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“Riteniamo inammissibili toni e parole usate nei giorni scorsi contro la Commissione antimafia regionale e contro il presidente Fava, provenienti da più ambiti, e – spiace – anche da qualche membro della Commissione antimafia nazionale. Il lavoro svolto in questi due anni e mezzo è stato sempre improntato alla collegialità e alla condivisione dei percorsi e degli obiettivi. Le sedute si sono sempre svolte nella massima serenità e con spirito di fiducia reciproca: nei confronti del presidente e fra i colleghi che ne fanno parte. Stesso discorso vale per i preziosi consulenti che, a titolo totalmente gratuito, ci hanno fatto l’onore di poter usufruire delle loro competenze, peraltro anche di elevatissimo tenore morale, professionale e giuridico.
Rivendichiamo la puntualità e la tensione civile del nostro lavoro nell’approvazione all’unanimità delle relazioni sul depistaggio Borsellino, sul sistema Montante, sull’attentato al dottor Antoci, sul Ciclo dei rifiuti in Sicilia, e questo senza voler considerare le ordinarie azioni di vigilanza e controllo. In commissione sono rappresentati tutti i gruppi politici e mai le contrapposizioni, legittime, della politica hanno potuto condizionare le scelte della nostra Commissione che ha sempre lavorato senza preconcetti alcuni e senza seguire altri obiettivi che non fossero la ricerca della verità.
Garbo, correttezza, coraggio e determinazione hanno caratterizzato lo stile del presidente Fava e di tutti i componenti. Questo equilibrio non abbiamo, purtroppo, riscontrato in questi giorni, caratterizzati da accesi e partigiani toni che non fanno mai bene alle istituzioni.
Continueremo su questa strada già tracciata e che ha prodotto ottimi risultati, ribadendo stima e fiducia a Claudio Fava, certi che il nostro lavoro, mai preconcetto, sarà utile oggi e domani alla ricerca della verità. L’unico fine del nostro lavoro.
Lo dichiarano i componenti della Commissione regionale antimafia Giorgio Assenza (Diventerà bellissima), Rossana Cannata (Fratelli d’Italia), Nicola D’Agostino (Italia viva), Francesco De Domenico (Partito Democratico), Antonino De Luca (5 Stelle), Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia), Luisa Lantieri (Ora Sicilia), Margherita La Rocca Ruvolo (Udc), Carmelo Pullara ( Popolari e Autonomisti), Roberta Schillaci (5 Stelle), Giuseppe Zitelli (Diventerà Bellissima)

Facciamo parlare sempre le immagini.

Siamo sempre più confusi, Via Atenea in poche ore si trasforma da “Strada della Cultura” a “Suk” di “merce contraffatta” a cielo aperto e nessuno fa nulla, tante foto, tanta passerella e poi in meno di un batter d’occhio, il “Salotto Buono” si trasforma nel solito  “Suk” per giunta di “Merce Contraffatta”……

A dichiararlo il presidente del Movimento Mani Libere Giuseppe Di Rosa.

“La Regione? Una nave senza nocchiero che naviga a vista”.  È questo il sintetico giudizio espresso dal capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, nel corso dell’illustrazione della mozione di sfiducia a Musumeci  per esemplificare i risultati del governo in carica, che al giro di boa non ha ottenuto nessun risultato di spessore.

 Il capogruppo e i deputati de Luca, Campo, Marano, Sunseri,  Zafarana e Cappello  hanno elencato  in aula gran parte delle azioni e inazioni di un governo che “merita di andare a casa”.

“Un elenco – commenta Pasqua – non certo esaustivo, ma emblematico per illustrare ai siciliani tutte le colpe di un esecutivo che si è ampiamente dimostrato non all’altezza della situazione e che non è stato in grado di portare a temine una riforma, che sia una, a dispetto delle roboanti dichiarazioni dispensate a destra e a manca da Musumeci in campagna elettorale. Era giusto che  i cittadini sapessero”.

