C’è un limite oltre il quale l’inerzia diventa colpa. E ad Agrigento quel limite è stato superato da mesi. Il Consorzio Universitario Ecua, presidio fondamentale per il diritto allo studio e per lo sviluppo culturale dell’intera provincia, è oggi senza presidente. Un vuoto grave, inaccettabile, che porta una sola firma: quella di una politica becera, miope e profondamente irresponsabile.
La vicenda è ormai nota. Nené Mangiacavallo, figura che in passato aveva già dimostrato competenza, visione e capacità amministrativa, era stato indicato per tornare alla guida del Consorzio. Una scelta di buon senso, di continuità, di responsabilità. Ma quel nome, invece di rappresentare una soluzione, è diventato il bersaglio di manovre oscure, di veti incrociati, di giochi di potere consumati lontano dalla luce del sole.
E così, per meschini interessi di bottega, per equilibri politici che nulla hanno a che vedere con l’università e con gli studenti, la nomina è stata bloccata. Congelata. Sabotata.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Consorzio Universitario acefalo, privato della sua guida nel momento più delicato. Mesi di paralisi, mesi di incertezza, mesi in cui le decisioni strategiche vengono rinviate, i progetti rallentati, le prospettive offuscate. Un danno enorme, non solo amministrativo, ma culturale e sociale.
Chi paga il prezzo di questa vergogna? Non certo i politici che giocano a scacchi con le poltrone.
Lo pagano gli studenti di Agrigento, costretti a fare i conti con un’istituzione indebolita.
Lo pagano gli studenti dell’intera provincia, che vedono l’università trattata come un terreno di conquista anziché come un bene pubblico. Lo paga la città di Agrigento, già ferita da mille ritardi, che ancora una volta viene penalizzata da chi dovrebbe difenderla.
È questa la politica che vogliamo? Una politica che, quando “si mischia”, come dimostra questa vicenda, produce solo danni e orrori. Una politica che blocca invece di costruire, che distrugge invece di servire, che preferisce il sottobanco alla trasparenza.
Il Consorzio Universitario Ecua non è una pedina. Non è un feudo. Non è una moneta di scambio. È un’istituzione che dovrebbe guardare al futuro, mentre chi oggi la tiene in ostaggio guarda solo al proprio tornaconto.
Ogni giorno che passa senza una presidenza è un giorno sottratto allo sviluppo, alla credibilità, alla speranza di questa terra. E ogni silenzio, ogni rinvio, ogni alibi politico è una corresponsabilità.
Agrigento merita di più. Gli studenti meritano di più. L’università merita rispetto.
E chi continua a bloccare tutto per vili giochi di potere dovrebbe avere almeno il coraggio di guardare negli occhi questa comunità e ammettere la verità: non sta difendendo Agrigento:
La sta tradendo.
