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A Palermo lo scorso primo giugno, in piazza Magione, alcuni giovani hanno aggredito i poliziotti intervenuti sul posto. Adesso la Squadra Mobile ha eseguito un’ordinanza cautelare a carico di tre palermitani ritenuti autori di ciò. F M, sono le iniziali del nome, 39 anni, è stato trasferito in carcere, F F, 22 anni, è ai domiciliari, e a D L D, 40 anni è stato imposto l’obbligo di dimora a Palermo. L’aggressione è avvenuta nel corso dei controlli anti-covid della Polizia in diverse piazze della movida cittadina, tra le quali piazza Magione. Gli agenti sono stati aggrediti con calci, pugni, spintoni, e con le bottiglie prelevate dai cestini dei rifiuti, durante un controllo ad un venditore ambulante di bibite e alcolici. I tre palermitani hanno inoltre tentato di sottrarre lo sfollagente ad uno dei poliziotti presenti. I poliziotti hanno subito ferite e lesioni personali guaribili in 15 e 5 giorni.

Operazione antidroga dei Carabinieri: sgominata una rete di spaccio gestita da extracomunitari a Ribera. Imposte 11 misure cautelari.

I Carabinieri della Tenenza di Ribera, coordinati dal Comando Compagnia di Sciacca, hanno sgominato una rete di spaccio di droga gestita da un gruppo di 11 tunisini, tra i 23 e i 40 anni di età, quasi tutti gravati da precedenti penali, che, a tal fine, hanno trasformato un quartiere disabitato della città delle arance, in via Tevere, in un mercato di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana. E ciò approfittando anche delle misure restrittive legate alla pandemia covid. La “roccaforte” allestita dagli extracomunitari, e il viavai di clienti, non sono sfuggiti all’attenzione dei Carabinieri di Ribera, che hanno intrapreso le indagini lo scorso marzo con attività di osservazione e monitoraggio video, sequestrando, nel corso dei controlli, diversi quantitativi di droga, appena acquistata da giovani assuntori, talvolta anche minorenni, che spesso si sono intrattenuti sul posto per consumare gli stupefacenti e bere alcol. Si tratta di circa 20 grammi di cocaina, 50 grammi di hashish e 50 grammi di marijuana, oltre a più o meno 2mila euro, probabile provento del commercio. Almeno una trentina di persone sono state segnalate alla Prefettura di Agrigento come assuntori di droga. I Carabinieri hanno documentato centinaia episodi di spaccio. Al mattino di oggi i militari hanno assaltato la zona e hanno riconquistato ordine e legalità. Nelle carceri di Agrigento e Caltanissetta sono stati trasferiti 7 tunisini. Ad un altro africano è stato imposto il divieto di dimora nel Comune di Ribera. Sono ricercati altri 4 tunisini inseguiti dallo stesso divieto di dimora. Un altro è stato bloccato dai Carabinieri nella provincia di Caserta. In occasione del blitz, intitolato “Drive in”, grazie anche al fiuto di un cane antidroga, è stato rinvenuto un involucro contenente circa 20 grammi di cocaina nascosto in uno degli appartamenti abbandonati, e poi, altro probabile provento, 100 euro e diversi oggetti preziosi.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Gli Enti locali siciliani possono deliberare variazioni di bilancio anche in regime di esercizio o gestione provvisoria, per favorire il pieno utilizzo delle risorse di derivazione statale ed europea destinate agli interventi la cui attuazione è affidata agli enti locali. Ecco quanto dispone un’apposita circolare emanata dall’assessore per l’Economia e vicepresidente della Regione Gaetano Armao, e dall’assessore alle Autonomie Locali Marco Zambuto. La delibera di giunta dovrà essere ratificata dal Consiglio comunale. Tali benefici sono estesi agli Enti che hanno dichiarato dissesto finanziario o che sono sotto procedura di riequilibrio pluriennale. Gli stessi Armao e Zambuto commentano: “Si tratta di un’ulteriore misura a favore dei Comuni siciliani, che offre lo snellimento del quadro finanziario in un periodo in cui sulle autonomie locali gravano problemi di equilibrio finanziario anche a causa del protrarsi della pandemia. Unitamente ad altri provvedimenti che il Governo Musumeci ha voluto intraprendere in favore dei Comuni, come la recente approvazione dello schema di norme di attuazione dei principi contabili, anche questa norma va nella direzione di offrire agli Enti locali un forte sostegno nella gestione del bilancio, e quindi la certezza di continuare ad erogare adeguati servizi ai cittadini ed alle collettività siciliana”.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, con l’ordinanza n.86 firmata nella serata di ieri ha disposto maggiori restrizioni per  due comuni nel ragusano: Comiso e Vittoria. I due comuni passano dalla zona gialla a quella arancione dal 28 agosto fino al 06 settembre.

