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Il tribunale di Palermo ha condannato, per peculato continuato, cinque imputati, tutti ex deputati regionali, nel processo per le cosiddette spese pazze dell’Assemblea regionale siciliana fra cui Salvo Pogliese, attuale sindaco di Catania, condannato a 4 anni e 3 mesi. Pogliese rischia la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. Unico assolto Giambattista Bufardeci.
Gli imputati sono accusati di aver utilizzato fondi dei gruppi parlamentari, di cui erano ai vertici, in maniera impropria.

Sono stati condannati: Giulia Adamo a 3 anni e sei mesi, Cataldo Fiorenza a 3 anni e 8 mesi. Rudy Maira a 4 anni e sei mesi, Livio Marrocco a 3 anni. Le somme contestate sono per Adamo 11.221 euro, per Fiorenza 16.220, per Maira 82.023, per Marrocco, 3961, per Pogliese 75,389. Ai condannati, tranne Maira, sono state concesse le attenuanti generiche. Il tribunale ha interdetto Pogliese e Maira in perpetuo dai pubblici uffici e Marrocco e Fiorenza per due anni e 6 mesi. I giudici hanno inoltre dichiarato l’estinzione di rapporti di lavoro o di impiego di Maira e Pogliese nei confronti di amministrazioni o enti pubblici.

A seguito della presentazione della candidatura a sindaco di Agrigento da parte di Marco Zambuto, giunge il sostegno dell’Udc. Il coordinatore politico regionale dei centristi, Decio Terrana, e la parlamentare all’Ars Margherita La Rocca Ruvolo, affermano: “Accogliamo con entusiasmo e determinazione l’appello lanciato da Marco Zambuto e condividiamo la sua proposta di candidatura a sindaco di Agrigento in occasione delle prossime elezioni Amministrative del 4 e 5 ottobre. Nutriamo fiducia e stima nella persona, sia sotto il profilo prettamente politico e amministrativo, sia per le capacità di ascolto e di attenzione alle istanze provenienti dal territorio e per le doti umane dimostrate. Saremo impegnati in campagna elettorale con candidati al consiglio comunale qualificati e determinati a garantire il successo della candidatura di Marco Zambuto, consapevoli che rappresenti la migliore proposta di governo per la città di Agrigento”.

Rosalba Cimino, parlamentare del Movimento 5 Stelle, annuncia il suo passaggio alla VII Commissione – Cultura, Scienza e Istruzione, dopo l’attività nella Commissione Agricoltura e Pesca. «Lascio la commissione Agricoltura per iniziare questo nuovo percorso, sicura di poter dare il mio contributo, partecipando attivamente ai lavori». Come fatto già durante questi anni di lavoro, il deputato punterà ancora una volta sulla Sicilia, mirando alla valorizzazione del potenziale culturale che possiede l’isola: «In Sicilia abbiamo grandi risorse dal punto di vista culturale ma molto spesso queste non vengono valorizzate a dovere. Io arrivo dalla provincia che ha dato i natali a Pirandello, Camilleri e Sciascia – spiega Cimino – dobbiamo fare tesoro della loro storia e del loro impegno cercando di rendere i nostri territori accoglienti a chi vuole conoscere e approfondire l’identità culturale di queste pietre miliari della letteratura recente».

Nel suo lavoro, Rosalba Cimino, punterà quindi a sviluppare e far crescere una nuova idea di cultura anche in Sicilia, puntando sul grande potenziale che l’isola possiede: «Ogni angolo della nostra terra ha qualcosa da raccontare, metterò il mio impegno per sostenere iniziative e manifestazioni culturali e per rilanciare il territorio sotto questo punto di vista, sicura della grande importanza che hanno temi come quello della cultura e dell’istruzione».

Erano stati ritenuti non meritevoli di progressione economica orizzontale da parte del proprio dirigente: nove lavoratori dell’Azienda sanitaria di Agrigento, assistiti dalla Cisl Fp, potranno adesso accedere alle somme a cui avevano diritto.

