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“Davanti ad una mozione di sfiducia che è solo una iperbolica apologia delle mistificazioni propalate dalle opposizioni, non si può tacere. Occorre dire chiaramente come la mozione sia inammissibile giuridicamente e insussistente per i contenuti palesemente non veritieri. Si contesta al presidente Musumeci persino la nomina di un assessore della sua stessa maggioranza. Con eccezionale strabismo, da parte dei Cinquestelle, si condanna l’ingresso della Lega nella Giunta regionale, definendo la nomina di Samonà moralmente inaccettabile, dimenticando invece che gli stessi grillini con la Lega e con Salvini hanno costruito e retto il governo nazionale fino allo scorso anno.

Da poltronisti quali sono, i grillini cosi come i deputati del Pd non hanno titolo per condizionare le prerogative del Presidente della regione che ha avuto anche l’arduo compito di nominare il successore di un’impareggiabile figura quale è stata quella del compianto assessore Sebastiano Tusa. Oggi, nel dibattito parlamentare, si è tentato anche di confondere le acque su un recente sondaggio sulla popolarità del presidente Musumeci, con una miopia politica non si osserva che l’indagine demoscopica riguarda solo le regioni più popolose d’Italia e non tutte. E se qualcuno tira ancora dal cappello la mancata approvazione della riforma del settore dei rifiuti come inefficienza da addebitare a questo governo, occorre far sapere ai siciliani che lo stesso, nonostante l’ottimo lavoro dell’assessore Pierobon, è stato impallinato proprio dai Cinquestelle. Con orgoglio rimandiamo al mittente questa inqualificabile mozione di sfiducia che si poggia sul nulla”.

Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

 

Cinquantaquattro Paesi con un’economia che attualmente rappresenta il 3% del prodotto interno lordo globale ma che, secondo la Banca mondiale, entro il 2030 si attesterà su una crescita costante del 5%. Si tratta dell’Africa, un continente sempre più al centro della strategia dell’Italia grazie al suo dinamismo e alle possibilità che offre: dall’agrifood alle infrastrutture, dalla moda all’energia, i settori in cui il partenariato con l’Italia potrebbe rivelarsi strategico. Di questo si è parlato oggi in occasione del webinar organizzato da Sicindustria, Confindustria Sardegna e Confindustria Toscana, partner di Enterprise Europe Network, insieme con Diacron Group e Kili Partners, su “Emirati Arabi Uniti, mercato locale e polo operativo per i mercati africani”. Una occasione per fare il punto sugli EAU come mercato finale e come polo commerciale per i mercati africani, esaminando le tematiche fiscali e societarie relative all’insediamento locale, il commercio transfrontaliero e alcune considerazioni sulla contrattualistica internazionale e introduce ai prossimi webinar focalizzati su diversi contesti economici dell’Africa.

“L’Italia in generale e la Sicilia in particolare – ha detto in apertura dei lavori Nino Salerno, responsabile dell’Area Internazionalizzazione di Sicindustria – hanno, a due passi, un mercato importantissimo, un luogo di sfide, ma anche di opportunità soprattutto per le imprese che per la leadership tecnologica e il loro know how potrebbero ricoprire un ruolo fondamentale in alcuni settori chiave del made in Italy. Purtroppo, però, le aziende siciliane di queste opportunità hanno finora colto soltanto le briciole e, incredibilmente, le politiche che sono state messe in campo hanno ignorato le possibilità offerte da un territorio a noi così vicino. Oggi abbiamo l’occasione, anche grazie alla rete Enterprise Europe Network di cui siamo partner, e al supporto di Diacron Group e Kili Partners, di mettere le nostre imprese nelle condizioni di valutare eventuali investimenti”.

LA SICILIA CHE PUNTA SULL’AFRICA

Secondo i dati elaborati dall’Agenzia Ice, soltanto nel primo trimestre del 2020 l’export siciliano verso il continente africano sono cresciute del 57,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I settori che hanno fatto registrare un maggiore dinamismo sono: macchinari e apparecchiature (+241%); prodotti chimici (+160.5%); prodotti farmaceutici (+118%); coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (+72%) e articoli in gomma e materie plastiche (+29,5%). In crescita anche le esportazioni dei prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicolura e dei prodotti tessili.