 “Musumeci – continua Pasqua – definisce la nostra mozione un certificato di esistenza in vita? Dovrebbe esibire quello del suo governo, che ha più volte dimostrato di avere l’elettroencefalogramma piatto. Quantomeno ora sappiamo che ha una maggioranza e che non può continuare a nascondersi”.  

 Le motivazioni  elencate nella mozione sono tantissime. “Si va – dice Pasqua –  dalla catastrofica gestione della cassa integrazione in deroga,  al disastro del settore rifiuti, dalla mancata redazione dei piani di rientro del disavanzo, alla scriteriata gestione dei fondi europei, a quella, altrettanto fallimentare, delle partecipate, dalle nomine sbagliate, alla totale assenza delle tanto strombazzate riforme, fino alla consegna dell’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana alla Lega, un partito che da sempre mortifica ed oltraggia il popolo siciliano”.

“Anche volendoci sforzare – conclude  Pasqua – al giro di boa della legislatura non troviamo veramente nulla di buono e basta guardarsi attorno per rendersene conto”.

Sono stati 200 i tunisini imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle giunto ieri sera. All’hotspot di Lampedusa restano intanto più di 400 persone. Dopo i 67 migranti che, fra la notte e l’alba, con 4 barchini, sono arrivati direttamente sulla terraferma, gli sbarchi non si sono fermati: altri 83 tunisini, su più imbarcazioni, sono stati soccorsi dalle motovedette della Guardia costiera. La Prefettura di Agrigento è ancora al lavoro per cercare nuove e ulteriori strutture dove collocare i migranti che affollano l’hotspot dove si è arrivati a toccare la quota di oltre 600 presenze.

L’Amerigo Vespucci che è in navigazione nel Mediterraneo nella crociera di addestramento degli allievi ufficiali dell’Accademia navale di Livorno della Marina militare ha fatto sosta questa sera nello specchio d’acqua antistante il porto di Porto Empedocle per rendere omaggio ad Agrigento e i suoi 2600 anni e per farsi ammirare nella sua bellezza.

I tre alberi del veliero sono stati illuminati con i colori della bandiera italiana. L’Amerigo Vespucci è una delle navi più belle al mondo considerato una vera eccellenza è vero gioiello della marineria Italiana.

A Porto Empedocle la nave è stata scortata e omangiata da due motovedette della Guardia costiera e dopo aver sostato oltre mezz’ora è ripartita per la sua crociera nel Mediterraneo, tantissime le persone che si sono spostate sul lungomare e nel molo del porto per ammirare nel suo splendore la nave.

E’ Unità più anziana in servizio nella Marina Militare interamente costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia. E’ stata varata il 22 febbraio 1931; madrina del varo è stata la signora Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo (in realtà leggermente più piccola), di tre anni più anziana, e costituendo con essa la “Divisione Navi Scuola” al comando dell’Ammiraglio Cavagnari. Al rientro dalla prima Campagna di Istruzione, il 15 ottobre 1931 ricevette a Genova la Bandiera di Combattimento, offerta dal locale Gruppo UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia).
Le Campagne di Istruzione, svolte nel periodo estivo, hanno una durata media di tre mesi e toccano per lo più porti esteri; durante tali Campagne, quindi, l’attività della Nave, eminentemente formativa-addestrativa, si arricchisce dell’aspetto di presenza e rappresentanza (quale la Naval Diplomacy), contribuendo ad affermare l’immagine nazionale e della Marina Militare all’estero.

Giuseppe Moscato (siciliaonpress)

 

Il Tribunale di Messina archivia l’inchiesta bis sul fallito attentato al presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci. Sconfessate le conclusioni dell’Antimafia di Fava.