Nei giorni scorsi il direttore generale facente funzioni Alessandro Mazzara ha infatti firmato un’integrazione alle graduatorie concernenti le progressioni economiche orizzontali, inserendo alcuni lavoratori in servizio al “San Giovanni di Dio” che si erano in una prima fase visti negare l’accesso alle risorse a causa di una valutazione bassa da parte del proprio dirigente.

Gli operatori, quindi, assistiti dalla Cisl Fp, hanno proposto ricorso e ottenuto ragione dinnanzi alla commissione paritetica, che ha riconosciuto loro un punteggio di 28 trentesimi consentendogli quindi di ottenere gli importi previsti.

“Eravamo certi della bontà del lavoro svolto da questi dipendenti e dell’esito positivo del ricorso – commentano il segretario generale della Cisl Fp delle province di Agrigento, Caltanisseta ed Enna Salvatore Parello, il coordinatore regionale delle professioni sanitarie Alessandro Farruggia e il responsabile del Dipartimento Sanità pubblica e privata, Giovanni Farruggia -. Allo stesso modo, comunque, rammentiamo alla governance dell’Azienda l’impegno preso da parte dell’ex manager Santonocito di provvedere, dopo le stabilizzazioni ai sensi della legge Madia, anche alle progressioni verticali di tutto il personale dipendente”

Cambiano nome, simbolo e prospettive di Ora Sicilia. Il gruppo parlamentare, costituito nel giugno del 2019 all’Assemblea Regionale Siciliana, si trasforma in partito. Da oggi avrà la nuova denominazione “ORA-Sicilia al centro” e un simbolo, che mantiene la sua identità cromatica originaria, rivisitato in alcune parti. «La scelta di rinnovare i due principali elementi espressivi del nostro “brand” – spiega il capogruppo di Ora Sicilia, Luigi Genovese – è finalizzata a fotografare il salto evolutivo di un soggetto politico che, ad un anno dalla sua nascita, da gruppo parlamentare si trasforma in un partito che nel panorama politico regionale mira a rappresentare quel centro moderato che oggi, anche a livello nazionale, è stato relegato ai margini, nonostante la crescita esponenziale della domanda di moderazione, dopo quasi un decennio scandito dall’exploit di vecchie e nuove forme di populismo. Nella nuova denominazione – spiega Genovese – la frase “Sicilia al centro” è stata scelta per esplicitare la duplice natura di questo progetto: regionalista e moderata.

In queste settimane, insieme ai colleghi Lantieri, Lentini e Ternullo, e con il prezioso contributo dei nostri staff, abbiamo redatto lo statuto e contestualmente individuato una segreteria regionale al centro di Palermo. I prossimi step – prosegue il deputato regionale – prevedono l’eventuale rimodulazione dei ruoli all’interno del gruppo parlamentare e ancora l’ufficializzazione del segretario regionale, dei due vice-segretari e di tutti gli altri organi del partito, all’interno dei quali riserveremo uno spazio molto significativo destinato ai giovani, nel quadro di un processo di ramificazione ed espansione su tutto il territorio regionale che solidificheremo attraverso la nomina di coordinatori provinciali, comunali e di municipalità in tutta la Sicilia. Presenteremo ufficialmente il nostro progetto dopo l’estate, nel corso di una convention organizzata a questo scopo. Quanto alle elezioni amministrative in calendario il prossimo autunno, anticipo che saremo presenti in alcuni comuni con il nostro simbolo e con le nostre idee».

 

La consigliere comunale in carica a Raffadali, Elina Rampello, si candida a sindaco con la Lega alle prossime elezioni Amministrative del 4 e 5 ottobre. In proposito interviene l’europarlamentare e responsabile della Lega per le prossime elezioni Amministrative della provincia di Agrigento, Annalisa Tardino, che commenta: “Con la candidatura a sindaco di Elina Rampello diamo ufficialmente il via al processo di cambiamento voluto dalla Lega per la provincia di Agrigento. Vogliamo dare alla provincia volti nuovi, e iniziamo proprio da Raffadali, dove a rompere gli schemi tradizionali è una giovane consigliera di 32 anni, che si è fatta notare in questa ultima legislatura per le tante battaglie condotte in controtendenza rispetto ai soliti modelli politici e che con tenacia si propone di inaugurare una nuova stagione per la sua città”.

