2021.

“I comuni – spiega Giuseppe Sciarabba, presidente dell’Agenzia di sviluppo del Mezzogiorno – possono presentare richiesta di contributo per un solo progetto che dovrà contenere misure per la promozione e il rilancio del patrimonio artistico riguardanti iniziative ed eventi che facilitino il coinvolgimento di cittadini e portatori di interessi; iniziative mirate all’aumento della fruizione del patrimonio artistico, ampliandone l’accessibilità a tutte le categorie di utenti in modo sostenibile e inclusivo; attività di studio e ricerca sul patrimonio artistico cittadino da diffondere tramite elaborazione e attuazione di progetti formativi e di aggiornamento; iniziative di promozione e comunicazione, anche digitale, del patrimonio artistico e delle attività di valorizzazione a esso dedicate; e infine servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico”.

Tra il 2019 e il 2020 i comuni selezionati hanno perso complessivamente 3 milioni e 163.450 mila turisti. Taormina guida la classifica con meno 792.763 presenze, seguono Giardini Naxos (-568.125), Cefalù (-489.609), Castelvetrano (-212.466), Agrigento (-210.310), Lipari (-178.621), Acicastello (-148.282), Noto (-143.663), Acireale (-141.654), Modica (-87.107), Favignana (-66.886), Scicli (-66.582) e Zafferana Etnea (-57.382).

“I comuni – continua Sciarabba – dovevano soddisfare tre requisisti fissati dal decreto: popolazione residente Istat alla data del 1° gennaio 2020 inferiore ai 60.000 abitanti; presenza nella “Classificazione ISTAT dei comuni italiani in base alla categoria turistica prevalente” determinata da vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, ancorché non esclusiva; e infine diminuzione (superiore alle 50 mila unità) delle presenze nelle strutture turistico-ricettive del territorio comunale tra il 2019 e il 2020, registrate dall’Istat nella rilevazione del “Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi per tipologia ricettiva, residenza dei clienti e comune di destinazione. Gli enti assegnatari delle risorse – conclude Sciarabba – per partecipare alla selezione devono compilare la domanda sul sito internet del ministero dell’Interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali – a partire dal 1° marzo 2022 e fino alle ore 14:00 del 31 marzo 2022”.

Un incidente apparentemente banale, ancora tutto da chiarire. E l’autopsia, già disposta, darà ampi chiarimenti su come in realtà dono andati i fatti

Di certo, al momento, che un uomo di 62, nel primo pomeriggio di oggi, ha perso la vita nel cuore di Fomntanelle, popoloso quartiere agrigentino, allorquando è stato coinvolto in un incidente di natura apparentemente non grave.

Ed è per questo che la Polizia Locale, unitamente al Pubblico Ministero che ha aperto una indagine stanno cercando di capire cosa è successo; in conto anche la possibilità che l’uomo sia morto qualche istante prima dell’avvenuto incidente.

Le indagini continuano in attesa della autopsia.

 

 

 

 

 

