“E’ ammalato e non può stare in cella”, si decide sulla scarcerazione del killer di Livatino

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Salvatore Parla si trova in condizioni di grave infermità fisica e psichica, tali, invero, da esigere un trattamento che non si può attuare nello stato di detenzione carceraria, anzi da necessitare di cure e trattamenti indispensabili non praticabili in tale stato”.

Con queste motivazioni il difensore, l’avvocato Angela Porcello, ha chiesto, di fatto, la scarcerazione del settantenne di Canicattì, condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Rosario Livatino. L’istanza è stata discussa davanti al tribunale di sorveglianza di Bologna e, nei prossimi giorni, i giudici scioglieranno la riserva.

Nei mesi scorsi si era aperto un dibattito, con numerose prese di posizione polemiche, dopo la concessione di un permesso premio di nove ore a Giuseppe Montanti, altro ergastolano condannato per l’omicidio di Livatino. La richiesta della difesa che propone di sospendere l’esecuzione della pena, in questo caso, si basa esclusivamente sulle precarie condizioni di salute del settantenne che, peraltro, avrebbe pure più volte tentato il suicidio.

“Le sue condizioni di salute – secondo il legale che elenca tutte le patologie di cui l’anziano ergastolano, detenuto nel carcere di Parma, soffrirebbe – fanno palesemente apparire l’espiazione della pena in contrasto con il senso di umanità, cui si ispira la Costituzione e in violazione dei tre principi costituzionali di uguaglianza, di senso di umanità e di diritto alla salute”.

I giudici hanno acquisito l’intera documentazione clinica che sarà esaminata prima di prendere una decisione.

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