Ispettori della Guardia Costiera, specializzati in sicurezza della navigazione, hanno sottoposto la nave “Ocean Viking”, di bandiera norvegese e operante per conto dell’organizzazione non governativa SOS Mediterranee, a un’ispezione per verificare l’ottemperanza alle norme in materia di sicurezza della navigazione, protezione dell’ambiente e tutela del personale navigante. La nave, ormeggiata nel porto di Porto Empedocle, è attraccata nei giorni scorsi dopo il periodo di quarantena successivo al trasferimento sulla nave Moby Zazà dei migranti presenti a bordo. Ebbene, l’ispezione ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza dell’unità e dell’equipaggio ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza ai migranti svolto dalla nave, così come alcune violazioni alle normative a tutela dell’ambiente marino. Dunque la nave è stata sottoposta a fermo amministrativo che permarrà fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva e, per alcune di esse, sarà necessario l’intervento dello Stato di bandiera che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione nazionale.

Giovanni Busciglio, padre di Vincenzo Busciglio, il giovane di 23 anni ucciso a coltellate ad Alessandria della Rocca il 12 marzo del 2019, ha scritto e diffuso una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In particolare, Giovanni Busciglio pone all’attenzione del Capo dello Stato alcune questioni di carattere tecnico – giudiziarie, con conseguenti implicazioni umane e di sofferenza a carico della famiglia Busciglio.

Vincenzo Busciglio

“Sono Giovanni Busciglio padre di Vincenzo che a soli 23 anni è stato colpito da plurime coltellate alla schiena ed è morto. Prima di spirare ha invocato aiuto dicendomi l’identità dell’accoltellatore. Il suo nome è Pietro Leto coetaneo che vive a pochi metri dalla nostra abitazione; da quel giorno è in custodia cautelare.

Mio figlio ha lottato in vita per guarire da un neuroblastoma. Era rinato, poi è stato ucciso senza apparente motivo accoltellato e dal 12.03.2019 a casa nostra non si vive, si è persa la serenità. Non ho inteso vendicarmi ma affidarmi alla Legge.

Ho atteso la conclusioni delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Sciacca che ha subito arrestato l’imputato ed ha impiegato 8 mesi per acquisire il risultato dell’autopsia. Il documento che ha certificato la causa della morte qui trascritta letteralmente riporta: “i dati del! ‘esame necroscopico documentano che la morte di Bus ciglio Vincenzo è attribuibile a shock emorragico conseguente a lesioni da arma bianca e lacerazioni d’organi interni. L’emorragia che di fatto ha determinato lo stato di shock è conseguente alla lacerazione della aorta a livello addominale”.

Ho atteso paziente il giorno della requisitoria, in venti minuti, il Pubblico ministero ha chiesto la condanna ad anni 14 per omicidio volontario. Ho capito che mio figlio per la giustizia è un fascicolo il n. 475/2019 del Registro generale.

In Vincenzo ho riposto le speranze di una vita scandita dalla sveglia che puntuale alle 4 e mezza del mattino mi orienta nella giornata di operaio. Ho curato Vincenzo grazie al professore Aricò che amorevolmente ha ridato la speranza alla nostra famiglia quando le tenebre si addensavano. Ho capito così l’esistenza di uomini di scienza e dei sentimenti di solidarietà, Vincenzo è ritornato guarito dopo 5 anni. Dio lo ha chiamato alla casa del Padre stroncato non dalla malattia ma dalla violenza gratuita di un giovane compaesano.

Oggi non riesco a capire le ragioni di non contestare, da parte del Sostituto procuratore di Sciacca, dott.ssa Griffo, l’aggravante ai fini del trattamento sanzionatorio dell’uso dell’arma o il capo ulteriore di imputazione di porto abusivo in luogo pubblico del coltello o dell’arma bianca. Alla udienza del 29.06.2020, susseguente la requisitoria, ho udito la tesi del Pubblico Ministero secondo la quale “non essendo stata ritrovata l’arma” non intende contestare il capo di imputazione, sollecitato dai miei avvocati. Ed allora domando: Vincenzo come è stato ucciso, come si è procurato la ferita dietro la schiena e nell’addome? Eppure non è accettabile adeguarsi al silenzio di chi non dice di aver visto; erano le 19.50 ed Alessandria della Rocca è un paese piccolo dove tutti conoscono l’altro. Le telecamere della zona sono state segnalate ma nessuno ha estrapolato le immagini. La famiglia dell’imputato non ha mai chiesto scusa ed il giovane non ha mai mostrato pentimento.