Si è conclusa con l’archiviazione l’inchiesta bis sull’attentato fallito all’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci. Ad indagare è stata la Procura della Repubblica di Messina che ha acquisito la relazione della Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava. La Commissione ha approfondito quanto accaduto la notte dell’agguato tra il 17 e il 18 maggio del 2016 sollevando alcune perplessità, e ritenendo che l’ipotesi del fallito attentato mafioso fosse la meno plausibile. Nell’archiviare tale inchiesta bis, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, Simona Finocchiaro, tra l’altro ha scritto: “Sebbene le indagini non abbiano consentito di risalire agli autori dell’attentato, alle sue modalità, al movente, la conclusione raggiunta dalla Commissione antimafia appare preconcetta e comunque non supportata da alcun dato probatorio”. E poi la Finocchiaro aggiunge: “Eventuali illazioni sul coinvolgimento di Antoci e degli uomini della sua scorta, o ancora dei poliziotti Manganaro e Granata, appaiono pure elucubrazioni mentali non corroborate da alcun dato probatorio”. E’ stato il Tribunale ad accogliere la richiesta d’archiviazione della Procura, e, infatti, la Gip scrive: “L’attento esame delle criticità rilevate dalla Commissione, non ha tuttavia fornito alcun valido spunto investigativo, e il Tribunale ritiene che le conclusioni cui è giunta la Procura meritino accoglimento”. Sono state tre le ipotesi prospettate dalla Commissione regionale antimafia sul fallito attentato ad Antoci: un attentato mafioso fallito, oppure un atto puramente dimostrativo, oppure una simulazione. E la Commissione ha sottolineato che “delle tre ipotesi formulate, il fallito attentato mafioso con intenzioni stragiste appare la meno plausibile”. Dunque, i Commissari hanno auspicato che si indagasse ancora. E così è stato. La Procura di Messina, competente per territorio, ha approfondito a sua volta le conclusioni della Commissione di Claudio Fava e ha riavviato l’inchiesta. Adesso in archivio.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Dopo un attenta e ponderata riflessione, ritengo che sia opportuno da parte mia lasciare il Movimento 5 Stelle. Non è stata una scelta facile, ma l’unica possibile.
Non riesco più ad identificarmi in un simbolo che ha snaturato i suoi principi fondanti, a livello locale ma anche a più alti livelli non si riesce a dare la benchè minima risposta ai cittadini su qualsiasi tema e non ritengo che in futuro possano esserci le condizioni per un programma di condivisione che interessi la nostra città, Inoltre, la mancata presa di posizione dei vertici del Movimento sulla situazione politica locale ha creato un danno irrimediabile alla città.
Personalmente non sono più disposto a metterci la mia faccia su scelte che non mi appartengono.
Per tali motivi, cercando nei miei limiti di continuare a dare un contributo positivo alla politica favarese, lascio il M5S”.

A dichiararlo è il consigliere comunale di Favara Carmelo Sanfratello

 

Tutto come previsto. Alla presentazione della candidatura a sindaco di Marco Zambuto, avvenuta questa mattina, tra gli altri, era presente (come potete vedere dalla foto) anche la deputazione regionale agrigentina del Centrodestra che, come spesso avviene in questi casi, si è affannata tantissimo per arrivare in perfetto orario e presenziare in prima linea accanto al loro beniamino Marco Zambuto.

I deputati regionali che vedete in foto hanno espresso parole straordinarie nei confronti di Zambuto, confermando il loro principale obiettivo che è quello di portare avanti l’ex sindaco agrigentino fino all’ultimo giorno della campagna elettorale, lavorando anche di notte, stando sempre accanto a lui e vincere, finalmente, queste elezioni.

Poi, tanta gente, comune e non; moltissimi, ma non tutti, i candidati al Consiglio comunale.

Tanti i reggi microfono.

