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Un violento temporale si è abbattuto sulla città di Palermo che in queste ore è sommersa dall’acqua, con sottopassi e strade completamente allagate, con rilevanti problemi alla circolazione stradale.

Tanti i disagi, per un temporale estivo e alcuni automobilisti hanno avuto bisogno di essere soccorsi sulla circonvallazione e in Via Imera, dopo essersi impantanati in pozzanghere fuori portata e dopo essersi sentiti male. Per una ragazza è stato necessario l’intervento dei sommozzatori, per salvarla. Molte persone hanno abbandonato le proprie auto e hanno provato a mettersi in salvo “nuotando”, quasi.

Tante le segnalazioni ai Vigili del Fuoco per richieste di intervento, durante il violento acquazzone, anche a causa di grondaie pericolanti oltre ad allagamenti di abitazioni e di garage.

Non si registravano da oltre 200 anni, tanti millimetri d’acqua che oggi hanno toccato i  79,4 e che rappresentano un vero e proprio record per la città di Palermo, nel mese di luglio.

Anche nella provincia, a Partinico, Capaci e Carini le strade sono al momento allagate.

ULTIM’ORA: Tanti i dispersi rimasti intrappolati  all’interno della propria vettura, investita della bomba d’acqua che ha colpito la città di Palermo soprattutto nel sottopasso di viale della Regione.  Sul posto al momento i sommozzatori dei vigili del fuoco che stanno intervenendo

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La mail della nostra redazione, così come quelle di tantissime altre testate giornalistiche, sono state invase da ieri pomeriggio da una serie innumerevole di comunicati stampa da parte dell’avvocatessa Daniela Principato, difensore in una quarantina di processi che riguardano il suo assistito, l’avvocato in stato di semilibertà Giuseppe Arnone.

Alcuni di questi (comunicati) sono a dir poco deliranti. In una frenetica comunicazione l’avvocatessa Principato diffida i giornalisti a pubblicare notizie che riguardano il suo assistito; in un’altra comunicazione “suggerisce” e propone ai giornalisti due articoli, uno dei quali, a nostra scelta (e la ringraziamo…), dovrà essere pubblicato. In un’altra comunicazione (e ci fermiamo) minaccia di segnalare gli “scolaretti cattivi” all’Ordine dei Giornalisti per eventuali calcetti nel sederino, giusti provvedimenti del caso in questione.

Ovviamente ci rifiutiamo categoricamente di commentare quanto di incommentabile è stato scritto dalla Principato (nutriamo seri dubbi che pensieri e parole siano farina del suo sacco perché li espone in perfetta armonia di “arnoniana” memoria). Però, c’è la sua firma, e noi ci crediamo; così è contenta lei e siamo contenti tutti noi. Trallalleru trallallà!

Vogliamo soffermarci, però, su un aspetto. Quando l’avvocatessa Principato minaccia i giornalisti di metterli in castigo presso il nostro superiore Ordine, farebbe meglio, a nostro modo di vedere, a riservare attenzioni particolari presso il suo superiore Ordine, che è quello degli Avvocati di Agrigento, di Palermo, della Sicilia e anche quello Nazionale; o comunque attenzionare al Consiglio di Disciplina degli Avvocati, regionale e nazionale, le stranissime e contraddittorie situazioni che accadono ad Agrigento. Ordini, questi, chiusi in un imbarazzante e disarmante silenzio per fatti che sto per elencarle.

Accade ad Agrigento, infatti, che una persona in stato di semilibertà, quale è il suo assistito, passi le notti in una cella del carcere Petrusa di Agrigento per scontare una pena, in quanto fuorilegge; il giorno seguente, quando comincia a sorgere il sole, il suo assistito, esce dal carcere, indossa una toga e va a rappresentare “la legge” presso le aule non solo del Tribunale di Agrigento, ma anche di altri Tribunali.

Per lei tutto ciò è normale? Siamo certi che ciò che accade con il suo assistito non la impressiona minimamente.

Non sono per nulla meravigliato se fatti del genere non la scalfiscono minimamente. Provo tristezza, però, su quell’assordante silenzio di cui le ho parlato sopra.