Un atto dovuto quello del Presidente Musumeci, per contenere il dilagarsi del virus nei luoghi coinvolti.

La posizione critica, nei confronti dei non vaccinati, non è mancata,  l’assessore regionale alla salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza ai microfoni del  Tg5 ha affermato: “L’80% dei ricoverati non è vaccinato, oggi questi cittadini sono pentiti, ma non si sono vaccinati quando avrebbero potuto e dovuto. La Sicilia è stata invasa dal flusso di turisti arrivati da ogni parte d’Italia e del mondo e, quindi, paghiamo l’effetto di una grande circolazione del virus ma abbiamo il dovere di chiedere a quella percentuale di cittadini siciliani che non ha fatto il vaccino, di fare come la maggioranza, perché la minoranza non può consentire né consentirsi di decidere le sorti di tutti gli altri siciliani”.

Nel frattempo, la Sicilia, attende la conferma da parte della cabina di regia dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, che dovrebbe confermare il cambio di colore da bianco a giallo, dal 30 agosto.

 

 

Ancora interventi a seguito della denuncia dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, presieduto da Rino La Mendola, dell’esclusione della provincia agrigentina dalla distribuzione degli 82 miliardi di euro del Pnrr che il governo nazionale ha stanziato a favore del sud Italia. LegaCoop Sicilia – Coordinamento Agrigento, Palermo e Trapani, tramite il segretario Domenico Pistone, afferma: “Facciamo nostre le preoccupazioni espresse dall’Ordine degli Architetti di Agrigento e chiediamo un confronto con le Istituzioni del territorio per individuare i correttivi necessari. Proprio lo scorso 20 luglio abbiamo diramato un comunicato nel quale si denunciava da un lato il rischio che la Sicilia e la provincia di Agrigento restassero tagliate fuori, e dall’altro la situazione nella quale versano diversi Comuni della provincia e dell’intero sud Italia senza progetti e con i bilanci spesso non in grado di assicurare la premialità richiesta dai bandi del Pnrr. E’ necessaria ed urgente un’interlocuzione con le Istituzioni Regionali e Nazionali per capire su quali progetti si voglia puntare e su come le Istituzioni del territorio intendano confrontarsi con il Governo Nazionale per rimediare a tale esclusione. In proposito nei prossimi giorni lanceremo un’iniziativa su questi temi con l’intento di costruire un fronte comune in grado di rilanciare il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia”.

A Porto Empedocle, come pubblicato ieri, i Carabinieri della locale Stazione, diretta da Igor Sistilli, sono intervenuti meritoriamente per provvedere alle prime necessità di una famiglia di sei persone, compresa una neonata di 3 mesi e mezzo, sull’orlo dell’indigenza e tutti positivi al covid. Ebbene, successivamente anche il prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa, ha sollecitato il sindaco Ida Carmina a fornire alla famiglia beni di prima necessità. Cocciufa si è rivolta inoltre ai Vigili del fuoco affinchè con un’autobotte riforniscano d’acqua l’abitazione.

Il Consiglio dei ministri delibera il riconoscimento nazionale dell’emergenza incendi in Sicilia. Gli interventi di Patuanelli, Gelmini e Musumeci.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, lo scorso 6 agosto ha dichiarato lo stato di emergenza incendi in Sicilia, e ha predisposto i primi risarcimenti a favore degli agricoltori, ovvero i maggiormente danneggiati dalle fiamme che da luglio imperversano nell’isola. Nel frattempo si è rivolto al governo Draghi affinchè fosse riconosciuta come nazionale l’emergenza in Sicilia. Adesso così è stato. Infatti la Sicilia è tra le quattro regioni italiane flagellate dal fuoco, insieme a Sardegna, Calabria e Molise, che beneficeranno di sostegni finanziari dal governo nazionale.

Infatti, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza, e il ministro alle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, annuncia: “Viene così dato mandato alla Protezione Civile per i primi interventi economici e di messa in sicurezza del territorio. Il governo è vicino alle imprese maggiormente colpite, lavorando al contempo a misure di prevenzione più efficaci e pene più severe per i piromani che hanno fatto questo scempio al territorio”.

E il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, aggiunge: “La dichiarazione d’emergenza significa più risorse per i territori colpiti, ma significa soprattutto non lasciare soli quei cittadini che hanno avuto danni molto ingenti, che hanno perso la casa, l’azienda, il bestiame, i sacrifici di una vita. Stiamo lavorando anche all’interno della Conferenza Stato-Regioni per favorire una sinergia e una collaborazione per una prevenzione più forte in vista della prossima stagione. Dobbiamo, evidentemente, prevedere sanzioni più pesanti per i piromani. Dobbiamo lavorare, e lo stiamo già facendo, per mettere in sicurezza e per tutelare la nostra bella Italia” – conclude. In Sicilia, che è la regione più stretta dalla morsa incendiaria, in meno di due mesi sono stati bruciati dai roghi 78mila ettari di boschi. Ed è una superficie che equivale a venti volte il bosco della Ficuzza nella provincia palermitana. Complessivamente in tutto il territorio nazionale sono stati devastati dai piromani circa 158mila ettari di bosco.