Un trend che fa il paio con i dati nazionali che hanno visto solo nel 2019 lo scambio di merci tra l’Italia e l’Africa toccare quota 19 miliardi e mezzo di euro, il 4,3% del totale del commercio del nostro Paese con il resto del mondo.

“Una mozione errata nella forma e carente. Presentata con la convinzione che non avrebbe sortito alcun effetto. La critica a Musumeci ci sta tutta ed è riassumibile nel non avere voluto cambiare le radici del male, ma in questo istante è solo operazione di marketing per un pugno di like. Ciò nonostante, noi siamo opposizione e quindi abbiamo votato a favore della sfiducia ma con un gesto simbolico espresso dalla presidente Valentina Palmeri. Abbiamo voluto smascherare questa pantomima. Soltanto pensare di far cadere il governo in questo delicato momento di crisi economica significa aver perso il contatto con la realtà e cioè dalle vere necessità di cittadini e imprenditori, ma così non va per niente, bisogna cambiare rotta”. Lo afferma il gruppo di Attiva Sicilia sulla mozione di sfiducia votata oggi all’Ars.

“Dopo l’ultimo concorso che risale al 1991 e i successivi anni scanditi dal blocco delle assunzioni votato dal precedente Governo, anche da chi oggi si permette di sentenziare sul mio operato, rispondo con i fatti: grazie al nostro lavoro bandiremo nuovi concorsi all’interno della Regione Siciliana. Il primo bando partirà in autunno per specifiche figure professionali di cui si ha esigenza, in coerenza con il piano dei fabbisogni che sottolineo è stato da noi fatto per la prima volta. Nel 2021 saranno assegnate altre unità, oltre le 706 assunzioni del  2020 per il potenziamento dei Centri per l’Impiego – si ricorda che l’espletamento è delegato alla Funzione Pubblica. Seguiranno altri bandi, man mano che ci saranno i pensionamenti”.

Così afferma l’Assessore regionale  delle Autonomie locali e della Funzione Pubblica, on. Bernardette Grasso.

“Appena un anno dopo il mio insediamento, abbiamo sbloccato le assunzioni e approvato il piano dei fabbisogni e del personale. Abbiamo riorganizzato gli uffici regionali riducendo le strutture dirigenziali attraverso una mappatura dei processi – continua l’Assessore di Forza Italia. Questi sono fatti. Non ho nessun problema a dire che se non fosse stato per le norme varate dal precedente Governo avremmo potuto assumere molte più unità. Purtroppo, il blocco delle assunzioni e le norme sui prepensionamenti varati dal governo precedente – l.r.  9/2015 art.49, comma 11, che in presenza del prepensionamento, permetteva di assumere nella misura del 10%  dei prepensionati, e successiva l.r. 27/2016 art.16, comma 3, che ha confermato il blocco delle assunzioni tranne che per le stabilizzazioni – ci hanno tagliato le gambe, perché oggi nei fatti, limitano le facoltà  assunzionali. Una cesoia che per nulla dipende da quanto da me svolto in questi due anni e mezzo al Governo. Anzi, al contrario o cercato di porvi rimedio”.

“Infatti, nonostante l’ostacolo normativo introdotto dal precedente Governo  – sottolinea Grasso – con un percorso virtuoso, abbiamo sbloccato il riutilizzo di parte delle risorse assunzionali, grazie alle quali possiamo bandire nuovi concorsi. Tali margini disponibili derivano dai risparmi dei pensionamenti ordinari, con l’effetto che le risorse utilizzabili consentiranno nuove assunzioni, che aumenteranno nel corso degli anni successivi. Per tale motivo rispedisco al mittente certe gratuite illazioni lanciate dai banchi dell’opposizione, specie da chi, nella passata legislatura, ha contribuito a consegnarci un carrozzone disorganizzato. Ad attentare al futuro delle nuove generazioni non siamo noi, bensì le montagne russe del Governo precedente di cui certi miei detrattori sono stati conniventi. Noi abbiamo raccolto le macerie e adesso stiamo ricostruendo”.