N.B. Principato, non si permetta MAI più, ripeto MAI più, di inviare nelle mail delle redazioni giornalistiche gli strali che è stata capace anche di pensare. O, almeno, nella mia redazione giornalistica. Vada a fare la maestrina con altri soggetti.

Il sottoscritto, nella qualità di Direttore Responsabile, non pubblicherà mai i sogni mostruosamente proibiti (eufemismo) del suo assistito.

Due dipendenti Eni che hanno lavorato in Iraq, per conto della raffineria di Gela sono deceduti entrambi a distanza di due giorni.

Si tratta di Gianfranco Di Natale, 36 anni e di Filippo Russello di anni 45.

Dopo la morte di Di Natale, deceduto dopo un mese di ricovero all’Ismett, i magistrati, su denuncia da parte della moglie, hanno disposto un’autopsia.

In tale denuncia la moglie ha riferito che oltre al marito ci sono stati altri casi di dipendenti che sono deceduti dopo essere stati all’estero, come quella di Filippo Russello, collega del Di Natale.

Di Natale aveva avuto un arresto cardiaco mentre si trovava a Vittoria insieme alla sua famiglia e subito fu trasferito all’Ismett di Palermo nel reparto di terapia intensiva. La diagnosi dei medici fu quella di un infiammazione del cuore.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Giorgia Righi, cerca di risalire all’origine di quell’infezione.

Proprio due giorni prima della morte del Di Natale, venne a mancare anche il suo collega Filippo Russello, anche lui dipendente Eni e anche lui era stato in Iraq. Stroncato da un infarto mentre era sulla sua bicicletta sulla SS115 che collega Gela a Licata.

In un primo momento il caso di Russello fu archiviato ma quando la famiglia ha appreso l’accaduto all’altro collega ha deciso di presentare denuncia per avere luce sulle cause esatte del decesso del loro caro.

La procura di Gela sta ancora decidendo se disporre l’autopsia.

La cartella clinica di Di Natale è stata posta sotto sequestro nell’attesa dell’autopsia. Al momento viene esclusa l’ipotesi di malasanità ma tutte le piste rimangono aperte.

Ricordiamo che proprio a settembre nella raffineria di Gela i dipendenti da 1.200 sono passati a 400, i rimanenti sono stati destinati in altre strutture Eni anche all’estero.

I due dipendenti deceduti, Russello e Di Natale avevano scelto di andare in Iraq.

Ciò porta ad avere dei dubbi sulle cause del decesso in quanto troppe coincidenze portano a pensare che ci sia qualche collegamento e quindi si tratti di strane morti sulle quali si è deciso di indagare più a fondo.

 

 


PALERMO- Un secolo di storia dell’arte in una selezione di opere tra le più rappresentative. La mostra “Novecento italiano. Una storia”, che da oggi al 31 agosto 2017 è aperta nella sala Duca di Montalto di Palazzo dei Normanni, offre un percorso onnicomprensivo su un secolo ricco di fermenti, movimenti, sperimentazioni e innovazioni, spiega Maria Teresa Benedetti – è una mostra da leggere attraverso la singolarità delle opere esposte, di una qualità che definirei sorprendente e vogliamo che questa sia riconosciuta a livello internazionale.”
In un percorso ordinato cronologicamente accompagneranno i cittadini lungo tutta l’esposizione. Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi, Mario Mafai, Franco Gentilini fino a giungere al realismo di Renato Guttuso con cui si conclude la prima parte della mostra, e il cui celebre affresco La Vucciria spicca per dimensioni e per valore culturale tra le altre opere. Su tale affresco, Maria Teresa Benedetti, curatrice dell’evento, in occasione della conferenza stampa di questa mattina a Palazzo Reale, ha spiegato: “La Vucciria di Guttuso si deve vedere, ed è un quadro che mi ha sorpreso in qualche modo proprio per la fissità di natura fotografica, attraverso il quale l’autore è riuscito a restituire una perfetta immagine del mercato palermitano ed è una posa ferma, che si discosta dalle altre opere di Guttuso. Abbiamo allora pensato di sceglierlo in quanto un omaggio alla memoria, a una storia che non ha una dimensione temporale, ma è piuttosto antistorica, e ha bisogno di essere fissata nel tempo”.