La Giunta comunale di Agrigento, presieduta dal sindaco, Lillo Firetto, ha approvato il progetto di fattibilità, di 2 milioni e 741 euro, per il recupero in sicurezza del versante a nord est delle palazzine Crea e del versante sottostante la via Picone a rischio idrogeologico. I fondi rientrano tra gli interventi previsti da Agenda Urbana. Si tratta di opere di completamento di un’area più ampia, compresa tra il Viale della Vittoria e la via Picone, già in parte interessata dagli interventi della Protezione Civile per il recupero in sicurezza del costone dopo il crollo del 2014. Il sindaco Firetto commenta: “Abbiamo sfruttato l’occasione di un finanziamento per risolvere in modo definitivo un problema che interessa quest’area e centinaia di persone. L’area è censita come area a rischio R4. È evidente che il perdurare di questo stato di fatto senza procedere nel tempo ad alcun intervento avrebbe potuto determinare nuove preoccupazioni, sia a valle che a monte del costone”.

Un concerto dedicato ad Alberto Falco.

Alberto Falco, che è morto dopo 90 giorni di attese, di vicissitudini, senza poter ricevere le cure oncologiche adeguate che avrebbero potuto salvargli la vita. Muore al Covid Center dell’Ospedale del Mare dove era stato tradotto il 9 maggio, dopo aver contratto il Covid proprio in ospedale, al Cardarelli, dove si era recato per una recidiva di un linfoma, curato un anno prima.
Alberto, 53 anni, apprezzato musicista  napoletano, quel suo calvario dentro un container, da solo, in attesa di una autopsia che arriverà solo dopo 40 giorni e una diffida legale, mentre sopraggiunge la paralisi ad una parte del suo corpo e mentre il responso conferma il ritorno del tumore.

Sua moglie sente Alberto per l’ultima volta il 15 luglio, prima che entrasse in coma per poi morire poche ore dopo. Una situazione assurda e straziante.

Alberto Falco è stato per 2 mesi in un container solo, senza cure, semi-paralizzato e in continuo peggioramento, prima di morire.

Un concerto dedicato ad Alberto Falco.

Tanti musicisti, tanti amici , hanno deciso di ricordarlo nell’unico modo che forse gli sarebbe piaciuto: suonando.
I nomi non ci sono tutti, perché dalla nascita dell’idea di questo concerto sino a poche ore fa, ancora giungevano richieste per poter aderire alla pregevole iniziativa e dunque, suonare.
Giacinto Piracci, Gianmarco Volpe, Leonardo De Lorenzo, Dario Guidobaldi, Mario Mazzaro, Luca Roseto, Ergio Valente, Giulio Martino, Ciro Riccardi, Marco Castaldo, Vincenzo Lamagna, Fausto Ferraiuolo, Pasquale De Angelis, Aldo Fucile, Gianfranco Coppola, Marcello Giannini e molti altri che si aggiungeranno fino all’ultimo momento.

Il concerto  PREVISTO PER IL PROSSIMO LUNEDI’ 27 LUGLIO ALLE ORE 21.00 A NAPOLI, NEL CORTILE DEL COMPLESSO MONUMENTALE  DI SAN DOMENICO MAGGIORE vuole ricordarlo e portare all’attenzione dell’opinione pubblica, le assurde circostanze in cui il musicista partenopeo si è ritrovato a vivere gli ultimi mesi di vita e per sostenere per come è possibile la sua famiglia, sua moglie Raffaella Marcantonio e i suoi due figli.

Come ben si può capire, vista ancora l’emergenza Covid che prevede il distanziamento sociale e il rispetto delle norme igienico-sanitarie così come previsto in caso di concerti, i posti a disposizione sono solo 200 e i biglietti sono acquistabili sul sito www.ilpozzoeilpendolo.it

Comperando il biglietto si compirà un gesto di solidarietà non solo verso la famiglia di Alberto Falco ma anche un gesto simbolico verso tutte quelle persone che ogni giorno vivono le stesse assurde vicissitudini subite dal giovane musicista partenopeo.
I biglietti saranno disponibili anche al botteghino il giorno dell’evento.
Un piccolo gesto che, se fatto tutti insieme, diventerà un boato, che rieccheggerà in una notte d’estate, mentre la musica sarà una mano tesa, fin lassù.

 

Simona Stammelluti