“Da mesi anzi da anni evidenzio e denuncio una sanità regionale che non va”. Sono le parole del deputato della Lega e vice presidente della commissione sanità on. Carmelo Pullara.
“Piuttosto che soffermarmi sul facilmente criticabile discorso di ieri di Musumeci preferisco guardare alla realtà. Prima ero una voce isolata – spiega il deputato – oggi qualcuno inizia a svegliarsi. In sanità ricordo tagli di nastri, passerelle pompose e discorsi dalla cattedra ma anche rassicurazioni in aula all’Assemblea Regionale Siciliana ed in Commissione sanità quasi a dire che fosse solo demagogia.Oggi l’evidenza dei problemi è sotto gli occhi di tutti le immagini dei media spiegano perfettamente la situazione che sta vivendo la sanità siciliana con le sue inefficienze e inadeguatezze. Sono passati 2 anni da marzo 2020 e da allora sono stati versati fiumi di parole insieme a tanto sperpero di denaro. Il governo Musumeci e l’Assessore Razza in sanità hanno fallito! Hanno fallito nell’ordinario, e su tutti i fronti ormai, le liste di attesa sono lunghissime con tempi siderali. Hanno fallito – prosegue Pullara – sullo straordinario perchè la gestione del covid fa acqua da tutte le parti, le file interminabili di ambulanze davanti ai pronto soccorso un emblema Hanno fallito sulle riforme e sul rilancio come nel caso della riforma del 118, sull’ Adi (Assistenza Domiciliare Integrata) ancora al palo, sulla telemedicina e sulla innovazione tecnologica. Tutto ciò che è stato fatto per la gestione della pandemia è solo frutto delle iniziative del governo centrale imposte alle regioni, come le procedure emergenziali, il piano dei vaccini e la stabilizzazione dei precari. La sanità è andata avanti grazie al senso del dovere ed abnegazione degli operatori tutti cui va il plauso mio e non solo. Dimostri ora, Musumeci, -conclude Pullara – piuttosto che evocare con aggettivi guerre come in Etiopia o in Libia, ovvero ricordare come ai tempi di Crocetta/Lumia chi era con loro era nella legalità tutti gli altri nella illegalità e piuttosto che additare, come accattoni, i parlamentari che lo hanno sostenuto, non lo erano forse quando chiedeva il voto per Musumeci Presidente, dimostri con i fatti di essere di un’altra levatura e di potere sedersi in cattedra dispensando giudizi e patenti nomini un assessore alla sanità per competenza e non per appartenenza. E’ chiaro che se ciò non dovesse accadere siamo di fronte al cosiddetto “si predica bene e si razzola male”. Io al suo posto una riflessione la farei e non solo anche un bagno di umiltà rivolto all’ascolto e non all’aggressione”.

Una giovane donna G.V., praticante avvocato di Agrigento, assistita dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, aveva impugnato dinanzi al T.A.R. la decisione con la quale la Commissione Esami Avvocato presso la Corte di Appello di Bologna, pur prendendo atto dello stato di gravidanza a rischio della candidata, ne aveva disposto un breve differimento della seconda prova orale dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione forense, incompatibile con il sopravvenuto precario stato di salute della stessa.

Il T.A.R. Bologna, condividendo pienamente i motivi di doglianza fatti valere dagli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha riconosciuto, già in sede cautelare, l’“assoluta preminenza delle ragioni di tutela della salute della donna in stato di gravidanza e del nascituro” e, per l’effetto, ha ordinato all’Amministrazione di disporre una seduta di esami suppletiva “in una data compatibile con lo stato di salute della ricorrente”.

A seguito del provvedimento cautelare reso dal T.AR. Bologna, la Commissione Esami ha fissato lo svolgimento della prova orale ad una data perfettamente compatibile con lo stato di gravidanza.

Il T.A.R., pertanto, ha preso atto della intervenuta cessata la materia del contendere, condannando tuttavia il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese di giudizio in favore della ricorrente, giacché il differimento dello svolgimento della prova orale è stato disposto solo successivamente alla avvenuta proposizione del ricorso.

Per effetto della superiore pronuncia, la giovane candidata G.V. potrà, dunque, sostenere la seconda prova orale dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione forense, mentre il Ministero dovrà rifondere alla stessa le spese processuali.

La Polizia di Stato di Agrigento, a seguito di intensa ed articolata attività investigativa svolta presso l’Hot Spot di Lampedusa, in sinergia e sotto le direttive della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, ha dato esecuzione a 2 distinti provvedimenti di fermo indiziario di delitto – il primo nei confronti di un uomo guineano gravemente indiziato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di aver cagionato, come conseguenza della sua illecita condotta, la morte di una giovane donna, che si era messa in viaggio con il proprio figlio minore, rimasto orfano; il secondo, nei confronti di 3 uomini egiziani indagati per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di uno dei più grossi sbarchi, per numero di migranti, registratisi nel mese di dicembre dell’anno appena trascorso.