La mostra ospitata nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale presenta un racconto che non ha la pretesa di essere esaustivo, ma vuole mostrare la grandezza del nostro patrimonio creativo attraverso un viaggio in cui ogni tappa è una storia esaltante che vede protagonisti alcuni tra i più grandi artisti del XX secolo. Si tratta di un’esposizione di sessanta quadri, otto sculture di quarantaquattro autori che possono, a ragione, essere considerati i manifesti delle loro correnti di riferimento. Sono almeno quindici i movimenti artistici rappresentati in questa esposizione: si va dal Ritorno al mestiere all’Idealismo, passando per la Metafisica del quotidiano, il Realismo magico, la Scuola romana, il Gruppo forma; e ancora l’Onirismo siderale, gli Italien de Paris, il Primordialismo plastico, la Scuola di via Cavour e il Gruppo di Piazza del Popolo.
Il Novecento italiano include una serie di artisti che si sentivano traduttori dello spirito del XX secolo, provenivano da esperienze e correnti differenti, ma legate da un senso comune di ritorno alle origini nell’arte, reinterpretate secondo la modernità: il Novecento torna quindi ad avere come supremo riferimento l’antichità classica, la purezza delle forme e l’armonia nella composizione. Un filone composito, che perfettamente si incastona in una Sicilia tributaria di molteplici apporti culturali.
L’arte italiana del Novecento propone esempi significativi di un percorso che evidenzia da un lato l’importanza della storia, dall’altro induce a riflettere sugli aspetti rivoluzionari del mondo contemporaneo. Vi è un marcato impulso verso il futuro che sottolinea le feconde utopie del secolo scorso: se ne possono cogliere i primi segnali nell’opera di Giacomo Balla e dei suoi giovani allievi Umberto Boccioni, Gino Severini, Mario Sironi, preludio divisionista all’avventura internazionale del futurismo, da loro affrontata con grande coraggio e documentata dalle opere esposte.
Il clima dei primi Anni Venti è quello della “fuga dalle avanguardie”, del “rappel à l’ordre”, del “ritorno al mestiere”, di cui sono alfieri Giorgio De Chirico, di origine siciliana, ed il piemontese Carlo Carrà. Vi è così la stagione metafisica di De Chirico, ed il particolare realismo di Carrà, nutrito anch’esso dalla esperienza metafisica e dall’amore per la tradizione italiana, che dominerà la sua lunga vita creativa. A questo filone la mostra dà un tributo, senza dimenticare la sorprendente originalità di Alberto Savinio, fratello di De Chirico, e l’impressionismo tutto italiano di Filippo De Pisis.
La mostra cerca così di condurre il visitatore in un percorso nella vivace temperie culturale e artistica novecentesca, dove si passa dalle avanguardie degli anni Venti alla novità del “Gruppo Forma”, cui partecipano Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e tanti altri maestri animati dalla volontà di essere “formalisti e marxisti”, senza dimenticare Mario Schifano, il più celebre esponente di quella che possiamo definire la risposta italiana alla Pop Art americana.
Un tributo importante ad una stagione che ha visto protagonista anche Jannis Kounellis, recentemente scomparso, insieme ad una serie di tanti altri artisti che si sono segnalati per il vigore e l’originalità di esperienze ineludibili
La mostra è organizzata dalla Fondazione Federico II, presieduta da Giovanni Ardizzone, in collaborazione con C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare) di Alessandro Nicosia, e curata, insieme a Maria Teresa Benedetti, da Lea Mattarella e Francesca Villanti, le quali hanno concluso l’incontro ricordando altri prestigiosi nomi del XX secolo, nonché protagonisti della seconda parte della mostra, tra cui Fausto Pirandello, Lucio Fontana, Giulio Paolini, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò. “Palermo è una città fortemente ancorata al suo passato, ma al tempo stesso è pronta per l’arte contemporanea- ha affermato Francesca Villanti – e ospiterà nel 2018 la XII edizione di Manifesta (Biennale delle Arti Visive)”.
“Novecento Italiano. Una Storia” resterà aperta da lunedì a sabato dalle ore 8:15 alle 17:40, domenica e festivi dalle ore 8:15 alle 13:00, è visitabile fino al 31 agosto. Ingresso: 6,00 €