E a fronte del riconoscimento nazionale di quanto di infuocato accade in Sicilia, il presidente della Regione, Nello Musumeci, commenta: “Accogliamo con favore ed esprimiamo apprezzamento per la dichiarazione, da parte del Consiglio dei ministri, dello stato di emergenza richiesto dal nostro governo, per i terrificanti incendi che hanno colpito e continuano a colpire la Sicilia. L’auspicio è che adesso possano arrivare, quanto prima, le risorse finanziare necessarie a sostenere le tante aziende danneggiate. Anche la Regione farà la sua parte, con le procedure già avviate dal dipartimento della Protezione civile”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’associazione Tante Case Tante idee è soddisfatta dell’incremento approvato dalla Consulta sul turismo al contributo per la registrazione delle nuove puntate della fiction Makari ad Agrigento, na stigmatizza la scelta dell’amministrazione di destinare buona parte delle somme per spettacoli e iniziative locali in questo mese di agosto. La scelta di concedere un contributo alla produzione televisiva è stata fatta perché non è accettabile che la nostra città venisse derubata ancora una volta da un’altra città siciliana, della promozione turistica che una fiction può dare al territorio. Nel primo caso si è trattato del Commissario Montalbano dell’agrigentino Andrea Camilleri, nel secondo caso di Makari di Gaetano Savatteri.

L’associazione Tante Case tante idee ho subito capito l’importanza della scelta del nostro territorio come location ed ha votato e fatto votare per la concessione del contributo e addirittura per un aumento da 50 mila a 150 euro. Ma l’assessore ha preferito finanziare spettacoli ad agosto che servono solo per allietare qualche serata della popolazione locale e nulla hanno di turistico e nemmeno di promozionale. Senza un’adeguata promozione nessuno può programmare in tempo una gita ad Agrigento, primario obiettivo della Tassa di soggiorno. L’associazione ha votato contro questo tipo di spesa ribadendo che gli eventi vanno programmati, pubblicizzati e devono avere obiettivi precisi, come la destagionalizzazione del richiamo turistico con offerte adeguate in periodi di bassa stagione come dicembre, gennaio e febbraio. Va ricordato che scopo della tassa di soggiorno è quello di offrire servizi ai turisti.  Spendere diversamente i soldi della tassa di scopo è solo uno sperpero inutile di denaro pubblico.

“La stretta su 55 Comuni e altri 100 a rischio, con tutta la regione siciliana a rischio giallo, ma forse addirittura arancione, non può essere attribuita esclusivamente alla responsabilità di chi non si vaccina, ma forse è giusto chiedersi se qualcosa non ha correttamente funzionato nell’attuazione del piano vaccinale.

Sono le parole del deputato regionale On. Carmelo Pullara.

La Regione siciliana – scrive Pullara – ha, come ben si sa, deciso in 55 comuni della Sicilia, delle restrizioni per fermare l’avanzata del Covid. Si tratta di comuni con una bassa percentuale di vaccinati, inferiore al 60% del totale della popolazione vaccinale e hanno una incidenza dei contagi nei sette giorni( 13-19 agosto) superiore a 150 casi per 100mila abitanti. Per questi centri-si legge nel provvedimento-si è resa necessaria e urgente l’emanazione di una ordinanza che prevede tra l’altro un tavolo permanente tra Asp e sindaci per raggiungere i target di immunizzati. Altri 100 comuni sono a rischio di restrizioni.

La responsabilità non può essere attribuita esclusivamente a coloro i quali sono riottosi alla vaccinazione, ma deve anche fare porre dei dubbi su quanto si poteva fare di più e non si è fatto, su quanto occorreva mettere in atto ed è rimasto solo intento sulla carta.

Mi riferisco  – spiega Pullara – all’accordo con i medici di medicina generale, ovvero con le farmacie, ovvero con i vari ordini professionali, ovvero ancora con la federazione medico sportivo italiana, Coni. Tutte iniziative rimaste sulla carta, come le vaccinazioni a domicilio. Così come il grido di alcuni sindaci, che richiedevano l’apertura di hub vaccinali nei propri comuni, rimasto inascoltato dalle direzioni nelle Asp. Come di contro invece, l’atteggiamento di taluni sindaci che nessuna minima iniziativa di tutela hanno posto in essere per evitare assembramenti.

Spero – conclude Pullara- che il governo regionale, con il supporto delle prefetture, riesca a porre in essere quanto nelle proprie possibilità per evitare alla Sicilia la zona arancione, che sarebbe una mannaia per l’economia, già duramente colpita, dalla quale il piccolo tessuto commerciale e imprenditoriale potrebbe non riprendersi più.