“Ricordo qualche dato raggiunto al giro di boa del mio mandato – conclude l’Esponente del Governo. Sblocco dei concorsi dopo oltre 20 anni; semplificazione burocratica che punta al digitale; 14 cantieri di lavoro per riorganizzare la struttura amministrativa regionale; riorganizzazione strategica per avviare le riforme; ridefinizione del C.C.N.L dei dipendenti regionali; ridefinizione dei profili professionali all’interno della P.A.; fine del precariato storico degli Enti Locali e Regione; fondo perequativo da  € 300 milioni per i comuni in difficoltà a seguito della pandemia da Covid-19. legge di riordino della Polizia locale già in commissione; stiamo lavorando alla riforma del Testo Unico degli Enti Locali. Questi sono dati reali, non frutto del caso o dell’improvvisazione. Vorrei ricordare che la riforma della Pa è iniziata con il governo Musumeci, rimettendo ordine, partendo dalle fondamenta di una struttura obsoleta, mediante la mappatura dei processi per rilevare le criticità”.

La polizia di Stato ha smantellato una rete estesa di pedopornografia in 12 regioni italiane con 17 province coinvolte tra cui Agrigento (poi Bari, Foggia, Roma, Monza Brianza, Varese, Cremona, Siena, Palermo, Bologna, Fermo, Ascoli Piceno, Treviso, Chieti, Savona, Imperia e Torino). L’operazione è stata denominata “Pay to see” ed è stata condotta dagli investigatori della polizia postale di Bari e Foggia, coordinati dal Cncpo (Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online e protezione dei minori) del servizio polizia postale e delle comunicazioni. Ogni immagine, videochiamata o chat aveva un costo definito in base a durata e oggetto della comunicazione. Scatti e video pedopornografici venivano scambiati così, come un servizio commerciale qualsiasi, su chat di messaggistica istantanea. Sono state eseguite 21 perquisizioni nei confronti di minori e adulti per il reato di divulgazione di materiale pedopornografico. I provvedimenti sono stati emessi dal sostituto procuratore Curione e dal sostituto procuratore Plotino, rispettivamente della Procura della Repubblica presso il Tribunale e della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bari.
Indagine è stata avviata dopo una segnalazione fatta dai genitori di un’adolescente che, insospettiti dall’intenso utilizzo di alcuni social network da parte della figlia, hanno notato sul suo telefono la presenza di una chat in cui inviava immagini sessualmente esplicite. I genitori si sono rivolti agli investigatori della polizia postale di Foggia, i quali, dopo accertamenti sul dispositivo telefonico della minore, hanno accertato “la presenza di una chat su una nota piattaforma social, al cui interno si rinveniva una sorta di listino prezzi per prestazioni di carattere sessuale on line, con tariffe differenziate a seconda delle richieste”.

Sono 200 i tunisini imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle dove arriveranno in serata. All’hotspot di Lampedusa restano intanto più di 400 persone. Dopo i 67 migranti che, fra la notte e l’alba, con 4 barchini, sono arrivati direttamente sulla terraferma, gli sbarchi non si sono fermati: altri 83 tunisini, su più imbarcazioni, sono stati soccorsi dalle motovedette della Guardia costiera.

La Prefettura di Agrigento è ancora al lavoro per cercare nuove e ulteriori strutture dove collocare i migranti che affollano l’hotspot dove si è arrivati a toccare la quota di oltre 600 presenze.

“Sono lieto che la sentenza emessa dal tribunale di Messina riconosca il buon lavoro svolto dalla procura di Messina negli scorsi anni, cosa della quale non ho mai dubitato e che ho evidenziato anche in sede di votazione in commissione Antimafia dell’Ars.