Palermo, 5 aprile – “Appena ufficializzate le alleanze ecco che a Palermo i soliti ‘dinosauri’ della vecchia politica, delle ammucchiate della prima repubblica, fanno finta di attaccarsi reciprocamente ma solo per mantenere il potere, chi più chi meno. Ma si tratta di due facce della stessa medaglia, come i ladri di Pisa. Palermo e la Sicilia hanno bisogno di un progetto forte e innovativo, che metta davvero al primo posto gli interessi del popolo piuttosto che litigare su come spartirsi le poltrone. La Lega-Noi con Salvini, Fratelli d’Italia e il ‘Centro Destra’ hanno scelto Ismaele La Vardera sindaco proprio per distinguersi da questi schemi e per ridare speranza e una prospettiva di futuro ai palermitani. Come ha giustamente detto lo stesso La Vardera, la nostra coalizione è l’unica vera, autentica e credibile di destra, con ideali chiari e trasparenti, senza aver alcun bisogno di nasconderci dietro un civismo e un’antimafia di facciata. Gli altri sono altra cosa”. Così il deputato Alessandro Pagano, della Lega-Noi con Salvini, coordinatore della Sicilia occidentale.

Palermo, 2 aprile – “Pieno e convinto sostegno a Ismaele La Vardera candidato sindaco di Palermo. L’accordo con Matteo Salvini e Giorgia Meloni getta le basi per una proposta nuova e moderna rivolta a tutti i palermitani. Una proposta lontana dagli schemi incancreniti che hanno distrutto la città negli ultimi anni e distante dalle proposte ambigue sostenute da coalizioni eterogenee e contraddittorie”. Così i coordinatori della Sicilia occidentale di Lega-Noi con Salvini, Alessandro Pagano, e di Fdi Giampiero Cannella.
“Si tratta di una scelta che va in controtendenza, rispetto agli slogan tradizionali, rispetto a quanti promettono e non mantengono, a quanti guardano solo agli interessi di bottega. In controtendenza anche rispetto a quanti preferiscono nascondersi dietro un movimento pseudo civico per vergogna di esporre il proprio simbolo. Con noi non ci saranno mai inciuci, né grandi ammucchiate. Non tradiremo mai il voto del popolo. Il nostro motto è prima i palermitani, non vogliamo lasciare indietro nessuno. E con La Vardera siamo pronti a scrivere una pagina nuova per Palermo dando voce a tutti quegli elettori di centrodestra oggi privi di una vera rappresentanza politica”.

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Brutta avventura per una turista inglese di 72 anni, che è stata derubata a Palermo in Piazza Marine. La donna mentre passeggiava tranquillamente è stata circondata e scippata di una collana d’ora da due malviventi che l’hanno aggredita e si sono divincolati tra le vie del quartiere. Un carabiniere fuori servizio ha notato l’aggressione ed è intervenuto prontamente , prestando soccorso alla donna , inseguendo i ladri e allertando i carabinieri che assieme al collega sono riusciti a fermare i due attorno piazzetta delle Dogane. Il valore della collana di circa 2000€ è tornata alla proprietaria che ha ringraziato i militari dell’arma per l’aiuto dato e certamente al Carabiniere fuori servizio che prontamente l’ha soccorsa e recuperata la refurtiva.
Antonio David