Ho capito che la vita di mio Figlio vale poco, perché non è figlio di genitori importanti e neanche ricchi. Io da Padre non intendo rassegnarmi, mio Figlio secondo il medico legale del p.m. che ha impiegato troppi mesi per depositare la consulenza, è morto per mano di un coltello. L’arma anche se non ritrovata è il mezzo della morte atroce. Non accetto la tesi giuridica di non contestare l’uso dell’arma perché non è stata sequestrata. Ho chiesto ai Carabinieri di Alessandria della Rocca, diretti dal Capitano Dente, di cercare l’arma in alcuni luoghi indicati.

La paura del virus non può penalizzare la domanda di Giustizia, la circostanza di non ritenere la disperazione di una Famiglia pari al Covid, che ha mietuto vittime, infonde poca fiducia sull’attenzione riservata al Figlio di un cittadino forse colpevole di non avere una famiglia potente, ricca, certamente piena di dignità e senso di civiltà. Siamo stati lasciati soli al nostro destino. L’Amministrazione Comunale non si è costituita parte civile. Io sono certo che una pena di 14 anni se dovesse essere accolta porterebbe fra dieci anni il giovane, vicino di casa, libero in paese e potrà passare dai luoghi del delitto.

L’indifferenza che circonda il delitto di un Figlio di Alessandria della Rocca mi addolora ed è per questo che rivolgo l’appello a Voi Istituzioni, preposte al controllo di legalità e giustizia, per chiederVi se un Figlio di operaio, cittadino italiano, senza padrini possa morire due volte la prima per mano dell’omicida la seconda per l’indifferenza dello Stato e degli Organi deputati all’Amministrazione della Giustizia e della Cosa pubblica.

A Lei Signor Presidente Mattarella mi rivolgo deferente e segnalo da siciliano che ha conosciuto il dolore di estrarre il cadavere di un familiare crivellato da colpi. Io ho visto morire tra le mie braccia mio Figlio, il quale mi ha detto prima di morire: “Pietro Leto m’ accutiddrò”. Ed io sono morto con Lui, oggi la Giustizia sta celebrando il De profundis.

Volevo Signor Presidente della Repubblica, con rispetto, rappresentare il senso della mia sofferenza, della mia angoscia e preoccupazione per il gravissimo ed insuperabile lutto subito e per ciò che sto quotidianamente vivendo nel post mortem del mio amato Vincenzo, con mia moglie Antonia e le mie Figlie Sonia ed Aurora che non riescono a darsi pace. Mi congedo con riguardo e reverenza.

Sig. Giovanni Busciglio

La Corte dei Conti di Sicilia, in Appello, ha assolto l’ex presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi, e i funzionari Ignazio Gennaro e Giuseppina Micciché, dall’imputazione di aver provocato un danno all’Erario a seguito di alcune spese di rappresentanza sostenute da D’Orsi e autorizzate da Gennaro e Miccichè per le quali è già intervenuta l’assoluzione in sede penale. In particolare, in sede penale i giudici non hanno condiviso la tesi dell’accusa secondo cui gli acquisti oggetto dell’incriminazione non sarebbero rientrati tra le spese di rappresentanza. Adesso la tesi è stata condivisa e sancita in sede contabile.

I FATTI

Nel 2014, la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, accogliendo parzialmente le istanze della Procura, aveva condannato in primo grado l’ex Presidente della Provincia regionale (oggi “Libero Consorzio Comunale di Agrigento di Agrigento”), prof.  Eugenio Benedetto D’Orsi, il vice segretario della Provincia, dott. Ignazio Gennaro e la funzionaria sig.ra Giuseppina Miccichè al pagamento, rispettivamente, di € 24.127,72, € 11.224,74 ed € 837,33, a titolo di risarcimento per varie partite di danno arrecate all’Ente, derivanti da presunti indebiti rimborsi di spese per cene e pranzi ed altre varie spese di rappresentanza che, secondo il Giudice di primo grado, non apparivano riconducibili ad attività istituzionali né supportati da congrue motivazioni.