Non sempre un’indagine, nonostante gli sforzi profusi, porta al risultato desiderato, ossia all’individuazione e alla condanna dei colpevoli. Spero vivamente che un giorno si riesca a fare completa chiarezza sull’attentato Antoci, al fine di assicurare alla giustizia mandanti ed esecutori”. Lo afferma il deputato M5S all’Ars, Antonio De Luca.

“A seguito di alcune notizie apparse in questi giorni sulla stampa provinciale, peraltro capziose, per fare chiarezza ed onore di verità ho il dovere di precisare alcune inesattezze che sono emerse”.

A parlare è il Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Asp di Agrigento, dott. Giuseppe Caramanno, nonché primario di Emodinamica e Cardiologia dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Il Dott. Caramanno prosegue: “L’unità operativa di Cardiologia di Canicattì continua a svolgere la propria funzione grazie al contributo determinante dei medici di Agrigento e Sciacca che si stanno sacrificando non poco, per assicurare un servizio agli utenti di Canicattì e del suo hinterland; purtroppo devo contastare che se si è giunti a questa situazione di grave carenza di organico, si ha una ragionevole certezza del fatto che il dott. Luciano Sutera Sardo, primario ff della Cardiologia di Canicattì poco o nulla ha messo in atto per trattenere nel proprio reparto almeno quattro medici; uno si trova in via provvisoria all’ospedale di Licata; un altro è andato in pensione il prima possibile; gli altri due medici, hanno preferito trasferirsi nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Caltanissetta in quanto i rapporti con il primario ff non erano proprio idilliaci”.

“Recentemente – continua Caramanno – si è concluso il concorso per 12 posti di cardiologi nell’ambito dell’ASP di Agrigento; ebbene i tre posti della Cardiologia di Canicattì sono rimasti vacanti, nonostante 26 medici idonei. Perché nessuno vuole accettare un posto di ruolo nel suddetto reparto? A questa domanda dovrebbe rispondere il dott. Sutera Sardo.

La scorsa settimana il Sutera è stato assente dal reparto per 5 gg per motivi familiari e contemporaneamente un altro medico è stato in ferie per 6 gg. per cui pur rimanendo 2 medici titolari in servizio, non posso non significare che la loro assenza è stata ampiamente colmata e non senza difficoltà dal personale medico degli ospedali di Agrigento e Sciacca” il quale con grande spirito di abnegazione e con turni massacranti, ha assicurato la presenza costante in un reparto delicato come quello della Cardiologia”.

“Per quanto mi riguarda – conclude il Dott. Caramanno – questa è l’amara situazione che si è venuta a creare all’interno della Cardiologia dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì. Ovviamente dispiace leggere certe dichiarazioni che sono in netto contrasto con la sacrosanta verità. Senza nulla togliere ai colleghi di Canicattì, che peraltro avranno una settimana di ferie nel mese di Agosto, non si può far finta di nulla e far passare inosservato il grande lavoro che stanno compiendo altrettanto i colleghi di Agrigento e di Sciacca”.

Un investimento da 2,5 milioni di euro per attrezzare le spiagge libere di 126 Comuni siciliani con misure per favorire il distanziamento interpersonale e scongiurare il contagio fra i bagnanti. E’ quanto deliberato dal governo Musumeci, nell’ambito di misure anti-Covid 19 e del contestuale rilancio delle attività turistico-ricreative nell’Isola.

L’atto, proposto dagli assessorati all’Ambiente e alla Salute e che prevede la collaborazione dell’Anci Sicilia (come è noto spetta istituzionalmente ai Comuni un servizio di vigilanza con presenza di bagnini di salvataggio e vigilanza ), punta a dare un nuovo look alle spiagge pubbliche dotandole di nuovi servizi e dei protocolli necessari per evitare il contagio anche durante le ore di relax.

Nelle spiagge libere siciliane, oltre alla fornitura di dpi per il personale addetto all’assistenza dei bagnanti, faranno così la loro comparsa i kit di sanificazione, una cartellonistica informativa con tutte le norme anti contagio, ma anche i segnaposto per aiutare a rispettare la distanza tra gli ombrelloni.