Nonostante le varie difficoltà che si vivono e si incontrano quotidianamente nel percorso di vita a Palermo aumentano i matrimoni. L’Ufficio delle statistiche del Comune ha dato dei dati di 3.054 unioni nel 2016 con un aumento in più rispetto al 2015 dell1,5%.  Età media del matrimonio rimane quella dei 31 anni per la donna e 34 per gli uomini. Situazioni certamente che variano e subiscono tendenze in base a tanti fattori, visto le difficoltà che si incontrano per arrivare ad una decisione giusta e fattibile per tanti giovani che intendono costruire una vita serena con la persona amata, ma che devono convivere e combattere con le situazioni reali del lavoro e della casa, difficile da realizzare.
In tanti ancora, si appoggiano per vitto e alloggio ai genitori e il lasciare il tetto familiare rimane ancora un atto di separazione difficile, con mammoni che sono in aumento e giustamente non sentono di affrontare la vita con tali situazioni sulle spalle e con l’incertezza che regna quotidianamente in tutte le case, anche di coloro che sembrano avere una certa sicurezza di vita lavorativa. Per non parlare di mettere su famiglia, a cui in tanti si fermano al mettere al mondo un solo figlio, visto la  difficoltà di mantenerlo durante tutto il suo percorso di vita e non….
Diminuiscono i matrimoni  in “pompa magna”, inviti ristretti, al minimo di persone care e di amici, con un caro vita che attanaglia sia i giovani che i genitori che  volte devono affrontare anche le spese del matrimonio dei cari. Diversi i casi di nuove unioni , con tendenze che oggi sono diventate una normalità , ma forse dobbiamo avere anche dei pareri lungimiranti e moderni, adattandoci “alla moda” o al contesto in cui si vive, ma preferibilmente è sacro ricordare da sempre il principio fondamentali dell’unione, e cioè volere bene la persona accanto chiunque essa sia…!
Antonio David

“Vi trasmetto la mia gioia nel tornare a Palermo. Per chi e’ cresciuto in questi uffici, in queste strade, dopo l’esperienza professionale degli anni delle stragi, e’ un’emozione difficile da tradurre a parole. Considero Palermo casa mia e sono felice di potere, con la struttura di professionisti straordinari che ho intorno, di contribuire ad aumentare la percezione della sicurezza ai cittadini”. Lo ha detto il nuovo questore di Palermo, Renato Cortese, incontrando la stampa nel giorno del suo insediamento.

Cortese, che arresto’ Bernardo Provenzano nel 2006, ha preso il posto di Guido Longo, diventato prefetto di Vibo Valentia. “Il mio primo pensiero quando mi hanno detto che sarei venuto qua e’ stato di grande emozione – ha aggiunto Cortese -. Non sono favorevole ai ritorni, ma Palermo ha un ruolo particolare nel mio percorso professionale e ha sfide quotidiane. Da giovane funzionario uno ha dei sogni, tornare da questore a Palermo mi ha riempito di grande orgoglio e non finiro’ mai di ringraziare il capo della Polizia per l’opportunita’ che mi ha dato”
Cortese ha posto come priorita’ “l’impegno contro la criminalita’ organizzata”, ma “ci sono altre problematiche che vanno affrontate”. Certo, “Palermo e’ cambiata da quando l’ho lasciata” ed e’ cambiata anche la mafia che, “grazie al contrasto degli ultimi anni, non e’ piu’ quella degli anni passati, quando aveva anche l’ambizione di colpire il cuore dello Stato. Ha forse dimenticato l’aspetto eversivo ma e’ comunque insidiosa, sappiamo quali potenzialita’ si annidano. L’attenzione e’ sempre alta, massima”. Cosa nostra, spiega, “e’ un’organizzazione particolare che vive di messaggi e dinamiche particolari”, ma “non e’ l’unico obiettivo importante” visto che “ci sono i problemi di ordine pubblico, l’immigrazione, il terrorismo, che monitoriamo costantemente, la microcriminalita’, la sicurezza urbana”.
Cortese lancia un appello agli abitanti di Palermo, citta’ nella quale ha gia’ lavorato per 25 anni. I palermitani “devono sentirsi consapevoli di avere un ruolo importante. E’ giusto che il cittadino pretenda sicurezza e sara’ nostro impegno quotidiano garantirla, ma chiediamo anche al cittadino di diventare un po’ piu’ consapevole e di sentirsi anche protagonista di questa sicurezza integrata. Ci piace un cittadino che collabora, che sia piu’ presente, e puo’ farlo in mille modi”. La Polizia “contribuira’ ad aumentare la sicurezza in citta’” perche’ “se prendiamo il superlatitante il cittadino e’ ovviamente contento, ma il cittadino vuole che il suo quartiere sia pulito” da criminalita’ e droga. A Palermo Cortese trova “una squadra di grandi professionisti” con cui “contribuire ad aumentare la percezione della sicurezza, assieme alle altre forze di Polizia, il Comune, la Regione e chiunque abbia a cuore il bene di questa citta’