Avverso la superiore sentenza, proponevano distinti appelli il prof. D’Orsi, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, il vice segretario Gennaro e la funzionaria Miccichè, rispettivamente assistiti dagli Avv.ti Alessandro Dagnino e Antonino Gaziano, contestando le statuizioni di condanna emesse a loro carico dal Giudice di primo grado ed evidenziando, tra l’altro, che i medesimi fatti contestati dalla Procura in sede di giudizio contabile costituivano oggetto anche di procedimenti penali, al tempo ancora pendenti con riferimento alle posizioni del prof. D’Orsi e del dott. Gennaro; ragion per cui, il giudizio d’appello pendente dinanzi alla Corte dei Conti veniva sospeso in attesa della definizione, con sentenze passate in giudicato, dei procedimenti penali pendenti, consideratane l’essenziale rilevanza nell’ambito del giudizio di responsabilità amministrativa per danno erariale dinanzi al giudice contabile.

Una volta tutti definitivamente prosciolti in sede penale con sentenze pienamente assolutorie, gli appellanti presentavano, allora, per il tramite dei rispettivi legali, rituale istanza di prosecuzione della trattazione dei giudizi contabili nel frattempo riuniti.

In particolare, i legali Rubino, Gaziano e Dagnino ribadivano la totale coincidenza tra i fatti materiali oggetto del complessivo e favorevole vaglio da parte del Giudice penale e quelli contestati dalla Procura della Corte dei Conti, ragion per cui le statuizioni di condanna al risarcimento dei danni in favore della ex Provincia regionale di Agrigento emesse in primo grado a carico degli appellanti dovevano essere integralmente riformate.

Il Collegio Giudicante, preso atto del tenore delle sentenze che avevano definitivamente prosciolto, “perché i fatti non sussistono”, il D’Orsi, il Gennaro e la Miccichè da tutte le imputazioni loro contestate e concernenti i medesimi fatti materiali oggetto del giudizio di responsabilità amministrativa, in osservanza dell’art. 652 del c.p.p., disciplinante “l’efficacia della sentenza penale d’assoluzione nel giudizio civile od amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno”, ha accolto gli appelli riuniti ed ha annullato le statuizioni di condanna rese in primo grado.

Con la medesima pronuncia, inoltre, la Corte dei Conti ha condannato il Libero Consorzio Comunale (ex Provincia regionale) di Agrigento al pagamento delle spese di difesa sostenute dagli  appellanti per entrambi i gradi di giudizio e liquidate nelle misure di complessivi: € 2.500,00, in favore del prof. D’Orsi, € 2.000,00, in favore del Gennaro, € 1.500,00, in favore della Miccichè, tutti da maggiorarsi degli accessori di legge (spese generali, I.V.A. e C.P.A).

Continua il lavoro dell’assessorato Agricoltura della Regione Siciliana sullo sblocco dei pagamenti del Psr, da parte dell’organismo pagatore nazionale Agea, a favore degli agricoltori siciliani. Nel solo mese di giugno sono stati erogati, infatti, oltre 32 milioni di euro a 3.339 aziende agricole siciliane, a valere sulle Misure agroambientali. Ne dà notizia l’assessore regionale per l’Agricoltura Edy Bandiera.
«Al momento dell’insediamo del governo Musumeci – sottolinea – la cifra erogata era di 348 milioni di euro, con questi ulteriori 32 milioni, siamo alle soglie del miliardo di euro di somme effettivamente pagate alle aziende agricole».
Per quanto attiene il report di giugno, i 32 milioni di euro di finanziamenti erogati riguardano, nello specifico, le Misure 10 e 11, ovvero i “Pagamenti agro-climatico-ambientali” a sostegno delle pratiche agricole a basso impatto ambientale, atte a preservare il suolo e migliorare la fertilità dei terreni e il mantenimento dell’agricoltura biologica, strategica per la tutela dell’ambiente e la salute dei consumatori.