Ma c’è di più: tra i nuovi servizi, infatti, sono previsti i percorsi dedicati all’accessibilità al mare per i diversamente abili, la videosorveglianza e l’implimento dei controlli delle spiagge da parte della polizia locale mediante un fondo che verrà destinato all’integrazione oraria.

Il progetto è finanziato attraverso le risorse della Protezione civile siciliana previste per l’emergenza Coronavirus; le attività, infatti, prevedono anche il coinvolgimento attivo dei volontari del dipartimento regionale e prenderanno il via a breve.

“Impegno preso e mantenuto – dice l’assessore regionale all’Ambiente, Toto Cordaro – anche con riferimento al contributo economico ai Comuni costieri della Sicilia per la gestione delle spiagge libere in tempo di Covid. Abbiamo operato con l’Anci regionale, consapevoli della centralità del ruolo della Regione e della serietà delle azioni che ha portato e continuare a portare avanti il governo Musumeci nell’interesse esclusivo dei siciliani”.

“Appena tre mesi fa, in pieno lockdown – ricorda l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza – immaginare una stagione balneare era ambizioso, se non addirittura impossibile. Oggi, grazie alle misure di contrasto al virus adottate dal presidente Musumeci, la Sicilia viene percepita come un territorio sicuro, ma occorre sempre mantenere alta la guardia per non vanificare quanto fatto da tutti nei momenti più difficili dell’emergenza. Questo progetto completa, di fatto, il percorso avviato con il protocollo turistico-sanitario Sicilia SiCura, puntando a una accessibilità alle spiagge libere che deve essere comunque associata al rispetto delle regole”.

Continuano i casi in Provincia di Agrigento di veicoli pesanti che durante il controllo di pattuglia della Polizia Stradale vengono ritrovati con la manomissione dell’impianto antinquinamento e l’illecita installazione di un dispositivo elettronico di emulazione che consente al proprietario del veicolo di eludere la normativa europea, risparmiando sul costo dell’additivo ADBLUE, idoneo a limitare al massimo le emissioni di biossido d’azoto del motori diesel.

Nell’ultimo mese sono ben 8 i casi accertati e sanzionati.

All’apparenza i veicoli controllati rispettavano la normativa vigente, ma di fatto questa veniva totalmente elusa in quanto, tramite la centralina elettronica abusivamente apposta, veniva inibito il funzionamento di miscelazione dell’additivo AdBlue, oggi obbligatorio, provocando emissioni dei gas di scarico ben oltre la soglia consentita a livello europeo.

A seguito del ritrovamento dei vari congegni, differenti tra loro ma tutti adeguati alla finalità di cui sopra, i diversi conducenti sono stati sanzionati per le violazioni di cui all’art. 78 del Codice della Strada (alterazione delle caratteristiche tecniche costruttive del veicolo) di cui all’art.71 (emissioni inquinanti non conformi) di cui all’art.79 (inefficienza del dispositivo diagnostico di bordo del veicolo), per un totale di circa 600 euro.

I dispositivi elettronici sono stati di volta in volta rimossi e sequestrati, mentre le carte di circolazione dei veicoli sono state ritirate. I mezzo pesanti per poter nuovamente circolare, pertanto, dovrà essere sottoposti a visita di revisione presso la Motorizzazione Civile, dopo il ripristino della regolarità dell’impianto antinquinamento.

Nei giorni scorsi veniva, altresì, sanzionato un mezzo adibito al trasporto alimentare. Gli operatori accertavano durante il controllo che i prodotti lattiero caseari trasportati (formaggi vari e mozzarelle) erano privi di tracciabilità. Con il supporto di medici dell’Asp di Agrigento, i prodotti (per un totale di circa 35kg) venivano sequestrati per la distruzione ed al conducente del veicolo venivano irrogate sanzioni amministrative per un totale di circa 3500 euro.