Le indagini, curate dai Sostituti Procuratori Elenia Manno e Giulia Sbocchia, traggono origine a seguito dei numerosissimi sbarchi che continuano incessanti a Lampedusa nonostante il sopraggiungere del maltempo legato all’approssimarsi della stagione invernale e si sono svolte in un contesto di evidenti difficoltà connesse alla difficile situazione sanitaria, aggravata dal sopraggiungere della contagiosissima variante Omicron del Sars-CoV-2 e all’interno di un Hot Spot dalla capienza ristretta rispetto ai costanti flussi migratori.

A conclusione dell’articolata attività investigativa, la Squadra Mobile di Agrigento, guidata Giovanni Minardi, è riuscita ad individuare S.O. guineano classe 98, A.H.S.G. egiziano cl 79, F.K.I. egiziano cl 80 ed E.M.I. egiziano cl 80, che in violazione delle norme previste dal Testo Unico dell’Immigrazione clandestina avevano trasportato nel territorio italiano extracomunitari, per i quali veniva poi accertato lo status di stranieri irregolari,  conducendoli dalle coste africane verso le acque territoriali italiane, a bordo di natanti inidonei ad effettuare la traversata. L’attività d’indagine è stata incentrata sulla ricostruzione delle dinamiche di due sbarchi verificatisi a Lampedusa nel mese di dicembre scorso, suscettibili di particolare interesse anche mediatico.

Il primo è avvenuto la notte del 17 dicembre u.s. e ha riguardato 26 migranti di varie nazionalità, giunti su un natante di legno della lunghezza di circa 6 metri, sicuramente inadatto a trasportare un tale numero di persone tant’è che, nel corso delle difficili operazioni di salvataggio, effettuate in condizioni marine particolarmente avverse, tutti gli occupanti del natante cadevano in mare a causa del ribaltamento dello scafo. Le immediate azioni poste in essere dai militari intervenuti, che permettevano di trasbordare sulle proprie unità navali tutti i migranti finiti in acqua, purtroppo non consentivano di salvare la vita a una giovane donna la quale, tirata a bordo già priva di sensi, poco dopo decedeva.

Gli investigatori della Squadra Mobile, superate le difficoltà legate anche al timore dei migranti di riferire informazioni circa l’identificazione dei cc.dd. scafisti per paura di eventuali ritorsioni e al trauma fisico e morale a cui gli stessi erano stati sottoposti a seguito del naufragio, sono riusciti a far luce sull’intera vicenda, l’ennesima tragedia del mare registrata nel 2021. Hanno, così, identificato la persona che aveva condotto l’imbarcazione compendiando un quadro probatorio che ha permesso di contestare all’indagato non solo il reato previsto e punito dall’art. 12 del Dlgs 286/98, con tutte le aggravanti del caso, ma anche il reato p.p.  dall’art 586 c.p. in relazione all’art 589 c.p. per aver cagionato la morte di una donna a causa della sua condotta illecita tenuta nel commettere il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Il secondo evento è del successivo 22 dicembre ed ha riguardato 75 migranti, per lo più originari del Bangladesh, giunti a Lampedusa a bordo di una imbarcazione in precarie condizioni di galleggiabilità. Anche in questo, la Squadra Mobile, a seguito di intensa ed articolata attività investigativa, è riuscita ad individuare tre soggetti di origine egiziana i quali, dalla ricostruzione effettuata,  con il coinvolgimento di altri migranti libici ancora in corso di identificazione e in violazione delle norme previste dal Testo Unico dell’Immigrazione clandestina, hanno trasportato dal continente africano numerosi cittadini extracomunitari irregolari,  favorendo il loro ingresso nelle acque territoriali italiane pur ponendoli a rischio per la loro vita al fine di tranne profitto.

L’esecuzione dei due provvedimenti di fermo si è concretizzata a seguito del trasferimento dei predetti con la nave di linea da Lampedusa a Porto Empedocle. Espletati gli adempimenti di rito il migrante guineano è stato associato alla Casa Circondariale di Agrigento mentre i tre migranti egiziani sono stati condotti presso il carcere di Caltanissetta. Ambedue i provvedimenti di fermo, nei giorni successivi, sono stati convalidati dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Agrigento, che ha disposto, per tutti, l’applicazione della custodia cautelare in carcere.